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Il Bangladesh, dove il riso ha un cuore sostenibile

Cultura / -

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Il Bangladesh è una terra dalle antichissime origini, nata sotto l’influenza della cultura indiana oggi è una delle massime produttrici di riso al mondo. La musica, la letteratura e soprattutto la cucina rappresentano tutta l’importanza della cultura bengalese nel mondo. A dimostrarlo il Padiglione a Expo Milano 2015.

Esotica e fiabesca la storia del Bangladesh, l’antico Bengala, è costellata di intrighi e di
conflitti che, più o meno romanzati dal tempo, hanno visto affrontarsi nei secoli le
popolazioni che si contendevano questa splendida terra. Il commercio è sempre stato la
principale attività di sussistenza del Paese e, dopo la breve dominazione portoghese, a
dare una netta conformazione portuale alle città sorte lungo il Golfo del Bengala. Stretto
nell’abbraccio delle terre più orientali dell’India, sotto il dominio inglese del
Commonwealth, il Bangladesh ha raggiunto la sua indipendenza nel 1971, mentre le
prime elezioni democratiche si sono tenute solo nel 1991. Nonostante i conflitti che hanno
percorso questo Paese la cultura bengalese non è mai stata abbandonata, il Bangladesh
conserva infatti la tradizione musicale, molto vicina a quella indiana, la cui massima
espressione è rappresentata dalla lirica accompagnata dai tipici strumenti monocorda, gli
ektara. Il patrimonio letterario bengalese è poco conosciuto, ma è ricco di antichissime
opere a carattere religioso che rievocano le storie degli eroi bengalesi.
 
Il riso e la frutta, due alimenti fondamentali per la cucina bengalese
La cucina tipica del Bangladesh è caratterizzata dalla preparazione del riso, spesso
condito con il curry e accompagnato dalla carne di pollo o di pesce. Il cibo bengalese è
spesso speziato ed esclude per motivi religiosi la carne di maiale, i piatti tipici sono infatti il
Biryani, preparato con riso, pollo, uova e verdure, e il Pilao, una sorta di riso fritto con
carne e legumi. In Bangladesh, a tavola si bevono le spremute di frutta, soprattutto mele,
mango e lime e latte di cocco, e naturalmente il tè, di cui il Bangladesh conta una
ricchissima varietà. La frutta è la regina della cucina bengalese e compone anche la
maggior parte dei dolci, solitamente a base di riso, miele e frutta secca.
 
Un Padiglione mirato alla sostenibilità
Il Padiglione del Bangladesh, all’interno del Cluster del Riso, presenta la forte vocazione
agricola e commerciale del Paese, da sempre concentrato nella produzione e nella
lavorazione del riso. All’interno del Padiglione, la visita si concentra sul tema della
sostenibilità e di come il Paese sia riuscito a raggiungere una produzione alimentare
sufficiente per il fabbisogno della popolazione grazie all’impiego di metodi di produzione e
di tecnologie innovative. Inoltre, un’intera parte della mostra è dedicata ai risultati del
Bangladesh Rice Research Institute sull’adattamento delle colture del riso ai cambiamenti
climatici.
 
 
 
 

Cinque domande a Oxfam Italia. Come creare valore aggiunto con la produzione dei grani in Ecuador

Innovazione / -

La riscoperta delle antiche coltivazioni parte dalle donne
© Marco Palombi

Grazie alla collaborazione tra i coltivatori, si apre un mercato stabile per il commercio dei grani andini. Oxfam Italia, che sviluppa e valorizza le potenzialità territoriali, risponde alle nostra domande sul progetto.

A Expo Milano 2015, la foto-story esposta nel Padiglione Zero sarà un’ulteriore occasione per conoscere i progetti di Oxfam. Che messaggio vi piacerebbe trasmettere del vostro approccio al tema della sicurezza alimentare?
L’approccio che proponiamo si basa sulla valorizzazione dell’agrobiodiversità e dei prodotti tipici, in un’ottica di sviluppo sostenibile. Pensiamo a un modello alternativo (ancora possibile) di produzione e consumo, per garantire la sicurezza alimentare, contribuire alla salvaguardia dell’ambiente e dei diritti individuali, oltre a preservare la corretta gestione, uso e controllo delle risorse naturali.

Quali difficoltà avete incontrato nel vostro percorso? Come le avete superate?
Abbiamo dovuto affrontare soprattutto dei problemi legati alle differenze culturali. Il nostro intervento ha coinvolto diversi aspetti progettuali: abbiamo messo in piedi un processo di sensibilizzazione che si basa sulla valorizzazione delle potenzialità nutritive, culturali e commerciali delle colture locali; dal punto di vista tecnico, sono state introdotte innovazioni sostenibili; sotto il profilo politico, abbiamo coinvolto altri partner sia nel settore pubblico che privato; infine, per proteggere l’ambiente sono stati utilizzati semi adattati e resilienti impiegati con tecniche agro-ecologiche sostenibili.

Rispetto alla data di presentazione della domanda, come si è sviluppato oggi il progetto?
Nel proseguimento del progetto, abbiamo fornito assistenza tecnica ad altri cantoni con l’aiuto dell’associazione Mama Murucuna. La Unorcac (Unione delle Organizzazioni Contadine di Cotacachi) sta definendo un nuovo modello di gestione della parte micro imprenditoriale, con i grani andini come prodotto di punta. La politica si sta muovendo con decreti municipali e con un Piano di Promozione della Quinoa a livello Nazionale.
 

Quali sono le prossime tappe? 
Le organizzazioni di base stanno lavorando per portare avanti indipendentemente il progetto, per garantire stabilmente prodotti di qualità e creare valore aggiunto. Il fine è di ampliare i mercati per posizionare l’agro-ecologia, l’identità culturale e territoriale come modello di sviluppo sostenibile. Inoltre lavoreremo per garantire appoggio politico a questo tipo di piccoli agricoltori e rafforzare l’alleanza tra zone rurali e aree urbane.

Intendete replicare il progetto in altri Paesi o in altri contesti?
Il programma si sta già espandendo in altre comunità limitrofe. Ma quest’esperienza di lavoro, una volta messa a sistema, è molto stimolante e può essere applicata in altri Paesi.

L’impronta idrica dell’Italia

Sostenibilità / -

Acqua e agricoltura: speciale impronta idrica su Expo Milano 2015
© Kenny Calhoun/AgStock Images/Corbis

Nei Paesi europei e nordamericani sono i settori industriali ad incidere maggiormente sul profilo dell’utilizzo idrico. Ciò nonostante esistono alcuni territori che rappresentano delle eccezioni. L’Italia ad esempio, ha un’impronta idrica differente dalla maggior parte dei Paesi europei.

L’impronta idrica totale dei consumi in Italia è il 25% più alta della media europea, pari a circa 132 milioni di m3/anno di acqua.  Questo valore corrisponde a circa 6.309 litri pro capite al giorno,  compresi i quantitativi di acqua derivanti dai prodotti importati.
Nel nostro paese è l’agricoltura il settore economico più assetato (85%), seguito dall’industria (8%) e dall’uso domestico (7%). Fortunatamente, l’agricoltura italiana utilizza prevalentemente acqua piovana (frazione verde della water footprint).
Circa l’8% dell’acqua utilizzata sul territorio nazionale appartiene alla componente blu (acqua da bacini idrici di superficie o sotterranea), mentre il 17%  è acqua grigia.
La SAU irrigua italiana è pari a 2.418.921 ha (tab.1) e per il 40% è irrigata con il sistema a pioggia, un sistema che negli ultimi anni è stato fortemente accusato di scarsa efficienza, mentre soltanto il 17% della superficie irrigua totale è gestito mediante la microirrigazione.
 
Tabella 1. Sistemi di irrigazione utilizzati in Italia
 
 
Sistema di irrigazione unico o prevalente
Superficie irrigata in ha
Scorrimento superficiale ed infiltrazione laterale
748.391
Sommersione
221.025
Aspersione (a pioggia)
958.535
Micro irrigazione
422.534
Altro sistema
68.436
Superficie totale
2.418.921 
 
La frazione blu dell’impronta idrica agricola ha provenienze diverse (tab.2). Il 25% della superficie agricola irrigua è alimentato dalle acque sotterranee presenti in azienda (o nelle vicinanze della stessa), il 15% è irrigato con acque superficiali, mentre il restante 60% è gestito mediante acquedotto.
 
Tabella 2. Fonti di approvvigionamento di acqua per l’agricoltura
 
Fonte di approvvigionamento dell'acqua irrigua
Superficie irrigata (in ha)
Acque sotterranee all'interno o nelle vicinanze dell'azienda
 616.330
Acque superficiali all'interno dell'azienda (bacini naturali ed artificiali)
123.186
Acque superficiali al di fuori dell'azienda (laghi, fiumi o corsi d'acqua)
241.436
Acquedotto, consorzio di irrigazione e bonifica o altro ente irriguo con consegna a turno
803.330
Acquedotto, consorzio di irrigazione e bonifica o altro ente irriguo con consegna a domanda
545.076
Altra fonte
89.562
Totale
2.418.921
 
 
Circa il 70% della superficie irrigata è rappresentato dai terreni coltivati con seminativi, il 26% dalle legnose agrarie e il restante 4% dai prati.
All’interno dei seminativi, le colture che incidono maggiormente sulle richieste idriche sono il Mais da granella (30%), seguito dal riso (15%) e dalle ortive coltivate in piena aria (14%).
Grazie a queste colture, l’Italia ha un grado di autosufficienza del 73% dei cereali e del 103% per gli ortaggi. Ciò non toglie che dove possibile debba essere migliorata la gestione delle risorse idrite nell’ottica di un efficientamento globale de sistemi idrici.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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