Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

La poesia di Rabindranath Tagore per il Padiglione Zero: Palataka

Cultura / -

Rabindranath Tagore

Ho compiuto il lavoro della mia giornata, gli orci sono pieni, la luce si spegne a Occidente.

Passeggiando per il Sito Espositivo i visitatori si imbattono nelle poesie che si trovano sul Padiglione Zero: così come l’uomo ha trasformato in arte le attività con cui si procurava il cibo, i poeti hanno trasformato in arte le attività con cui l’uomo si è procurato il cibo.
L’editore Nicola Crocetti ha curato per Expo Milano 2015 l’antologia Le opere dell’uomo. I frutti della terra da cui sono tratte queste citazioni che si concentrano sulle arti con cui storicamente l’uomo si è procurato il nutrimento: caccia, pesca, agricoltura e allevamento.
 
La natura: bellezza e lavoro
I versi scelti ritraggono una scena della fine di una giornata di lavoro, in un momento di contemplazione della natura. Tagore è un poeta indiano di lingua bengalese, tradotto moltissimo in italiano: tutti credono che abbia scritto in inglese, ma in realtà ha scritto solo e unicamente in bengali, sebbene parlasse l’inglese. Una sua nipote durante un viaggio in nave da Delhi agli Stati Uniti ha tradotto le sue poesie in inglese senza la sua autorizzazione e contro il suo parere.
 
Il Padiglione Zero, curato da Davide Rampello e progettato da Michele De Lucchi, introduce la visita del Sito Espositivo di Expo Milano 2015. Racconta il percorso di ciò che l’uomo ha prodotto dalla sua comparsa sulla Terra fino a oggi, le trasformazioni del paesaggio naturale, la cultura e i rituali del consumo.
 

Patacche alla carbonara. Tutti i modi in cui strapazzano la nostra ricetta nel mondo

Gusto / -

 
1 di 1
 
Una squisita carbonara con avocado.
Crunch and Chew
Si chiama "healthy carbonara", cioè carbonara salutare. C'è dentro creme fraiche e pezzetti di pollo. Magari è salutare, ma certo non è carbonara.
HungryDarling.com
Caroline Mili Artiss è una celebre food blogger - YouTuber - inglese. Si sa quanto gli inglesi amino il consommé, quindi questa carbonara le è venuta in brodo.
CarolineMiliArtiss.com
Questa ricetta si chiama "Quick spaghetti carbonara". Veloci anche a mettere funghi, panna e basilico.
WholesomeCook.com
Il blog si chiama Foodness Gracious, ma l'unica cosa aggraziata qui pare il formaggio grattugiato.
FoodnessGracious.com
Perché non aggiungere una manciata di piselli?
GrubBlog.com
In questo blog dello Utah si propone, oltre ad aggiungervi il pollo, anche un'abbondante spolverata di scorze di limone: così si fa un'ottima "Lemon chicken carbonara".
Six Sisters Stuff
In questo blog del North Dakota si rivolgono a uno chef, un certo Tony, per chiedergli che piatto cucinerebbe per San Valentino. Lui risponde "pasta alla carbonara". Peccato che ci metta dentro i gamberi.
Home with The Lost Italian
Questo piatto di "macaroni and cheese carbonara" contiene latte, formaggio irlandese, aglio, farina.
Dish Maps
In questo ristorante di Praga mettono tra gli ingredienti scalogno ed erba cipollina ("per migliorare il colore"). La più appariscente innovazione è che hanno avuto l'idea di servire il tuorlo d'uovo sopra una specie di vassoietto di pancetta.
The Uncensored Blog about Opening a Restaurant
Carbonara "filipino style" si chiama questa interpretazione composta con funghi, panna e latte condensato, ma anche carne bovina, hot dog o prosciutto. Interessante la guarnizione con peperone verde.
Nhymbe.net
Immancabile la variazione con le polpettine. Questa ricetta, realizzata da un blog scandinavo, si trova in uno dei libri di ricette di Hugh Fearnley-Whittingstall, "River Cottage Everyday". Le polpettine "chorizo" sono di maiale con paprika e finocchio.
Scandelights.com
Perché, al posto del guanciale, non mettere del bacon bollito o del prosciutto cotto? Poi si può condire con panna, pomodori, basilico e porro.
Qui, oltre al tuorlo crudo coronato da un'appetitosa striscia di bacon, spunta una specie di ciuffo di insalata, sembra songino.
La carbonara è una ricetta travisata in molti modi diversi, ma il più comune è farla assomigliare alla pasta panna e prosciutto.
Un piatto di per sé alquanto corposo, perché non contornarlo di un crostino di pane? Per enfatizzare l'autenticità e la mediterraneità, su tutto un po' d'origano.
Il giornale Bon Appetit ha pubblicato una ricetta di fettuccine alla carbonara arricchita da un uovo fritto nel grasso della pancetta, messo lì sopra, e come guarnizione dei broccoletti.
Epicurious.com

Non c'è dubbio che i modi in cui all'estero pasticciano, storpiano e rifanno le nostre ricette può far sorridere (o inorridire). Anche se, secondo l'Accademia italiana della cucina, oltre il 70 per cento dei piatti mistificati rispetto alla tradizione è cucinato in Italia. Dopo il risotto, la ricetta più travisata è la pasta alla carbonara: vediamo queste patacche con panna, cipolla, prosciutto cotto, pancetta a cubetti o salsiccia piccante, prezzemolo, tuorli crudi e uova fritte.

Le più belle preghiere alle dee dei campi e dei raccolti

Cultura / -

preghiere dee campi
© Frederic Soltan/Sygma/Corbis

In molte culture antiche si veneravano figure divine collegate all'agricoltura. Quasi sempre, figure femminili. Le preghiere dovevano servire a celebrare il mistero dell'inverno e della primavera, a ingraziarsi le regine dei raccolti, ad avere prosperità e fecondità (anche sessuale).

C'erano dee della fecondità, della natura e dell'agricoltura adorate nell'antica Babilonia, in Medio Oriente, in Egitto, nell'area Minoico-Micenea, a Roma, nell'Europa medievale (e anche fino ai nostri giorni, tra i contadini dell'Europa centrale), nei paesi Celti, nell'antico Messico, tra gli Indiani d'America del nord e del sud, in Africa, in Asia, in Polinesia, in India e nella Cina antica. La madre della Gallia era Cerridwen, dea del grano. In Scandinavia c'era Freyja, dea dei solchi e delle querce. In tutti questi posti, e la lista non è certo completa, la figura ha qualità comuni. È compagna della dea della fertilità, connessa con l'amore, gli animali, la luna e la rugiada.
 
Ishkara, Ishtar e Iside
Nella leggendaria città di Ebla (nell'antica Siria) già nel III millennio a.C. s’inneggiava a Ishkara, Signora dello Scorpione, dea della fertilità: “La regina, stella della sera che sorge raggiante… appare, altissima, e in tutte le terre le genti levano il volto verso di lei, l’uomo si consola, la donna si rallegra, il bue nel suo giogo volge la testa verso casa, pecore e capre si radunano… Gli innumerevoli asini e le capre di Shakan, gli animali del deserto, i prati e gli orti, i verdi boschi di canne, i pesci degli abissi, gli uccelli del cielo… Tutti gli esseri viventi, genti senza numero, s’inginocchiano davanti a lei”.
Gli antichi Egizi veneravano Iside. Si legge nel ‘Libro dei Morti’: “Grande Signora, datrice di vita… La divina, l’unica, Signora della Nuova Era, che fa levare il sole… Regina della terra, la più possente, Signora del tepore e del fuoco… Signora della vita, dei raccolti, del pane, dell’abbondanza, della gioia e della serenità”.
 
La dea del Gange
Nell’antica India echeggiavano canti di gioia a Gangashtakam, dea del Gange: “Le proboscidi degli elefanti e dei loro piccoli giocano con la tua acqua, fragrante di sciami d’api impazzíte, gocciolante dalla fronte degli elefanti che vi si bagnano. La tua corrente, bruna per il sandalo, gocciola dal seno delle donne Siddha che vi si bagnano. Le tue rive son coperte d’erba sacra e di fiori, che l’acqua del Gange ci protegga!”.
 
L’antica Grecia dei misteri
Nelle religione misteriche greche era ben presente il culto della natura, Physis, che negli Inni Orfici così è cantata: " O Natura, dea madre di tutti, madre dai molti accorgimenti, celeste, augusta, formatrice, signora, vittoriosa, invincibile, reggitrice, splendente, incorruttibile, primigenia, antica, gloriosa, notturna, infaticabile... gaudente di somma forza fiorita, coronata, diletta, ricca, esperta, guida, regolatrice, vivifica, nutrice di tutti... O dea, ti supplico dunque di portare nel tempo pace e salute, con felicità e accrescimento di tutte le cose".
I Greci, testimonia Apollonio Rodio, celebravano riti d’offerta negli altari di Cibele, antica divinità anatolica preposta alla fecondità, adorata anche come dea delle montagne e della natura. Il suo paredro era Attis, dio della vegetazione, nella cui festa primaverile veniva prima pianta la sua morte, poi accolta con gaudio la sua rinascita. Praticato in Lidia, il suo culto si diffuse nel V sec. a.C. dove la dea fu collegata a Demetra e identificata con Rea. Se Cibele gradiva, “ne apparivano limpidi segni: gli alberi davano frutti infiniti, la terra da sé, sotto i loro piedi, generava fiori dall’erba tenera i fiori; le belve, abbandonate le loro tane nella foresta, venivano incontro scodinzolando…”.
Sono bellissimi i versi con cui Callimaco, nel III secolo a.C., loda la dea dei campi: “Salve, Demètra, grande, ricca di messi, nutrice! Bianca così primavera, bianca l’estate ci rechi, bianchi l’inverno e l’autunno la grande dea sovrana, anno per anno a noi serbando i suoi doni… E come le vergini portano canestri ricolmi d’oro, d’oro abbondante così possiamo noi sempre gioire… Salve, o Demètra: difendi la pace, felice proteggi questa città; dei campi gli annui raccolti produci, fertili fa le greggi, i frutti e le spighe e le messi; anche la pace nutri, ché chi ha seminato raccolga”.
 
La romana Cerere
La dea che nel mondo romano accolse l'eredità di Demetra, Cerere, ha origini campane e fu fervidamente adorata, rappresentata col capo coronato di spighe e un mazzo di fiori e spighe in mano. Si celebravano per lei le feste Paganalia e Sementivae, dal 12 al 19 aprile le Cerealia, a fine maggio gli Ambarvali, una serie di riti per propiziare la fertilità dei campi. Il suo tempio presso il Circo Massimo fu fatto erigere dal dittatore Aulio Postumio durante la carestia del 495 a.C.
È sorprendente che leggende d'origini così diverse siano tuttavia così simili. La sola spiegazione possibile è che i miti rappresentano una realtà psicologica, percepita dai nostri antenati di queste popolazioni sotto la forma di un essere divino. Una donna.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa