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Ketty Magni. Vi racconto le gustose passioni di Arcimboldo

Cultura / -

Il suo libro “Arcimboldo, gustose passioni” è ispirato alla mascotte artistica di Expo Milano 2015: l’Arcimboldo. Appassionata di storia rinascimentale, l’autrice ripercorre l’opera del più bizzarro degli artisti italiani nel suo ultimo volume, finalista nella sezione romanzi al premio Aqui Storia, il più importante riconoscimento per i libri storici.

Di Arcimboldo spesso si ricordano le "Teste Composte", ritratti burleschi eseguiti combinando tra loro oggetti ed elementi, tra cui le verdure. Quale ritratto ne fa lei nel suo libro?
Narro la storia di Arcimboldo in forma romanzata, piacevole, di facile lettura. Ho studiato la materia storica meticolosamente, rielaborando la vicenda privata e intima di un uomo straordinario, insignito di onori e perfettamente conscio del suo valore. Molti suoi contemporanei tentano di imitarlo, ma nessuno riesce ad eguagliare la sua perfezione e la sua genialità. Credo che Milano, città dove Arcimboldo è nato e cresciuto, abbia rappresentato l’ambiente ideale per trovare ispirazione per le sue opere e per la sua formazione. È un artista completo, volitivo, determinato, appassionato al proprio mestiere, ambizioso. Un uomo di straordinaria genialità.

Quale momento della sua vita ha scelto e chi sono i personaggi principali che gli sono vicini?
Parto dal rientro a Milano negli anni Novanta. Ho ricostruito la sua intera vita dalla nascita ai successi oltralpe alla corte asburgica, prima a Vienna e poi a Praga, astenendomi dal narrare la morte avvenuta in circostanze misteriose. Per quanto concerne i personaggi maschili sono tutti realmente esistiti e hanno ricoperto ruoli molto importanti nella società del tempo: a partire dal padre, il pittore Biagio, e eminenti personalità sono anche Giovanni Angelo Arcimboldi, il parente arcivescovo di Milano, il cardinal Borromeo, l’amico Giovan Filippo Gherardini, che redasse il testamento di Arcimboldo, dotto letterate addetto alla sanità. E poi divertente la figura di Cesare Negri, soprannominato “il Trombone”, maestro di ballo perché all’epoca nel Cinquecento i milanesi venivano chiamati ad insegnare il ballo nelle corti europee. Poi ancora abbiamo i critici d’arte, come Gregorio Comanini, canonico mantovano, Paolo Morigia e Giovan Paolo Lomazzo. C’è anche un’apparizione breve del giovane Caravaggio, in realtà non si sa per certo se i due artisti si siano incontrati veramente, ma l’influenza è certa, quindi io mi sono immaginata questo incontro in forma romanzata. Per quanto riguarda i personaggi femminili, alcuni sono inventati come la nobil donna Ludovica Crivelli per dare maggior respiro alla vicenda, altri sono realmente esistiti come la pittrice Fede Galizia o Philippine Welser.

Che rapporto ha con il cibo l’Arcimboldo che lei racconta?
Ha un rapporto molto stretto: nelle sue bizzarrie e nei suoi capricci esalta con perfetta esecuzione ortaggi e frutta e dà valore all’opera attraverso l’elemento cromatico. La sua è una natura rigogliosa, festosa, carica di elementi simbolici. “Non temono i miei fiori né arsura o gelo” recita una frase che accompagna una sua opera, perché secondo le convenzioni dell’epoca, dice Lomazzo, “non esiste pittore che non abbia qualche spirito di poesia”. “La perfezione sarebbe pittore e poeta insieme per delineare le cose con grazia” secondo il Comanini: Arcimboldo diventa egli stesso poeta, perché pare abbia composto anche le rime per accompagnare il Vertunno, che è l’opera che rappresenta l’imperatore Rodolfo II. In ogni caso quello che racconto è un Arcimboldo goloso, unico, irripetibile, reso immortale dalle sue sinfonie vegetali.

Il libro si concentra sul Cinquecento: che cosa rappresenta questo periodo in ambito gastronomico?
Nelle corti principesche del Cinquecento si assiste a un vero trionfo dell’arte culinaria: è un po’ paragonabile al periodo odierno dove è molto alta l’attenzione per il cibo. A Milano si sviluppò una fiorente attività di coltelleria nelle botteghe artigiane e vennnero pubblicati in quegli anni numerosi trattati sull’arte di trinciare il cibo davanti ai commensali con grande spettacolarizzazione della cucina. Magnifiche sculture erano portate a tavola: un famoso cuoco dell’epoca, Bartolomeo Scappi, venne chiamato il Michelangelo della cucina. Si servivano i cibi su tovaglie finemente ricamate e a Milano Caterina Cantoni inventò il punto doppio dritto per ricamare le tovaglie.

Nel libro si trovano anche ricette originali del Rinascimento: che tipo di ricerca ha fatto, come ha selezionato le ricette e come le ha proposte nel libro?
Ho estrapolato alcune ricette da importanti testi di letteratura gastronomica del tempo curati da diversi autori: Bartolomeo Scappi, Cristoforo Messisbugo,  Giovanni Deroselli e poi due donne pioniere in questo campo che sono Sabina Welser e Philippine Welser, l’amatissima moglie morganatica dell’arciduca Ferdinando II d’Asburgo. Ho volutamente scelto vari autori per avere una panoramica completa dell’epoca. Ho selezionato le ricette variando tra proposte di pesce, carne, verdure e dolci come ad esempio la marmellata di susine “Regina Claudia” o il marzapane a base di mandorle. Ho riproposto le ricette adattandole in chiave moderna e quindi facilmente ripetibili con ingredienti facilmente reperibili.

Cibo e serie tv. Quando la passione per le fiction passa per la gola

Lifestyle / -

cibo e serie tv
© Hero Images/Corbis

Cosa accomuna Francis Underwood, Sheldon Cooper e i personaggi di Game of Thrones? Hanno tutti gusti gastronomici particolari che ci svelano degli interessanti risvolti psicologici. Ecco quali.

Sporcarsi le mani
Nella serie TV House of Cards, il politico Francis Underwood va pazzo per le costolette in salsa BBQ che mangia con le mani, in solitudine, in una bettola di periferia. Secondo Sergio Brancato, docente di Sociologia dei processi culturali e Comunicativi all’Università di Napoli, questa scelta alimentare non è casuale: “Quel piatto lo fa tornare alle origini, alla South Carolina dove è nato e cresciuto. Mangiare da solo gli fa prendere distanza, almeno per un momento, dagli intrighi politici che lui stesso tesse quotidianamente. Underwood mangia da solo perché è un predatore, è da solo in cima alla catena alimentare e quindi per sua natura non può avere amici con cui condividere il pasto”.
 
Troni e banchetti
In Game of Thrones, un’altra serie TV amatissima che racconta una saga medievale con tratti fantasy, il cibo ha grande importanza. Dalla serie sono stati ricavati un blog e due ricettari con i piatti gustati dai protagonisti durante le quattro stagioni della serie. Si va dai funghi stufati alle tortine di marzapane, dalle locuste speziate al burro di scamone. In Game of Thrones si mangia tanto, ma in modo disordinato. Secondo Brancato, il legame di questa serie con il cibo ci conduce in un mondo che tenta di civilizzarsi, pensiamo ai sontuosi banchetti di corte, ma che è ancora fondamentalmente barbarico, molti personaggi si ingozzano fino a star male.
 
La fine del mondo
In The Walking Dead, serie apocalittica che racconta di un mondo infestato da zombie affamati di carne umana, i sopravvissuti si cibano prevalentemente di cibo in scatola e il rischio di cannibalismo, almeno nel rifugio di Terminus, è una realtà: “Il mondo di The Walking Dead racchiude in sé l'origine del genere umano - fa notare Brancato - e il suo futuro incerto. Il cannibalismo è il più grande tabù della modernità, è la fine della civiltà. Gli zombie richiamano questo mondo primitivo ed evocano in noi la paura che potremmo ripiombare nella barbarie”.
 
Chiacchiere a Central Park
In Sex and the City, Carrie Bradshaw non cucinava neanche sotto tortura, tanto è vero che il suo forno inutilizzato era stato trasformato in una comoda credenza. Generalmente le quattro amiche si trovavano per il brunch, facevano merenda con cupcake e brownie e cenavano spesso in ristoranti etnici: “In questa serie i temi vengono discussi a pranzo perché - spiega il sociologo di Napoli - il tema del cibo si lega a quello della conversazione, elemento basilare della socievolezza. Le ragazze di Sex and The City mangiano insieme e in questo modo si prendono cura l’una dell’altra”.
 
Secondo Marta Martina, Dottore di ricerca in Studi Teatrali e Cinematografici presso il Dipartimento di Arti Visive, Performative e Mediali dell'Università di Bologna, la funzione del cibo nelle serie tv è quella di inventare un mondo e dei personaggi costruiti nei minimi dettagli.
 
Consumare i pasti insieme, come nel caso di The Big Bang Theory dove i protagonisti vanno matti per la cucina thailandese o della famiglia Soprano che si riuniva intorno ad una teglia di lasagne coperta di foglioline di basilico, è un elemento narrativo che serve ad illustrare non solo la psicologia e la cultura di riferimento dei personaggi, ma anche il loro modo di intendere i rapporti amicali. Nella scelta minuziosa del menù take away, Sheldon ci mostra il suo lato maniacale, ma anche il suo bisogno di stare in compagnia senza quella che lui e i suoi amici considerano una inutile perdita di tempo, quella di cucinare.
 
Per Brancato le ragioni della passione per le serie tv sono dovute anche al fatto che “a partire dagli anni Novanta del secolo scorso, il cinema ha lasciato in eredità alle serie la funzione di raccontare il mondo. La loro bellezza sta nel fatto che si avvicinano molto alla sensibilità dell'uomo moderno e alle nuove forme dei media digitali”. Quello che offrono, in fondo, è un godimento - quasi- senza limiti. Il piacere di un buon film senza il rischio di un imminente e definitivo “the end”.
 

L'indifferenza e l'avidità sono un grave difetto dell'animo

Cultura / -

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La povertà è un dato di fatto, non c'è dubbio. Non lo è però l'atteggiamento egoista di chi sfrutta in maniera dissennata le risorse del Pianeta, impoverendo la biodiversità del suolo e arrecando sofferenza agli animali. Cambiare il mondo si può, ma prima che l'evoluzione avvenga, deve allargarsi la consapevolezza delle singole coscienze.

La conferenza interreligiosa organizzata presso il Teatro della Terra ha confermato ancora una volta i buonissimi rapporti e la grande comunanza di vedute delle tradizioni religiose intervenute su temi di grande attualità come la produzione etica del cibo, il consumo etico e senza sprechi del cibo e la corretta distribuzione su scala planetaria delle risorse idriche ed alimentari in modo da garantire a tutti il diritto al cibo e all’acqua come beni fondamentali irrinunciabili.

Riassumendo in sintesi il mio intervento secondo la visione buddhista, dico che pur accettando come dato di fatto la povertà di molti e la ricchezza di pochi, siano essi Paesi o persone, anche da un punto di vista karmico e quindi come effetto sperimentato di cause precedentemente poste, quello che è necessario e doveroso oggi è cambiare direzione rispetto al passato ed abbandonare o pelomeno limitare l’atteggiamento egoista, la cultura dello sfruttamento dissennato delle risorse del Pianeta, della massificazione dei profitti, dei vantaggi personali o di casta, privilegiando un comportamento più altruista che tenda ad una maggiore responsabilità e consapevolezza rispetto alla necessità non più procrastinabile di relazionarci con il Pianeta che ci ospita e che ci fornisce tutto quello di cui abbiamo bisogno in modo più etico e corretto. Procacciarci il cibo e le risorse non deve più passare attraverso la sofferenza ingiustificata degli animali, l’impoverimento della biodiversità, lo sfruttamento di suolo e persone al solo scopo di dare ad alcuni troppo e ad altri quasi nulla.
 
L’avidità, la volontà di sfruttare e di primeggiare, l’indifferenza verso chi soffre per povertà e la disuguaglianza sono un grave difetto mentale che inquina la vita del Pianeta seminando le cause per l’infelicità anche personale. Quando questo difetto diventa la guida comportamentale di Paesi interi, l’impatto sui popoli è catastrofico. È responsabilità di ognuno di noi il rispetto per l’ambiente e per chi lo abita, ognuno di noi è un tassello importante per il cambiamento globale che non può avvenire se non con un cambiamento e con la maturazione etica di tutte le singole coscienze.
 
 
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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