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Detto e mangiato: cambiare l’asino ai poponi

Cultura / -

Popone
©Sabrina D'Alessandro/Ufficio Resurrezione

Popone: voce comune in Toscana per dire melone, ma anche babbeo.

Non ci è dato sapere perché una bella cucurbitacea dal sapore dolce e profumato dovrebbe avere a che fare con la stupidità umana.
Forse è per via della sua pienezza greve e compatta, come di testa inesorabilmente imbottita, senza spiraglio alcuno per idee o nozioni nuove. O forse ancora perché il popone (dal greco pépon, cotto dal sole) va consumato nel momento di massima maturità, dopo che il sole l’ha cotto a puntino e, rimanendo sulla metafora, si sa che troppo sole in testa non fa bene.
Insomma, il popone, comunque lo si giri, ha sempre una valenza poco lusinghiera... tanto che si dice anche “Cambiare l’asino ai poponi” per intendere che si passa da una brutta situazione a una ancora peggiore, come appunto in un baratto fra un quadrupede e un ortaggio.
Buon appetito.
 
Detto e mangiato: un assaggio di quanto la storia alimentare influenzi profondamente la storia culturale e il modo di leggere la realtà... o meglio, di mangiarla.
 
 
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Magico, raffinato, gustoso, lo zafferano è il re delle spezie

Gusto / -

Magico zafferano
©Owais Zargar/Demotix/Corbis

La polverina dorata che si estrae dal Crocus sativus è sempre stata, nei millenni, reputata preziosa, benefica, utile, affascinante. Tanto da entrare nella storia della civiltà e nelle tradizioni gastronomiche di tanti diversi popoli.

La storia dello zafferano è così antica che precede la Bibbia. I suoi usi, nella storia, sono stati molteplici. I Persiani lo consideravano afrodisiaco, antichi Egizi, indiani, arabi, greci, romani lo usavano in unguenti e profumi, i Fenici lo commerciavano a peso d'oro e un antico scriba prescriveva di scioglierlo con lo stagno per "stenderlo col pennello sui punti da dorare". È sempre stato utilizzato anche, come la porpora, come tintura per i vestiti. Come molte altre spezie, nel Cluster spezie di Expo Milano 2015 conferma il suo ruolo di principe dell'alimentazione.
 
La storia della coltivazione dello zafferano
Oggi per noi lo zafferano è un preziosissimo e raffinato ingrediente di cucina, fondamentale in piatti simbolo di tradizioni gastronomiche mediterranee come la paella spagnola, la bouillabaisse provenzale e marsigliese, il risotto giallo (allo zafferano, appunto) alla milanese.
I maggiori produttori di questa preziosa spezia sono l’Iran, la Spagna, il Kashmir, il Marocco, la Grecia. Comincia a essere piantato con successo in diverse province cinesi, tra cui Henan, Jiangsu, Hunan, Shanghai e il Tibet. In Italia, leggenda vuole che la sua coltivazione, da secoli cessata, tornò a essere praticata grazie a un frate domenicano, padre Santucci. Da membro del tribunale dell'inquisizione, si trovava a Toledo tra il 1216 e il 1230 e riportò un giorno dalla Spagna queste piantine nelle sue terre natìe, la piana di Navelli, in Abruzzo, vicino all’Aquila. A partire dal XIII secolo la coltivazione dei suoi fiori si è propagata ad altre zone dell’Italia e oggi le maggiori produzioni sono, oltre che nello stesso Abruzzo, in Toscana, in Sardegna, in Sicilia, in Umbria, nelle Marche.
 
La produzione dello zafferano e le caratteristiche organolettiche
La polvere di zafferano si estrae da un fiore (il bulbo-tubero Crocus sativus, della famiglia delle Iridacee,) che, piantato in primavera, sboccia nei campi in ottobre. I petali hanno un bel colore che varia dal lilla chiaro al viola purpureo. All'interno della corolla si trovano, sulle sommità di un filamento bianco, tre fili, gli stigmi, di colore rosso vivo: da questi si ricava la deliziosa polverina che tinge di giallo le nostre preparazioni culinarie. In effetti, si possono usare in cucina anche i fili non ridotti in polvere, però non hanno lo stesso potere amaricante, ovvero quella capacità di conferire un sapore amarognolo che ne caratterizza qualità, gusto e aroma. Le altre caratteristiche che contribuiscono a determinare la qualità del dorato ingrediente sono il potere colorante, la capacità di dare colore; e il potere odoroso, il grado di profumazione.
 
La lavorazione dello zafferano
La coltivazione, la raccolta e la lavorazione dello zafferano sono interamente artigianali, in assenza di qualsiasi tipo di meccanizzazione. A seconda del clima e della regione geografica, la raccolta avviene tra settembre e novembre. I fiori vengono raccolti uno a uno nelle prime ore del mattino, quando sono chiusi. Poi c'è un altro lavoro manuale, delicato, per non rovinare i filamenti, esili e leggerissimi: staccarli dall'interno del fiore. Gli stigmi vengono quindi fatte seccare all'ombra, o utilizzando un piccolo forno o un braciere; durante questa operazione essi perdono circa i quattro quinti del loro peso.
Per produrne un chilo è necessario raccogliere circa 150mila fiori, e occorrono più o meno 500 ore di lavoro. Cioè, una bustina di zafferano, 60 pistilli, 20 fiori.
 
Lo zafferano e la salute
Lo zafferano è ricchissimo di antiossidanti, preziosi contro l'invecchiamento cellulare, che oltretutto mostrano una buona resistenza termica (la cottura nei cibi non se ne abbassa l’efficacia). Sono proprio i principi attivi a donargli il suo colore giallo: la crocetina, la crocina, la picrocrocina, della famiglia dei carotenoidi, molto diffusi in tutti gli alimenti di origine vegetale (frutta e verdura), ma mai in una concentrazione così elevata come nello zafferano. Ha mille volte più carotenoidi della carota, uno dei vegetali che ne ha di più (intorno all'8% del peso, contro lo 0.008%). E sono anche molto potenti: la quantità di zafferano presente in un piatto di risotto o di pasta (50 mg) elimina una quantità di radicali doppia rispetto a quelli eliminati dalla vitamina C e sei volte di più di quelli eliminati dalla vitamina E. Un pizzico di salute, di storia, di gusto: è oro sì, non solo per il colore.
 

Bono e l’impegno umanitario: 10 momenti simbolo della carriera dell'uomo della pace

Lifestyle / -

Bono
© Stephane Cardinale/People Avenue/Corbis

La gratitudine di mezzo mondo, il cantante degli U2 se l’è guadagnata già con la musica, con una carriera artistica che ci ha donato una serie di canzoni ormai parte della memoria collettiva. Eppure, un ringraziamento ancora maggiore gli va tributato per l’impegno umanitario profuso in anni e anni. Campagne internazionali, viaggi, raccolte fondi, appelli lanciati in prima persona in zone di guerra e carestia. Ecco alcuni momenti chiave di questo percorso, che passa ora anche a Expo Milano 2015.

Con una voce e una personalità ruggenti, Bono non solo ha impresso una svolta al rock post anni Ottanta, ma è divenuto un ambasciatore della musica e, al di là dei palchi e degli studi di registrazione, di cause sociali che vanno dalla fame all'Aids e alla povertà. Ha incontrato leader mondiali, i presidenti di Usa, Argentina, Brasile, Francia, Italia, con un attivismo pare sempre in crescendo dagli anni Novanta a oggi. Nel 1999 ha contribuito in modo decisivo alla notorietà per la campagna sulla cancellazione del debito dei Paesi poveri. Nel 2002 ha accompagnato dignitari e ministri in Africa per constatare di persona ciò che accadeva, ha organizzato concerti come il Live 8 del 2005 con Band Aid/Live Aid per far pressione sul G8 in Scozia. Dal 2003 è stato nominato tre volte per il Nobel per la Pace, nel 2004 il Cile gli ha conferito la medaglia presidenziale d'onore Pablo Neruda e nel dicembre 2008 il comitato dei vincitori dei Premi Nobel per la Pace conferisce a Bono il titolo “Man of Peace”, in riconoscimento dell'ampiezza e dell’influenza della sua attività umanitaria.
 
1984, Band-Aid
Tra i primi gesti filantropici di Bono c’è stata la partecipazione, con Bob Geldof, a “Do They Know It's Christmas Time”. Il supergruppo Band-Aid ha raccolto moltissimi fondi a beneficio delle popolazioni che soffrono la fame in Etiopia. Il singolo del 1984 è stato uno dei primi e più riusciti esempi di impegno sociale dell’industria musicale. 
 
1986, A Conspiracy of Hope Tour
Invitato da World Vision, Bono compie poi un viaggio in Etiopia di un mese da cui nascerà il suo libro fotografico, a testimonianza di ciò che ha visto, "A String of Pearls: Photographs of Etiopia", oggi ricercatissimo dai collezionisti. Nello stesso anno si unisce a Sting per un tour benefico negli Usa a favore di Amnesty International, con Bryan Adams, Peter Gabriel, Lou Reed, Joan Baez e The Neville Brothers. Un grande successo di pubblico, tutte e sei le date sold-out, difficile trovarne i biglietti.
 
2002, Data (Debt, AIDS, Trade, Africa)
La prima collaborazione tra Bono e Bobby Shriver. L’organizzazione è stata fondata nel 2002 in partnership con Jubilee 2000. Ora è divenuta parte della One Campaign.
 
2004, One Campaign
Fondata insieme a undici altre grandi organizzazioni con la missione di contribuire a far cessare, nel mondo, la povertà estrema e la fame, One conta oggi oltre 2 milioni di sostenitori, e lavora in diverse aree di disagio sociale, tra cui Hiv/Aids, educazione, cancellazione del debito, salute in maternità, santificazione dell’acqua. Bono ne è cofondatore. L’obiettivo è aumentare la consapevolezza del pubblico e lavorare con i leader politici per combattere le malattie prevenibili, incrementare gli investimenti in agricoltura e alimentazione, chiedere una maggiore trasparenza e responsabilità ai governi.
 
2005, Edun
Il lancio della linea di moda di New York creata insieme a sua moglie Ali Hewson ha contribuito decisamente a promuovere la consapevolezza sociale anche nel settore dell’abbigliamento. Qui non si tratta di aiuti umanitari ma dell’uso e della valorizzazione imprenditoriale di tessuti eco-friendly e di materie prime da commercio equo e di provenienza artigianale in Africa.
 
2005, Ted Prize
Bono è uno dei primi a ricevere il Ted Prize, e sceglie di destinare il premio alle iniziative che One sta svolgendo in Tanzania.
 
2006, Product Red
Una delle più riuscite iniziative di collegamento tra il mondo dell’industria e la beneficenza. Con il coinvolgimento delle maggiori aziende mondiali (dai produttori di scarpe ai computer) che lanciano linee di prodotto contraddistinte dal colore rosso i cui proventi vengono destinati a cause benefiche, Bono è riuscito a dimostrare che le marche e i consumatori possono cooperare per finanziare un cambiamento sociale concreto, effettivo, reale.
 
2007, Vanity Fair
Come “editore onorario” di uno dei più venduti giornali al mondo, si fa promotore del numero di luglio, intitolato “The Africa Issue: Politics & Power”. La rivista esce con 20 differenti copertine che ritraggono attivisti, politici e celebrità che stanno impegnandosi per i diritti civili in Africa.
 
2014, Buy Vision, Give Sight
"Tutti pensano che indossare gli occhiali da sole, anche in ambienti chiusi, sia un mio vezzo. In realtà soffro di glaucoma" rivela Bono al programma della Bbc 'Graham Norton Show'. A inizio 2015 inaugura col produttore di occhiali da sole Revo la campagna “Buy Vision, Give Sight" per dotare di occhiali i bambini con problemi alla vista, nelle comunità più povere: 10 dollari per ogni paio di occhiali di sole saranno destinati a questa causa.
 
2015, Expo Milano 2015
Domenica 6 settembre a Expo Milano 2015, presso l'Open Plaza del Media Centre si tiene "It begins with me. How the world can end hunger in our lifetime", l’evento organizzato da Italia e Irlanda per il sostegno alle iniziative del World Food Programme (WFP). All'evento partecipano Bono, il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, i Ministri dell'Agricoltura di Italia e Irlanda Maurizio Martina e Simon Coveney, e la direttrice del World Food Programme, Ertharin Cousin.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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