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È necessario stabilire un profondo legame con la natura ed evitare il massacro animale e vegetale

Cultura / -

Triaian Valdman
Alessandro Cremasco © Expo 2015

Tra i beni, il cibo è fondamentale, ma dipende da come gli esseri umani lo utilizzano. Il loro compito non è di sfruttare la terra in modo eccessivo senza pensare agli altri e tanto meno alle generazioni future, ma è quello di coltivarla e custodirla.

A nome di Sua Eccellenza il Vescovo Siluan della Diocesi Ortodossa Romena di Milano, la più numerosa comunità cristiana dopo quella cattolica in Italia, e a nome di altre Chiese Ortodosse che hanno delegati presenti a questa assise nella Expo Milano 2015, oggi 1 di settembre, giornata della creazione, sottoscriviamo con convinzione la Carta di Milano, la quale dichiara che il diritto al cibo è diritto umano fondamentale.
 
Lo facciamo in coerenza con la nostra fede cristiana ortodossa che contempla l’uguaglianza di tutte le persone umane, credenti o no, considerate dalla Scrittura “immagine di Dio”, un Dio che è Padre per tutti, il quale sacrifica il proprio Figlio “per noi uomini e per la nostra salvezza”, e che vuole che ogni uomo venga alla conoscenza della verità e si salvi.
 
Lo facciamo perché Dio stesso dona al primo uomo, Adamo, il giardino dell’Eden, cioè tutto ciò che gli è necessario per nutrirsi e per vivere. E lo fa con due indicazioni: “riempire la terra e dominarla…” Genesi 1, 28-30) e “coltivarla e custodirla” (Genesi 2, 15). Dominarla non significa esserne padroni irrispettosi, che cercano i suoi frutti soltanto per interessi e piaceri egoistici, bensì non lasciarsi dominare da essa, cioè non diventare schiavi dei beni che la terra offre. Questi vanno considerati mezzi al servizio del dono più grande che è la vita. Tra i beni, il cibo è fondamentale, ma dipende come lo utilizziamo. Il compito dell’uomo non è di sfruttare la terra in modo eccessivo senza pensare agli altri e tanto meno alle generazioni future. Invece è quello di coltivarla e custodirla. Il teologo Staniloae considera che qui si manifesta il grande ruolo del pensiero, dell’immaginazione e del lavoro dell’uomo nella sua opera creatrice nella natura. Mediante il lavoro ognuno ottiene i mezzi necessari non soltanto per sé, ma anche per gli altri. Così il lavoro porta il segno dell’amore tra gli uomini. Con il suo carattere di sacrificio, ascetico, il lavoro spiritualizza sia l’uomo che i frutti che la natura gli dà (Teologia Dogmatica Ortodossa, vol. 1, p. 326) .
 
Circa l’utilizzo del cibo la spiritualità ortodossa propone due atteggiamenti più importanti: l’ascesi e la solidarietà. La storia di Adamo ed Eva ci racconta che, ingannati dall’aspetto tentante del frutto proibito, il quale “era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza” (Genesi 3, 6), non rispettano il divieto di Dio e ne mangiano. Con ciò nel mondo appare il peccato originario. Esso è connesso al cibo, che è necessario per vivere, ma non è tutto, non è scopo in sé, non deve portare all’allontanamento dal Creatore. La conseguenza della trasgressione è che i primi uomini vengono allontanati dall’Eden e diventano mortali.
 
Gesù Cristo rovescia tale atteggiamento. Egli inizia la missione con il digiuno nel deserto e “dopo quaranta giorni e quaranta notti gli viene la fame” (Matteo 4, 2). Alla tentazione del Diavolo di mangiare come se la vita dipendesse solo da questo, Gesù risponde con le note parole: “non solo di pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio” (Matteo 4, 3; cf Deuteronomio 8, 3). Così restaura la relazione tra il mangiare, la vita e Dio. Con il digiuno egli libera l’umanità dal mangiare, dalla materia, dal mondo senza valori spirituali (cf. A. Schemann, Postul Mare (Great Lent), Ed. Sophia, Bucarest 2013, pp. 155-159). Infatti non viviamo per mangiare, bensì mangiamo per vivere. Occorre osservare l’ascesi. Essa è necessaria per limitare i bisogni materiali, per rispettare di più la terra, i suoi ritmi e la vita che le è propria, per operare un’indispensabile distribuzione su scala planetaria, per stabilire una profonda sim-patia con la natura ed evitare il massacro animale e vegetale.
 
Il Patriarca Hazim IV d’Antiochia propone l’esorcismo creativo della tecnica, per renderla più attenta e più aperta, per evitare la tentazione prometeica di costruire il mondo come realtà chiusa il cui “piccolo dio” sarebbe l’uomo. Egli considera che il senso della vita non viene dalla tecnica, ma dall’uomo che si riconosce immagine di Dio e affronta il mondo come dono e parola di Dio (Salvare la creazione, Ed. Ancora, Milano 1994, pp. 40-42).
 
Ma la natura con il cibo che essa offre non riguarda soltanto l’uomo singolo, non è soltanto per una persona o un gruppo o un popolo. Il Signore Gesù Cristo ci insegna a chiedere il cibo a Dio e non solo per noi: “dacci oggi il nostro pane quotidiano” (Matteo 6, 11). Ecco perché gli uomini devono pensare in modo solidale alla lavorazione dei doni della natura. Egli stesso ordina agli apostoli di dare da mangiare alle folle che lo seguono  (Matteo 14, 16; Marco 6, 37; Luca 9, 13) per le quali moltiplica i pani (Matteo 14, 13-21¸15, 29-39; Marco 6, 34-44, 8, 1-9; Luca 9 10-17; Giovanni 6, 13). Non solo, ma dà se stesso come il pane che viene dal cielo (Giovanni 6, 35). Il dare da mangiare ed essere misericordioso con chi ne ha bisogno (Matteo 5, 7) porta alla vera felicità. “Venite alla destra benedetti del mio Padre, perché ero affamato e mi avete dato da mangiare!” (Matteo 25, 34-35). L’insegnamento cristiano in materia è altruista. Gesù offre il suo corpo e il suo sangue, cioè tutto se stesso. La prima comunità cristiana di Gerusalemme sceglie sette diaconi per servire alle mense (Atti 6, 1-6).
 
Sulla base di tali insegnamenti biblici, affermiamo la nostra consapevolezza che abbiamo la responsabilità di lasciare alle generazioni future un mondo più sano, equo e sostenibile. Ecco perché facciamo propri gli impegni della Carta di Milano, che, senza dimenticare la fame spirituale, speriamo di adempiere: avere cura e consapevolezza della natura del cibo di cui ci nutriamo al fine di compiere scelte responsabili, consumare solo le quantità di cibo sufficienti al fabbisogno, evitare lo spreco di acqua in tutte le attività quotidiane; promuovere l’educazione alimentare e ambientale in ambito familiare, e direi anche ecclesiale, per una crescita consapevole delle nuove generazioni.
 
Soltanto così, facendo collaborare i due emisferi spirituali dell’Oriente e dell’Occidente, diventiamo attori di un rinnovamento del mondo e della società, soltanto così la nostra fede si manifesta fattiva nelle sue opere che la confermano e la rendono capace di rinnovare il mondo.
 
 
 
 
 
 

Meng Tian. La musica è la mia casa: unisce culture, Paesi e persone… e tavole

Cultura / -

L’incontro tra culture, il valore assoluto della musica, l’importanza di uno sguardo femminile per affrontare grandi sfide, anche attraverso la musica: sono alcuni dei temi che la cantante Meng Tian affronta in questa intervista.

Meng Tian è nata in Cina e vive in Svizzera: scrive ed esegue canzoni in inglese e in cinese che coprono una vasta gamma di generi, al cui centro ci sono temi come l'amore vero, l’onestà, la passione e la compassione. Si è esibita a Expo Milano 2015 nel Padiglione svizzero portando tutta la sua energia e la sua musica e in questa intervista spiega il suo amore per i temi che riguardano la salvaguardia del Pianeta e il suo interesse per l’ambiente. Ha raccontato che quando non canta, lavora per l’ONG Biovision, che ha l'obiettivo di migliorare in modo sostenibile la vita per le persone in Africa e aiutare la conservazione e la tutela dell'ambiente.

Shirin Ebadi, un Nobel in esilio per la causa dei diritti umani

Cultura / -

Shirin Ebadi
© Alessandra Benedetti/Corbis

Shirin Ebadi è stata la prima donna iraniana a diventare magistrato nel suo Paese. Nel 2003 ha vinto il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno con il Centro per i difensori dei diritti umani da lei fondato per sostenere le famiglie dei prigionieri politici. Dal 2009 vive in esilio volontario per portare avanti la causa e far conoscere al mondo ciò che succede in Iran.

Dal 2003, anno in cui ha ricevuto il premio Nobel per la Pace, a oggi sono cambiate molte cose per lei e per i suoi connazionali che vivono in Iran. Nel 2009 è stata persino costretta all’esilio per evitare di essere arrestata. Com’è cambiata la sua vita in questi anni?
Dal giugno 2009 non sono più riuscita a tornare nel mio Paese. In quei mesi alcuni miei colleghi dell’epoca sono stati arrestati e da allora si trovano ancora in carcere. Mio marito e mia sorella sono stati arrestati dal regime per colpa delle mie attività in favore dei diritti umani. È stata una forma di ritorsione per costringermi a non parlare. Tutto ciò che mi apparteneva è stato confiscato e poi messo in vendita, persino la casa che avevo ereditato dai miei genitori. Io non ho paura di andare in carcere, mi è già capitato in passato, però nel 2009 ho deciso di non tornare in Iran perché credo che, per quello che faccio, io sia più utile fuori dal mio Paese. In Iran c’è una censura troppo forte e nessuno può esprimersi liberamente. Così ho preferito restare all’estero e viaggiare anche dieci mesi l’anno per informare il mondo su ciò che sta accadendo in Iran.
 
Le donne in Iran come nel resto del mondo sono coloro che soffrono di più per la mancanza di diritti. In agricoltura, ad esempio, la parità di genere è ancora un miraggio. Secondo l’ultimo Indice Globale della Fame (GHI), le donne rappresentano l’80 per cento dei lavoratori nel settore agricolo, ma possiedono solo l’1 per cento dei terreni. Perché questa disparità e cosa si dovrebbe fare per eliminarla?
Si può cambiare solo se sono le leggi a essere modificate. Bisogna diffondere una certa cultura per fare in modo che le persone, i singoli cittadini possano cambiare il modo di vedere e di agire. L’istruzione e l’indipendenza economica sono due aspetti fondamentali per permettere alle donne di emanciparsi, ma questi due fattori non vengono garantiti perché così conviene. I fondamentalisti ne impediscono lo sviluppo. Per un regime è preferibile che il controllo rimanga nelle mani degli uomini e quindi negano alle donne il diritto all’istruzione e il diritto al lavoro. Preferiscono che le donne restino a casa e badare ai figli.
 
Tra i diritti umani più importanti c’è il diritto all’istruzione. Non a caso quest’anno il premio Nobel per la Pace è stato assegnato a Malala Yousafzai. Sempre secondo il GHI, esiste una correlazione positiva tra il numero di bambine che vanno a scuola e la migliore qualità della dieta alimentare delle loro famiglie. Perché le donne vengono spesso associate a un miglioramento degli standard di vita di una comunità?
Le donne provvedono alla casa, alla famiglia. Sono le donne che cucinano il cibo per la famiglia e spesso per la comunità a cui appartengono. Questo è vero soprattutto nelle famiglie tradizionali. Quindi una bambina istruita riesce a elaborare e diffondere la sua conoscenza. Un giorno questa bambina diventerà una madre in grado di rispondere meglio al fabbisogno alimentare della famiglia a cui appartiene.
 
Expo Milano 2015. Vista la relazione tra alimentazione e diritti umani, quale ruolo pensa può avere l’esposizione universale di Milano? Crede potrà essere anche un’occasione dove, oltre alle tradizioni dei singoli Paesi, i partecipanti potranno condividere e promuovere il rispetto dei diritti umani?
Expo Milano 2015 può fare la differenza. Imparando a conoscere la cultura alimentare di altri Paesi è più facile che dal confronto nascano molte proposte nuove, è possibile che la conoscenza reciproca contribuisca a migliorare la qualità della dieta di tutti. Ed è importante anche dal punto di vista politico perché alla base di tutto c’è l’economia. E dal punto di vista economico la cosa migliore è riuscire a fornire a tutti cibi di migliore qualità a un costo inferiore. Se noi riusciamo a cambiare alcune delle nostre abitudini alimentari meno “sane”, sarà più facile cambiare anche la vita delle persone che ci stanno intorno, sia dal punto di vista qualitativo che economico. Spero di avere il tempo di dare il mio contributo a questa iniziativa così importante.
 
Shirin Ebadi è Ambassador di WE-Women for Expo. Leggi la sua biografia e l’intervista sul sito.

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