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Detto e mangiato: pampinoso

Cultura / -

Detto e mangiato pampinoso

In senso lato è aggettivo atto a definire chi si pasce più di apparenza che di sostanza e letteralmente indica la vigna rigogliosa di pampini, che dà poca uva.

Gli annali dell’agricoltura del Regno d’Italia (Firenze 1813) riportano che, se impiantate troppo vicine le une alle altre, “il gran numero delle viti formano alle medesime un ingombro per cui, decimata la ventilazione dell’aria e la forza dei raggi del sole, il frutto perisce nel germogliare e nella fiorita”, con il risultato finale che “la vigna produce molti pampini e poca uva”.
Come sempre dall’osservazione della natura si traggono similitudini interessanti per la comprensione delle umane questioni e avendo il viticoltore imparato che molte foglie portano poco frutto, così parimenti saprà che la ridondanza formale è spesso sintomo di una certa povertà di contenuti.
Da qui ha infatti origine il proverbio toscano “La vigna pampinosa fa poca uva”, riferito a persone retoriche e vacue, che si danno più importanza di quella che hanno realmente o che elargiscono più promesse di quante non ne mantengano.
Nel caso poi si preferisca girare la questione in altro modo, si può sempre “Essere l’uva di altri e volere il pampino per sé”, cioè scegliere di tenere per se stessi la gloria (la corona di pampini) e lasciare che gli altri godano dei frutti materiali, grandi o piccoli che siano.
 
Buon appetito.

Detto e mangiato: un assaggio di quanto la storia alimentare influenzi profondamente la storia culturale e il modo di leggere la realtà... o meglio, di mangiarla.
 

Ecco perché un calice di vino fa bene. Alla salute nostra e dell’ambiente

Gusto / -

benefici vino salute

A patto ovviamente che non si abusi nel berlo e che si tratti di un vino di qualità, un calice di vino rosso può avere una miriade di effetti benefici sulla salute. Contiene sostanze antitumorali, antinfiammatorie e protettive contro l’invecchiamento e l’influenza.

Da Ippocrate a Plinio il Vecchio, da Paracelso a Pasteur, tutti hanno sempre saputo che il rosso succo donato da Dioniso agli uomini è corroborante, benefico e ricostituente. Una vecchia nozione che continua a trovare conferme da ricerche scientifiche sempre più avanzate. 
 
Quando la scienza ha cominciato a indagare sul vino rosso
Sono stati già identificati miriadi e miriadi di principi attivi benefici, nel vino. Che ha proprietà antisettiche e battericide. Ha buone quantità di antociani (che gli conferiscono il suo bel colore rubino). Ha essenze nutritive, preziosi oligoelementi, enzimi e acido salicilico. I tannini poi svolgono addirittura un’azione di contrasto agli alcaloidi come la caffeina, e addirittura antiveleno. Ha molti antiossidanti naturali (flavonoidi, polifenoli, procianidine) che proteggono dai radicali liberi (cioè dall’invecchiamento cellulare), abbassano il colesterolo “cattivo” (Ldl) favorendo quello buono (Hdl), migliorano l’elasticità delle arterie. 
 
Poi, i risultati di una ricerca pubblicata nel 2001 su Nature guidata da Roger Corder hanno fatto il giro del mondo: il vino rosso inibisce la sintesi dell’endotelina-1, responsabile dell’indurimento delle arterie e colpevole dell’aterosclerosi coronarica – e quindi può prevenire le malattie cardiache. 
 
Il resveratrolo
Una ricerca pubblicata nel 2002 sul British Journal of Cancer si può definire ancor più entusiasmante. Una sostanza che si trova naturalmente nel vino rosso, nei grappoli d’uva, aiuta a prevenire il cancro. Si chiama resveratrolo e lo secernono le viti come autodifesa, come fungicida naturale. Ebbene, i ricercatori hanno scoperto che nell’organismo umano si converte in una sostanza che riduce l’aggressività delle cellule tumorali e ne blocca la proliferazione, agendo selettivamente. Le proprietà antiossidanti, antinfiammatorie e ossigenanti per gli enzimi “buoni” del resveratrolo erano note. Ma per la prima volta si è fatta luce in profondità sui meccanismi con cui agisce. “Dobbiamo imparare dalla natura, questo solo può aiutarci nel nostro lavoro di ricerca di cure contro il cancro” ammetteva il professor Gerry Potter, leader del team della Leicester De Montfort University. C’è di più. Gli stessi ricercatori hanno rilevato che “il resveratrolo si trova in più alte concentrazioni proprio in quelle piante non trattate con fungicidi artificiali e pesticidi”. Cioè in quelle coltivate col  metodo dell’agricoltura biologica.
 
Nel 2005 uno studio lo studio italiano pubblicato su The Journal Infectious Diseases ha evidenziato che il resveratrolo è anche in grado di proteggere dai virus dell’influenza umana, dato che riesce a impedire al virus stesso di replicarsi all’interno delle cellule. Secondo la Mayo Clinic aiuta a prevenire i danni ai vasi sanguigni e ostacola la formazione di coaguli sanguigni. Alcuni suoi meccanismi sono stati chiariti dagli scienziati dello Scripps Research Institute della University of Florida, i quali nel maggio 2014 hanno constatato che il resveratrolo controlla la risposta infiammatoria del corpo creando un legame con il recettore degli estrogeni, senza stimolare la proliferazione cellulare estrogenica. Questa caratteristica lo candida tra l’altro come modello per la progettazione dei farmaci del futuro.
 
Secondo un’altra recentissima ricerca (sempre del maggio 2014) della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora condotta sugli abitanti del Chianti, in realtà gli effetti protettivi del resveratrolo non sono imputabili solo a questa molecola, ma sono da ascrivere al ricco insieme dei fitocomposti presenti nel vino.
 
Il vino rosso
Insomma, che un bicchiere di vino faccia bene lo hanno capito tutti. Ma che sia rosso: le più interessanti sostanze terapeutiche si trovano nelle parti solide del grappolo - gambi, bucce e acini - che macerano nel succo solo nel processo di vinificazione del rosso (ce n’è un po’ meno nei vini bianchi e rosé). E bio: i frutti di piante non trattate con pesticidi sono più ricchi di molecole benefiche. Alla salute, nostra e dell’ambiente.
 
Tutte queste virtù possono essere apprezzate al Padiglione del vino di Expo Milano 2015.
 

27 febbraio 1861. Rudolf Steiner, padre dell’agricoltura biodinamica

Sostenibilità / -

Rudolf Steiner
© Adoc photos_Corbis

Con Steiner l’azienda agricola viene “ridisegnata” in chiave olistica. Non è da considerarsi come un’entità solitaria: è un sistema organizzato di relazioni ad ampio raggio. Con la terra intesa come fonte di vita, con la Terra con il cosmo.

Rudolf Steiner (1861-1925) è stato un filosofo, esoterista, pedagogista, artista e riformista sociale austriaco. È il fondatore dell'antroposofia, una concezione dell’uomo e del mondo che ha portato un rinnovamento fertile nel campo della medicina, della pedagogia, dell’arte e della scienza in genere, acquistando numerosi adepti in tutto il mondo occidentale. Dal 1897 inizia la sua attività di insegnante e conferenziere che lo porterà in giro per il mondo effettuando più di 6.000 conferenze e pubblicando 28 libri su argomenti che spaziano dalla filosofia alla medicina, dalla matematica e fisica all'agricoltura, dall'economia alla pedagogia e all'architettura. Le conferenze sono raccolte, assieme agli scritti, in 354 volumi che costituiscono la sua opera omnia.
 
La nascita dell’agricoltura biodinamica
Un anno prima di morire formula i principi su cui si fonda l’agricoltura biodinamica. È il 1924 e un gruppo di importanti proprietari terrieri antroposofi della Germania orientale, preoccupati per i primi segni di degenerazione e debolezza che accompagnavano l’applicazione dei moderni metodi di coltivazione e in particolar modo il crescente uso di concime chimico, chiede a Steiner come intervenire sulla vitalità dei terreni. Steiner tiene una serie di lezioni per agricoltori il cui tema centrale è la salute della terra ed il mantenimento e l'accrescimento della fertilità per migliorare la qualità degli alimenti destinati a nutrire l'uomo - oggi raccolte nel libro “Impulsi scientifico-spirituali per il progresso dell'agricoltura”. Nel “Corso di agricoltura” dimostra come i risultati della ricerca spirituale possano condurre ad una concezione della natura completamente nuova. Nella cooperazione che ha luogo fra il suolo, I’acqua, I’irradiazione solare, la vita animale e la crescita delle piante, sono da distinguere due specie di forze formatrici: le terrestri e le cosmiche. Nel mondo vegetale, I’azione delle forze terrestri è visibile nei fenomeni della crescita e della produzione delle sostanze; I’azione delle forze cosmiche nei fenomeni della maturazione e della fecondazione. Steiner dimostra come in agricoltura si possano fino a un certo punto stimolare, o eventualmente frenare, quelle due azioni polarmente opposte.
 
Il metodo biodinamico considera ogni sostanza come un binomio di materia e forza vitale
“Non si potranno mai capire le piante, gli animali o i parassiti presi ognuno per sé. Dobbiamo considerare tutto l'universo per spiegare il mondo vivente delle piante. Non possiamo solo guardare le piante, gli animali e gli uomini. La vita proviene da tutto l'universo, non solo da quella che la terra ci offre. La natura è tutt'uno e le forze fluiscono da tutte le parti. Cosa fa lo scienziato oggi? Prende un preparato, lo scinde e lo studia. Lo tiene ben isolato dall'ambiente esterno e lo scruta nel microscopio. È esattamente il contrario di quello che bisogna fare per capire il macrocosmo. Non solo ci si isola in una stanza ma ci si isola dallo splendore del mondo. Nient'altro esiste che quello che si centra con la lente microscopica. Ma se noi ritroveremo la strada verso il macrocosmo, capiremo di nuovo la natura e altro ancora”. (Rudolf Steiner, sesta lezione 24.6.1924)
 
Eredità e attualità
Applicata in tutto il mondo dal 1924 da imprese di ogni estensione e tipologia, l’agricoltura biodinamica parte dal fondamento che l’azienda agricola è un vero e proprio organismo vivente a ciclo chiuso, inserito nel più grande organismo vivente cosmico, alle cui influenze soggiace. Viene data grande importanza per tutte le lavorazioni del terreno (le semine, i trapianti, le potature, ecc.) alla posizione degli astri seguendo un calendario astronomico appositamente realizzato.
Oltre a recuperare pratiche tradizionali, quali il sovescio e la rotazione delle colture, l'agricoltura biodinamica si basa su una serie di "preparati" utilizzati in dosi omeopatiche, che funzionano come vere medicine per il terreno e per le piante. L'obiettivo è quello di un progressivo risanamento del terreno, con un aumento di humus stabile, e una qualità superiore dei prodotti. È un apporto di conoscenze che si offre a integrazione della cultura agronomica ufficiale, determinandone il rinnovamento in uno spirito più etico ed estetico, che può favorire una nuova professionalità dell'agricoltore, cosciente e corresponsabile.

Expo Milano 2015 è un'occasione per conoscere la varietà dei metodi agricoli impiegati in tutto il nostro Pianeta. Ogni Paese espositore espone le sue pratiche, le sue conoscenze, le sue tecnologie. Inoltre, l'Area Tematica Biodiversity Park vuole valorizzare le eccellenze italiane ambientali, agricole e agroalimentari attraverso un percorso che racconta l’evoluzione e la salvaguardia della biodiversità agraria, anche grazie a un palinsesto di eventi, incontri, e esperienze multimediali. 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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