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Sierra Leone. La via africana alla prosperità

Cultura / -

Un Paese dalle sorprendenti bellezze naturalistiche, ma dove una corretta alimentazione non è ancora garantita a tutti. Da questa esigenza è nato un innovativo progetto di sviluppo delle comunità rurali. Tutto da scoprire a Expo Milano 2015.

È l’unica nazione al mondo che esprime il suo principio fondante fin dal nome della capitale: Freetown, “Città Libera”. Come liberi erano i 400 ex schiavi neri che alla fine del Settecento l’impero britannico inviò come primi coloni su questa parte di costa dell’Africa Occidentale, a metà strada tra il tropico del Cancro e l’equatore. E la terra degli avi dovette apparire loro davvero paradisiaca, se ancora oggi le spiagge della penisola di Freetown sono tra le più belle del Pianeta. La fitta foresta tropicale si è invece ritirata verso le regioni montuose orientali, che culminano nei 1.945 metri del monte Bintumani, lasciando solo le mangrovie a presidiare le lagune della pianura costiera. Dalla zona degli altopiani interni proviene anche un bene tanto naturale quanto prezioso per il Paese: i diamanti.

Il valore dell’ospitalità
Sarà l’idillio suscitato da questi scenari a rendere i sierraleonesi tanto accoglienti verso i forestieri. Ai quali è facile venga offerta, in segno di amicizia, della cola. Non la nota bevanda gassata, ma un suo ingrediente, la noce di cola appunto. La cola è una pianta della stessa famiglia del cacao, nativa delle foreste di Sierra Leone e Liberia. Un pezzetto del frutto masticato dopo i pasti aiuta la digestione, mentre il contenuto di caffeina e teobromina migliora la concentrazione. La noce di cola del distretto sud-orientale di Kenema, in particolare, è rinomata per il sapore e la consistenza, tanto da essere diventata un Presidio Slow Food. Così come speciale è il miele della foresta di Koinadugu, nella parte settentrionale del Paese. Questo miele si differenzia dagli altri per essere scuro e denso, con un intenso aroma di caramello e spezie. Per raccoglierlo dalle arnie, fatte di rafia legata in cilindri e appese in cima agli alberi, gli apicoltori si arrampicano sui rami e le riportano a terra, per poi aprirle tenendo a bada gli insetti con il fumo. I produttori di miele sono primariamente coltivatori di riso, che si dedicano alle api quando l’attività nelle risaie è ferma. È il riso infatti la coltura dominante del Paese, con un consumo pro capite fra i più alti dell’Africa Sub-Sahariana: in media, ognuno dei 6 milioni di abitanti arriva a mangiarne, nel corso dell’anno, un quintale. Per questo la Sierra Leone è l’unica nazione africana il cui padiglione a Expo Milano 2015 è ospitato nel Cluster del Riso. Tradizionalmente questa graminacea è abbinata a uno stufato di carne, pesce o verdure speziate. E accompagnata nelle occasioni speciali dal vino di palma, il poyo, ottenuto dalla rapida fermentazione della linfa estratta dai fiori recisi.
 
Villaggi intelligenti
Garantire a tutte le famiglie sierraleonesi un’alimentazione completa e salutare è oggi una priorità del governo. Per questa ragione il Paese si presenta ai visitatori di Expo Milano 2015 con un’idea molto efficace e sostenibile: lo Smart Farm Village, un luogo dove le competenze di ognuno si incrociano per raggiungere uno scopo comune. Nel “Villaggio Agricolo Intelligente” si pratica la coltivazione del riso, la pesca sostenibile, si allevano piccoli ruminanti e polli, vi sono centri per la salute e per l’educazione alimentare, scuole, il mercato, sistemi di irrigazione e impianti di produzione d’energia. Un nuovo modello di sviluppo rurale che punta a rendere autonome le comunità agricole e ad arginare l’emigrazione verso i centri urbani.
 
 
Scopri il Padiglione della Sierra Leone a Expo Milano 2015
 
 

Giappone. Dove l’equilibrio si raggiunge anche a tavola

Cultura / -

L'11 luglio è il National Day del Giappone.
© Michael Runkel/Robert Harding World Imagery/

Dal 2013, la cucina tradizionale giapponese è stata inserita nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. A testimonianza della grande ricchezza culturale di cui è espressione.

Itadakimasu. Questo dicono i Giapponesi prima di mangiare. Una parola che non corrisponde perfettamente al nostro “Buon appetito”, ma esprime piuttosto gratitudine per chi ha preparato, per la natura che ha fatto crescere gli ingredienti cucinati e per tutti gli esseri viventi. E fa il paio con Gochisosama, che si dice dopo aver mangiato.
C’è persino una parola anti-spreco: Mottainai, che significa sprecare il cibo senza apprezzarne il valore, e invita al riciclo o al riuso. Un’ulteriore riprova di quanto la cultura alimentare giapponese, chiamata washoku, sia legata al rispetto per la Natura e per la sua armonia. Tanto da essere stata inserita nel 2013 nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO. Il washoku si basa su una struttura detta ichiju sansai, che prevede un pasto costituito da riso, zuppa di miso (un composto di soia fermentata), elementi di contorno e tsukemoni (verdure in salamoia). Questa combinazione tipica è testimoniata già in una raffigurazione su un rotolo di epoca Heian (794-1185) e garantisce un buon equilibrio nutrizionale, in quanto contiene proteine (carne o pesce), verdure, una zuppa e carboidrati (riso). Ma il vero segreto della cucina giapponese sta nell’umami: si tratta del quinto gusto che l’uomo può percepire (accanto a dolce, acido, salato e amaro) e che è stato scoperto in alghe e pesce essiccato (ingredienti base delle zuppe), ma è presente anche in miso, salsa di soia e sake. È proprio l’umami a garantire un perfetto equilibrio di gusto tra tutti gli ingredienti.

Il cibo delle feste
Tutte queste pietanze, che hanno sempre accompagnato lo stile di vita giapponese, hanno anche un legame con la religione tradizionale: per esempio il sekihan, un riso cotto a vapore con fagioli di soia, si mangiava per allontanare gli spiriti maligni. L’osechi yori, tipico del Capodanno, contiene fagioli per propiziare la buona salute, tazukuri (pescetti fritti e conditi) per l’abbondanza dei raccolti, e viene accompagnato da un tipo di sake aromatizzato (toso) per scacciare le influenze maligne accumulatesi nel corso dell’anno e augurare una lunga vita.
Non meno importante è la presentazione del piatto: l’aspetto estetico, che varia a seconda delle stagioni, è un elemento fondamentale della cucina nipponica.
 
Dalla tradizione le soluzioni per il 2050
La riconoscenza per le risorse agricole e l’amore per la natura tipiche delle tradizioni culinarie del Giappone sono il cuore del Padiglione di Expo Milano 2015, che infatti è risultato molto apprezzato dai visitatori. Il tema della partecipazione è “Diversità armoniosa”, e richiama proprio la prerogativa della cucina nipponica: la capacità di unire una grande varietà di ingredienti, rispettando e ispirandosi alla saggezza della natura stessa, diventa ora la base per mettere a disposizione dell’umanità le competenze e conoscenze accumulate nei secoli per risolvere questioni globali come l’accesso al cibo.
 
 

Lituania, un viaggio per immagini tra passato e futuro

Cultura / -

 
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© Walter Bibikow/JAI/Corbis
© romusisjablonskas/RooM The Agency/Corbis
© Anna Mockford/Eye Ubiquitous/Corbis
© Karl Thomas/JAI/Corbis
© Jeremy Horner/Corbis
© Franck Guiziou/Hemis/Corbis

Tra natura incontaminata, campi di grano giallo oro, intensi pascoli e verdi foreste. La Lituania si racconta per immagini nel giorno del suo National Day a Expo Milano 2015.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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