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Togo. Un luogo che racchiude foreste tropicali e villaggi tradizionali. Con una ricca tradizione culinaria

Cultura / -

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© Pascal Deloche / Godong/Corbis

Il Paese mostra il suo potenziale attraverso la coltivazione di cereali e tuberi, che occupa il 40% dei terreni agricoli. Attraverso il mais, il sorgo e le patate dolci, la popolazione riesce a ottenere una moltitudine di piatti nutrienti, che sono alla base della ricca tradizione culinaria togolese.

Forte di lunga tradizione agricola legata ai cereali e ai tuberi, il Togo si presenta a Expo Milano 2015 per valorizzare e condividere l’esperienza dei suoi coltivatori togolesi. Il Paese, situato nella parte occidentale del continente africano e stretto tra il Ghana e il Benin, si affaccia per un breve tratto sul Golfo di Guinea, dove si trova la sua capitale Lomé. Il Togo ospita la regione settentrionale del Koutammakou, dichiarata Patrimonio dell'Umanità dall'UNESCO nel 2004. Qui la popolazione vive in villaggi tradizionali fatti di case di fango, costruiti e fortificati come castelli, che permettono di adattarsi alle condizioni climatiche e, in passato, a difendersi da invasori e animali selvatici. La varietà del territorio togolese comprende una foresta tropicale con cascate (Faglia di Aledjo), tre parchi nazionali e riserve faunistiche, oltre alla zona di Lomé molto legata al porto e all’attività ittica.
 
Una tradizione culinaria che valorizza al massimo i prodotti della terra
Il settore agricolo è attualmente il motore dell'economia nazionale, con la produzione di cereali, legumi e tuberi che rappresenta il 68% del PIL agricolo del Paese, impiegando quasi il 70% della popolazione. Le abitudini alimentari togolesi girano intorno ai prodotti della terra come quattro cereali (mais, miglio, sorgo, e fonio) e tre tuberi (manioca, patate e patate dolci). Il mais in particolare viene consumato sotto forma di pannocchia o mischiato con farina e acqua per fare una polenta chiamata pâtes o Akume, che viene servita con salse a base di melanzane e spinaci, oppure con carne o pesce affumicato. Una portata molto diffusa è il riso con salsa d'arachidi, mentre un piatto togolese molto noto principalmente nella zona centro-meridionale è il fufu. La preparazione del fufu è un rituale che richiede ore di lavorazione delle patate dolci (yam) e si mangia con una varietà di salse di carne e verdure nelle quali viene immerso.
 
Il Padiglione togolese nel Cluster Cereali e Tuberi
Il Togo partecipa a Expo Milano 2015 all’interno del Cluster Cereali e Tuberi, e mostra il suo modello alimentare ai visitatori declinando il tema “Il contributo di cereali e tuberi alla sicurezza alimentare e nutrizionale del popolo del Togo". L’obiettivo è di far conoscere le differenti specie agricole coltivate, i processi di produzione, le ricette culinarie e i valori alla base della cultura togolese. Inoltre, all’interno del Padiglione si possono ammirare le immagini delle aree protette e dei parchi naturali, e la possibilità di degustare alcuni piatti cucinati dal vivo.
 
 

Quanto è importante proteggere le foreste di tutto il mondo

Sostenibilità / -

foreste nel mondo
© Rob Reijnen/Minden Pictures/Corbis

Sul pianeta Terra ci sono circa 4 miliardi di ettari di foreste. Un patrimonio inestimabile. Ospitano i due terzi delle specie terrestri presenti sul pianeta, sono in grado di riconvertire in ossigeno l'anidride carbonica in atmosfera e il giro d'affari legato alla commercializzazione dei prodotti che da esse derivano rappresenta un’enorme risorsa economica.

Le foreste sono la nostra culla, lì abbiamo mosso i primi passi come specie e senza di loro non potremmo esistere. Oggi hanno un ruolo biologico, economico, climatico: ospitano complessi ecosistemi, contengono e riassorbono CO2 in atmosfera, preservano l’acqua, prevengono frane ed erosioni e forniscono cibo, medicine e legno a milioni di persone.
 
L’estensione delle foreste nel mondo e in Italia
Nel decennio 1990-2000 si perdevano, nel mondo, circa 8,3 milioni di ettari di foreste all’anno, tra il 2000 e il 2010 si è passati ad una perdita di 5,2 milioni di ettari. Attualmente le zone verdi stanno sparendo con un ritmo di circa 13 milioni di ettari l’anno, un ritmo insostenibile per il mantenimento dell’equilibrio naturale di intere zone del pianeta. Ogni anno viene persa una superficie boschiva pari all’estensione di Valle d’Aosta, Piemonte e Lombardia.
 
Secondo un recente studio sulla deforestazione pubblicato su Science il mondo sta perdendo l’equivalente di 50 campi di calcio di foresta ogni minuto. Invece in Italia negli ultimi cinquant’anni la superficie boschiva è cresciuta di oltre il 60 per cento e da venti anni, secondo uno studio della Fao, siamo fra i primi dieci Paesi al mondo per incremento annuo della superficie forestale. I risultati dell’Inventario nazionale delle foreste e dei serbatoi di carbonio del Corpo Forestale dello Stato evidenziano come i boschi siano aumentati di circa 1,7 milioni di ettari negli ultimi 20 anni, raggiungendo oltre 10 milioni e 400 mila ettari di superficie. 
 
Il valore delle foreste è enorme
Le foreste sono il polmone verde del Pianeta, in grado di trattenere almeno in parte la CO2 che ogni giorno l'uomo immette nell'atmosfera. Ma non solo. I 4 miliardi di ettari di foreste che ricoprono la Terra danno lavoro a oltre 13 milioni di persone, offrono cibo e, attraverso la legna, il fuoco per cucinarlo e per sterilizzare l'acqua, il materiale per costruire case e per riscaldarle. In questo modo contribuiscono alla sicurezza alimentare, allo sviluppo sostenibile e al contrasto alla povertà, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.
 
I benefici elargiti dalle foreste all’uomo sono stati elencati dalla Fao nell'ultima edizione del rapporto Lo stato delle foreste del mondo, in cui l'agenzia Onu per l'alimentazione e l'agricoltura invita i decisori a dare adeguato peso, nelle politiche forestali, alle persone che dalle aree boschive vedono dipendere la propria sussistenza.
 
E non sono poche. Stando al rapporto, presentato nella ventiduesima sessione della Commissione Foreste a Roma nel giugno 2014, sono 13,2 milioni i lavoratori ufficiali del settore forestale, che ha un valore annuo di 600 miliardi dollari, 150 dollari per ogni ettaro esistente al mondo. A questi si aggiungono almeno 41 milioni di occupati a livello non ufficiale - ad esempio piccole realtà operanti in manufatti e prodotti artigianali, produttori di carbonella, legna da ardere e beni non derivati dal legno - che generano entrate per ulteriori 125 miliardi di dollari. Accanto all'aspetto economico, circa 2,4 miliardi di persone cucinano usando la legna come combustibile, il 40 per cento della popolazione nei paesi meno sviluppati, mentre sono 764 milioni le persone che grazie al legno possono far bollire l'acqua.
 
Ancora, circa un terzo della popolazione mondiale, specie nei Paesi in via di sviluppo, ha il legno come fonte primaria, quando non unica, di energia. Nei Paesi sviluppati, invece, è sempre più usato per ridurre la dipendenza da combustibili fossili. Per 90 milioni di persone in Europa e in America del Nord il legno è la prima fonte di riscaldamento domestico.
 
I prodotti forestali contribuiscono poi a dare riparo ad almeno 1,3 miliardi di persone. Ufficialmente sono un miliardo in Asia e Oceania e 150 milioni in Africa le persone che vivono in case dove il legno - più economico e più facilmente reperibile - è il principale materiale usato per pareti, tetti e pavimenti. E il dato reale, dice la Fao, potrebbe essere ben più alto.
 
Foreste, biodiversità e clima
I boschi sono infatti lo scrigno che racchiude il tesoro della biodiversità. Nelle foreste tropicali, che ricoprono circa il 6 per cento della superficie del pianeta e sono le più minacciate dalla deforestazione, si stima vivano il 50 per cento della flora e della fauna di tutto il mondo. L’Italia ospita 5.600 specie vegetali e 57mila specie animali, ovvero più di un terzo dell’intera fauna europea.
 
Secondo l’Unione mondiale per la conservazione della natura (Iucn), il valore economico delle aree verdi del pianeta è stimato in 130 miliardi di dollari l’anno, ovvero quanto il valore delle riserve di oro di Francia e Svizzera messe insieme. In Europa le foreste ricoprono più del 40 per cento del territorio e vanno considerate e tutelate come una risorsa primaria. La gestione mirata e sostenibile di questo patrimonio porta alla produzione di beni, servizi ed occupazione. 
 
Con il termine carbon sink si indica la capacità delle foreste di “intrappolare” l’anidride carbonica nelle piante e nel suolo. La loro distruzione è una delle principali cause del rilascio di CO2 in atmosfera.
I motivi per salvare le foreste sono molti, ma forse voler dare un valore a un albero lo svilisce, sarebbe come attaccargli sopra un cartellino con il prezzo. Gli alberi sono gli esseri viventi più antichi del pianeta. All’alba della nostra razza ci davano rifugio dai predatori tra le loro fronde, oggi ci forniscono ossigeno, cibo e risorse, e devono continuare a farlo anche per il nostro futuro.
 
 

Etiopia. Dove bere il caffè è un rito

Cultura / -

©-Per-Anders-PetterssonCorbis

Un Paese dalla storia antichissima, che talvolta si confonde con la leggenda. Come nel caso della regina di Saba. O del modo in cui si scoprì come tostare le prime bacche di caffè selvatico.

È la patria del caffè. Ma come recita lo slogan scelto per Expo Milano 2015 (“Etiopia, la radice del caffè e molto altro”) è parecchio di più: nientemeno che la culla dell’umanità. Qui sono stati trovati alcuni dei più antichi scheletri di ominidi, risalenti a 3-4 milioni di anni fa. E di quell’Eden primordiale l’Etiopia conserva ancora affascinanti paesaggi naturali, come le cascate del Nilo Azzurro e la selvaggia Valle dell’Omo. Questo era anche il Paese della leggendaria e ricchissima regina di Saba, di cui raccontano la Bibbia e il Corano, e il cuore dell’Impero di Axum, la prima civiltà avanzata dell’Africa Subsahariana, capace di elaborare un proprio alfabeto, il ge’ez, e di commerciare con tutto il mondo mediterraneo, arabo e indiano. All’apice del suo splendore, nel III-IV secolo d.C., quello axumita era considerato uno dei quattro grandi imperi del mondo, insieme a quello romano, persiano e cinese.
 
Il Signore delle api
In quello stesso periodo re Ezanà convertì il Paese al cristianesimo e, otto secoli più tardi, un altro sovrano molto devoto realizzò un’opera straordinaria: 11 chiese scavate interamente nelle viscere di un altopiano lavico, asportando pazientemente la roccia circostante come uno scultore da un blocco di marmo. Questo meraviglioso complesso prese il nome dal re che lo commissionò, Lalibelà, che in lingua agau significa “le api riconoscono la sua sovranità”. Una ben modesta annunciazione, verrebbe da pensare, se non fosse che proprio il miele è tutt’oggi una delle ricchezze dell’Etiopia. Sono ben quattro, nel Paese, i presidi Slow Food che riguardano questo alimento. Si va dal miele bianco di Bore, di consistenza quasi burrosa e aroma dolce, con una nota piccante nel finale, a quello bianco del Tigrai, meno omogeneo e dal profumo più delicato, non dolcissimo ma con un retrogusto persistente. Dal miele di Rira, di colore nocciola chiaro, consistenza cremosa e fragranza fruttata, con sentore di caramello e malto, a quello del vulcano Wenchi, più ambrato, con una grana finissima e una nota balsamica che ne rende fresco l’aroma.
Il miele è anche la base di alcuni preparati alcolici molto apprezzati, come l’idromele (tej). Ma nulla in confronto a quella che in Etiopia è considerata la regina di tutte le bevande: il caffè. Il termine stesso sembra derivi, secondo alcune fonti, da Kaffa, una regione nella parte sud-occidentale del Paese. È comunque dall’Etiopia che proviene, geneticamente parlando, tutto il caffè del mondo. Ancora adesso la sua coltura è fondamentale non solo per l’economia del Paese, per la quale rappresenta da sola un quarto del prodotto interno lordo, ma anche per la vita socio-culturale e spirituale del suo popolo.
 
Una benedizione dal cielo
Il caffè svolge infatti un ruolo fondamentale nella cultura locale dell’ospitalità, e i rituali della cerimonia del caffè, tra cui la sua tostatura, macinatura e infusione, sono centrali per lo stile di vita etiope. Invitare gli ospiti per un caffè è considerato un’opportunità offerta da Dio per fare del bene. A Expo Milano 2015 il padiglione dell’Etiopia, all’interno del Cluster del Caffè, offre ai visitatori la possibilità, tra le altre cose, di godere di una tradizionale cerimonia del caffè e gustare le varietà coltivate localmente.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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