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Nicola Crocetti. Tutti abbiamo bisogno di poesia, “dispensiera di lampi di luce al cieco mondo”

Cultura / -

Nicola Crocetti
Andrea Mariani © Expo 2015

La poesia è capace di illuminare il presente, di metterci in contatto con il nostro io più profondo, di esprimere sentimenti, ricordi, emozioni positive e anche negative. Ce ne parla Nicola Crocetti, editore e curatore del libro “Le opere dell’uomo, i frutti della Terra”.

La parola “poesia” (poiesis) viene dal verbo greco “poiéin”, che significa “inventare produrre, fare”. Cosa può fare la poesia per comunicare e approfondire grandi temi come la malnutrizione e lo spreco di cibo?
La poesia può fare solo una cosa fondamentale: dare testimonianza dei sentimenti e delle opere dell’uomo. Se si pensa a che cosa ci rimane delle civiltà antiche prima che fossero inventati il linguaggio e i disegni rupestri, ci restano le parole dei poeti. Il libro “Le opere dell’uomo, i frutti della Terra” ne è la testimonianza perché raccoglie opere da 4.000 anni a questa parte: il Canto del Nilo risale al 1500 a.C. circa, poi abbiamo poesie in sanscrito, che è la madre di tutte le lingue perché è la matrice della maggior parte delle lingue del mondo. Sono raccolti testi su argomenti legati a Expo Milano 2015, cioè le arti con cui l’uomo si è procurato il cibo nel corso dei secoli.

Dal gennaio 1988 lei pubblica la rivista mensile “Poesia”, la più diffusa pubblicazione di cultura poetica di tutta l’Europa: perché la poesia è così indispensabile per l’uomo secondo lei?
La poesia è la ricerca della parola esatta. La prosa può anche andare per approssimazione, mentre la poesia deve trovare la parola esatta per esprimere il sentimento più profondo e più giusto dell’uomo. La poesia è connaturata all’uomo perché esprime il sentimento, quello che si prova di fronte alla bellezza della natura, a un bel tramonto, a quello che l’uomo prova quando è innamorato o quello che prova quando vuole lasciare testimonianza dei suoi sentimenti più profondi.

Qual è la definizione che preferisce di poesia?
Ce ne sono migliaia, ma quelle che preferisco sono quella di un poeta italiano del quindicesimo secolo, Cesare Rinaldi, che la definiva “dispensiera di lampi di luce al cieco mondo” e una di un poeta contemporaneo greco, Ghiannis Ritsos, “la poesia è l’inconsolabile consolatrice del mondo”.

“Le opere dell’uomo, i frutti della Terra” è un’antologia di poesie sulle arti con cui l’uomo si è procurato il suo nutrimento nel corso dei secoli, di cui lei è editore e curatore: ci spiega come è avvenuta la selezione delle opere e a cosa ha voluto dare risalto nell’edizione?
Il primo approccio è stato quello dell’entusiasmo e il secondo quello del panico perché nessuno aveva mai tentato un’impresa di questo genere. Ho visto centinaia di antologie nella mia vita, ma nessuno ne aveva mai fatta una che partisse dalla notte dei tempi, da quando è stato inventato il linguaggio, che parlasse di questi temi particolari che sono la coltivazione della terra, l’allevamento degli animali, la caccia e la pesca. Di solito i poeti scrivono dei propri sentimenti, quindi andare a trovare poesie che parlassero delle opere dell’uomo è stata un’impresa difficilissima. L’approccio è stato quello di seguire il mandato di Davide Rampello, cioè di avere rappresentanza massima di tutti i continenti, di tutte le lingue e trovarne gli originali: è stata l’impresa più difficile, ma anche quella di cui vado più fiero.

“Le opere dell’uomo, i frutti della Terra” è stato voluto in occasione di Expo Milano 2015 da Davide Rampello, che ha concepito l’idea di realizzare un’antologia di poesie sulle arti con cui l’uomo si è procurato il nutrimento nel corso dei secoli. Il libro è stato stampato da Giorgio Lucini e sponsorizzato da Montblanc Italia.

Christian Rauch. Creatività, innovazione e originalità: la poesia di Montblanc

Cultura / -

Christian Rauch
Andrea Mariani © Expo 2015

La bellezza senza tempo, la cura, l’originalità e l’autenticità non si trovano solo sulle pagine. In occasione della presentazione del volume “Le Opere dell’Uomo, i Frutti della Terra”, l’antologia di poesie sulle arti con cui l’uomo si è procurato il nutrimento nel corso dei secoli pubblicata per Expo Milano 2015, l’amministratore delegato di Montblanc Italia racconta il forte legame tra parola, bellezza, ispirazione e la mission della sua azienda.

Montblanc ha origini nella cultura della scrittura manuale e con la poesia ha in comune la caratteristica dell’artigianalità e dell’originalità. Come la sua azienda vuole contribuire a conservare e a far progredire la cultura nelle sue varie forme?
Per noi è molto importante sostenere la cultura, declinata in tutte le sue forme e vogliamo aiutare giovani artisti a emergere e trovare il proprio pubblico. Siamo attivi, infatti, anche nell’ambito della danza, del teatro, della letteratura, dell’arte, della pittura, della scultura, in tutte le varie declinazioni, perché uno dei nostri maggiori privilegi e obiettivi è sostenere la cultura. Senza i mecenati sarebbe impossibile godere di tutto questo. Dunque tramandare il patrimonio, la conoscenza e la cultura è un grande privilegio per noi, ma non vogliamo limitarci ad una sola disciplina.

E fate questo attraverso l’azienda e attraverso la Fondazione Montblanc…
Sì, esattamente, abbiamo creato la fondazione Montblanc Arts nel 1992. Ha istituito un premio per i migliori interpreti delle varie discipline artistiche moderne, soprattutto nel settore della pittura e della scultura e, in 12 Paesi del mondo, premiamo un mecenate che aiuta altri artisti a crescere.

“Le Opere dell’Uomo, i Frutti della Terra” è stato sponsorizzato da Montblanc. Qual è il messaggio che volete passare attraverso la scrittura poetica?
In questo caso abbiamo fatto riferimento all’idea che Davide Rampello ha suggerito tempo fa raccontando la storia dell'alimentazione nel Padiglione Zero. Entrando nel Padiglione, il punto di partenza è il corridoio della memoria: possiamo raccontare la storia di come l'umanità si è evoluta nelle sue varie forme solo perché abbiamo l'abilità di memorizzare i nostri ricordi attraverso la pittura, la realizzazione di disegni e, soprattutto, le prime forme di scrittura risalenti circa al 3000 a.C.. È una magnifica idea sostenere un progetto come questo, che ha anche a che fare con il modo con cui ricordiamo le nostre idee e le tramandiamo di generazione in generazione.

La parola “poesia” (poésis) viene dal verbo greco “poiéin”, che significa “inventare, produrre, fare”. Vede nella poesia e nel business radici comuni legate a quest’idea del realizzare?
Certamente! Uno dei concetti chiave della creatività è l'innovazione. Questo vale anche per la poesia e, nel libro che leggerete, la poesia ha affrontato per prima molti problemi e, alla fine dei conti, è questo ciò che ci ha resi famosi. Non voglio parlare di poesia in termini economici ma, tutto sommato, la creatività e l'innovazione sono anche il motore di tutte le aziende di tutto il mondo. In un settore completamente diverso, ma vale comunque lo stesso principio.

Quali caratteristiche della poesia e della scrittura possono essere applicate al mondo degli affari e quali fanno parte della mission di Montblanc?
Ciò che impariamo ogni giorno dalla poesia è godere la bellezza ed è proprio questo quello che cerchiamo di creare nei nostri laboratori di design e nella fase di produzione: segmenti di bellezza. Sorprendiamo i nostri clienti con questa. Devo dire che amiamo il processo del creare bellezza, dunque anche il processo stesso è bello e questo è ciò che possiamo imparare dalla poesia, senza dubbio. Un'altra cosa che impariamo dalla poesia è che migliora con l'età, dunque l'ottima poesia che è raccolta in questo libro avrà maggior valore e bellezza con il passare degli anni. Lo facciamo anche con i nostri prodotti, strumenti per la scrittura targati Montblanc: una penna stilografica Montblanc, ad esempio, è fatta apposta per migliorare con l'età e dovrebbe portare più gioia al suo proprietario quando è tramandata di generazione in generazione; non facciamo parte di un settore creato poco tempo fa o che segue le mode, cerchiamo di creare pezzi che siano senza tempo. Come la poesia i nostri prodotti sono i compagni di una vita. Io ho molta poesia nel mio cuore, ne ricordo molte. Mi sono state insegnate quando ero bambino e col passare dei giorni, le amo sempre di più.

Può farci un esempio?
Sì, sono un grande fan di Johann Gutter, ma devo dire che la mia poesia preferita in assoluto, sin dall'infanzia è stata scritta da Christian Morgenstern. È una poesia intitolata “Le nuvole” e parla di un giovane steso sul prato, pieno di rimpianti. Ricordo che la leggevo quando avevo 15 anni ed ero innamorato e infelice, mi emozionava e mi ci rispecchiavo: in questa poesia c'è una bellissima metafora che dice che le nuvole sono i pensieri del cielo, che portano il poeta al di sopra dei campi e donano leggerezza e speranza. È scritta in una lingua meravigliosa, la amo ancora oggi. Quando sono giù di morale o i miei amici sono giù di morale, la leggo o gliela scrivo a mano e funziona ancora.

Come sa, il tema di Expo Milano 2015 è l'alimentazione, il cibo. Una domanda personale: qual è il suo piatto preferito?
Sono sempre stato innamorato del cibo italiano dunque le mie due cucine preferite sono quella italiana e quella giapponese, che sono molto simili per me. Ci sono molte somiglianze: ingredienti freschi e di qualità che fanno la differenza. E sono molto, molto felice di essere stato mandato qui in Italia: ora ho l'opportunità di vivere in questo Paese incredibile, mi piace molto il cibo. Forse molto di più di quello che dovrebbe!

Montblanc sostiene il Padiglione Zero nell’ambito del progetto “Montblanc racconta il Mondo” attraverso la produzione delle grafiche esterne delle facciate Nord e Sud e con il libro “Le Opere dell’Uomo, i Frutti della Terra” edito da Crocetti.

Un pranzo di poesia: il cibo servito nei versi

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Poesia e cibo img rif

Il cibo, con le sue forme, le sue consistenze, i suoi profumi e le occasioni sociali che crea, nella storia della lettere ha ispirato le penne di molti poeti. Il suo forte valore evocativo lo ha reso un mezzo per parlare di emozioni, di situazioni, suggestioni e stati d’animo.

Il 21 marzo è la Giornata Mondiale dedicata alla poesia. Proclamata dall’Unesco nel 1999, vuole dare importanza all’espressione poetica, allargata alle sue varie forme di creatività, al suo ruolo nella promozione del dialogo e della comprensione tra culture. Ecco alcuni esempi di connubio tra cibo e versi, dall’antichità ai giorni nostri, per un pasto… poetico.

La dolcezza delle parole e della frutta nel "Cantico dei Cantici"
Nel testo contenuto nella Bibbia ebraica e cristiana si legge: “Sostenetemi con focacce d’uva passa, rinfrancatemi con le mele, perché io sono malata d’amore”. Il cibo protagonista in queste parole è fatto di dolcezze naturali che possano corroborare l’amante ‘malata d’amore’: i cibi zuccherini sono sostegno per l’anima e per il corpo, affaticati e prostrati dal mal d’amore.

"Il Giorno" di Giuseppe Parini: il cibo tra chiacchiere nobili ma volgari
Nella parte del “Mezzogiorno” del poema didascalico “Il Giorno” il giovin signore protagonista dell’opera pariniana si reca a casa della dama di cui è il cicisbeo per il pranzo, in cui per voluttà, propria degli spiriti più raffinati, si assaggiano le più prelibate pietanze. Il pranzo è anche l’occasione sociale in cui fare sfoggio brillante di conoscenze.
“Ecco splende il gran desco. In mille forme
E di mille sapor di color mille 
La variata eredità degli avi
Scherza in nobil di vasi ordin disposta.
Già la dama s'appressa: e già dai servi
Il morbido per lei seggio s'adatta”

Il cibo semplice e genuino: l’"Ode al pomodoro" di Pablo Neruda
Nelle “Odi elementari” Pablo Neruda canta i cibi semplici: tra questi il pane, la cipolla, il limone, la mela, il pomodoro. La fisicità e la voluttà del frutto del pomodoro sono l’anima di questi versi, che letti e riletti, rendono poetici pranzi raffinati, ma anche rustici, mediterranei spuntini fatti di pane, olio e pomodoro.
“Il pomodoro invade le cucine,
entra per i pranzi,
si siede, riposato, nelle credenze,
tra i bicchieri,
e le saliere azzurre.
Emana
una luce propria
maestà benigna”
 
"Le golose" di Guido Gozzano: signore e signorine per bene che davanti ai dolci tornano bambine
Guido Gozzano è seduto in un caffè e con occhio arguto, ma benevolo osserva e descrive con ironia i falsi perbenismi delle dame di inizio Ottocento che vogliono nascondere la loro debolezza nel cedere al peccato di gola delle dolci paste:
“Io sono innamorato di tutte le signore
che mangiano le paste nelle confetterie.
Signore e signorine –
le dita senza guanto –
scelgon la pasta. Quanto
ritornano bambine!”
 
"Sonetto al vino" di Jorge Luis Borges: la bevanda che inventa l'allegria
Il vino e il suo originario rapporto con la terra hanno ispirato i versi di moltissimi autori: la natura, l’elemento liquido, il colore, l’effetto inebriante che slega le inibizioni sono stati oggetto di poesie e  stura di emozioni che la razionalità trattiene. Jorge Luis Borges ha dedicato proprio al vino un sonetto, celebrando gli “autunni dorati” in riferimento alle colline piene di foglie gialle teatro delle vendemmie.
“In quale regno o secolo
e sotto quale tacita
congiunzione di astri,
in che giorno segreto
non segnato dal marmo,
nacque la fortunata
e singolare idea
di inventare l’allegria?
Con autunni dorati
fu inventata”
 
Expo Milano 2015 è l’occasione per conoscere tradizioni e saperi di Paesi diversi: nei Padiglioni si potrà fare un vero e proprio viaggio gastronomico e culturale. Nel Padiglione Zero in particolare si è immersi in un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passa attraverso i suoi simboli e le sue mitologie, percorre le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la Natura.
 

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