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Gary Gardner. Acqua e terra, risorse a rischio

Economia / -

Gary Gardner, senior fellow di Worldwatch Institute

L’autorevole studioso, senior fellow del Worldwatch Institute – che ha contribuito all’edizione 2014 del volume “State of the world” - mette in guardia: le risorse agricole scarseggiano o sono mal sfruttate. Per garantire l’accesso al cibo reclamato dalla FAO serve quindi una governance etica dell’agricoltura, che preservi il sistema alimentare dalle mere leggi di mercato.

Perché la perdita delle risorse agricole  di cui si parla nello State of the World 2014 edito dal Worldwatch Institute  è una minaccia globale?
Perché compromette la capacità di generare il più importante prodotto dell’economia globale: il nostro cibo. Accresce inoltre le possibilità che alcuni Paesi debbano dipendere dai mercati internazionali per nutrirsi, mettendo queste nazioni in posizione di crescente vulnerabilità.
 
Un caso emblematico di perdita delle risorse naturali è la regione in cui lei vive, la California, che sta soffrendo una siccità particolarmente grave. Qui – come in molte altre aree del mondo  alla scarsità d’acqua si sommano il degrado dei terreni agricoli e il cambiamento climatico. Quali sono le conseguenze economiche di questo fenomeno?
In California, la peggior siccità degli ultimi cent’anni ha messo in ginocchio gli agricoltori. Tre anni di piogge scarse hanno ridotto del 36% la disponibilità di acque di superficie a uso agricolo, costringendo a ricorrere alla falda. Ma anche l'acqua di falda aggiuntiva non è bastata. Così 173mila ettari di terra irrigata, circa il 5% del territorio agricolo, è stato lasciato a maggese. Il costo economico è stimabile in 2,2 miliardi di dollari e 17mila posti di lavoro persi.
 
L’irrigazione impiega il 16% dell’acqua per produrre il 44% del cibo del mondo. Il cambiamento climatico, però, sta compromettendo le riserve idriche. Quali sono i principali fattori che causano la scarsità d'acqua?
Si possono riscontrare quattro fattori principali.
Un driver della scarsità idrica è la crescita demografica. 
L’acqua è una risorsa rinnovabile, ma la disponibilità di acqua dolce è generalmente predefinita nella maggior parte dei Paesi. Quando le popolazioni crescono, l’ammontare pro capite diminuisce. 
Ma ci sono anche fattori economici. Se alcuni Paesi esportano merci che richiedono un consumo idrico intensivo - come i prodotti agricoli – questi Paesi stanno sostanzialmente esportando acqua, e questo può mettere sotto pressione le scorte di quella nazione. 
Anche i fattori fisici hanno un ruolo nel determinare la scarsità idrica. Se l’acqua di falda è sovrasfruttata (ovvero ne viene estratta più di quella compensata dalle piogge) si riduce o addirittura si elimina una riserva importante. Al momento, circa il 20% delle falde mondiali è sovrasfruttato. Attraverso l’uso di satelliti, è stato rilevato per esempio che, tra il 2003 e il 2011, il Tigri e l’Eufrate hanno perso tanta acqua quanta ne può contenere il Mar Morto e il 60% di questo calo è dovuto al sovrasfruttamento. 
In ultima analisi, il cambiamento climatico può produrre scarsità idrica, sia generando siccità, sia riducendo il manto nevoso, una riserva naturale il cui scioglimento in primavera ed estate è una fonte d’acqua in molte regioni. In California, si prevede che il manto nevoso si ridurrà di una percentuale tra il 12 e il 40% entro la metà del secolo, e del 90% nel 2100. Uno studio condotto nel 2012 su 405 bacini fluviali, che garantiscono il 75% dell’irrigazione globale, riscontrava una grave carenza idrica almeno per un mese l’anno in circa 200 di questi bacini, per sei mesi l’anno in 35 bacini.
 
La domanda di cibo è destinata ad aumentare del 60% entro il 2050, ma lo stesso Ipcc stima che ci sarà un calo delle rese agricole nette a livello globale dello 0,2% ogni dieci anni (quindi del 2% ogni secolo). Dal 15 al 24% dei terreni globali sono soggetti a degrado, ma la domanda dovrebbe aumentare del 14% per ogni decennio. Come affrontare queste sfide?
Il sistema agricolo globale avrebbe tre grandi ‘riserve’ di cibo alle quali poter attingere in caso di scarsità: i raccolti attualmente destinati agli allevamenti, quelli utilizzati per I biocombustibili, e gli sprechi di cibo. 
Più di un terzo dei raccolti di cereali nel mondo è stato utilizzato per produrre carne nel 2014. La produzione di biocarburanti ‘si mangia’ circa il 40% dei farinacei negli Stati Uniti, il 50% della barbabietola da zucchero in Brasile, e l’80% della produzione di olio di semi nell’Unione Europea. 
Nel frattempo, circa un terzo del cibo prodotto nel mondo è sprecato: negli allevamenti, in produzione, nella distribuzione o nei consumi domestici. 
Tra queste tre grandi riserve di cibo, c’è ampio spazio per recuperare le perdite di produzione dovute al degrado del suolo.
Ma è quello che si sta facendo? I consumatori dei Paesi ricchi sono preparati a ridurre i propri consumi di carne? I programmi di biocarburante saranno ridimensionati, anche via via che le fonti fossili diventano più scarse? E come persuadere produttori e consumatori a ridurre lo spreco di cibo? Anche se queste riserve sono ampie, il loro uso può essere limitato da considerazioni di tipo politico.
 
Lei ha dichiarato che negli ultimi 25 anni gli Stati Uniti hanno perso una superficie agricola pari allo Stato dell’Indiana e solo in California, tra il 2008 e il 2010, è stata persa un'area corrispondente ai tre quarti di San Francisco. Molte zone agricole vengono destinate allo sviluppo urbano. Quali risposte sono proponibili?
Si possono portare avanti alcune soluzioni tecniche ed economiche. Riguardo alla scarsità idrica, per esempio, l’irrigazione a goccia può produrre grande efficienza, e anche gli agricoltori possono essere spinti a scegliere colture che richiedono meno acqua. Ma più in generale, bisognerebbe considerare le risorse agricole come strategiche, invece di trattarle come commodity a condizioni di mercato, così da creare incentivi per la loro conservazione. Facilitazioni alle fattorie di proprietà privata, per esempio, potrebbero assicurare che non venga venduto terreno produttivo per l’urbanizzazione o per altri sviluppi non agricoli. Allo stesso modo, il cibo non dovrebbe essere una mera commodity di mercato. Dovrebbero essere previste misure di protezione per assicurare forniture  adeguate e per evitare oscillazioni di prezzo eccessivamente altalenanti. 
 
Che tipo di governance serve per garantire l’accesso al cibo?
In tempi recenti, un interessante sviluppo è stata l’enunciazione del ‘diritto al cibo’. La FAO ha introdotto questo concetto nel 2004 con l’adozione delle Linee Guida sul Diritto al Cibo, e almeno 28 nazioni ne fanno esplicita menzione  nelle proprie carte costituzionali. Potrebbe essere necessario codificare la food security anche negli accordi commerciali internazionali, in modo che il cibo non possa essere trattenuto per ragioni politiche.
 
 

David Merlini. Il mio lavoro mi ha insegnato a rispettare gli elementi naturali

Lifestyle / -

David Merlini

Sempre in fuga da situazioni estreme, il nuovo Houdini ha iniziato la sua carriera proprio per scappare dalla paura dell’ignoto. Per Expo Milano 2015 ha preparato uno spettacolo che sarà un viaggio nel tempo. Ma la sua più grande sfida lo aspetta il giorno successivo: visitare tutti i Padiglioni.

È stato lanciato da un missile SCUD, imprigionato in un blocco di cemento e poi buttato in un fiume, oppure congelato nell’azoto liquido. Eppure, è ancora in ottima forma: il 29 ottobre sarà al Padiglione dell’Ungheria a Expo Milano 2015 per la mostra su Houdini e presenterà all'Auditorium di Expo Milano 2015 il suo nuovo spettacolo. Stiamo parlando di David Merlini, il famoso escapologo ungherese (un illusionista specializzato in fughe da situazioni impossibili), che è ritenuto il nuovo Houdini grazie a spettacoli mozzafiato che pensa, prepara, dirige e realizza completamente da solo.
L’abbiamo raggiunto nel suo studio di Budapest per chiedere qualche anticipazione.
 
Verrà a Expo Milano 2015: che cosa pensa del Tema scelto per l’Esposizione Universale?
Penso sia un’ottima occasione per parlare di sostenibilità, ma soprattutto dei rischi prodotti dal cambiamento climatico. Se ne parla molto da un decennio, ma le persone dovrebbero provare sulla loro pelle quali danni può causare. Io lavoro spesso sott’acqua, e quando mi dicono che alcuni Paese potrebbero essere sommersi, mi rendo conto di quanto sia allarmante. Il mio lavoro mi ha insegnato che bisogna rispettare gli elementi naturali.
 
E in cucina, quali tradizioni apprezza?
Lo chef del mio team è italiano, perché è la cucina che preferisco: quando ci si abitua, è difficile cambiare. A volte si cercano piatti sofisticati, ma per me quella è la vera illusione!
La cucina migliore è quella semplice, dei nostri nonni: sei quello che mangi.
 
C’è un cibo ungherese che le ricorda la sua infanzia?
Hai proprio azzeccato: è il rakott krumpli, un piatto cucinato al forno a base di patate con uova, formaggio, besciamella, che mangiavo sempre quando andavo a trovare i miei nonni a Budapest, durante l’estate. Ora purtroppo non lo posso più mangiare, perché ho scoperto di essere allergico al lattosio.
 
C’è qualcosa di cui ha paura?
Ho cominciato questo lavoro proprio perché ero un bambino magro e debole, e avevo sempre paura delle cose insolite, che non potevo calcolare. Ora so che se il nostro corpo è preparato in modo adeguato, possiamo fare cose incredibili. Comunque ancora oggi gli eventi all’aperto hanno un maggior livello di rischio, che a livello tecnico si cerca in tutti i modi di limitare.
 
Che cosa sta preparando per Expo Milano 2015?
Sarà una sorta di viaggio nel tempo, in occasione dell’89° anniversario dalla morte del grande Houdini, che era nato, come me, a Budapest.
 
Lei è un esperto in fughe: da cosa vorrebbe scappare?
Vorrei scappare dalla superficialità di alcune persone, che hanno il tempo e le capacità per fare le cose bene, ma si fanno prendere dalla pigrizia. Il mio lavoro è fatto di calcoli millimetrici e di passione e cura dei dettagli.
 
E che cosa farebbe volentieri scomparire?
Sicuramente la fame, che non è degna non solo dell’uomo, ma di tutti gli esseri viventi. A Budapest abbiamo un rifugio per cani e gatti abbandonati, e non posso sopportare che questi animali soffrano: figuriamoci le persone! Bisogna sempre partire dal proprio piccolo per cambiare le cose: se uno fa il primo passo, gli altri seguiranno.
 
Che cosa si aspetta di vedere in Expo Milano 2015?
La visiterò solo il 30 ottobre, perché prima lo spettacolo assorbirà tutte le mie energie. Sicuramente ogni Paese avrà qualcosa di unico, ma quello che spero è che sia stata un’occasione per prendersi per mano e cambiare insieme le cose. L’unica speranza per quanto mi riguarda è di avere a disposizione una macchinetta elettrica: odio camminare, ma voglio vedere tutti i Padiglioni
 

Con due braccia meccaniche, siamo tutti bartender

Innovazione / -

Carlo Ratti spiega la filosofia alla base di Makr Shakr, il primo bar robotizzato al mondo: aumentare le conoscenze delle persone in merito a quello che consumano.

Tra le esperienze più divertenti di Expo Milano 2015, da fine agosto è possibile degustare un cocktail preparato da un bar tender molto particolare: un robot. In Piazza Italia (all’incrocio tra Cardo e Decumano) è infatti in azione Makr Shakr, il primo bar robotizzato – disegnato da Carlo Ratti Associati – in grado di miscelare, shakerare e servire più di 100 ricette di cocktail, alle quali si aggiungono le varianti suggerite dai consumatori tramite un’apposita app.
“La tecnologia non è mai un fine, se mai è un mezzo perché le informazioni che sono a disposizione grazie al digitale siano più facilmente reperibili – ha affermato Carlo Ratti, direttore del MIT Senseable City Lab ai microfoni di Simone Molteni, direttore di ExpoNet -. Con il bar robotizzato, quindi, non si vuole sostituire l’uomo, ma renderlo maggiormente protagonista dell’atto di consumo: chiunque può diventare bartender, grazie a due braccia meccaniche che realizzano in modo più preciso di noi il nostro cocktail preferito”.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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