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Libby O’Connell. Le relazioni in cucina tra Italia e Stati Uniti d’America

Cultura / -

imm rif Libby O Connell

Libby O Connell è Capo Storico e Vice Presidente a History Channel. Al Padiglione USA ha presentato il suo ultimo saggio The American Plate: A Culinary History in 100 Bites, in cui ripercorre la storia degli Stati Uniti attraverso cento ricette. Per Exponet ha immaginato un menu speciale dedicato alle relazioni tra Italia e Stati Uniti d’America.

Da storica e amante del buon cibo, immagini di organizzare un pranzo che racconti le relazioni culturali tra Italia e Stati Uniti d’America, quali portate sceglierebbe?
Penso che tutti amino il cibo italiano, è il cibo più popolare al mondo. E ci sono talmente tanti piatti che potremmo proporre che non so nemmeno da dove cominciare! Potremmo partire da uno tipicamente italoamericano come gli spaghetti con le polpette, inventato dagli emigranti italiani del sud. Nell’Italia meridionale di allora la carne di manzo era molto cara, mentre in America costava pochissimo, persino meno del pollo. Gli emigranti cominciarono allora a condire gli spaghetti con enormi polpette di carne di manzo, unendola alla salsa al pomodoro che avevano portato dalla loro terra. Oggi gli americani pensano che quello sia vero cibo italiano, ma in realtà è un esempio dell’innovazione culturale di cui è capace l’immigrazione.
 
E invece per quanto riguarda l’Italia del Nord, quale piatto sceglierebbe?
Beh, un bel piatto di polenta sarebbe un ottimo modo per parlare dell’importanza del mais nella cultura americana. Negli Stati Uniti mangiamo il mais praticamente ogni giorno, in un modo o nell’altro. Al tempo stesso la polenta è un piatto molto tradizionale nell’Italia del nord, specialmente in montagna, perché il mais cresce bene quasi ovunque. Il mais ha letteralmente rivoluzionato l’alimentazione mondiale. Dalle Americhe, area in cui si è originato, si è diffuso ovunque, anche in Africa e in Asia. è uno dei cereali più facili da coltivare ed è diventato presto popolare. In Italia si è diffuso tra i poveri contadini perché era una coltura che non veniva tassata dallo stato. E questo tra l’altro è molto americano, perché dopo la rivoluzione non ci preoccupavamo di chi tassava le nostre colture alimentari.
 
Bene, abbiamo due piatti. Aggiungerebbe qualcosa?
Potremmo proporre delle zucchine, le ho preparate ieri sera grigliate. Le zucchine sono una verdura americana, ma qui hanno un sapore molto migliore perché sono più piccole e vengono servite fresche. Credo sia perché vengono coltivate direttamente nell’orto e si mangiano nella stagione giusta. Potrebbero essere un buon spunto di conversazione per indagare quali verdure possono essere considerate storicamente americane, ma che qui hanno un sapore migliore.
 
E che ne dice della pizza?
Sì! La pizza, giusto! La pizza che mangiamo oggi è la versione inventata a Napoli. Voglio dire, l’uomo mette la salsa sul pane da sempre. Ma a Napoli hanno deciso di mettere la salsa di pomodoro su una base croccante con basilico e mozzarella e l’hanno chiamata Pizza Margherita dal nome della Regina Margherita dell’allora Regno d’Italia. Negli Stati Uniti adoriamo il cibo italiano, ma la pizza è considerata un classico piatto americano. Prima della Seconda Guerra Mondiale era quasi sconosciuto, ma durante la campagna d’Italia i soldati americani di stanza qui, scoprirono la pizza e se ne innamorarono, perché era qualcosa che potevano mangiare rapidamente, potevano uscire dal campo e andare a prendere un bicchiere di vino e una fetta di pizza. Una volta tornati in America, molti di hanno aperto delle pizzerie. E ora la pizza è ovunque! Durante la mia infanzia se ne trovavano poche, ma nel giro di una generazione si è diffusa ovunque e oggi c’è una pizzeria in qualunque città americana. A volte la pizza non è granché, altre volte è spettacolare. E in Italia? C’è un pizzeria in ogni città?
 
Sì certo, ma credo che il fenomeno sia partito nello stesso periodo in cui si è diffuso negli Stati Uniti. Anche la Dieta Mediterranea del resto è stata “inventata” da un americano, il dottor Ancel Keys, anche lui al seguito dell’esercito alleato. E l’olio extravergine d’oliva si è diffuso nell’Italia del nord negli anni Ottanta, grazie alle mode salutiste dalla California…
Già, in California c’è un clima simile a quello mediterraneo, ecco perché si produce vino buono, mentre sulla East Coast non si ottengono gli stessi risultati. In Virginia, c’è un buon clima, ma la West Coast ha un clima davvero uguale al vostro. Non a caso in California diversi italiani coltivano vino e ulivi e ormai si parla di dieta mediterranea californiana.
 

Insetti, alghe, meduse e carne sintetica. Chi li assaggerebbe e chi no

Lifestyle / -

Indagine Doxa per Coop Italia

C'è chi è più propenso ad assaggiare insetti, e chi è più scettico su Ogm e carne sintetica. E poi, sono i brasiliani, i cinesi o gli italiani a cercare più cibo genuino e bio? Da una ricerca Doxa per Coop Italia emerge un quadro molto variegato della propensione che i cittadini di diversi Paesi hanno nei confronti dei nuovi cibi. E sono molte le sorprese sulle reazioni che generano questi cibi sorprendenti e sulle aspettative dei visitatori di Expo Milano 2015.

Nel piatto del futuro troveremo, forse, insetti, alghe e microalghe, meduse, pillole e carne sintetica, ma non mancheranno cibi dalle proprietà nutrizionali bilanciate, studiate micrometricamente. Ogni persona, legata com’è alle proprie tradizioni, consuetudini e mentalità, si pone in modo diverso di fronte ai possibili menù del 2050, in forza dei legami a stili e culture nazionali, regionali o locali. Ma se dal presente ci si muove verso il domani si registrano imprevedibili risultati, con allineamenti e oscillazioni dai più temerari ai più reazionari.
 
I dati principali della ricerca Doxa per Coop Italia
Su un grande tema come quello di Expo Milano 2015, "Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita", si sono messi al lavoro istituzioni ed esperti di tutto il mondo, ma è evidente che su un argomento tanto fondamentale per il futuro dell'umanità non si può non tener conto di quello che pensano i cittadini. Che, a quanto pare, cercano rassicurazioni, visto che il 60% teme la possibile manipolazione del cibo, ed il 53% è preoccupato per un pianeta sempre meno controllabile o sull'orlo del precipizio ambientale. Ma, secondo l'indagine Doxa presentata da Coop Italia a Expo Milano 2015 condotta su otto grandi Paesi del mondo, c’è molta aspettativa per il cibo verde, bio e… a base di insetti e alghe (con molti distinguo).
 
Molti e interessanti i dati emersi dall’originale ricerca "Cibo di oggi, cibo di domani" realizzata da Doxa, che ha messo a confronto le opinioni dei cittadini di otto Paesi del mondo (Italia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Brasile) presentata da Coop Italia ad Expo, il 25 maggio, nel "Future Food District" di Coop Italia.
 
Durante la ricerca sono stati messi a confronto i cittadini di otto Paesi del mondo: Italia, Germania, Regno Unito, Stati Uniti, Russia, Cina, India e Brasile. 
 
Secondo l'indagine condotta attraverso 6.400 interviste realizzate a persone tra i 18 e i 54 anni, i più eclettici e aperti al cambiamento del gusto in futuro saranno gli Indiani, i cinesi e i brasiliani, ma anche un 70% di italiani potrebbe provare il cibo in pillole e il 44% dei nostri connazionali non si tirerebbe indietro davanti a un insetto. A fronte di ciò, per tutti prevale comunque la paura sula possibile manipolazione del cibo (il 60%) e il timore per un pianeta sempre meno controllabile o sull'orlo del precipizio ambientale (53%). Il 43% indica invece come la sua paura più grande sia un cibo troppo costoso.
 
L’indagine Doxa per Coop  Italia “Cibo di oggi, Cibo di Domani”, cifra per cifra
Grazie all’iniziativa di Coop, il futuro del cibo è raccontato dai desideri, dalle aspettative, dai timori dei cittadini del mondo nella consapevolezza che il cibo sia di tutti e che vada amministrato sapientemente attraverso le piccole scelte quotidiane per poterlo salvaguardare.
 
Alla domanda: “solitamente quante volte alla settimana consumi..?”, i cittadini di questi Paesi hanno riportato le loro abitudini alimentari. La media settimanale premia per primi la verdura (4.9), i carboidrati (4.7), la frutta (4.6), la carne e i dolci (4.0), i formaggi e i latticini (3.6), le uova (2.6) e il pesce (1.7). In Italia, Cina, India e Brasile è molto alta la media settimanale di consumo di carboidrati, mentre in Russia, Cina e Brasile è elevata la media settimana di consumo di carne. Per quanto riguarda l’abitudine a consumare formaggi e latticini, i Paesi con una media settimanale di consumo più alta sono la Germania e gli Stati Uniti, mentre le uova sono consumate maggiormente in Cina e in India. Il più alto consumo di frutta e verdura si registra in Italia, Cina e India, il più basso negli Stati Uniti.
 
Tempo dedicato al cibo
In Brasile, India, Russia e in Italia, dedicano più tempo alla cucina rispetto agli Stati Uniti, alla Cina, alla Germania e al Regno Unito (la media totale è di 1,3 ore al giorno).  Per quanto riguarda la preparazione degli alimenti prevalentemente a casa, i Paesi che si distinguono maggiormente sono la Russia, l’India, il Brasile, l’Italia e la Cina (la media totale è di 5,4 volte alla settimana). I Paesi meno abituati a mangiare a casa sono la Germania, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America.
 
I luoghi del cibo
I Paesi che utilizzano maggiormente la formula take away sono l’India, la Cina e gli Stati Uniti d’America (la media totale è di 1,3 volte alla settimana), mentre si mangia mediamente più spesso fuori casa in Brasile, in Russia, negli Stati Uniti e in Cina (la media totale è di 2,8 volte alla settimana).
 
Cibo etnico
L’80% del campione totale consuma cibo etnico. La scelta avviene più spesso in Germania, in Inghilterra e negli Stati Uniti, mentre si distinguono per le scelte più “conservatrici” l’Italia, Brasile e Russia.
 
Stili alimentari nel mondo
Il 45% del totale campione segue uno stile alimentare. I più seguiti sono la tradizione e la tipicità. In India è forte il significato religioso dato al cibo dove il vegetarianesimo è seguito maggiormente che nel resto del mondo, mentre in Brasile e in Italia si tendono a scegliere alimenti di qualità e legati al territorio. Il reducetarianesimo, che tende a ridurre il consumo di carne dalla dieta. è seguito principalmente in Cina e in Germania.
 
La territorialità dei cibi
I Paesi dove si consumano mediamente più spesso prodotti tipici locali sono l’Italia, la Germania e il Brasile, mentre il Paese che meno legato alla tradizione alimentare del territorio sono gli Stati Uniti d’America. Grande sicurezza e controllo in Cina, mentre in Germania si privilegiano gli alimenti biologici e naturali. Grande attenzione in India, Germania e Regno Unito ai vegetariani e ai vegani.
 
Il significato del cibo
Per la maggior parte dei Paesi, il cibo è nutrimento (56%), seguono piacere (46%), salute (46%) e convivialità (30%). Per gli italiani, i tedeschi e gli inglesi è un piacere, mentre per i russi è soprattutto un bisogno. Per i cinesi è necessario mangiare bene per rimanere in salute, mentre in India l’alimentazione è prevalentemente un modo con cui entrare in relazione con il divino.
 
Il futuro del cibo
Per il 32% del campione, tra trent’anni il futuro del proprio Paese sarà migliorato. Per il 15% sarà “decisamente migliorato. Sul futuro sono ottimisti soprattutto in Cina, India e Russia, mentre molto meno ottimismo si riscontra in Germania e in Italia. Più consapevoli del cambiamento in atto sembrano essere gli indiani, i cinesi e i brasiliani.
 
Tecnologia e futuro
Per la maggior parte degli intervistati, soprattutto in Russia e in Cina, l’avvento delle nuove tecnologie sarà il vero motore del progresso nel campo dell’alimentazione. Seguono i cambiamenti climatici (per Brasile e Italia), l’inquinamento (soprattutto per gli italiani e i russi), la disponibilità delle risorse naturali (Cina e Stati Uniti), i cambiamenti negli stili di vita (per India e Brasile), la globalizzazione (per la Cina), l’aumento della popolazione mondiale (Regno Unito), i processi di lavorazione dell’industria (per tedeschi e russi) e la maggiore informazione (per gli indiani).
 
La dieta del futuro
Il consumo di carboidrati aumenterà per gli italiani, i tedeschi, gli inglesi, gli americani, i russi, gli indiani e i brasiliani, ma sarà stabile per i cinesi (totale +4,7). Diminuirà il consumo di carne e di pesce in Germania e nel Regno Unito, mentre aumenterà quello di pesce in Cina e quello di carne in Brasile (totale carne =4,00; totale pesce =1,7).  Si alzerà il consumo di formaggi e latticini in Cina e in India, mentre il consumo di frutta e verdura rimarrà stabile in Italia e in Brasile, mentre aumenterà in tutti gli altri Paesi interessati dall’indagine . Il consumo di dolci aumenterà in Italia, Germania e Brasile (totale +4,00).
 
Gli stili alimentari diventano globali
Cresce il consumo di prodotti tipici in Cina e in India e la necessità di acquistare prodotti con una certificazione di qualità, sani, biologici o dietetici in tutti i Paesi coinvolti nell’indagine.
Inoltre, le culture alimentari del futuro saranno sempre più interagenti tra loro (soprattutto per gli italiani e i tedeschi).
 
Cadono i tabù alimentari
I più eclettici a riguardo sono i tedeschi, i cinesi e i brasiliani. Aperture sugli insetti dai tedeschi e dai cinesi, più chiusi i brasiliani. I più predisposti al cambiamento sul cibo stampato a casa in 3D, in laboratorio o in merito all’ipotesi di alimentarsi in pillole sono i cinesi, gli indiani e i brasiliani. Aperti gli italiani, i russi e i cinesi sulle alghe.
 
Le parole del cibo del futuro
Di una serie di coppie di parole opposte che meglio di tutte descrivono il cibo del futuro (es. abbondanza/carenza; tradizione/innovazione), i vocaboli che meglio illustrano le posizioni dei Paesi sono necessario/superfluo, globale/locale, nutrimento/piacere, razionale/emotivo, omologazione/differenziazione, salute/malattia, bene economico/bene comune, sicuro/pericoloso, carenza/abbondanza, vegetale/animale, fresco/conservato, individuale/sociale, innovazione/tradizione, fuori casa/in casa, preoccupazione/tranquillità e standardizzato/diversificato.
 
Il cibo del futuro
Il cibo del futuro sarà pratico, veloce, bilanciato, sarà meno fresco e gustoso di quello di oggi e sarà più caro. Sarà tecnologico e in grado di mantenerci in salute. Si perderanno piacere, tradizione e convivialità.
 
Scarsità di cibo
Prevale la consapevolezza che la disponibilità di cibo potrebbe ridursi in futuro (46%). I cinesi e gli indiani sono i più ottimisti. Per loro, la disponibilità sarà maggiore (61% e 43%), mentre per i brasiliani sarà minore (69%). Nei Paesi occidentali prevale il timore che il cibo di qualità diventerà poco e riservato ai ricchi.
 
Le paure più grandi sul cibo del futuro
Per il 60%, la manipolazione del cibo è il timore più grande, seguono l’inquinamento ambientale (53%), il cibo troppo costoso (43%) e la carenza di cibo (37%).
 
Il supermercato del futuro
Dovrà garantire maggior vicinanza al prodotto, dovrà consentire di conoscerne la filiera e dovrà essere un luogo con piccole serre con prodotti freschissimi.
 
 

Meravigliosa Cina. Un Paese sconfinato e moderno, che non rinuncia alla sua storia millenaria

Cultura / -

china national day cover
Keren Su, Corbis

Per innamorarsi di questo Paese basta uno sguardo, per capirlo appieno non ci si può fermare agli stereotipi. La Cina è riso, è bambù, è filosofia, ma è molto altro ancora. Come un mandala costituito da tanti colori diversi, anche questo Paese è arricchito da sfumature e contrasti insoliti. Oggi a Expo Milano 2015 si celebra una grande festa, il National Day della Cina.

Dieci, cento, mille Paesi in uno. Questa è la Cina. Il colosso d’Oriente dalla storia antichissima ha saputo sviluppare negli ultimi decenni, al pari della “vicina” India, una solida e potentissima economia capace di concorrere con le potenze occidentali più consolidate. Al progresso degli ultimi anni, evidente in modo lampante osservando gli skyline avveniristici di Hong Kong, Pechino e Shanghai, si unisce una sapienza antica, fatta di tradizioni, minoranze etniche da tutelare, spiritualità e tutela della natura: l’imponente montagna sacra Emei, meta di fedeli da tutto il Paese, la scuola di Kung Fu dei maestri Shaolin nella provincia di Henan, i templi buddhisti disseminati per il Paese e le numerose riserve naturali del Sichuan per i panda danno ai viaggiatori solo una vaga idea della vastità di stimoli che può regalare il Paese.
 
Un mondo di sapori, dalla delicatezza del tofu all’intensità del peperoncino
La Cina è incommensurabilmente vasta e così la sua offerta gastronomica che varia da regione a regione. Alcune solide certezze in fatto di menù, però, si possono trovare in ogni angolo del Paese, anche nelle zone meno turistiche, e non sono né gli involtini primavera né il pollo alle mandorle, tipici invece dei ristoranti cinesi all’estero. Gli alimenti onnipresenti in patria sono invece i peperoncini rossi, il bambù, il tofu, il riso bianco e la carne di maiale. I cinesi vantano una tradizione gastronomica davvero antichissima e attribuiscono al cibo, come molti altri popoli del Pianeta, un enorme valore culturale. Altri celeberrimi piatti della tradizione sono l’anatra laccata a Pechino, i rinomati crostacei di Shanghai, l’hot pot di Cengdu (per stomaci forti) e tantissime altre prelibatezze che arricchiscono le bancarelle di strada, come le montagne di dim sum ripieni e gli spiedini piccanti di pesce.
 
Migliaia di garofani arancioni accolgono i visitatori davanti al Padiglione cinese
La Cina partecipa all’Esposizione Universale di Milano con un imponente Padiglione di oltre 4500 metri quadrati situato sul Decumano che è stato visitato nei primi venti giorni dall’avvio di Expo Milano 2015 da ben 250 mila persone. La struttura, davvero suggestiva, si affaccia sulla via principale del Sito Espositivo attraverso un vialetto attorniato da migliaia di piante di tagete, un piccolo e profumatissimo arancione soprannominato anche “garofano cinese”. Il percorso interno al Padiglione mostra la produzione del cibo locale, come riso, gelso e tofu, ma anche la rinomata lavorazione della seta e del tè, per cui i cinesi sono famosi nel mondo. All’interno del Padiglione vengono illustrati i progressi tecnici e tecnologici fatti dal Paese nell’ambito del riciclo, della tracciabilità, dell’ibridazione dei cereali e del cosiddetto Internet of things utilizzato nei processi produttivi e logistici legati al cibo.
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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