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La manna e i malintesi. A proposito delle carestie e degli aiuti umanitari in Africa

Economia / -

© Matthieu Paley/Corbis
© Matthieu Paley/Corbis

L’ebook “La manna e i malintesi. A proposito delle carestie e degli aiuti umanitari in Africa” spiega i retroscena degli aiuti umanitari all’Africa, svelandone i limiti e proponendo nuove soluzioni. L’autore è Jean-Pierre Olivier de Sardan, antropologo francese e nigerino, grande esperto delle questioni Africane.

Vacche magre, bambini in lacrime e masse di affamati attorno ai camion degli aiuti umanitari. L’immagine delle carestie in Africa sui mezzi d’informazione occidentali è spesso stereotipata, costruita sull’idea di emergenza umanitaria. L’ebook “La manna e i malintesi. A proposito delle carestie e degli aiuti alimentari in Africa” spazza via i miraggi mediatici e svela la complessità della fame africana e i paradossi degli aiuti alimentari. Il saggio ricostruisce le cause profonde delle carestie e le strategie della gente comune per farvi fronte, animate da logiche completamente diverse da quelle degli interventi umanitari. In particolare viene analizzato il caso del Niger, paese del Sahel dove la fame va e viene come le tempeste del deserto. Interessanti le soluzioni ipotizzate: incremento della produttività agricola e sostegno ad una economia diversificata.

L’autore
L’autore è Jean-Pierre Olivier de Sardan, antropologo francese attualmente Direttore Studi alla Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales de Marseille. Nato in Francia, ma residente quasi sempre in Niger, dove ha una seconda cittadinanza, de Sardan detiene una grandissima esperienza nelle questioni africane, frutto di decine di ricerche sul campo condotte fin dagli anni Sessanta.

Dall’emergenza allo sviluppo
“E’ chiaro, quindi, che di fronte al problema più che mai concreto del deficit alimentare quasi permanente in cui versa il Sahel, i meccanismi di aiuto che mirano a soluzioni immediate innescano problemi ulteriori: fenomeni di dipendenza, contraddizioni tra norme occidentali e norme locali, reiterati tentativi di usare le norme locali per aggirare le regole occidentali. In un simile scenario, gli interventi dovranno tenere conto di questo livello di complessità, per esempio favorendo l’innalzamento della produttività agricola, la creazione di posti di lavoro non agricolo in territorio rurale, la progettazione di un insieme di procedure di accompagnamento dell’esodo dalle campagne verso le città, nonché la creazione di nuovi posti di lavoro in contesto urbano. Il rischio, altrimenti, è che la locale arte di arrangiarsi si concentri sempre più sull’obiettivo di aggirare i progetti d’aiuto occidentali e di sfruttarli al solo scopo di mettere le mani su quella manna piovuta dal cielo.”
 
L'ebook  La manna e i malintesi. A proposito delle carestie e degli aiuti umanitari in Africa di Jean-Pierre Olivier de Sardan è offerto in lettura e download gratuito nell'ambito di Laboratorio Expo, il progetto di Expo Milano 2015 e Fondazione Giangiacomo Feltrinelli curato da Salvatore Veca, che promuove la ricerca scientifica sul Tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Su Laboratorio Expo è possibile trovare, oltre a tutti i titoli della collana, anche appuntamenti, convegni, iniziative di alto profilo culturale sui temi della sostenibilità ambientale ed etica, sulla cultura del cibo, lo sviluppo sostenibile e sul rapporto città-cittadini. Un progetto che anima e fa dialogare aspetti culturali, scientifici, antropologici, economici e sociali.
 
 

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Andrea Giussani, Banco Alimentare. Cosa va (e cosa no) nella legge antispreco della Francia

Economia / -

Banco Alimentare
via Banco Alimentare

In Francia, in forza di un emendamento alla legge sull’efficienza energetica, si impedirà alla grande distribuzione di buttare cibo ancora commestibile, rendendo obbligatorio donare i prodotti in eccesso a mense e associazioni. Si comincia a fare sul serio? Risponde il presidente di Banco Alimentare.

Nel 2014 il Banco Alimentare ha distribuito oltre 40.000 tonnellate di cibo che altrimenti verrebbe sprecato. Andrea Giussani è il presidente di questa Fondazione, che da 26 anni in Italia si occupa di recuperare e distribuire a chi ne ha bisogno il cibo che altrimenti verrebbe smaltito come spazzatura.
 
I giornali hanno appena riportato la notizia che in Francia è stata approvata una legge “anti-spreco alimentare”. Ci pare una buona notizia.
Innanzitutto una premessa: la legge è ancora nell’iter burocratico di elaborazione, la notizia corretta è che in questo passaggio è stata approvata all’unanimità, e quindi se ne prevede un esito positivo e senza stravolgimenti… ma siamo ancora lontani dalla sua applicazione concreta.
Il dato positivo da un punto di vista culturale è che viene affermato il principio della lotta allo spreco alimentare e speriamo che questo possa vedere un voto all’unanimità.
 
E il dato negativo?
Il limite di questa iniziativa è proprio legato alla sua applicabilità concreta: in questa proposta ci si concentra sull’obbligo per supermercati e negozi di conferire il cibo in scadenza ad associazioni benefiche perché non vada sprecato. Il concetto è sano ma se non si struttura bene anche la parte a valle si rischia di scaricare il problema sulle spalle di queste associazioni.
Mi spiego meglio: la gran parte dei prodotti in scadenza saranno freschi e come tali dovranno essere raccolti e distribuiti in fretta e con mezzi idonei (ad esempio, senza interrompere la catena del freddo). Altrimenti saranno comunque da buttare.
 
Chiaro. Il problema è semplice ma la soluzione è più complessa di quanto sembri. Quale dovrebbe essere la via migliore per combattere la battaglia allo spreco alimentare?
Innanzitutto bisogna coinvolgere fin dall’inizio nei tavoli di discussione delle leggi tutte le realtà che sono coinvolte nella filiera.
E comunque la via più efficace non è la coercizione ma l’incentivazione per chi attua strategie “antispreco”: per esempio detrazioni fiscali oppure uno sconto sulle tasse di smaltimento rifiuti per chi ne genera meno.
E soprattutto una revisione normativa che faciliti il processo di recupero, pur garantendo saldi i principi di igiene del cibo e rispetto per chi lo riceverà.
Un grande lavoro dovrebbe essere fatto anche sulle indicazioni di scadenza riportate sulle etichette.
 
Un commento sulla situazione italiana?
Dobbiamo essere orgogliosi di essere stati i primi in Europa ad approvare una legge “anti-spreco” (anche se allora non si chiamava così).
Approvata ben 12 anni or sono, la “legge del buon samaritano” ha permesso di recuperare il cibo cucinato da mense e reparti gastronomia della grande distribuzione. Solo l’anno scorso il Banco Alimentare ha recuperato così oltre 1 milione di porzioni.
Partecipiamo poi ad un tavolo ministeriale in cui viene redatto un manuale delle buone pratiche del recupero alimentare, dovrebbe essere pronto a breve.
 
Il Banco Alimentare si occupa di recuperare anche il cibo avanzato da tutti i ristoranti presenti sul sito di Expo Milano 2015, in modo che niente vada sprecato. Sta funzionando anche questa raccolta?
Alcuni dei ristoratori presenti in Expo hanno cominciato a lavorare bene, dosando in maniera precisa gli acquisti e cucinando solo su ordinazione, altri sono ancora alle prese con le difficoltà di programmare i loro quantitativi. Noi stiamo monitorando la situazione, addestrando chi è disponibile a "come fare" per non sprecare nulla e quando ci chiamano corriamo a recuperare il cibo. Quando la macchina sarà a regime potremmo certamente raccogliere di più evitando sprechi, ma soprattutto in modo più razionalizzato. Non dimentichiamo che è un lavoro notturno che richiede poi una immediata consegna alle strutture caritative.
 
 
 
 

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