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Detto e mangiato: pappataci

Cultura / -

Pappataci
©Sabrina D'Alessandro/Ufficio Resurrezione

Dicesi di insetto nefasto e di persona che tollera l’intollerabile senza scomporsi.

La parola pappataci è composta dall’imperativo di pappare e tacere, propriamente “mangia e taci” e ben si adatta a definire chi, pur sapendo che qualcuno si sta comportando in modo indecoroso nei suoi riguardi, finge di non saperlo.
Atteggiamento discutibile, ma spesso praticato quando diventa prioritario mantener la pancia piena, ovvero difendere un qualche tornaconto personale.
Un po’ come il cosiddetto becco pappataci, cioè il marito che tollera e indirettamente favorisce l’infedeltà della moglie.
Per inciso, il becco è il maschio della capra e, per facile similitudine con le corna di questo animale, indica anche il corrispettivo antropomorfo del maschio disonorato.
Ma si sa, l’onore non è sempre al primo posto nella scala dei valori, soprattutto quando in gioco c’è la soddisfazione di bisogni primari. Meglio tacere e pappare, anche perché parlare a bocca piena è cosa villana.
Buon appetito.
 
Detto e mangiato: un assaggio di quanto la storia alimentare influenzi profondamente la storia culturale e il modo di leggere la realtà... o meglio, di mangiarla.
 

Toby Lanzer. “Expo Milano 2015 promuove la cooperazione tra i popoli”

Economia / -

Toby Lanzer è Assistente del Segretario Generale ONU e Coordinatore Umanitario per la Crisi del Sahel. Presente a Expo Milano 2015 mercoledì 19 agosto per il World Humanitarian Day, ha affermato che l’Esposizione Universale promuove la cooperazione tra i popoli e anticipa i temi del primo World Humanitarian Forum, in programma a Istanbul a maggio 2016.

Crescere e inquinare meno: si può fare e ci costerebbe solo il 4 per cento in più

Economia / -

Crescere inquinando meno: basta il 4% di investimenti in più
© Guido Cozzi:4Corners Images:SOPA:Corbis.jpg

I paesi, qualsiasi livello di reddito abbiano, hanno in questo momento l'opportunità di costruire una crescita economica duratura e allo stesso tempo ottenere una riduzione degli enormi rischi derivanti dai cambiamenti climatici.

“I paesi, qualsiasi livello di reddito abbiano, hanno in questo momento l'opportunità di costruire una crescita economica duratura e allo stesso tempo ottenere una riduzione degli enormi rischi derivanti dai cambiamenti climatici”. È quanto sostiene una commissione di esperti che dal 2013 sta lavorando al progetto “The New Climate Economy”: “I capitali per gli investimenti necessari” per assicurare sia la crescita economica che la riduzione delle emissioni inquinanti “sono disponibili” così come le soluzioni tecnologiche e le innovazioni necessarie. “Ciò che occorre è una forte leadership politica” che sappia implementare “politiche credibili e consistenti”.

Con il 4 per cento di investimenti in più si può avere un'economia verde
La commissione, chiamata “The Global Commission on the Economy and Climate”, è stata voluta dai governi di sette Paesi (Colombia, Etiopia, Indonesia, Norvegia, Corea del Sud, Svezia e Gran Bretagna), ma ha operato come un organo indipendente. “I prossimi 15 anni – si legge nel report – saranno cruciali. Verranno investiti in infrastrutture a livello globale, nei sistemi urbani, agricoli ed energetici, circa 90.000 miliardi di dollari”, una media di 6.000 miliardi di dollari all'anno. “Combinando le energie rinnovabili con investimenti ridotti nei carburanti fossili, città più compatte ed una maggiore efficienza nella gestione della domanda energetica, si avrebbero infrastrutture che a basso impatto inquinante aumenterebbero gli investimenti previsti di soli 270 miliardi di dollari all'anno”, poco più del 4 per cento. “Questi maggiori investimenti potrebbero essere interamente assorbiti da costi operativi inferiori, per esempio riducendo le spese per il carburante. Investire in un'economia a basso impatto inquinante è una forma di assicurazione contro i rischi climatici”. Non intervenire ora significherebbe quasi di per certo un aumento della temperatura globale superiore ai 2 gradi Celsius da qui a 15 anni. Per evitare questo rischio, la commissione sottolinea come occorra intervenire in tre differenti sistemi chiave: città, terreni e sistemi energetici.

Le città devo essere più compatte e connesse
“Le città sono il motore della crescita economica – si legge – Generano circa l'80 per cento dell'output economico globale e il 70 per cento dell'utilizzazione energetica collegata alle emissioni di gas serra. Come alcune pionieristiche città stanno dimostrando, uno sviluppo urbano più compatto e connesso, costruito attorno ad un imponente sistema pubblico di trasporto, può portare a città più dinamiche economicamente e più salubri, con emissioni inquinanti inferiori. Tale approccio urbanistico potrebbe ridurre la necessità di investimenti in infrastrutture di oltre 3.000 miliardi di dollari nei prossimi 15 anni”.
 
Le nuove tecnologie permettono un'agricoltura più produttiva
“La produttività dei terreni – spiega la commissione – determinerà se saremo capaci di sfamare 8 miliardi di persone entro il 2030. La produzione di cibo può essere aumentata, le foreste protette e le emissioni inquinanti tagliate aumentando al contempo la produzione di cereali e di bestiame, utilizzando le nuove tecnologie e un approccio integrato suolo-acqua”.
 
Energie rinnovabili conteranno per il 50 per cento nei prossimi 15 anni
Per quanto riguarda i sistemi energetici, nel report si legge che “la rapida flessione dei costi, particolarmente nel solare e nell'eolico, potrebbe portare le energie rinnovabili a altre risorse a basso impatto a contare per oltre la metà della nuova produzione energetica nei prossimi 15 anni”.
 
Intervenire su efficienza energetica, innovazione e nuovi finanziamenti
Vengono quindi presi in considerazione tre direttrici di cambiamento che andrebbero applicate ad ognuno dei tre sistemi: l'aumento dell'efficienza energetica, nuovi strumenti di finanziamento e lo stimolo dell'innovazione. “Mentre i sussidi per le energie pulite ammontano a circa 100 miliardi di dollari a livello globale, quelli per i carburanti fossili sono di 600 miliardi. Se si eliminassero questi ultimi, un prezzo elevato e prevedibile dei carburanti fossili aumenterebbe la produttività energetica così come le entrate fiscali, che potrebbero essere utilizzare per ridurre altre imposte”. Dal lato finanziario, nuovi strumenti come i “green bond” e il “risk sharing” possono ridurre i costi fino al 20% per l'energia a basso impatto inquinante. L'innovazione è alla base dell'efficienza energetica e per stimolare questo settore occorrono 100 miliardi di dollari all'anno di investimenti pubblici in ricerca e sviluppo entro il 2025.
 
Ci saranno comunque dei trade-off
La Commissione, in conclusione, avverte che il passaggio ad un'economia poco inquinante non sarà semplice e sono inevitabili alcuni trade-off, specialmente nel breve termine. “Nonostante verranno creati molti posti di lavoro e ci saranno più opportunità di mercato e di utili per molte imprese, alcuni lavori andranno perduti, soprattutto nei settori ad elevato impatto inquinante”.
 

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