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Dialogo, rispetto, pace. L'armonia è data dalla conciliazione tra culture diverse

Cultura / -

SM editoriale del 1 settembre 2015
© Tessa Bunney/In Pictures/Corbis

Un evento sul cibo diventa una riflessione sull'esistenza. Il primo settembre i rappresentanti di religioni diverse si trovano insieme sul palco di Expo Milano 2015 per benedire i piatti portati anche dai Paesi Partecipanti all'Esposizione Universale. "Il cibo dello spirito" è un momento di grande rilevanza anche per lo spazio dato alla spiritualità laica e al sentimento di profonda gratitudine per i doni del Pianeta.

Dialogo, rispetto, pace.
Sono parole ormai banalizzate da un uso spesso troppo disinvolto.
Ma in un’Esposizione Universale queste parole sono ravvivate e rinvigorite ogni giorno dalla convivenza “gomito a gomito” di tante culture e tradizioni molto diverse tra loro.
Paesi che non hanno relazioni diplomatiche qui in Expo risiedono a pochi metri di distanza e condividono servizi comuni, devono incontrarsi e coordinarsi.
Il 1° settembre riscopriremo questi concetti grazie al nuovo incontro del tavolo interreligioso creato da ExpoNet per Expo Milano 2015. Abbiamo riunito i rappresentanti delle maggiori religioni e nell’ultimo anno abbiamo cercato di capire il significato profondo del cibo nelle diverse tradizioni, scoprendone differenze e punti di contatto.
Un percorso ricchissimo di contenuti che ci ha offerto soprattutto il piacere raro che deriva dal confronto onesto di posizioni diverse.
L’immaginario che la cronaca ci ha aiutato a costruire in questi ultimi anni è tristemente appesantito dalla paura della diversità e dal timore di accostare religioni diverse intorno ad uno stesso tavolo, ma la realtà è ben diversa.
La normalità è costituita da milioni di persone di religioni e culture diverse che ogni giorno dialogano, vivono e lavorano insieme.
Dal dialogo di questo tavolo interreligioso sono nate due iniziative concrete e rilevanti: la firma della Carta di Milano e la partecipazione ad una benedizione del cibo del mondo organizzata coinvolgendo i paesi di tutto il mondo presenti in Expo.
E’ la prima volta nella storia che così tante religioni si trovano a benedire (ognuna secondo la propria tradizione) il cibo portato dalla partecipazione attiva di così tante nazioni.
E’ la prima volta che un tavolo interreligioso così ricco accetta di ospitare anche una sorta di “benedizione laica” all’interno dello stesso evento, proprio per sottolineare lo spirito di apertura e inclusione di tutti, credenti e non credenti.
Ed è particolarmente interessante che tutto questo avvenga in un momento in cui lo scenario internazionale appare particolarmente teso.
E’ per tutto questo che l’evento del 1° settembre 2015 rappresenta un momento storico di pace e dialogo internazionale.
 

 

Tutti si fermano un momento in preghiera, per il cibo

Cultura / -

Preghiera per il cibo
© Lindsay Hebberd/Corbis

Ogni cultura del mondo, ogni tradizione religiosa prevede formule e momenti di ringraziamento per il pasto in tavola, in segno di unione con i commensali. L’evento ‘Il cibo dello spirito’ a Expo Milano 2015 ha rimarcato, nel rispetto delle differenze, un messaggio di fratellanza e riappacificazione

Viaggiando per il mondo è possibile incontrare popoli molto diversi per tradizioni e modi di vivere. Alcuni non hanno ancora scoperto la scrittura, altri vivono iperconnessi e costantemente immersi nella tecnologia. Alcuni sono ricchissimi e altri poverissimi. Ma tutti hanno avuto (almeno in un momento della loro storia) l’usanza di fermarsi un momento prima di mangiare per benedire il cibo a disposizione, recitare una preghiera o anche solo restare in silenzio qualche secondo.
 
La gratitudine per il cibo, un sentimento interreligioso
Una pausa piccola che però incarna un significato profondo: la gratitudine per il cibo che ci è necessario per vivere.
A volte è un gesto proposto dalla propria religione, in altri casi è un gesto laico di semplice attenzione.  Anche persone dichiaratamente atee hanno un loro rituale (ad esempio si fermano per qualche secondo prima di impugnare forchetta e coltello).
In ogni caso, a prescindere dalle parole pronunciate (o non pronunciate) si tratta di un momento necessario a riportare consapevolezza su quello che stiamo facendo, a non banalizzare un atto quotidiano che non andrebbe mai dato per scontato.
E infatti sono proprio i popoli più ricchi ad avere perso questa usanza: quando il cibo appare direttamente in tavola dopo esser stato coltivato, allevato, preparato e trasportato da qualcun altro viene molto più facile dimenticarne il valore.
 
‘Il cibo dello spirito’ nella Carta di Milano
Nell’incontro interreligioso del 21 maggio, in occasione della Giornata Onu della diversità culturale, abbiamo vissuto un momento simbolico molto emozionante: ogni rappresentante ha benedetto il cibo con una preghiera scelta della propria tradizione religiosa. E poi questo “superfood” è stato mangiato da tutti i partecipanti. Il rabbino ebreo ha così potuto mangiare un cibo benedetto anche dall’imam islamico e dal monaco buddista, il prete cattolico ha potuto mangiare un cibo benedetto anche secondo la tradizione induista e protestante… e così tutti i presenti, compreso un Ministro non credente ma ugualmente emozionato, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.
 

La biodiversità delle tradizioni religiose, una risorsa pregiata

Cultura / -

Cibo dello spirito nella Carta di Milano
Barbara Francoli © Expo2015

Il 13esimo anniversario della Giornata Mondiale della Diversità Culturale è stato celebrato in Expo Milano 2015 invitando le religioni a un dibattito sul tema dell’alimentazione. Ogni relatore ha illustrato, nell'incontro organizzato all’interno del Teatro della Terra del Biodiversity Park, il proprio pensiero sul tema della produzione, del consumo di cibo e della tutela del Pianeta. Poi, ha benedetto il pasto, ognuno con la sua formula.

La scienza ha già dimostrato ampiamente che la biodiversità è una delle risorse più preziose che abbiamo a disposizione per garantire la qualità del nostro futuro e la resilienza del nostro sistema alimentare.
 
Con l’evento di oggi abbiamo voluto dimostrare che anche la biodiversità culturale (in questo caso specifico delle diverse tradizioni religiose), è una risorsa pregiata che dovremmo valorizzare.
In questi ultimi anni la scienza ci ha portato a scoprire nuove tecnologie e nuova conoscenza con un ritmo frenetico che rende difficile una comprensione profonda.
 
È proprio nel momento in cui la conoscenza scientifica ci consente una libertà di scelta così ampia che le tradizioni culturali e religiose possono aiutarci. Proprio ora, di fronte a grandi scelte e tante possibilità, diventa necessario aver ben chiaro la nostra identità: solo conoscendo bene chi siamo e i nostri valori potremo fare le scelte giuste per disegnare il mondo che vorremmo.
 
Il confronto fa emergere alcuni principi di base
Il confronto tra diverse tradizioni religiose ci mostra subito che alcuni principi di base sono comuni a tutti e non sono per niente scontati.
 
Riguardo alle modalità con cui dovremmo produrre il cibo che sfamerà noi e i nostri figli, ad esempio, tutte le religioni concordano sul fatto che la terra ci è stata affidata per essere custodita e conservata, non sfruttata e depredata. Quindi l’agricoltura e i processi produttivi dovrebbero sempre rispettarne i cicli rigenerativi e minimizzare agenti chimici e sostanze che sul lungo termine portano all’impoverimento della terra stessa.
 
Le idee sono molto chiare anche per il modo in cui alleviamo gli animali: l’obiettivo deve essere quello della ricerca della non violenza, del rispetto e della gratitudine. Se questi concetti  venissero applicati nella realtà assisteremmo ad una rivoluzione in tutte le filiere.
 
L’approccio non è ideologico, le soluzioni sono concrete
Il regalo inaspettato che viene da un confronto interreligioso di qualità è che l’approccio non è mai ideologico e le indicazioni sono molto concrete: il concetto islamico di cibo “integro” che non deve diffondere “corruzione” della terra e degli uomini si rispecchia immediatamente nelle indicazioni pratiche dell’ebraismo (per i quali è vietato piantare la vite e il grano in adiacenza, pratica che guardacaso impoverisce la terra) e di tutte le altre tradizioni.
 
Quando poi si parla di spreco alimentare, il gioco diventa facile. Se fossero le religioni a scrivere le leggi, sarebbe molto più facile recuperare il cibo invenduto di supermercati e negozi e che altrimenti andrebbe sprecato (e che faticosamente realtà come il Banco Alimentare cercano di valorizzare).
 
 

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