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Haiti. Una perla lucente incastonata nel cuore dei Caraibi

Cultura / -

cover haiti
© Anthony Asael_Art in All of Us Corbis

Spiagge bianche e paesaggi da sogno. Situato tra l’isola di Cuba e la Repubblica Domenicana, questa Paese meraviglioso, ricco di insoliti contrasti, si sta riprendendo dal terribile terremoto che lo ha colpito cinque anni or sono, dando spazio a due delle sue grandi risorse: il turismo e l’agricoltura. Il 10 luglio Expo Milano 2015 celebra il suo National Day.

Mercati variopinti traboccanti di bancarelle e di gente, insenature da cartolina, parchi nazionali, villaggi abitati da pescatori, festività pittoresche e campi coltivati a cereali, tuberi e tabacco. È questa l’essenza più vera di Haiti, un piccolo Paese dalla storia affascinante e dall’architettura elegante, che richiama l’epoca del colonialismo francese e le tradizioni dei nativi americani.

Pochi ingredienti sapientemente miscelati
Haiti è famosa per i suoi piatti semplici e gustosi a base di alimenti freschissimi. Pesce appena pescato, riso, farina di mais, miele, fagioli, ceci, e salse piccanti a base di curry, pollo, maiale e frutta sono alla base dell’alimentazione dei suoi abitanti. Influenzata dalla cucina francese, spagnola e africana, la cultura gastronomica del Paese si basa sui sapori forti e piccanti, che non lasciano indifferenti coloro che li assaporano per la prima volta.

Haiti a Expo Milano 2015 per condividere l’eredità dei nativi americani
Haiti partecipa all’Esposizione Universale all’interno del Cluster dei Cereali e Tuberi con l’intento di valorizzare e condividere l’eredità storica dei nativi americani legata alla cultura di questi alimenti che nutrono non solo le oltre 10 milioni di persone che vivono nel Paese caraibico, ma anche buona parte delle popolazioni del Pianeta. Il Padiglione di Haiti è realizzato su due piani. Nell’area si possono ammirare le virtuose abilità degli haitiani in cucina, nell’arte e nell’artigianato locale.
 
 

Prodotti tipici e territorio. Un legame da tutelare, ma anche da assaggiare

Sostenibilità / -

IDA Prodotti tipici e territorio
© Sopa/Corbis

L’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di territorio posto sotto tutela, vantando più 800 parchi naturali in cui la vita animale e vegetale è rispettata e salvaguardata. All’interno di queste aree, tutt’altro che chiuse verso l’esterno, l’agricoltura e l’allevamento costituiscono il legame inscindibile tra la tradizione rurale e l’uomo, che diventa custode del paesaggio e produttore dei più noti e prestigiosi prodotti tipici della tradizione culinaria italiana.

L’Italia è il Paese europeo con la maggiore varietà di specie viventi, di queste circa seimila specie vegetali e 57mila animali vivono e si riproducono nelle aree protette. Il 30 per cento delle forme di vita di tutto il nostro continente si concentra in una superficie, quella italiana, 30 volte più piccola dell’Europa. Il ministero dell’Ambiente conferma che la presenza dei parchi nazionali tutelati ha un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle specie faunistiche e vegetali e mette un freno ai processi di urbanizzazione dei suoli naturali. I siti di particolare interesse naturalistico, ambientale o storico contengono degli ecosistemi prevalentemente o integralmente intatti. Nel 1992, durante il Summit mondiale per l’ambiente di Rio de Janeiro, questi luoghi sono stati definiti “strumenti con cui conservare la biodiversità”.

Consolidare il legame tra essere umano e natura attraverso il metodo biologico
Nonostante la mancanza di una legislazione dedicata all’attività agricola all’interno dei zone naturali, alcuni articoli della Legge 394/1991 si riferiscono a un modello di coltivazione e allevamento sostenibile, che coniugano la salvaguardia delle risorse naturali con il mantenimento della produttività dei sistemi agricoli. L’agricoltura biologica è la pratica più adatta per consolidare il legame tra l’uomo e la natura e per mantenere inalterata la vita che deriva dal suolo.

Tra i progetti che sostengono l'agricoltura, i Piani di sviluppo rurale
Le iniziative a favore di queste pratiche produttive di tutela sono promosse e diffuse dalla Commissione europea, dagli enti Parco e da organizzazioni come l'Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), Legambiente e il Wwf. In Italia, i programmi europei volti a sostenere l’agricoltura sono stati assorbiti dai Piani di sviluppo rurale, attraverso i quali è stato possibile tutelare il 10 per cento del territorio italiano, per un totale di 871 siti che comprendono parchi nazionali, regionali e marini. Le aree protette spesso sono caratterizzate da una presenza significativa di attività antropiche, spesso agricole. Queste realtà, a tutti gli effetti rurali, hanno modellato il territorio e ne costituiscono un carattere inalienabile.

Dop, Igp e Doc garantiscono la qualità dei prodotti
I prodotti agroalimentari sono la memoria e la ricchezza del territorio, un patrimonio di tradizioni, gesti, culti e di civiltà. La qualità dei nostri cibi viene garantita delle sigle europee Denominazione di origine protetta (Dop) e Indicazione geografica protetta (Igp) per gli alimenti e Denominazione di origine controllata (Doc) per i vini. Marchi che per i cibi prodotti all’interno di un’area protetta si arricchiscono delle conoscenze antiche e del legame inscindibile tra cibo e territorio. Molti dei nostri cibi tipici devono la loro alta qualità al luogo e alle pratiche di produzione, nelle riserve e nei parchi è largamente praticata l’agricoltura che, oltre a fornire alimenti sani, non intacca l’equilibrio della natura.

Un archivio raccoglie i prodotti tipici
La ricotta romana prodotta nella riserva naturale della Marcigliana (Lazio), la castagna della Val Camonica proveniente dal Parco regionale dell’Adamello (Lombardia) e il pinolo della tenuta presidenziale di San Rossore e la tenuta Salviati di Migliarino (Toscana), così come molti altri prodotti della tradizione culinaria italiana che vengono lavorati all’interno dei parchi o delle riserve protette, rispettano il patrimonio ambientale e il territorio grazie all’operato di numerose aziende agricole biologiche. L’Atlante dei prodotti tipici e tradizionali nelle aree protette realizzato dal ministero dell’Ambiente, Slow Food e Legambiente in collaborazione con Federparchi raccoglie un archivio di prodotti agroalimentari tipici provenienti dalle aziende situate all’interno dei Parchi nazionali e regionali. L'agricoltura ha un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell'ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l’Italia.

Agricoltori come custodi della terra e delle tradizioni
Le aree protette non sono luoghi impenetrabili, delle entità estranee alla vita dell’uomo, al contrario la produzione e il commercio di cibo sono un elemento di comunicazione con il resto del territorio per circa la metà dei comuni italiani che ricadono all’interno di un sito tutelato. Gli abitanti hanno costruito da tempo una sorta di alleanza tra l’agricoltura e il territorio che favorisce la conservazione del paesaggio e la biodiversità. In questo contesto l’agricoltore diventa “custode” della terra e instaura un rapporto con il territorio e con il consumatore attraverso il commercio di prodotti biologici a filiera corta. L’attività degli agricoltori è l’ultimo baluardo del legame tra la produzione agroalimentare e il rispetto del territorio reso ancora possibile grazie a quegli strumenti, la tradizione e la manualità, ormai sepolti dall’innovazione tecnologica.

Un nuovo metodo d’irrigazione salvaguarda l’acqua e i terreni in Siria

Innovazione / -

Stabilizzare l’acqua del sottosuolo, aumentare la produzione e diminuire i costi è il focus di questo progetto.

Il Ministero degli Affari Esteri Italiano e della Cooperazione Internazionale (Maeci) e l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari (Iamb) introducono un’innovazione in Siria che riesce a stabilizzare l’acqua del sottosuolo, aumentare la produzione e diminuire i costi.

Nell’ambito dell’agricoltura è difficile sentir parlare di un vero cambiamento, se si pensa che oltre l’80% dei coltivatori utilizza tecniche d’irrigazione tradizionale con elevato consumo d’acqua. Ma in Siria, a causa del clima caratterizzato da forti escursioni termiche e poca piovosità, sembra necessario un passo per migliorare i raccolti. Per questo il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Italiano insieme all’Iamb (Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari) promuovono dal 2005 un nuovo metodo d’irrigazione. Attraverso macchinari innovativi e semplici metodologie, i coltivatori siriani possono ottenere due vantaggi: da una parte fermare la riduzione dell’acqua nel sottosuolo, che provoca pericolose voragini nei campi agricoli. Inoltre si possono migliorare le condizioni economiche dei contadini, con minori costi di produzione (e consumo di acqua) e maggiori rese dei raccolti (soprattutto di frumento e cotone). Quest’iniziativa aumenta la qualità dei prodotti agricoli siriani anche nell’ottica di un mercato competitivo su scala internazionale.
 
Mezzi agricoli all’avanguardia
Il progetto prevede lo sviluppo in due diversi momenti. La fase iniziale riguarda l’introduzione di un nuovo sistema d’irrigazione sostenibile (dall’infelice acronimo ISIS, che in questo caso sta per Improved Surface Irrigation System) facile e adattabile alle varie colture. Viene inoltre sviluppata una metodologia per calcolare l’acqua impiegata nei campi, diminuire la salinità del terreno e razionalizzare l’uso di fertilizzanti. Un’altra invenzione riguarda un nuovo tipo di macchina che consente la semina e l’assolcatura (ovvero la creazione dei solchi in cui mettere i semi) con un solo passaggio, così da permettere un notevole risparmio di tempo.
La seconda fase punta a ottenere una razionalizzazione delle risorse naturali, tramite nuove tecniche per la raccolta di acqua piovana, la creazione di associazioni di contadini e un sistema di allerta per possibili batteri nelle colture.
 
Ora il suolo è sicuro
La reticenza iniziale dei 4mila coltivatori siriani, unita allo scoppio della guerra civile, hanno complicato l’implementazione di questo programma. Ma dopo due anni dalla fine della prima fase, i dati mostrano che il livello della falda non diminuisce più, in modo da bloccare la formazione di nuove voragini nel terreno. L’acqua risparmiata per l’irrigazione è pari a 30 milioni di metri cubi, che equivale a una riduzione del 35% rispetto ai metodi di coltivazione tradizionale. Si è registrato un aumento del 45% del reddito degli agricoltori, una resa dei raccolti migliore (+45% di frumento) e una diminuzione dei costi (-42% di energia). Nonostante non si sia potuta completare la seconda fase a causa dell’inizio della guerra, il progetto è già stato esportato e  replicato in altri Paesi.
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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