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In bicicletta lungo il Naviglio Grande

Cultura / -

I piccoli borghi lungo il Naviglio Grande
© Archivio Parco Lombardo della Valle del Ticino

La ciclovia del Naviglio Grande corre lungo l’alzaia, lungo tutto il suo corso. Vi proponiamo una pedalata lungo il suo tratto più bello, tra Turbigo e Abbiategrasso, con una soluzione semplice e divertente per tutti: treno + bici.

Una pedalata lungo il Naviglio Grande è un viaggio nella storia, una storia iniziata più di 800 anni fa. I primi scavi per la sua realizzazione, in località Tornavento, iniziarono nel 1179 e l’acqua arrivò in città nel 1209. Si tratta del primo canale artificiale di grandi dimensioni realizzato in Europa, asse portante di tutto il sistema di canali e navigli lombardi, unico al mondo per dimensioni e complessità. Come tutti gli altri grandi canali ebbe, fin dal momento del suo progetto, due funzioni: quella irrigua, per portare alle campagne l’acqua del Ticino, e quella, ancor più importante, di via navigabile. Divenne presto un’importantissima via per i commerci, collegando il lago Maggiore a Milano. Come è noto, sulle sue acque passarono anche i grandi lastroni del marmo, provenienti dalle cave di Candoglia, con cui venne costruito il Duomo di Milano.
 
La partenza da Turbigo
Il tratto tra Turbigo, pochi chilometri dopo la presa dal Ticino, e Abbiategrasso, prima che il corso del naviglio devi verso Milano, è meraviglioso. La ciclovia, ben tenuta e segnalata, è molto agevole da percorrere; segue l’alzaia del canale, a tratti sulla sponda destra e a tratti su quella sinistra. Partendo da Turbigo (vd. Informazioni pratiche e mappa) ci sono lunghi tratti di paesaggio naturale, dove l’unico segno della presenza dell’uomo è il canale stesso. Dopo qualche chilometro il percorso è più vario e campi, filari di pioppi e tratti di bosco si alternano a piccoli centri abitati. Li si scorge in lontananza, grazie ai caratteristici antichi ponti in mattoni rossi che attraversano il canale: Castelletto, Bernate Ticino, Boffalora sopra Ticino, Robecco sul Naviglio e Cassinetta di Lugagnano. Luoghi antichi, ricchi di storia, che possiamo facilmente immaginare ai tempi in cui il Naviglio Grande era percorso da barconi carichi di di persone, animali, merci di ogni genere. Pontili, chiuse, attracchi, argini e lavatoi sono le molte testimonianze di una storia di commerci durata secoli.
 
A pochi metri, il Ticino
Il Naviglio Grande non va percorso di fretta: ogni suo angolo vi può raccontare qualcosa. Lungo il suo corso ci sono ancora molti posti dove ci si può fermare a fare una sosta, seduti a bere un bicchiere di vino, osservando lo scorrere dell’acqua, che in qualche tratto è molto placido mentre in qualche altro si fa più vivace. Fino a Bernate il naviglio corre parallelo al Ticino. Il “Fiume Azzurro” è lì, a poche centinaia di metri, anche se non si fa vedere, nascosto dai boschi. È però facilmente raggiungibile, ci sono diverse deviazioni ben indicate, e percorribili facilmente, che portano al fiume. Il tratto della ciclovia che passa più vicino al fiume è nella zona di Castelletto di Cuggiono (vd. mappa).
 
Tra Robecco e Cassinetta: le ville di delizia
Prima di giungere ad Abbiategrasso il naviglio diviene un teatro a cielo aperto. Lungo le sue sponde, tra Robecco sul Naviglio e Cassinetta di Lugagnano, sorgono alcune tra le ville nobiliari più belle della Lombardia. Tra Seicento e Settecento, infatti, alcune famiglie che possedevano vasti latifondi in zona scelsero di costruire in questi posti le loro magnifiche ville “di delizia”, per trascorrervi la villeggiatura. La scelta di questi luoghi era favorita dalla facilità degli spostamenti lungo la via d’acqua, molto più sicura e rapida rispetto alle strade di quel tempo. Le ville si susseguono, una dopo l’altra, affacciandosi sul corso d’acqua. In pochi chilometri creano uno scenario magnifico. Entrando in via Matteotti, a Robecco, o in via Roma, a Cassinetta, se ne possono ammirare altre. Si tratta però di ville private, e solo alcune di esse vengono aperte al pubblico in particolari occasioni (vd. Informazioni pratiche)
 
L’arrivo ad Abbiategrasso
Alla fine della ciclabile, giunti ad Abbiategrasso, il naviglio devia verso Milano. Attraversando un grande ponte, dopo circa 200 metri, tornando indietro sulla sponda opposta, in pochi minuti potete raggiungere la stazione ferroviaria dell’antica cittadina. Vi consigliamo di farci un giro prima di tornare a Milano. I portici del centro storico, il Castello Visconteo e la chiesa di Santa Maria Nuova meritano sicuramente una visita.
 
Informazioni pratiche
L’itinerario, lungo circa 25 km, si svolge interamente su ciclovia: percorso sicuro e adatto a tutti, anche ai bambini, ma non riservato alle sole biciclette, ci sono anche i pedoni. Se scegliete di portare le vostre biciclette con il treno, la ciclovia del Naviglio Grande è facilmente raggiungibile dalla stazione ferroviaria di Turbigo. Le biciclette possono essere trasportate su tutti i treni interregiornali e anche su altri treni durante tutti i fine settimana. Info su: www.trenord.it. In questo caso potete rientrare a Milano dalla stazione di Abbiategrasso, con arrivo alla stazione di P.ta Genova (se volete pedalare ancora, la ciclovia prosegue fino a Milano, alla darsena, MM2 P.ta Genova).
Se invece preferite affittare le biciclette, potete arrivare in automobile a Bernate o a Boffalora, ci sono dei punti noleggio proprio lungo la ciclovia. Il tratto tra Robecco e Cassinetta può anche essere percorso a piedi: le ville sono concentrate in pochi chilometri.
 
Per informazioni:
www.parcoticino.it
www.vieverditicino.it
Per l’apertura delle ville e la navigazione sul Naviglio Grande contattare il Consorzio dei Comuni dei Navigli, tel. 02 94921177
 
MAPPA DELL’ITINERARIO:
 

A contatto con la natura per la felicità dei bambini di oggi e degli adulti di domani

Sostenibilità / -

© Patrick Molnar/Corbis

La ricerca nel campo della psicologia infantile ha dimostrato la stretta correlazione tra le attività svolte all’aria aperta nei primi anni di vita e la serenità psicofisica in età adolescenziale e adulta. La qualità della vita degli individui dipende dal contatto con la natura che essi hanno avuto durante l’infanzia, in Italia e in altri paesi del mondo si sono attuate politiche scolastiche che non sottovalutano questo aspetto.

I bambini hanno bisogno della natura per crescere in modo sano e per essere preparati ad affrontare la vita da adulto. Gli psicologi infantili e gli psicoterapeuti sono convinti che il contatto  tra i bambini e l’ambiente naturale sia essenziale per lo sviluppo dell’equilibrio psicofisico in età adolescenziale e negli adulti. I bambini che tra i due e i sei anni vengono a contatto con la natura sviluppano una delle intelligenze multiple introdotte da Howard Gardner, l’intelligenza naturalistica o biofilia, ovvero l’attrazione innata che gli esseri viventi sentono nei confronti della natura. Infatti, è dimostrato che i bambini che nella prima infanzia svolgono numerose attività all’aperto e ne hanno assorbito gli stimoli sono più predisposti a rispettare l’ambiente e a comprendere la delicatezza dell’ecosistema.
 
I vantaggi di un'infanzia all'aria aperta 
Sarebbe estremamente riduttivo pensare al rapporto bambino-natura solo nell’ottica di formare un individuo rispettoso dell’ambiente, il contatto con la natura nei primi anni di vita è fondamentale per la serenità dei bambini che risultano più felici se liberi di sfogarsi in un ambiente naturale. La vicinanza con la vegetazione o con gli animali sviluppano nei primi sei anni di crescita un gran numero di recettori e l’intelligenza pratica, quello che definiremo il problem solving. Correndo, scivolando, muovendosi, cadendo, incontrando altri bambini a contattato con la natura imparano a superare le loro paure, a prevedere e risolvere gli imprevisti diventando autonomi molto prima dei coetanei che non vengono lasciati all’aperto.
 
Scuola e famiglia contro l'obesità
In Italia e nei paesi economicamente sviluppati, le attività svolte all’aperto educano i bambini a combattere gli effetti della malnutrizione, l’obesità e quelle malattie dovute a una scarsa educazione alimentare ormai diffuse nel nostro paese. Una prima educazione ambientale e alimentare deve avvenire all’interno nucleo famigliare e nelle strutture scolastiche, che hanno tutti gli strumenti per insegnare ai bambini le pratiche corrette di vita in rapporto con la natura e a nutrirsi con cibi sani e di qualità. In Inghilterra e nei Paesi Scandinavi, per esempio, è pratica comune costruire strutture scolastiche dotate di attrezzature all’aperto con giochi e attività, che a seconda delle fasce d’età, sono sempre più avventurose. Non è un caso che i governi più impegnati a questo tipo di educazione infantile siano quelli in cui gli individui godono di un’emancipazione più precoce.
L’educazione scolastica deve prevedere il contatto con la natura attraverso attività motorie all’aperto e attività didattiche che insegnino a riconoscere e curare le piante e gli animali. Su questo esempio in Lombardia sono molto diffusi in città gli orti scolastici e le fattorie didattiche, che permettono attraverso attività sperimentali di vivere e imparare dalla natura. Questo perché la giusta alternanza tra ambienti diversi, in cui compiere delle azioni differenti, serve a rendere più felici i bambini, ad ampliare gli orizzonti e gli interessi degli adolescenti e a formare adulti meno pigri o sprovveduti.
Le aree verdi cittadine hanno proprio questo scopo.
Gli orti urbani, i parchi pubblici, i giardini servono a far sviluppare la capacità motoria e cognitiva dei bambini, ad alimentare gli stimoli intellettuali e delle capacità creative. I bambini a contatto con la vegetazione sono meno soggetti allo stress ed affinano la loro concentrazione anche nei casi di sindromi di deficit di attenzione e iperattività.
Le amministrazioni cittadine possono riqualificare interi quartieri attraverso la piantumazione di vegetazione autoctona, raggiungendo il duplice scopo di recuperare aree degradate sul piano urbanistico e offrire un supporto sociale alle popolazioni che abitano queste zone.
 
Nonostante le diverse scuole di pensiero e gli approcci educativi, i ricercatori, i terapeuti e gli educatori sono piuttosto uniti nel considerare gli effetti benefici del contatto con la natura già in età prescolare per lo sviluppo dell’equilibrio psicofisico dei ragazzi e degli adulti. Proprio a questo proposito, in Germania, in un report dell’Istituto Robert Koch sono stati pubblicati i risultati di una ricerca fatta sui giovani che avessero passato più o meno tempo a contatto con la natura. Un terzo dei ragazzi tra i 4 e i 17 aveva problemi di equilibrio se messi a camminare su una asta, il 43 per cento non riusciva a toccare con le mani la punta dei piedi. Questo perché in età infantile non hanno vissuto abbastanza in un contesto naturale o semplicemente all’aperto. Il rapporto con la natura deve essere instaurato fin da subito, i bambini a contatto con gli animali e le piante sono più felici e manterranno uno stato di serenità nel corso della vita.
All’interno della famiglia, nelle strutture scolastiche e negli spazi urbani i giovani devono essere abituati a confrontarsi con la realtà naturale per sviluppare la sensibilità verso il rispetto del prossimo e delle norme ambientali. Cooperare per raggiungere questo obiettivo è un impegno di tutti per le generazioni future.
 
La sostenibilità è uno dei temi fondamentali di Expo Milano 2015. Vieni in Expo Milano 2015 e scopri tutte le sue sfaccettature e significati. 
 
 

Cicli naturali e tolleranza al glutine: variare i cereali per il benessere

Lifestyle / -

sensibilita al glutine intolleranza cereali img rif

Negli ultimi decenni molti cicli naturali di coltivazione sono stati modificati. Variare l’uso dei cereali, bilanciando quelli che contengono glutine e quelli che ne sono privi, è invece un potente strumento che stimola la tolleranza e consente di mantenere il benessere.

Per molti anni l’unica reazione conosciuta al glutine è stata la celiachia, una particolare condizione autoimmune in cui una delle proteine più importanti contenute nel frumento stimola reazioni infiammatorie dell’intestino, impedendo l’assorbimento di molte sostanze e provocando a cascata una serie di possibili effetti negativi. L’unica terapia conosciuta per questo disturbo (che riguarda lo 0,8% della popolazione mondiale) era la completa esclusione dalla dieta del glutine. Si tratta di una proteina “multi tasking” perché consente al pane di lievitare, a una torta di stare facilmente insieme e ai vegetariani di mangiare concentrati proteici vegetali come il seitan.
 
Una questione di...sensibilità
Poi, nel corso degli anni si è capito che esiste anche un’altra forma di reazione al glutine, definita a livello internazionale come Non Celiac Gluten Sensitivity (cioè intolleranza al glutine non celiaca), possibile causa di disturbi assai diffusi come la sindrome del colon irritabile, il meteorismo, la colite, l’emicrania e le difficoltà digestive. All’origine di questo disturbo sembra esserci la ripetuta e spesso esclusiva assunzione dei cereali che contengono glutine, come farro, kamut, orzo, segale e frumento.
Le fantastiche proprietà del frumento hanno portato alla diffusione e all’incremento del suo uso anche in paesi e regioni che non ne conoscevano l’uso e le tecniche di coltivazione hanno selezionato negli anni più recenti varietà sempre più ricche di glutine. Questo ha portato a una notevole diffusione anche della reattività al glutine, che è cresciuta in modo proporzionale alla sistematicità di uso che ne è fatta nel mondo.
 
La natura, una buona maestra
Una riflessione sui cicli naturali della natura e sulla varietà delle coltivazioni nelle diverse regioni del pianeta può aiutare a ridare il giusto valore a coltivazioni come quelle di riso, grano saraceno, mais, amaranto e quinoa (cereali o pseudocereali che non contengono glutine), ai grani antichi (che contengono meno glutine) e all’impiego rinnovato di leguminose come fagioli, lenticchie, soia, piselli e ceci (tutti pure senza glutine). Sono alimenti che possono essere usati per alternare o integrare l’uso del frumento, che a livello sociale è diventato quasi dovunque la fonte prevalente di carboidrati. È un percorso che ricalcherebbe gli schemi della natura, favorendo la varietà delle specie anziché la selezione di un solo tipo.
 
La varietà è fonte di benessere
Anche se questo non dovesse avvenire a livello sociale, nelle singole case e in ogni famiglia di qualsiasi regione del mondo, la scelta di variare il tipo di cereali utilizzati per la preparazione dei pasti è un comportamento alimentare benefico. Si può rispettare a volte la stagionalità e a volte la tradizione, evitando l’uso sistematico di un solo cereale, in modo da ridurre i disturbi dovuti all’eccessiva stimolazione del sistema immunitario intestinale ma soprattutto di recuperare valore per tutti i cereali e di restituire anche al frumento e al glutine, oggi fin troppo bistrattati, il loro valore e la loro ricchezza.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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