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Il Belarus, l’orgoglio di una terra ancora legata alle tradizioni

Cultura / -

© Mitchell Kanashkevich-Corbis

Il Belarus è una Nazione che affonda le proprie radici in epoche remote, dalle quali provengono le credenze e le più antiche tradizioni. Un popolo legato alla religione, alla Patria ma anche alla casa e al contatto con la natura.

L’identità culturale del Belarus si trova nella musica, nelle tradizioni popolari e nell’artigianato di questo Paese legato alla produzione di articoli in vimini e al ricamo. I miti e le leggende che avvolgono la cultura bielorussa affondano le loro radici direttamente nell’epoca pagana, mentre il folclore e l’arte sono fortemente intrisi dell’amore per la Patria e di una cristianità arrivata in Belarus  solo nell’alto Medioevo. La storia dell’arte e il patrimonio architettonico ecclesiastico ne sono un esempio. La dacia, l’abitazione tipica di campagna ha un ruolo significativo nella vita dei bielorussi, in quanto è il luogo in cui si riunisce la famiglia al di fuori del caos cittadino e dove è possibile dedicarsi all’agricoltura.
 
Una cucina povera ma piena di cultura
Il legame con la terra e le tradizioni contadine si riflettono in una cucina semplice, composta principalmente da patate, ortaggi, carne suina o bovina e dal pane. Le pietanze sono quasi sempre dei piatti unici che riflettono alcuni aspetti della cucina russa, polacca e lituana. Un esempio della gastronomia bielorussa sono i diffusissimi draniki, delle frittelle di patate, pancetta e cipolla servite con panna acida, immancabili durante la colazione. I syrniki sono una vera delizia gastronomica, sono una sorta di pancake di ricotta, uova e farina fritte o al forno, a seconda della tradizione regionale, e poi farcite con carote, frutta secca, mele o patate.
 
La ruota della vita, un simbolo verso il progresso
Il Padiglione del Belarus a Expo Milano 2015 pone l’attenzione dei visitatori sulle politiche di sviluppo del settore agricolo come soluzione concreta per affrontare il tema dell’insicurezza alimentare e della conservazione della biodiversità. All’interno del Padiglione le tematiche proposte dall’Esposizione Universale vengono illustrate attraverso pannelli interattivi, performance artistiche e nello stesso simbolo del Padiglione: la ruota della vita, sotto la quale lo spazio espositivo racconta gli sforzi del Paese nel raggiungimento degli obiettivi di innovazione agricola e tecnologica.
 

Azerbaigian. La terra che unisce Europa e Asia valorizza la sua cucina tradizionale e la biodiversità

Cultura / -

National Day Azerbaigian
© Jane Sweeney/Jai/Corbis

Tra i maggiori Paesi della regione caucasica per dimensione e popolazione, l’Azerbaigian è ricco di tradizioni antiche. E riesce a tutelare i suoi prodotti agricoli che rappresentano ancora un'importante risorsa economica.

Con una visione politica incentrata su sviluppo sostenibile, biodiversità e salute delle generazioni future, l'Azerbaigian è da sempre il ponte ideale fra Europa e Asia. Indipendente dall’URSS nel 1991, viene considerato dal punto di vista geografico uno stato asiatico che si affaccia sul Mar Caspio, anche se è membro del Consiglio d’Europa. L’Azerbaigian è prevalentemente montuoso e la sua ricchezza naturalistica lo rende un tesoro di biodiversità unico al mondo: sono presenti 9 delle 11 aree climatiche conosciute, oltre 4 mila specie di piante. Inoltre, è uno stato ricco di storia, cultura e tradizioni, e viene anche considerato un Paese “innovatore” grazie alla modernità della sua capitale Baku, con il suo centro culturale progettato dall’architetto Zaha Hadid.
 
Lavash patrimonio dell’UNESCO
La cucina azera presenta un ricco insieme di piatti, con origini legate alla Turchia e ai Paesi dell’Asia centrale. La “pecora Karabakh” è inserita tra i prodotti protetti dalla Fondazione Slow Food per la tutela della biodiversità alimentare. Il “lavash”, un tipo di pane, è stato recentemente riconosciuto per il suo articolato procedimento tra i patrimoni culturali dell’UNESCO come pane tradizionale dei Paesi della regione (Turchia, Iran, Kazakhstan e Armenia). Il "plov" (piatto di riso) di cui esistono molte varianti è un piatto nazionale che si accompagna con varie carni e verdure cotte insieme a castagne e frutta secca. Ma la tradizione culinaria comprende anche i pesci freschi e affumicati provenienti dal Mar Caspio, come il caviale o lo storione.
 
Un Padiglione riciclabile che segue la forza del vento
Il Paese partecipa a Expo Milano 2015 con il tema "Protezione dei cibi biologici e della biodiversità per le generazioni future". La forma del Padiglione - dove due “pelli” di legno lamellare, che rappresentano la sagoma di un albero rovesciato, avvolgono le tre biosfere di vetro -, mostra delle pareti ondulate come se fossero modellate dal tipico vento presente nel territorio dell’Azerbaigian. All’interno del Padiglione viene presentata la cultura dell’Azerbaigian, le esperienze che legano l’uomo all'agricoltura e la sua ricerca del rapporto con la terra. Al termine dell’Esposizione Universale, la struttura (un’opera smontabile e sostenibile per l’ambiente) sarà portata in Azerbaigian, a Baku, dove verrà installata all’interno di parco e avrà uno scopo didattico.
 

I mulini: una storia d’amicizia millenaria tra l’acqua, il vento e l’agricoltura

Sostenibilità / -

Germania, Bassa Sassonia. Mulini gemelli Greetsieler Zwillingsmühlen.
© Wilfried Wirth/imagebroker/Corbis

Un simbolo universale di quiete, di armonia con la natura, di laboriosità e di fragranza, di tradizione e ingegno. I macchinari usati dall'uomo, nei secoli, per aiutarsi con la coltivazione delle messi e la preparazione del cibo, sono anche il primo esempio di uso delle energie rinnovabili.

II millennio a.C.
L'uso di primitive ruote ad acqua risale ai tempi dei Sumeri, testimoniato da nomi di periodi sui loro calendari. La tecnica costruttiva dei mulini ad acqua e a vento è per molti secoli prerogativa delle civiltà mesopotamiche; solo successivamente si espande in Egitto, in Cina e, molto più tardi, in Occidente. Nell'antica Mesopotamia l'utilizzo di macchine per l'irrigazione è documentato da iscrizioni babilonesi, ed è ipotizzabile che sfruttassero l'energia dell'acqua per l'irrigazione. Il re di Babilonia Hammurabi, trentasette secoli fa, fa costruire pompe eoliche per sollevare acqua dai fiumi e irrigare i celebri giardini di Babilonia - congegni costruiti probabilmente ad asse verticale.
 
15 a.C.
Il De architectura di Vitruvio cita il mulino ad acqua.
 
310 d.C.
Già Greci e Romani usavano dei mulini ad acqua per macinare il grano. A Barbegal, in Francia, nei pressi di Arles, importante porto che riforniva Roma di grano, sono stati trovati dei mulini idraulici a otto ruote che sfruttavano contemporaneamente lo stesso corso d’acqua (310 d.C.).
 
VI secolo
Piccoli mulini per rompere riso e grani si erano diffusi già in tutte le famiglie agricole dell’Asia ed erano largamente usati in India. In Cina e nel Medio Oriente, oltre a dei macchinari domestici, si erano imposti anche i mulini ad acqua professionali su grande scala.
 
630 d.C.
Il califfo Omar I dà testimonianze scritte di un uso alquanto diffuso di simili sistemi a vento per irrigare. Si tratta di macchinari a pale e leve comparabili a quelli già descritti da cronache persiane nel 130 d.C. e simili alle macine da grano che si diffondo largamente in quei secoli dalla Persia orientale all’odierno Afghanistan. L’espansione del mulino a vento, al contrario di quella del mulino ad acqua, è assai più lenta, tanto che rimane per alcuni secoli prerogativa dell’area mediorientale. Solo con l’espansione dei regni islamici, a partire dal 7° secolo, l’uso del mulino a vento raggiunge anche l’Occidente mediterraneo. Sicilia, Baleari, Spagna, isole greche vedono sorgere per primi questi manufatti, portati dai conquistatori islamici.
 
X secolo
In Egitto una città intera prende il nome e trae i mezzi di sussistenza dai mulini per la farina: Mashrulu-t-Tawahin (ovvero Mashtul dei Mulini), che rifornisce le carovane di cammelli e le navi che trasportano il mais a Gedda e alla Mecca. Le maree che quotidianamente rifluiscono vorticosamente nel canale di Basra azionano i mulini costruiti a monte.
 
XII secolo
In Europa si comincia a servirsi più diffusamente dei mulini ad acqua e a vento con finalità industriali, impiegati per macinare cereali, spremere le olive, pompare acqua, alimentare segherie, cartiere, tintorie. La prima traccia di un mulino a vento in Europa è precisamente del 1180: in un documento cartaceo si trova scritto che un’abbazia della Normandia ricevette in dono un appezzamento di terra “vicino a un mulino a vento” a Montmartin en Graine.
 
XIII-XVI secolo
Siamo in Olanda. Il paesaggio si popola di mulini non solo a mo’ di macine, ma anche per drenare l’acqua e strappare sempre più terra al mare, suscitando a volte, curiosamente, le proteste degli artigiani e dei braccianti locali, preoccupati per il loro posto di lavoro. Nel frattempo in Spagna “ecco scoprirsi da trenta o quaranta mulini da vento, che si trovavano in quella campagna; e tosto che don Chisciotte li vide, disse al suo scudiere: ‘La fortuna va guidando le cose nostre meglio che noi non oseremmo desiderare. Vedi là, amico Sancio, come si vengono manifestando trenta, o poco più smisurati giganti? Io penso di azzuffarmi con essi’”… il capolavoro di Miguel de Cervantes Saavedra dato alle stampe nel 1605 dà saporita testimonianza della diffusione di queste strutture nei paesaggi campestri.
 
XVI secolo
Muhammad lbn Nasir al-Din, l'emiro di Bika e di Karak Nuh in Siria, stabilisce un waqf (una fondazione pia islamica) che annovera tra le altre proprietà due mulini con le loro macine montati rispettivamente
sui fiumi Ghazir e Birdawan. Oltre ai mulini ad acqua, rimangono in uso in tutto il Levante le macchine per macinare il mais e spremere l'olio azionate da animali come cammelli, asini o buoi. Le regole civili
sono comunque improntate a una certa compassione. Gli animali devono poter riposare sia di giorno sia di notte e non è permesso farli lavorare più di un certo numero di ore di seguito.
 
XVIII secolo
Con l’avvento delle prime macchine industriali i mulini non si accantonano immediatamente. Anche se non più impiegati come prima per manifatture o per la mera forza meccanica, la pala eolica viene adattata a disparati impieghi: per esempio, alimentando milioni di pompe d’acqua dei coloni americani. A questi decenni e all’inventore Daniel Helladay si fa risalire la nascita di quei caratteristici “mulini americani”, quei mulini montati su tralicci con un rosone di pale di latta rettangolari che ruotando trasferivano energia a una pompa d’acqua posta per terra. Hanno in effetti caratterizzato i paesaggi agricoli americani di due secoli, immortalati da tanti film western, e secondo alcuni calcoli ne furono costruiti addirittura sei milioni. Alcuni dei quali tuttora funzionanti.
 
XIX secolo
Il mulino ad acqua, così come il mulino a vento, viene soppiantato dall'avvento del motore a vapore e, successivamente, dal motore elettrico. Le vestigia di millenni di collaborazione - ruote, casupole, torri, architetture sulle colline e a bordo dei fiumi – rimangono a testimoniare in modo romantico e suggestivo la dolcezza e la disponibilità delle forze della natura, il vento e l'acqua. Oggi le chiamiamo energie rinnovabili, una volta erano l'energia per la vita.
 

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