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Dobbiamo puntare a un nuovo stile di vita

Cultura / -

Yahya Pallavicini
Alessandro Cremasco © Expo 2015

Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi, la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore. Lo sostiene mio padre shaykh Abd al-Wahid Pallavicini, integrando una citazione di Papa Benedetto XVI.

Autorità, cari colleghi, gentili signore e signori,

sono lieto di rispondere al gentile invito di Mons. Luca Bressan, responsabile per l’Ecumenismo e il Dialogo della curia di Milano, e di Exponet per rappresentare il saluto e l’adesione della COREIS (Comunità Religiosa Islamica) Italiana e della Moschea al-Wahid di via Meda a Milano alla firma della Carta di Expo Milano 2015.

I contenuti di questa Carta ci richiamano agli insegnamenti della dottrina e dei maestri sulla nostra comune e fraterna responsabilità di vicari di Dio sulla terra e sul valore di un sano rapporto tra l’uomo e la natura, la terra, l’acqua e il cielo, la sete e la fame, l’alimentazione spirituale e materiale.
L’ultima volta che sono stato ospite dell’Expo era durante il mese di Ramadan, su invito del Commissario Giuseppe Sala e del Ministro Bruno Pasquino, per un evento rivolto a tutti i padiglioni delle Nazioni presenti a questa edizione dell’Esposizione Universale e più in particolare dedicato ai rappresentanti del mondo islamico che al tramonto interrompevano il loro digiuno rituale.

È stata l’occasione per presentare il simbolismo dell’astensione da cibi e bevande e per condividere insieme la benedizione della convivialità interpretata con una sensibilità per il sacro, nel ricordo di Dio che dà la vita e rinnova la creazione in ogni istante. Ho così avuto modo di presentare il volto autentico dei religiosi e la nostra attenzione alla ritualità del nutrimento come momento di discesa della grazia e distribuzione dei benefici sui vari piani dell’essere umano.

Questa armonia che ogni credente gusta al momento del pasto quotidiano è il frutto di un processo che inizia con il ciclo della vita e con la convergenza di molteplici coltivazioni, trasformazioni, attenzioni che permettono a diversi ingredienti ed elementi di varia natura di concorrere alla soddisfazione delle esigenze di fame e di sete dell’uomo. Si tratta della relazione del macrocosmo di questo mondo che comunica con il microcosmo dell’uomo. Ma la stessa armonia, deve essere riconosciuta sia nella ricchezza delle varie tradizioni alimentari che nella straordinaria sintesi che ogni uomo vive, a sua volta, come microcosmo dell’umanità e del mondo rispetto al macrocosmo dell’Universo di Dio.

Tutte le religioni, e l’islam tra queste, hanno proprio la funzione di ricordare ai credenti questa dimensione primordiale della natura e dell’ambiente che ci circonda e che ci nutre nella misura in cui l’uomo riesce a centrare la sua funzione di servizio, di rispetto e di collegamento tra i mondi.
 
Proprio durante il mese di Ramadan, quando la nostra comunità si concentra nella preghiera e nel digiuno, senza mai abbandonare le responsabilità quotidiane e l’attenzione al prossimo, abbiamo tratto beneficio dalla lettura e dalla conseguente meditazione della Enciclica LAUDATO SI’ di Papa Francesco e sono lieto, per concludere, di leggere alcuni estratti di una lettera inviata al Pontefice da parte del mio nobile padre e maestro shaykh Abd al-Wahid Pallavicini.

“Se i deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi, la crisi ecologica è un appello a una profonda conversione interiore”. Siamo molto colpiti dalla straordinaria sintesi di questa frase che integra una citazione di Benedetto XVI con il Suo paragrafo 217 sulla Conversione ecologica.

Proprio questa sintesi infatti può essere, per ogni uomo e donna di buona volontà, la motivazione di una provvidenziale e autentica conversione: riconoscere la propria crisi, il deserto esteriore ed interiore, per rispondere ad una vocazione, “puntare su un altro stile di vita”, avere il coraggio di cambiare mentalità verso un ri-orientamento tradizionale dell’essere, conformemente a ciò che Lei, Santità, ricorda giustamente nel “modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona”.

Il nostro spazio rituale vuole essere un’Oasi, come direbbe il Cardinale Arcivescovo Angelo Scola, per la meditazione, l’approfondimento teologico e il confronto, aperto alla città e alle creature.»
L’augurio è che da questa Carta di Milano Expo 2015 si possa irradiare una nuova oasi di cambiamento di quella mentalità decaduta che viola e aggredisce le risorse naturali, non rispetta l’identità dell’uomo e ignora il richiamo atemporale delle religioni. Un’oasi veramente ecumenica e interreligiosa dove fraternamente ci si possa dissetare e nutrire sia spiritualmente che praticamente e sostare ritrovando le corrispondenze con la dinamica dell’armonia divina e ispirare le sane ricadute tra tutti i popoli della terra.

Carlo Cracco. Se vuoi fare il figo rispetta ciò che mangi

Gusto / -

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@ Chico De Luigi

Piatti elaborati, cotture lente e ingredienti costosi? Niente di tutto questo. Il più acclamato chef del momento, Carlo Cracco, quando ha fame mangia pane e salame o piadina romagnola e ai figli (quattro) prepara le lasagne. Ma soprattutto lancia un messaggio: il cibo va rispettato.

Ha scritto un libro sulle ricette regionali italiane A qualcuno piace Cracco. Uno straniero che non ha mai mangiato la vera cucina italiana arriva a Milano per Expo Milano 2015 e si siede nel suo ristorante. Cosa gli mette sul tavolo? 
Direi un buon risotto, magari allo zafferano. E come tocco finale ci aggiungerei del gruè di cacao ed una salsa al coriandolo.
 
Lei è uno degli Ambassador di Expo Milano 2015 e Roberto Maroni l’ha nominata  Ambasciatore del gusto della Regione Lombardia. Quali sono stati i primi “atti” dei suoi nuovi “incarichi”?
Siamo stati poco fa a Roma insieme agli altri ambasciatori al primo incontro ufficiale con tutte le delegazioni straniere per discutere i nuovi passi da intraprendere per promuovere il nostro territorio.
 
Il suo libro più conosciuto si intitola “Se vuoi fare il figo usa lo scalogno”. Un gioco per lei. Completi la frase pensando al tema di Expo Milano 2015 Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita: “Se vuoi fare il figo…”
Se vuoi fare il figo, rispetta ciò che mangi!
 
Quali sono i Padiglioni stranieri che la incuriosiscono di più e che visiterà non appena si apriranno i cancelli dell’Esposizione Universale?
Mi aspetto molto dal Giappone e dai Paesi africani.
 
Un terzo del cibo prodotto nel mondo viene buttato via. Ci dà qualche consiglio pratico per ridurre lo spreco in cucina?
Fare formazione, partendo dai bambini, su come mangiare e soprattutto su come fare la spesa. Basterebbe un po’ di attenzione quando si acquista il cibo e qualche segreto per recuperare gli avanzi.
 
E’ diventato di nuovo papà: una ricetta che dedica ai più piccoli.
Ai miei figli piacciono le lasagne.
 
Cucina sempre per gli altri, ma qual è il suo menù quotidiano?
Pane e salame nel frigo di casa non mancano mai.
 
L’abbiamo vista sulla copertina di GQ con una modella nuda mozzafiato che tiene in mano un pesce. Essere diventato un sex symbol le ha creato problemi?
Non penso di essere un sex symbol.
 
Il suo inconfessabile peccato di gola.
La piadina romagnola.
 
Ogni tanto si mette a dieta?
Cerco sempre di darmi un contegno.
 
Il suo ingrediente “etnico” preferito?
La curcuma fresca.
 
Qual è la spezia indispensabile in cucina?
Mi piacciono molto i contrasti perché spesso due sapori uniti sono una vera esplosione al palato come per esempio capperi e liquirizia.
 
Secondo lei cosa ci lascerà questa Esposizione Universale?
Tanta consapevolezza e voglia di fare bene il proprio lavoro, cercando di farlo conoscere il più possibile in tutto il mondo.
 
 

Prodotti tipici e territorio. Un legame da tutelare, ma anche da assaggiare

Sostenibilità / -

IDA Prodotti tipici e territorio
© Sopa/Corbis

L’Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di territorio posto sotto tutela, vantando più 800 parchi naturali in cui la vita animale e vegetale è rispettata e salvaguardata. All’interno di queste aree, tutt’altro che chiuse verso l’esterno, l’agricoltura e l’allevamento costituiscono il legame inscindibile tra la tradizione rurale e l’uomo, che diventa custode del paesaggio e produttore dei più noti e prestigiosi prodotti tipici della tradizione culinaria italiana.

L’Italia è il Paese europeo con la maggiore varietà di specie viventi, di queste circa seimila specie vegetali e 57mila animali vivono e si riproducono nelle aree protette. Il 30 per cento delle forme di vita di tutto il nostro continente si concentra in una superficie, quella italiana, 30 volte più piccola dell’Europa. Il ministero dell’Ambiente conferma che la presenza dei parchi nazionali tutelati ha un ruolo fondamentale per la salvaguardia delle specie faunistiche e vegetali e mette un freno ai processi di urbanizzazione dei suoli naturali. I siti di particolare interesse naturalistico, ambientale o storico contengono degli ecosistemi prevalentemente o integralmente intatti. Nel 1992, durante il Summit mondiale per l’ambiente di Rio de Janeiro, questi luoghi sono stati definiti “strumenti con cui conservare la biodiversità”.

Consolidare il legame tra essere umano e natura attraverso il metodo biologico
Nonostante la mancanza di una legislazione dedicata all’attività agricola all’interno dei zone naturali, alcuni articoli della Legge 394/1991 si riferiscono a un modello di coltivazione e allevamento sostenibile, che coniugano la salvaguardia delle risorse naturali con il mantenimento della produttività dei sistemi agricoli. L’agricoltura biologica è la pratica più adatta per consolidare il legame tra l’uomo e la natura e per mantenere inalterata la vita che deriva dal suolo.

Tra i progetti che sostengono l'agricoltura, i Piani di sviluppo rurale
Le iniziative a favore di queste pratiche produttive di tutela sono promosse e diffuse dalla Commissione europea, dagli enti Parco e da organizzazioni come l'Associazione italiana per l’agricoltura biologica (Aiab), Legambiente e il Wwf. In Italia, i programmi europei volti a sostenere l’agricoltura sono stati assorbiti dai Piani di sviluppo rurale, attraverso i quali è stato possibile tutelare il 10 per cento del territorio italiano, per un totale di 871 siti che comprendono parchi nazionali, regionali e marini. Le aree protette spesso sono caratterizzate da una presenza significativa di attività antropiche, spesso agricole. Queste realtà, a tutti gli effetti rurali, hanno modellato il territorio e ne costituiscono un carattere inalienabile.

Dop, Igp e Doc garantiscono la qualità dei prodotti
I prodotti agroalimentari sono la memoria e la ricchezza del territorio, un patrimonio di tradizioni, gesti, culti e di civiltà. La qualità dei nostri cibi viene garantita delle sigle europee Denominazione di origine protetta (Dop) e Indicazione geografica protetta (Igp) per gli alimenti e Denominazione di origine controllata (Doc) per i vini. Marchi che per i cibi prodotti all’interno di un’area protetta si arricchiscono delle conoscenze antiche e del legame inscindibile tra cibo e territorio. Molti dei nostri cibi tipici devono la loro alta qualità al luogo e alle pratiche di produzione, nelle riserve e nei parchi è largamente praticata l’agricoltura che, oltre a fornire alimenti sani, non intacca l’equilibrio della natura.

Un archivio raccoglie i prodotti tipici
La ricotta romana prodotta nella riserva naturale della Marcigliana (Lazio), la castagna della Val Camonica proveniente dal Parco regionale dell’Adamello (Lombardia) e il pinolo della tenuta presidenziale di San Rossore e la tenuta Salviati di Migliarino (Toscana), così come molti altri prodotti della tradizione culinaria italiana che vengono lavorati all’interno dei parchi o delle riserve protette, rispettano il patrimonio ambientale e il territorio grazie all’operato di numerose aziende agricole biologiche. L’Atlante dei prodotti tipici e tradizionali nelle aree protette realizzato dal ministero dell’Ambiente, Slow Food e Legambiente in collaborazione con Federparchi raccoglie un archivio di prodotti agroalimentari tipici provenienti dalle aziende situate all’interno dei Parchi nazionali e regionali. L'agricoltura ha un ruolo di primaria importanza nella conservazione dell'ambiente, delle risorse naturali e per il mantenimento della biodiversità di cui è così ricca l’Italia.

Agricoltori come custodi della terra e delle tradizioni
Le aree protette non sono luoghi impenetrabili, delle entità estranee alla vita dell’uomo, al contrario la produzione e il commercio di cibo sono un elemento di comunicazione con il resto del territorio per circa la metà dei comuni italiani che ricadono all’interno di un sito tutelato. Gli abitanti hanno costruito da tempo una sorta di alleanza tra l’agricoltura e il territorio che favorisce la conservazione del paesaggio e la biodiversità. In questo contesto l’agricoltore diventa “custode” della terra e instaura un rapporto con il territorio e con il consumatore attraverso il commercio di prodotti biologici a filiera corta. L’attività degli agricoltori è l’ultimo baluardo del legame tra la produzione agroalimentare e il rispetto del territorio reso ancora possibile grazie a quegli strumenti, la tradizione e la manualità, ormai sepolti dall’innovazione tecnologica.

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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