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La poesia del Timor Est e di tutte le sue culture

Cultura / -

© Anthony Asael-Art in All of Us-Corbis

La Repubblica Democratica del Timor Est è un Paese del Sud-Est asiatico, confinante con l’Australia e l’Indonesia. I colonizzatori, i mercanti e i viandanti europei, cinesi e indonesiani hanno fortemente influenzato i tratti culturali di questo Paese, soprattutto quelli legati alla lingua e ai costumi. Una tradizione culturale multietnica che riaffiora durante le festività che, soprattutto nelle comunità rurali, manifestano tutto il folclore nei canti e nelle danze scanditi dal ritmi dei gong.

Nonostante l’analfabetismo sia ancora un fenomeno abbastanza diffuso, il Timor Est vanta una delle tradizioni letterarie più ricche, alimentata dai racconti popolari tramandati di generazione in generazione, che nell’ultimo secolo si è espressa soprattutto in opere di poesia. L’architettura locale conserva alcune degli aspetti più tradizionali nell’area più interna dell’isola, dove sono ancora visibili le Sacred Houses, un tipo di abitazione su pilastri dove sopravvivono i culti animisti più antichi.
 
Un mix di sapori provenienti da tutto il mondo
I sapori europei, indonesiani e la cucina cinese si mescolano a quelli tradizionali del Timor Est. I piatti locali composti principalmente da riso al vapore o bollito con foglie di banano, pesce grigliato e curries vengono solitamente accompagnati dalle zuppe soto e bakso e una buona tazza di caffè. Nelle zone più centrali sono diffusi i piatti di legumi e di prodotti derivati dal latte di capra cucinati molto spesso con lavorazioni semplici e legate alla stagionalità dei prodotti.
 
Il caffè, un prodotto per competere a livello internazionale
Il Padiglione del Timor Est a Expo Milano 2015 dimostra come il Paese voglia entrare nel mercato internazionale attraverso la produzione e la distribuzione di prodotti biologici e a basso impatto ambientale. Il carattere sostenibile che il Timor Est vuole sottolineare è presentato attraverso le storie del cibo e dei luoghi in cui viene prodotto, ma anche dal lavoro delle persone sempre più coinvolte nella rete del commercio equo e solidale.
 

Indonesia. L’ingrediente principale è la gratitudine

Cultura / -

È ancora un’usanza comune delle famiglie cucinare porzioni più grandi per poterle condividere con vicini, amici e parenti. Un retaggio delle tradizioni rurali, che ancora oggi mettono l’aiuto reciproco e la capacità di arrivare a decisioni comuni al primo posto.

Il più grande arcipelago al mondo. L’Indonesia è composta da 17.508 isole, divise nelle cinque maggiori e in 30 raggruppamenti minori. Con questa particolare configurazione, il Paese si presenta come un crocevia tra due oceani (Pacifico e Indiano) e un ponte tra due continenti (Asia e Australia).
Nonostante solo 6.000 isole siano abitate, l’Indonesia è il quarto Paese più popolato al mondo. La sua particolare configurazione e la sua storia rendono l’Indonesia un caleidoscopio di culture ed esperienze, conseguenza delle diverse popolazioni che qui si sono succedute: si va dalle antiche tradizioni Indù fino alle invasioni islamiche del 13° secolo, dalla colonizzazione portoghese a quella olandese (a più riprese), dalla dominazione inglese a quella giapponese. Il Paese ha appena festeggiato il 70° anno dall’Indipendenza, raggiunta il 17 agosto 1945. Questo viavai di culture ha prodotto un amalgama di 1.100 gruppi etnici che parlano, nel complesso, 740 lingue, e che hanno diverse culture e tradizioni. Attualmente la cultura indonesiana è una fusione di influenze arabe, cinesi, malesi ed europee, e le sue abitudini sono influenzate principalmente da indusimo, buddismo, confucianesimo e islam.
Nonostante tutte queste tradizioni, alcuni principi base della vita comune nelle aree rurali sono comuni a tutto il Paese, come l’aiuto reciproco (“gotong royong”) e l’abitudine a consultarsi (musyawarah) per arrivare a decisioni condivise (mufakat).
Data la sua posizione, la vegetazione dell’Indonesia è la rigogliosa foresta tropicale, con una fauna molto ricca e caratterizzata da una grande varietà di animali divisi da una linea immaginaria (detta linea di Wallace) tra le specie tipicamente australiane e quelle asiatiche, ovvero elefanti, rinoceronti, tigri, oranghi da un lato e scimmie, uccelli, anfibi e un’incredibile varietà di insetti dall’altro.
Un’altra importante caratteristica dell’Indonesia è il fatto di appartnere far parte a un’ecoregione chiamata “Triangolo corallino” contraddistinta dall’altissima biodiversità marina.
 
Spezie, riso, carne o pesce le basi di una cucina coloratissima e varia
La cucina dell’Indonesia è una delle più colorate, varie e saporite del mondo, grazie all’intensità dei suoi sapori e all’ampiezza delle ricette disponibili. Tra gli ingredienti più caratteristici, troviamo le spezie, che in Indonesia si chiamano rempah. In particolare, è molto usata una speciale miscela di diversi aromi detta Bumbu. Il pasto tipico indonesiano si compone di riso cotto a vapore (nasi), carne o pesce (lauk-pauk) e verdure (sayur-mayur). Alcune ricette comuni sono il Rendang (un piatto a base di carne stufata che originariamente era servito dal gruppo etnico Minangkabau durante feste e cerimonie, ma che ora si trova in tutta l’Indonesia), il Semur (sempre a base carne di manzo stufata, ma con aggiunta di una densa salsa di soia dolce) e il Pepe (un involto di verdure e pesce tipico dell’area di West Java con spezie, basilico e lime, che viene cotto a vapore nelle foglie di banano). A Expo Milano 2015, è possibile gustare anche il chicken satay (involtini di pollo con salsa agrodolce alle arachidi) e il nasi goreng (riso fritto con l’aggiunta di pollo, verdure, gamberi e uova).
Ma l’ingrediente principale della cucina indonesiana è la gratitudine o syukuran: spesso vengono cotte porzioni più ampie delle necessità della famiglia, per poterle offrire a parenti, vicini e a tutte le persone care.
 
Bubu e Lumbung, il Padiglione dell’Indonesia ha due facce
Il Padiglione dell’Indonesia a Expo Milano 2015 si basa sull’eco-compatibilità più che sull’esibizione tecnologica: è infatti uno spazio semiaperto che cerca di coniugare le due tradizioni indonesiane dell’agricoltura e della pesca. La struttura ricorda infatti sia il Bubu (la trappola tradizionale usata per pescare) sia il Lumbung (il magazzino per i raccolti). Le pareti del Padiglione sono allestite con una serie di pannelli che illustrano alcuni elementi tipici del Paese, come la sua importante diversità biologica e le sue politiche in merito a sicurezza alimentare e sostenibilità.
 

L’Italia è un Paese meraviglioso. Tutti i motivi per esserne orgogliosi

Economia / -

© J. Hildebrandt/Corbis

Rapporti internazionali, classifiche, dati di fatto. L’Italia vanta tuttora moltissimi primati negli ambiti più preziosi, cultura, natura e cibo. Al punto che, secondo Forbes, la provincia in cui si mangia meglio al mondo è qui.

Una visione differente da quella delle prime pagine dei giornali, zeppe di notizie di cronaca economica e giudiziaria, ce la danno molti diversi rapporti internazionali e alcuni dati di fatto: l’Italia è ancora un Paese ricchissimo. Di storia, di bellezze, di ricette, di cose da esibire e da raccontare a tutto il mondo. Con orgoglio.
 
La storia e il turismo
Dai borghi medievali, ai castelli fino alle prime università d’Europa, l’Italia eredita dal suo passato una ricchezza unica al mondo. La lista dei siti Patrimonio Mondiale dell'Umanità Unesco include 1007 siti che formano parte di un’eredità di altissimo valore da tramandare alle future generazioni: attualmente l'Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti: sono ben 50.
Come ogni anno il World Travel & Tourism Council ha reso noti i dati del turismo europeo. La mappa del turismo europeo vede stabilmente schierate sul podio le tre nazioni predilette dai vacanzieri di tutto il mondo, ovvero Spagna, Italia e Francia, che secondo il rapporto fornito l’anno scorso hanno totalizzato da sole la metà dei pernottamenti prenotati da viaggiatori stranieri in tutta Europa.
Il paesaggio, l’ambiente, le coste
L’Italia è nella top ten dei Paesi che, secondo l’Environmental Performance Index della Yale University, sono i più rispettosi dell’ambiente. Sui 132 presi in esame, i migliori 10 sono risultati, nell’ordine, Svizzera, Lettonia, Norvegia, Lussemburgo, Costa Rica, Francia, Austria, Italia e a pari merito Regno Unito e Svezia.
La superficie forestale italiana continua ad aumentare e ha superato i 10,5 milioni di ettari (dati: Inventario Nazionale delle Foreste e del Carbonio, immagini dai satelliti). Dalla fine della seconda guerra mondiale a oggi, le foreste sono pressoché raddoppiate. Ormai oltre un terzo (34,7%) della superficie nazionale è coperta da boschi, una percentuale paragonabile a quelle di altri Paesi del centro e nord Europa.
Anche per merito di una grande varietà di ecosistemi, ospitiamo oltre un terzo della fauna presente in tutta Europa e la metà delle specie vegetali del continente. Nonostante la scarsità di animali di grossa taglia, la penisola ospita ancora 500 specie di uccelli, 100 di mammiferi terrestri e 6.711 varietà di piante, senza considerare la ricchezza erpetologica. Vantiamo inoltre un’elevata presenza di endemismi, ovvero di animali e piante che vivono esclusivamente entro i confini italiani.
Ospitiamo centinaia di giardini botanici che hanno fatto scuola in tutto il mondo, decantati da poeti e pittori.
Nelle nostre coste aumentano ogni anno le Bandiere Blu (ora sono 269) assegnate con il supporto di Unep e Unwto per segnalare le località turistiche balneari che rispettano criteri di gestione sostenibile del territorio.
Siamo i primi in Europa e al vertice del mondo per il riciclo di diversi materiali, dal vetro all'alluminio.

Il cibo, l'agricoltura, le ricette
L’Italia è al secondo posto in Europa e al quinto nel mondo per superficie coltivata con agricoltura biologica, ma siamo i primi per numero di aziende agricole che coltivano con i metodi più rispettosi dell'ambiente. L’Istat certifica che rimaniamo il primo Paese in Ue per prodotti di origine garantita. L'Italia si conferma il primo Paese per numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg. I prodotti agroalimentari di qualità riconosciuti al 31 dicembre 2013 sono 261 (13 in più rispetto all’anno prima). I settori con il maggior numero di riconoscimenti sono gli ortofrutticoli e cereali (101 prodotti), i formaggi (47), gli oli extravergini d'oliva (43) e le preparazioni di carni (37). Le regioni con più Dop e Igp sono Emilia-Romagna e Veneto, rispettivamente con 39 e 36 prodotti riconosciuti. Che in Italia si mangi bene, dunque, anche grazie alla sapienza dei lavoratori del settore e la ricchezza dei territori, è un dato di fatto riconosciuto ovunque. Secondo una classifica di Forbes, la regione dove si mangia meglio al mondo è l'Emilia-Romagna.
Nonostante dunque i contrasti e le perduranti difficoltà economiche, l’Italia ha in dote una ricchezza che potrà far fruttare solo se, innanzitutto, saprà riconoscerla, rispecchiandosi in essa.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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