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Eni. L’accesso all’energia è fondamentale per lo sviluppo dei Paesi africani

Economia / -

imm rif logo eni intervista 31 ottobre

Eni è da sempre molto attenta allo sviluppo dell’Africa, essendo la prima compagnia energetica internazionale per produzione di idrocarburi attiva nel Continente africano. Un ruolo che la società ha potuto esprimere anche a Expo Milano 2015, come Official Partner for Sustainability Initiatives in African Countries. In questa intervista istituzionale Eni racconta le grandi potenzialità dell’Africa, il continente del futuro.

Eni è Official Partner di Expo Milano 2015 for Sustainability Initiatives in African Countries: in che modo l’energia può contribuire alla sicurezza alimentare e alla sostenibilità?
L’accesso all’energia è un prerequisito fondamentale non solo per la sicurezza alimentare ma per garantire lo sviluppo e una crescita sostenibile attraverso l’accesso a tutti i servizi di base come educazione, sanità, agricoltura, trasporti etc. Il contributo alla crescita dei sistemi energetici locali è parte della strategia di Eni di sostegno allo sviluppo. Tale strategia prevede iniziative, coerenti con le attività di business, che sono tipicamente inquadrate all’interno di accordi formalizzati con i governi locali. Anche le Nazioni Unite hanno riconosciuto l’energia come risorsa imprescindibile per lo sviluppo e all’interno dell’Agenda per lo Sviluppo Sostenibile 2030 adottata a settembre 2015, hanno incluso un obiettivo sull’accesso all’energia affidabile, sostenibile e moderna per tutti.
 
In particolare, Eni ha realizzato con Expo Milano 2015 il progetto Energy, Art and Sustainability for Africa: in che cosa consiste?
La scelta di Eni di collaborare con Expo Milano 2015 in questa direzione deriva dal valore fondante attribuito dalla società alla sostenibilità e al particolare legame di Eni con il continente africano, dove l’azienda è la prima compagnia energetica internazionale in termini di produzione di idrocarburi. Grazie al bando Eni for Expo tutti i Paesi africani sono stati invitati a partecipare a questa iniziativa internazionale con l’opportunità di far conoscere al mondo le proprie realtà. Eni, in collaborazione con Expo Milano 2015, ha voluto dare a tutti i Paesi africani un’opportunità in più di partecipare all’Esposizione Universale, anche a quei Paesi che non hanno preso parte alla manifestazione, invitandoli a proporre dei progetti sui temi accesso all’energia e tradizioni locali. Con questa iniziativa si intende valorizzare il patrimonio del continente africano, attraverso talk show, spettacoli, degustazioni e una mostra fotografica. Expo Milano 2015 ha rappresentato per Eni un’occasione in più per raccontare il proprio approccio di business socialmente responsabile all’interno di questo Continente dove da sempre l’Eni, lavora con passione, nel rispetto per il territorio. Eni ed Expo Milano 2015 con Energy, Art & Sustainability for Africa portano così al centro dell’attenzione internazionale l’Africa, le sue storie e le sue potenzialità facendo dell’Esposizione Universale un vero e proprio palcoscenico di condivisione di conoscenze, in grado di suggerire, attraverso momenti di intrattenimento e approfondimento, soluzioni alle sfide aperte dal tema Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.
 
Perché la scelta di abbinare l’energia all’arte?
Eni, che da sempre opera in Africa, promuove lo sviluppo socio-economico dei paesi in cui opera. L’Africa però oltre ad essere ricca di fonti energetiche è un continente con un patrimonio culturale ricchissimo di tradizioni e arte. Nel suo operare Eni valorizza e sostiene le tradizioni locali e Expo Milano 2015 è stata un’occasione in più per mostrare a tutti la ricchezza di questo continente. I Paesi africani hanno potuto raccontarsi su un palcoscenico internazionale parlando non solo degli aspetti legati all’energia, ma anche alla loro cultura e tradizioni. Inoltre, l’arte e gli spettacoli sono un modo efficace di coinvolgere il pubblico per portare l’attenzione su temi come lo sviluppo, l’accesso all’energia, al cibo.
 
L’Africa è un continente in pieno fermento, che al di là delle criticità sta realizzando grandi esperienze di sviluppo: quali sono i suoi punti di forza?
Un quadro macroeconomico “invidiabile”: l’Africa di oggi è stabile, ha tollerabili livelli d’inflazione, è la seconda regione per velocità di crescita dell’economia mondiale e potrebbe diventare la prima entro le prossime generazioni. Negli ultimi due decenni del secolo scorso la crescita media è stata inferiore a quella mondiale: un po’ meno del 2% contro un il 3% su scala mondiale. Nei primi dieci anni del secolo successivo il trend si è invertito: quasi il 6% contro un 3,6% nel resto del mondo. A influire, il ciclo dell’esplorazione e scoperta dei minerali, l’effetto della tecnologia applicata al business, l’avvio di una graduale riduzione del ritardo sulle infrastrutture. Per quanto riguarda la Governance, la previsione è che entro il 2050 in tutta l’Africa ci saranno almeno 50 democrazie compiute con la maturazione già in atto nell’ambito della cultura politica, della promozione delle libertà individuali e dei diritti, dell’affermazione del principio dell’accountability nei Paesi della regione. All’importanza del ruolo potenziale rivestito da un “ceto medio” in grado, negli anni, di farsi motore del cambiamento. Più in generale, il giudizio sui progressi nell’ambito della governance e della capacità riformista è positivo ed è collegato a una diffusa attitudine alla modernizzazione da parte delle classi dirigenti attuali.
 
La popolazione africana è la più giovane del Pianeta: come vede il futuro dell’Africa?
“Dividendo” demografico, educazione, urbanizzazione: il “fattore popolazione”, da vincolo per definizione, è la base della rinascita africana. Ciò vale, anzitutto, per la demografia. Nei Paesi avanzati dell’Occidente e anche dell’Asia, si pensi al Giappone o da ultimo alla Cina, con la parziale eccezione dell’India, i cittadini invecchiano progressivamente, con implicazioni scontate in termini di sostenibilità nel lungo periodo del sistema di welfare e dei conti pubblici. In Africa, all’aumento dei livelli medi di reddito dell’ultimo decennio, si accompagna un profilo demografico unico nelle previsioni, con un incremento contestuale del tasso di natalità e dell’aspettativa di vita, un miglioramento dei livelli di salute e benessere, una riduzione della mortalità infantile e dell’incidenza delle epidemie. Un quadro che ha ripercussioni intuibili sulla disponibilità di una forza lavoro certamente più giovane e sana, sempre meglio formata, via via più urbanizzata. Proprio sul terreno dell’educazione, i governi paiono credere nella scommessa del capitale umano, a partire da una più attenta gestione del sistema scolastico primario e secondario.
 
Eni è da sempre attiva nel sociale, oltre a Energy, Art and Sustainability for Africa, state portando avanti altri progetti di questo tipo?
Eni è da sempre impegnata a realizzare azioni volte a promuovere il rispetto delle persone e dei loro diritti, dell'ambiente e, più in generale, a creare opportunità per le persone e le imprese locali, favorendo la formazione professionale, lo sviluppo dell’imprenditoria locale.
Numerosi sono i progetti realizzati in diversi paesi africani ai fini di favorire lo sviluppo socio-economico locale, come, ad esempio, il Green River Project in Nigeria e il progetto integrato Hinda 2011-2015 in Congo. Il Green River Project promuove lo sviluppo del settore agricolo negli stati del Rivers, Bayelsa, Imo e Delta in Nigeria, coinvolge circa 500.000 persone ed è un progetto teso alla creazione di un sistema di produzione agricola e alimentare sostenibile, per promuovere il benessere socio-economico delle popolazioni rurali del Delta del Niger. Il Progetto integrato Hinda in Congo è un progetto  volto a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni della zona di M' Boundi, attraverso interventi integrati in quattro settori: educazione, salute, agricoltura e accesso all’acqua. Oggi Eni promuove un programma di investimenti per lo sviluppo locale in Africa orientato a favorire l’accesso all’energia per le comunità locali. La strategia di intervento si basa sulla ricerca e sullo sviluppo di soluzioni adatte ai fabbisogni locali, in particolare: sviluppo di soluzioni di fornitura di energia dalla rete elettrica (on-grid), che comprende la costruzione di infrastrutture per la produzione e la distribuzione di elettricità, ottimizzando i processi produttivi attraverso la riduzione del gas flaring; sviluppo di soluzioni di fornitura di energia sconnessi dalla rete elettrica principale (off-grid), quali generatori e impianti a pannelli solari; attività di ricerca e sviluppo su tecnologie avanzate in ambito dell’energia rinnovabile e per il miglioramento degli stili di vita (es. per la cottura dei cibi). Eni ha investito complessivamente circa 2 Miliardi di Dollari nella costruzione e riabilitazione di reti e centrali elettriche che rappresentano, rispettivamente, il 20% e il 60% della capacità installata in Nigeria e in Congo, con una significativa riduzione del gas flaring in entrambi i paesi. In totale Eni, nella regione sub-sahariana, ha installato una capacità nominale di circa 1GW andando a soddisfare un fabbisogno complessivo di oltre 10 milioni di persone. In Mozambico Eni si è impegnata per la costruzione di una centrale elettrica da 75 MW nella provincia di Cabo Delgado.
 

Cinque domande a Mofa. In Mongolia i pastori nomadi diventano protagonisti per salvaguardare le terre da pascolo

Innovazione / -

Distese a rischio desertificazione. Il Moia interviene con efficacia

Il Green Gold Project ha permesso di responsabilizzare i pastori nel preservare le terre a rischio desertificazione. Il Ministero dell’Alimentazione e dell’Agricoltura (Mofa) della Mongolia spiega il programma messo in campo e i benefici che se ne traggono.

A Expo Milano 2015, i visitatori conosceranno il progetto del Mofa grazie al video proiettato all’interno del Padiglione Zero. Che messaggio vi piacerebbe trasmettere del vostro approccio al tema della sicurezza alimentare?
Alle famiglie di allevatori in Mongolia è stato riconosciuto il ruolo di garanti dell’uso sostenibile dei loro tradizionali pascoli, impegnandosi anche come protettori ambientali delle loro terre. Lavorando per creare un’amministrazione ambientale per conservare e avere cura della loro terra natia, le famiglie di pastori sono riuscite a restaurare i loro sistemi tradizionali di organizzazione di pascolo collettivo e a fermare il degrado.
 
Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso? Come le avete superate?
C’è stata una mancanza di cooperazione, e conseguente distanza e sfiducia, tra la comunità di allevatori nomadi e le parti interessate del governo locale. Pertanto il Green Gold project ha dovuto impiegare più tempo del previsto nel creare un’atmosfera positiva, assumendo il ruolo di mediatore e catalizzatore nel mettere insieme le due parti per affrontare i problemi e trovare soluzioni vincenti in maniera condivisa.
 
Rispetto alla data di presentazione della domanda, come si è sviluppato oggi il progetto?
Green Gold ha esteso il suo supporto a oltre 1.000 nuovi grupio di pastori (PUGs), impiegando circa 40.000 famiglie di pastori nomadi, e insieme con le cooperative coinvolte nel marketing create dai PUGs, stiamo lavorando nel creare un codice di produzione degli allevamenti sostenibili, con delle pratiche che prevedono come elemento essenziale il mantenimento dei pascoli in salute. Questo in futuro avrà come effetto che i pastori riceveranno una remunerazione per il loro contributo nel mantenere l’integrità ambientale.
 
 
Che sviluppi avete previsto nel lungo termine per la vostra idea?
L’esperienza dimostra che i programmi risultano non essere efficaci nel risolvere i problemi di gestione dei pascoli se non sono accompagnati da incentivi economici. I capi dei PUGs vedono nelle cooperative coinvolte nel marketing la possibilità di unire opportunità di aumento del reddito e obiettivi di gestione delle risorse naturali. Il Green Gold Project sta supportando i PUGs per capitalizzare le opportunità di marketing attuali e potenziali nei prodotti d’allevamento.
 
Intendete replicare il progetto in altri Paesi o in altri contesti?
Al Green Gold Project è stato chiesto di condividere l’esperienza con i Paesi che confinano con la Mongolia e hanno simili contesti ecologici e sociali , come il Kyrgyzstan e Tajikistan. Si è manifestato un interesse speciale nel lavorare sulla mobilitazione e il rafforzamento delle stesse comunità di pastori per assicurare la loro partecipazione nella gestione sostenibile delle pratiche di pascolo e nella promozione del loro ruolo di tutela ambientale.
 

Terra Madre Giovani. Giovani da tutto il mondo si incontrano per mettere in comune le buone pratiche in vista del futuro del cibo

Sostenibilità / -

Terra Madre Giovani – We Feed the Planet. Questo il titolo di un evento lungo quattro giorni che, dal 3 al 6 ottobre, porterà da 120 Paesi del mondo a Milano giovani agricoltori, pastori, pescatori, produttori, chef, studenti e professionisti, pronti a mettere in comune idee, soluzioni e visioni per il futuro.

Terra Madre Giovani – We Feed the Planet sarà un grande confronto sull’alimentazione e l’agricoltura che si pone un obiettivo ambizioso ma possibile: cambiare il sistema alimentare globale e nutrire il pianeta nel prossimo futuro, senza esaurirne le risorse.
 
 
 
Cinque parole chiave racchiudono tutto
Cinque le parole chiave intorno alle quali saranno poste domande e fornite risposte per realizzare il cambiamento: innovazione, ovvero come produrre il cibo in futuro?; equità, ovvero come ridistribuire il potere decisionale in maniera uniforme?; patrimonio, ovvero come preservare il patrimonio alimentare?; comunicazione, ovvero come individuare le migliori strategie di comunicazione per il futuro?; beni comuni, ovvero come immaginare una nuova strategia per i beni comuni? Dal 3 al 5 ottobre, negli spazi di Superstudio Più i delegati provenienti da 120 paesi del mondo si scambieranno idee e opinioni in incontri regionali e tematici per instaurare legami, individuare sfide, problematiche e idee specifiche per ogni settore; ascolteranno e saranno parte attiva di conferenze, discussioni, workshop e presentazioni dei molti esperti ed eroi del futuro del cibo; parteciperanno a laboratori per creare nuove campagne, progetti e strategie di comunicazione fondamentali per intraprendere una futura attività nel mondo dell’alimentazione… Tutto questo, senza trascurare di coinvolgere la città di Milano, che il 3 ottobre, dalle 19 alle 22, è invitata a partecipare alla Disco Soup più internazionale di sempre, nello spazio del Mercato Metropolitano e che, di nuovo, il 6 ottobre potrà ascoltare, sul palcoscenico di Expo, il risultato degli scambi dei giorni precedenti.
 
Leah Lekanayia
Ma chi sono i giovani di We Feed the Planet? Come è composta questa grande famiglia? Ne fa parte Leah Lekanayia, una pastora nomade che da sempre si occupa degli animali con la sua famiglia a Loitokitok, una piccola area a sud di Nairobi vicino al confine con la Tanzania, che sulle Alpi ha incontrato Silvia Somà, una “guerriera” che proprio come lei è stata capace di rompere un equilibrio – quello che spesso relega le donne in posizioni subalterne rispetto agli uomini – e di esplorare nuovi sentieri. ««Nel 2007 e nel 2009, nel mio villaggio, abbiamo subìto delle gravissime carestie e perso molti animali. Mi sono resa conto che avrei dovuto lottare per avere una migliore istruzione e avere i mezzi culturali per reagire di fronte ai problemi del nostro lavoro, senza dimenticare però le conoscenze tradizionali che hanno guidato i nostri passi fino a qui».
 
Francisco Melo Medeiros
Poi c’è Francisco Melo Medeiros, apicoltore brasiliano del Sertanejo, si è dedicato alle api per dare una speranza ai tanti amici che hanno abbandonato la difficile vita delle campagne: «In un giorno in cui ero particolarmente triste – ricorda – decisi di scambiare due galline per la mia prima arnia di api jandaira. Quell’anno le api mi diedero mezzo litro di ottimo miele, ma poi durante la stagione secca scapparono. Ne fui deluso, ma decisi di imparare a prendermene meglio cura con l’aiuto di alcuni anziani apicoltori che mi hanno così trasmesso il mestiere e la passione per questi incredibili animali». Oggi Francisco produce il miele biologico delle tipiche api senza pungiglione e insieme ai suoi amici ha dato il via ad un’associazione agro-ecologista «per dare voce alle necessità di chi lavora la terra con rispetto ».
 
Lee Ayu
In Tailandia, Lee Ayu ha contribuito all’alfabetizzazione nel proprio villaggio, affiancando alla coltivazione di ortaggi quella di una pianta fino allora trascurata, il caffè. «La mia idea era quella di implementare la trasformazione del caffè in modo da ottenere un prodotto di alta qualità che potesse dare buone soddisfazioni economiche ai contadini senza però costringerli ad abbandonare le altre produzioni, che dovevano continuare a garantire l’equilibrio produttivo del villaggio. Così nel 2007 fondai la Akha Ama Coffee, cercando di coinvolgere diversi contadini della mia zona. All’inizio ci abbiamo creduto in pochi, ma oggi siamo più di venti, il nostro caffè continua a migliorare e a diffondersi nel Paese, e stiamo cominciando a ricevere qualche riconoscimento internazionale».
 
Irene Bruins
Dall’Europa, nei Paesi Bassi, è Irene Bruins a incantare col suo sorriso e con la sua storia di produttrice di latticini nell’azienda di famiglia, che proprio lei ha trasformato in fattoria didattica. «A un certo punto ho deciso di lasciare il mio lavoro per dedicarmi a tempo pieno al futuro dell’azienda. Volevo continuare la produzione dei latticini, che stava dando belle soddisfazioni, e dare il via a progetti di fattoria didattica in collaborazione con le scuole locali per avvicinare i bambini al concetto di cibo sano in modo divertente. Inoltre negli anni precedenti avevamo già deciso di convertire l’allevamento al metodo biologico, sempre nell’ottica di aumentare la qualità. Questo approccio ha aperto tutta una serie di prospettive e oggi anche mio fratello, venticinquenne, si è appassionato al progetto e a brevissimo vorremmo rilevare insieme la fattoria dai miei genitori».
 
Questi, però, non sono che pochi esempi. A Milano, dal 3 al 6 ottobre, di storie di eroi del futuro potremo ascoltarne moltissime. E comprendere, una volta di più, che nutrire il pianeta e farlo con consapevolezza è possibile, e che sono i giovani a dare una speranza al futuro del cibo.
 
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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