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Vietnam. Come un fiore di loto dischiuso verso il cielo

Cultura / -

©-Hugh SittonCorbis

Un Paese tranquillo e accogliente che convive con il ricordo di una guerra entrata nella storia. La sua cultura è affascinante e la sua natura rigogliosa, fatta di territori incontaminati da scoprire. Oggi Expo Milano 2015 celebra il National Day di un popolo mite che considera l’ospitalità un valore da preservare.

In Vietnam sono decine i luoghi di interesse da visitare, tra cui diversi siti entrati a far parte dei Patrimoni dell’UNESCO e tante spiagge da cartolina, ma quello che più di tutto è affascinante in questo piccolo Paese asiatico è la tempra dei suoi abitanti che, complice la religione buddhista che viene professata largamente nel territorio, li rende fieri, imperturbabili e dal sorriso contagioso. Proprio come il loro fiore più amato, il loto, anche la popolazione vietnamita è ben radicata nelle tradizioni e nella storia del Paese, ma con uno sguardo di speranza alto e teso verso il cielo.
 
Zuppe a volontà e per finire un delizioso budino
Ricca di zuppe e con alla base della maggior parte delle pietanze il riso, la cucina vietnamita
può essere considerata tra le più sane e leggere al mondo. Tra le ricette più in voga, tutte
appetitose, vi sono gli involtini con foglia di riso, il pollo aromatizzato alle erbe, i granchi
ripieni, le crepe, i ravioli al vapore e tanti noodles in brodo per tutti i gusti. I dolci vietnamiti
sono un discorso a parte. Probabilmente influenzati dalla dominazione francese, i vietnamiti
ne fanno largo uso. Notevoli i pudding dolci e i creme caramel, ma anche la supercalorica "che", una torta che viene realizzata con semi, frutta, mais, zenzero e cocco.  La Fondazione Slow Food per la Biodiversità è presente nel Paese dove tutela quattro diversi tipi di riso: le varietà Lo Ban, Lo Nghe, Lo Oi e Lo Puop. 
 
Il Padiglione del Vietnam, dove la bellezza ha le fattezze di un fiore di loto
Bello e scenografico, il Padiglione del Vietnam si trova sul Decumano accanto al Belgio e al
Cluster del Riso. La struttura esterna, altamente evocativa, ricorda tanti fiori di loto dischiusi verso il cielo, mentre all’interno i visitatori possono assistere quotidianamente a spettacoli folkloristici e a
concerti di musica tradizionale. Il Padiglione possiede anche un secondo piano dedicato
all’esposizione dell’artigianato e un ristorante dove è possibile assaggiare i piatti tipici del
Paese.
 
 

Il cous cous della Tunisia: un mare di semola con tanti contorni

Gusto / -

Cous cous Tunisia
Annalisa Cavaleri © Expo 2015

Verdure, carne e legumi su un letto di granelli di semola cotti al vapore: in Tunisia durante le occasioni speciali non può mancare il cous cous. Chi ama il piccante apprezzerà il gusto deciso dell'harissa tradizionale, una salsa a base di peperoncino fresco.

Nella cucina tunisina regnano incontrastati i profumi delle spezie, come il cumino e il peperoncino, e delle erbe aromatiche, come la menta, usata sia fresca che secca in moltissime preparazioni. Il re della cucina tunisina è il cous cous, che nelle famiglie si produce ancora a mano impastando la semola di grano con le mani fino ad ottenere minuscoli granelli che vengono cotti a vapore. Il cous cous viene poi bagnato con diversi tipi di sughi, spesso piccanti, a base di pomodoro e spezie, in cui vengono cotti, di volta in volta legumi, verdure e carni. Tra i condimenti più utilizzati c’è l’harissa – in arabo significa “pestato" - una salsa molto piccante color rosso vivo a base di peperoncino.
La prova di assaggio: il cous cous della Tunisia
Nello spazio della Tunisia nel Cluster Bio-Mediterraneo tra i piatti più richiesti c'è proprio il cous cous, servito, a seconda dei gusti, con verdure, carne grigliata, pollo o "chakchouka", cioè con salsiccia speziata.
Prima di tutto colpisce il tripudio di colori, che denota il calore di questa terra: protagonisti il giallo del cumino e della semola, l'arancione delle carote e il rosso dell'harissa. Al primo assaggio colpisce subito la consistenza della  semola, che si sgrana piacevolmente in bocca, regalando una sensazione ruvida sulla lingua. Poi arriva il cumino, ma senza aggressività, perché la spezia è stata dosata con grazia e quindi resta delicata. Aspettando un attimo dopo aver deglutito, si può apprezzare un lieve pizzicore che aumenta la salivazione.
Le verdure sono stufate a lungo, si sfaldano facilmente sul palato, eppure nel piatto restano compatte, visto che sono state tagliate a pezzi grossi. Il sapore del cavolfiore è più neutro, la carota spicca per dolcezza e la zucchina dona un tocco amarognolo. Ci si può divertire ad alternare le consistenze, passando dalle verdure morbide ai ceci sodi e compatti, ma la voglia è sempre quella di tornare sul fondo, per sentire ancora sulla lingua i granellini ruvidi di semola. Facendo attenzione si possono distinguere nel sugo di accompagnamento, la cannella, l'acqua ai fiori d'arancio e la paprika dolce.
A nord ovest il cous cous si fa dolce
Nella zona a nord ovest della Tunisia il cous cous prende note dolci: il più famoso è arricchito con carne di agnello, mandorle, uvetta, prugne e diversi tipi di frutta secca, ma si trova anche con mandorle cipolle caramellate e spezie varie. Di solito le ricette di cous cous dolce è riservato ai giorni di festa. Nelle giornate più calde si usa mangiare il cous cous con rinfrescanti pezzi di melone.

Puoi assaggiare il cous cous con le verdure, la carne grigliata o il pollo nello spazio dedicato alla Tunisia nel Cluster Bio-Mediterraneo

Repubblica Centrafricana. Dove le arti proteggono la tradizione

Cultura / -

 
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© Ton Koene dpa Corbis
© Nigel Pavitt JAI Corbis
© Ton Koene dpa Corbis
© Nigel Pavitt JAI Corbis

Nel cuore dell’Africa, la Repubblica Centrafricana conserva intatte le credenze e le tradizioni delle antichissime popolazioni locali. La musica, la danza e l’artigianato rappresentano e fanno parte dei rituali e della cultura di questo Paese, immerso nella più autentica e ricca natura africana.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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