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Emirati Arabi Uniti. Quando un dattero può salvare la vita

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Il Paese dipende all’85% da risorse alimentari esterne. Per questo ha mutuato le tradizioni gastronomiche di altri Paesi, in particolare di quelli di provenienza dei suoi numerosi espatriati.

Situati nel sud-ovest dell'Asia, bagnati dal Golfo di Oman e dal Golfo Persico e incastonati tra Oman e Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti sono un territorio quasi totalmente desertico. Per questo, la maggioranza della popolazione vive lungo la costa, di 1.318 km, in particolare lungo il Golfo Persico, dove si trovano le più grandi città del Paese e le principali attività economiche. Solo nell'estremità orientale sono presenti formazioni montuose, come la Catena del Hajar, a ridosso del confine con l'Oman. La capitale Abu Dhabi è al centro dell’emirato più grande, con l’87% della superficie complessiva, e il più abitato, con il 38% della popolazione. La zona del deserto di Abu Dhabi comprende due importanti oasi con un'adeguata quantità d'acqua sotterranea per insediamenti permanenti e per la coltivazione.
La fonte primaria di reddito degli Emirati Arabi Uniti è il greggio: la posizione geografica rende infatti il Paese un punto di transito fondamentale per il suo trasporto.
 
Cucina mediorientale e indiana sono i due punti di riferimento
La maggioranza della popolazione degli Emirati Arabi Uniti (che non arriva a 10 milioni di abitanti nel suo complesso) è composta da espatriati. Inoltre, il Paese dipende all’85% da approvvigionamenti esteri, data la sua natura desertica. Per questo, la regione non ha una vera e propria cucina tradizionale, ma ha mutuato le tradizioni dei Paesi da cui provengono la maggior parte dei suoi abitanti, in particolare mediorientale (come falafel e hummus) e indiana.
Il vero simbolo della flora locale è però la palma da dattero, che ha garantito per secoli la possibilità di sopravvivenza nel deserto.
 
Le dune del deserto distinguono il Padiglione del grande Norman Foster
E proprio ai suoi due elementi caratterizzanti (deserto e palme da datteri) si ispira il Padiglione degli Emirati Arabi Uniti a Expo Milano 2015. Le dune del deserto catturano l’attenzione fin da lontano: queste sono state fotografate e riprodotte nei minimi dettagli in una struttura in resina in grado di trattenere il fresco, grazie a un’idea dell’archistar Norman Foster, progettista del Padiglione. Il pavimento della rampa verso l’auditorium è lievemente ondulato: ai visitatori sembra di attraversare le gole desertiche degli Emirati.
Questa particolarissima costruzione ha già un futuro: la notte del 31 ottobre sarà smantellata e trasportata a Masdar, una delle smart city più avveniristiche al mondo. Un simile dispiego di forze ha un fine preciso: il Paese vuole mostrare le sue grandi capacità in vista della prossima Esposizione Universale, che si terrà a Dubai nel 2020 con il tema Connecting Minds, Creating the Future. Il sito espositivo è in costruzione a metà strada tra Abu Dhabi e Dubai, per favorirne la raggiungibilità per via aerea. Il tema toccherà tre filoni: sostenibilità, opportunità e mobilità.
All’altro elemento caratterizzante, la palma da dattero, è invece dedicato il video, cuore del Padiglione, dal significativo titolo “Family tree”. In un viaggio magico e quasi onirico, la ragazzina Sara viene trasportata nel passato, dove scopre i metodi usati dalle precedenti generazioni per ricavare l’acqua e l’importanza del dattero nel garantire la sopravvivenza nel deserto.
 
 
 
 
 

Lo Zambia, l’anima africana in un Paese incontaminato

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Un gioiello che conserva dentro le sue foreste la bellezza della natura incontaminata, la semplicità dei rituali, la forza delle sue credenze. Lo Zambia, il cuore del continente africano, parla e si racconta attraverso il suo paesaggio straordinario e le sue antichissime storie cantate durante le cerimonie popolari.

Myanmar, là dove il Sud-est asiatico diventa “prezioso”

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Il Myanmar è un Paese asiatico anche noto come “terra dell’oro” per l’inconfondibile colore dorato che punteggia le migliaia di pagode, i monasteri e i monumenti. Luoghi della religione buddista che fanno da contraltare a un territorio ricoperto per la maggior parte di foreste dal verde intenso.

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