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Cerchi il vero elisir di lunga vita? Segui la dieta mediterranea

Cultura / -

dieta med. elisir di lunga vita
Crostini with Feta, Figs and Green Grapes_© Schmidhofer, Christina/the food passionates/Corbis

Scoperta da due prestigiosi nutrizionisti americani, ha ricevuto riconoscimenti dall’Unesco, dalla Fao e dall’Oms. Non si tratta solo di un regime alimentare, ma di uno stile di vita all’insegna della sostenibilità e del gusto. Almeno fino a qualche decennio fa.

L’essenza della dieta mediterranea consiste nell’assunzione di frutta e verdura di stagione, preferibilmente a chilometro zero, legumi, cereali, pesce azzurro, poco formaggio, poca carne e olio extravergine d’oliva. L’antropologo Marino Niola, nella prefazione del saggio di Elisabetta Moro La dieta mediterranea. Mito e storia di uno stile di vita, l’ha definita una filosofia di vita declinata in cibo sano e senza eccessi, livelli ridotti di stress e aria pulita.
 
Chi l’ha scoperta
I coniugi Ancel Keys e Margaret Haney, i due grandi scienziati che ne hanno intuito il valore soggiornando per trentaquattro anni a Pioppi, nella provincia di Salerno, la definiscono un’alimentazione povera di grassi, ma ricca di gusto che caratterizza la dieta dei popoli bagnati dal Mar Mediterraneo: l’Italia, la Spagna, la Francia, il Marocco, la Grecia, il Portogallo, Cipro e la Croazia.
 
Una dieta patrimonio dell’umanità
Considerata dalla Fao uno tra i modelli agroalimentari più sostenibili al mondo e riconosciuta dall’Oms come uno dei regimi alimentari più sani, nel 2010 la dieta mediterranea con tutte le sue molteplici competenze culinarie, è stata riconosciuta patrimonio culturale immateriale dell’umanità dall’Unesco (Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura).
 
Cenni Storici
Ceci, lenticchie e fave costituivano la dieta dei popoli mediorientali ottomila anni prima di Cristo, mentre verdura, frutta, formaggio, vino, pane e olio erano consumati dai Greci e dai Romani già agli albori della loro cultura. La dieta mediterranea, tuttavia, pur rimanendo costante nel tempo nei suoi tratti basilari, si è evoluta ed ampliata nel tempo, inglobando alimenti provenienti dal nuovo mondo come fagioli, patate, pomodori e la pasta, introdotta nella dieta solo all’inizio dell’Ottocento, grazie al grano duro macinato proveniente dalla Russia del sud.
 
Com'è cambiata nel corso del tempo
Secondo Keys, la dieta mediterranea sta continuando a cambiare in favore di un consumo crescente di carne e di prodotti caseari. Dolciumi, carne e latticini sono diventati parte integrante della quotidianità dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo solo da alcuni decenni perché fino agli anni cinquanta del secolo scorso erano presenti sulla tavole raramente, destinati ad occasioni speciali come matrimoni e battesimi.
 
 
 

Rifkin: “Per sfamare tutti occorre una rivoluzione, diventare vegetariani e abbandonare gli Ogm”

Economia / -

Jeremy Rifkin
© Thierry Tronnel - Corbis

Il futuro del Pianeta è a rischio, siamo ad un punto cruciale e occorre una svolta, altrimenti è a rischio la nostra stessa esistenza. È quanto spiega Jeremy Rifkin, economista statunitense, attivista del movimento pacifista negli anni sessanta e settanta, autore di numerosi libri.

Il futuro del Pianeta è a rischio, siamo ad un punto cruciale e occorre una svolta, altrimenti è a rischio la nostra stessa esistenza. È quanto spiega Jeremy Rifkin, economista statunitense, attivista del movimento pacifista negli anni sessanta e settanta, autore di numerosi libri, e assistente personale di Romano Prodi sulle questioni energetiche quando era Presidente della Commissione europea.

“La parte della popolazione più ricca del Pianeta vuole mangiare sempre più carne e in venti o trenta anni da ora il 60 percento della terra coltivabile sarà destinato a cibare gli animali di cui ci cibiamo a nostra volta. Questa è una terribile ingiustizia per l'intera umanità ed è anche un disastro ambientale. Quello che dobbiamo fare per evitare tutto questo è scendere alcuni gradini della catena alimentare. Siamo onnivori e possiamo decidere di mangiare più vegetali con una piccola quantità di carne, se non diventare vegetariani. Se vogliamo cominciare a sfamare il Pianeta dobbiamo indirizzare la nostra dieta da una a base di carne a una di vegetali. Allo stesso tempo dobbiamo muoverci da un'agricoltura centrata sulla chimica e sugli Ogm ad una più organica e sostenibile. Nel Ventesimo secolo, infatti, il motto dell'agricoltura è stato “uccidere tutto attorno al cibo”. Sono invece a favore di un cibo ecologico, organico e sostenibile e per eliminare pesticidi e Ogm andando verso una biologia più avanzata, la marker system selection. Il cibo dice molto di noi stessi. Se coltiviamo con molti agenti chimici questo si tramuterà in un deterioramento della nostra salute. L'Italia - continua Rifkin che è anche Ambassador di Expo Milano 2015 -  è il posto perfetto per tenere questa Esposizione Universale perché chi pensa all'Italia pensa al cibo. Il mondo guarderà all'Italia per scoprire nuove idee legate al cibo”.
 
Stiamo attraversando una crisi economica senza precedenti. La sua ricetta per superarla è il capitalismo umano. Ci può spiegare meglio?
“Quello di cui abbiamo bisogno è di una terza rivoluzione industriale. La seconda ha avuto come perno l'energia combustibile fossile. Ha avuto un enorme impatto positivo sull'economia, ma a spese dell'ambiente, con l'inquinamento dell'intero pianeta e la nostra potenziale estinzione. Un prezzo piuttosto elevato da pagare. La terza rivoluzione industriale sta avvenendo in alcuni Paesi europei e del resto del Mondo. Internet si sta trasformando in un super-Internet delle cose e questo permette potenzialmente a miliardi di persone di produrre beni e servizi e condividerli con tutti. Abbiamo già milioni di giovani che producono energia verde con l'eolico e il solare. È gratis, non inquina ed è ecologicamente sostenibile. Ci sono poi giovani che condividono anche mezzi di trasporto, con il car sharing ad esempio. Per ogni macchina condivisa, quindici sono eliminate dalla produzione. Si comincia a condividere anche la casa con AirB&B. Siamo di fronte ad un'economia ibrida, parte capitalistica e parte di condivisione. L'Internet delle cose, grazie alla possibilità che dà ad ognuno di produrre beni e servizi ad un costo marginale praticamente uguale a zero, equivale alla democratizzazione dell'economia. In 25 anni questo porterà le persone ad essere 'pro-sumers', sia produttori sia consumatori con un minore utilizzo delle risorse naturali”.
 
Il Pianeta è quindi nelle mani dei giovani. Lei crede molto in queste nuove generazioni.
“Grazie all'utilizzo dei social media come Facebook e Twitter i giovani sono impegnati in una discussione globale. Si sta cominciando a vedere oltre le divisioni e all'intera umanità come una famiglia allargata. I giovani quando tornano a casa chiedono ai genitori perché utilizzano tanta acqua, perché c'è la televisione accesa anche se nessuno la guarda, perché ci sono due macchine in famiglia e perché c'è un hamburger nel piatto. Per allevare il bestiame per l'hamburger, infatti, è stato magari tagliato un pezzo di foresta tropicale con un impatto sul cambiamento climatico. I giovani stanno imparando che ogni azione ha una conseguenza e che ci sono delle orme che si lasciano sul Pianeta. Questa è la buona notizia per la Terra. La missione prioritaria per la nuova generazione nel Ventunesimo secolo è di mantenere la biosfera sana”.
 
Il rischio maggiore che stiamo correndo sono i cambiamenti climatici?
“Siamo ad un punto cruciale per il nostro Pianeta, ad un punto di svolta. Quello che le persone non realizzano è quanto siano terrificanti i cambiamenti climatici perché hanno la potenzialità di cambiare il ciclo dell'acqua. Ciò che occorre comprendere è che per ogni grado in più di surriscaldamento globale, l'atmosfera assorbe il 7 percento in più d'acqua dalla superficie terrestre e come conseguenza si hanno eventi naturali sempre più estremi. Gli scienziati ci dicono che siamo nel periodo della sesta estinzione della storia della Terra. Ogni volta che è accaduto la vita è stata eliminata molto rapidamente e sono occorsi circa dieci milioni di anni per ricreare la biodiversità. Il 70 percento della vita che c'è ora potrebbe essere cancellata entro la fine di questo secolo. Quello che dobbiamo fare è creare un metodo più sostenibile per vivere sul Pianeta”.
 
Ci sono comunque delle forze che non vorrebbero questo passaggio, che si oppongono alla terza rivoluzione industriale?
“Il problema è tra vecchio e nuovo. Abbiamo alcuni settori industriali tradizionali, come il petrolifero e le Tlc, che non hanno ancora compreso che ormai hanno fatto il loro tempo. Le nuove generazioni si stanno muovendo verso una società più ecologicamente sostenibile. Le vecchie generazioni vedono il potere come una piramide, le nuove lo intendono in maniera orizzontale, trasparente e aperta. Stiamo assistendo ad un cambiamento del modo di pensare”.
 
 

Tenzin Khenze. Dobbiamo avere rispetto e provare riconoscenza per gli esseri viventi e i frutti della terra di cui ci nutriamo

Cultura / -

Buddhista imm rif
@newpress

Lo afferma il monaco tibetano Tenzin Khenze intervistato in occasione della tavola interreligiosa tenutasi a Milano il 23 aprile scorso sul menù della felicità e l’etica alimentare.

Tenzin Khenze è monaco tibetano presso Istituto Studi di Buddhismo Tibetano
Ghe Pel Ling di Milano, incaricato dal Ven. maestro Tenzin Khenrab Rinpoche di rappresentare la tradizione buddista agli incontri interreligiosi in sua vece. 

Qual è la definizione di felicità per il suo credo e qual è la dieta che contribuisce a nutrirla?
Per felicità si intende la libertà dalla sofferenza, sia fisica che soprattutto mentale. Le sofferenze sono molteplici e caratterizzano la vita non solo umana, ma di tutti gli esseri senzienti. Questa sofferenza matura come conseguenza alle cause poste da noi stessi per ignoranza. Questa ignoranza non ci fa distinguere chiaramente le cose, ci spinge a pensieri o a comportamenti non virtuosi ed egoistici che sebbene ci sembrino neutrali o a nostro vantaggio, in realtà creano le cause per la nostra stessa infelicità. La dieta da adottare, per i buddhisti, consiste in una presa di coscienza delle nostre dirette responsabilità relative alla sofferenza o alla felicità nostra e degli altri, legate da un indissolubile rapporto di interdipendenza.
 
Qual è il significato del digiuno nella sua religione?
Nel buddhismo, il digiuno non è direttamente contemplato perché dobbiamo dare al nostro corpo tutto ciò di cui necessita per funzionare al meglio. Sono fortemente sconsigliati gli eccessi di qualunque genere e si deve tenere sempre presente l’impatto che la nostra alimentazione ha su noi stessi e, in generale, sull’ecosistema.
 
Come viene rappresentato il cibo, quali sono le sue caratteristiche principali e quali valori importanti richiama?
In generale, nel Buddhismo il cibo non ha un valore particolare di per sè, se non per il fatto che è necessario alla nostra sopravvivenza. La cosa più importante è evitare l’attaccamento al cibo in generale e rendersi conto che ciò di cui ci nutriamo viene da altri esseri viventi o dai frutti della terra, quindi per entrambi dobbiamo avere rispetto e riconoscenza.
 
Ha delle particolari curiosità da raccontare riferite ad una specifica tradizione o un aneddoto riguardante un alimento particolare?
Una volta mi sono trovato ad una cena alla quale era stato invitato un vecchio Maestro. Eravamo in Liguria e, pensando di fare una cosa speciale, i nostri ospiti avevano pensato di far assaggiare al Lama una specialità ligure, la frittura di gianchetti. Per chi non la conosce, si tratta di un piatto realizzato con pesciolini aventi pochi giorni di vita sicchè, per prepararne una porzione, sono necessari centinaia di piccolissimi pesci.
Alla vista del piatto, il Lama inorridì dicendo “non posso accettare di mangiare un piatto che è costato così tante vite. Sarebbe stato meglio un pezzo di un solo pesce grande. Così sarebbe morto un solo animale e avremmo mangiato in molti.” Questa è etica alimentare.
 
Oggi il sistema agricolo di produzione del cibo sta rovinando il Pianeta. Quanto è importante, per la sua religione, che gli alimenti siano prodotti in modo etico o che non vengano sprecati?
Lo spreco del cibo dei Paesi più ricchi e lo sfruttamento del Pianeta intero per accontentare le loro ingiustificate richieste di cibo sono quanto di più lontano ci possa essere da una etica o da una consapevolezza di interdipendenza tra tutti gli esseri viventi ed il Pianeta che ci ospita. È necessario, anzi indispensabile, un cambio di rotta e di mentalità verso un utilizzo eticamente sostenibile di tutte le risorse del Pianeta.Ad esempio, è necessario avere più rispetto per gli animali che soffrono pene inenarrabili ed ingiustificabili a causa dell’allevamento intensivo e  dello sfruttamento totale a cui sono sottoposti anche solo per vezzo. L’agricoltura deve trovare un modo nuovo per dialogare con la terra senza violentarla perché le terribili conseguenze che l’umanità paga con il suo sfruttamento oramai sono sotto gli occhi di tutti.
 

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