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Celebriamo la fioritura dei ciliegi. Il Giappone insegna la gioia dell’hanami

Cultura / -

Hanami
Tokyo

Un rito che ha radici millenarie, un messaggio di contemplazione e di gioia. Moltissimi si radunano per godersi lo spettacolo delle fioriture di primavera insieme agli altri con picnic, escursioni nei parchi cittadini, feste in giardini privati.

Usciamo, ci sono i fiori. Come una finale di Champions League, come una festa nazionale, succede in questi giorni una cosa che muove centinaia di migliaia di persone in Giappone: fioriscono i ciliegi.
 
È l’hanami, un momento sociale di contemplazione dell’esplosione della bellezza della natura nei parchi di ogni città nipponica. In questi giorni vi sono incaricati che la mattina presto vanno a recintare gli spazi verdi per gli hanami aziendali, per riservarsi gli scorci migliori, più suggestivi. Come ha documentato il fotografo Chris Mc Grath a Tokyo, famiglie o gruppi d’amici e colleghi si riuniscono sotto un ciliegio gustando per esempio il sakura mochi, il dolce tipico di questo periodo, fatto con pasta di fagioli e riso pestato avvolto in una foglia di ciliegio salata, bevendo bibite e sakè. Un altro piatto tipico sono gli hanami-dango, polpette di riso servite col tè verde, che per la festa per l'hanami si fanno di tre colori che richiamano la primavera, rosa, bianco e verde. Tutt’intorno, i petali dei fiori volano via, mossi dal vento.
 
Ci sono oltre 600 varietà di ciliegi in Giappone
Dato che i rami gli alberi di ciliegi sakura si ricoprono di boccioli in periodi diversi a seconda delle latitudini e delle diverse zone climatiche del Giappone, per conoscere i momenti migliori della fioritura – che dura solo due settimane - e programmarli accuratamente ogni anno il servizio meteorologico nazionale pubblica delle previsioni dedicate. Gli alberi sbocciano prima a sud, nelle isole subtropicali di Okinawa, poi a Nord, nell'Hokkaido. Sono state censite oltre 600 varietà di ciliegi in tutto il Giappone, sia specie endemiche sia ibridi addomesticati. Il colore dei fiori varia dal bianco al cremisi. Il più comune è il rosa pallido della varietà Yoshino, a cinque petali, selezionato nel periodo Edo (1603–1868) e piantato diffusamente in tutto il Paese dall’era Meiji (1868–1912) in poi. Molte specie sono ornamentali e non producono frutti eduli, ma di altre varietà si possono poi assaggiare le ciliegie o usarne i fiori per la bevanda calda sakurayu, il tè di fiori di cilegio.
 
I luoghi più suggestivi per l’hanami
Moltissimi luoghi d’osservazione di magnifici scorci floreali punteggiano il Giappone, i più celebri dei quali – come le rive del fiume Hinokinai a Kakunodate, nella prefettura di Akita, o il parco Inokashira di Tokyo – accolgono immense folle a ogni primavera. A Tokyo è frequentato anche il parco di Ueno con i suoi mille alberi in fiore e le lanterne di carta allestite per consentire feste notturne, yozakura. Nello splendido giardino nazionale di Shinjuku Gyoen si trovano decine di tipi diversi di ciliegio. Sempre nella capitale si segnalano Chidorigafuchi nei pressi del Palazzo Imperiale, dove si può anche noleggiare una barca e navigare sui canali, il parco Sumida sulla riva del fiume omonimo e il Koishikawa Korakuen, giardino botanico del periodo Edo. Sono splendidi gli alberi Jindai Zakura di Kiyosato, nella prefettura di Yamanashi, e gli alberi millenari Miharu Takizakura nella prefettura di Fukushima. A Yokohama, il parco Kaminoyama e il Sankeien, un grande giardino tra palazzi d'epoca. A Kyoto, antica capitale imperiale, il parco di Maruyama ospita un immenso ciliegio piangente, e la “passeggiata del filosofo” si snoda tra i templi di Ginkakuji e Nanzenji, costeggiando le colline orientali in un percorso bordato di ciliegi. A Osaka il parco del castello ospita più di 400 ciliegi, suggestivi anche per la vista della torre del castello che si illumina di notte, e le piazzole del parco di Kema Sakuranomiya, Kita-ku, danno modo di ammirare gli oltre 5.000 ciliegi sulle rive del fiume. Il monte Yoshino si copre di rosa tra fine marzo e inizio aprile, nella prefettura di Nara (sito Unesco). Centinaia di alberi in fiore adornano il castello di Himeji, nella prefettura di Hyogo. E oltre un milione di spettatori affluiscono in questo periodo nei giardini del castello di Hirosaki, del 1611, all’epoca daimyo den del potente clan Tsugaru.
 
I fiori di ciliegio nella storia e nella letteratura
Già al periodo Nara (710-784), sotto l’influenza della dinastia cinese Tang, alcuni fanno risalire l’usanza di contemplare i fiori. La contemplazione rituale dei boccioli di ciliegio risale almeno al periodo Heian (794–1185). Pare che nei primi tempi fosse un gesto divinatorio, per prevedere la bontà dei raccolti o le date per piantare il riso. Nella storia della letteratura giapponese si menziona la fioritura sakura nel 720, nel libro di cronache Nihon Shoki, in un apologo in cui un petalo di ciliegio cade nella tazza di sakè dell’imperatore Richū. La prima attestazione dell’uso del termine hanami per definire esattamente la gioia della contemplazione dello spettacolo dei sakura si trova nell’opera di Murasaki Shikibu, La storia di Genji, capolavoro dei romanzi femminili giapponesi, del decimo secolo. C’è infine un bellissimo haiku scritto dal poeta e pittore Yosa Buson (1715-1783):
Cadono i fiori di ciliegio
sugli specchi d’acqua della risaia:
stelle, al chiarore di una notte senza luna.

La contemplazione della bellezza della semplicità, la forza della natura che risorge a dispetto di ogni inverno, la riflessione sulla caducità, l’esaltazione della gioia primaverile. Sono molti, i diversi significati dell’hanami. Un’interessante lezione della natura, di cui il Giappone insegna a gioire a tutto il mondo.
 
Le usanze del Giappone, i prodotti tipici e le peculiarità culturali e naturalistiche di ogni Paese si possono vedere a Expo Milano 2015.
 

Amartya Sen. Ecco perché si muore di fame. Ecco chi può fare qualcosa

Economia / -

© Monirul Alam/Zuma Press/Corbis

Amartya Sen ha vinto il premio Nobel per l’economia nel 1998. Ora, grazie a lui, è pressoché unanime il riconoscimento dell'assunto secondo cui l'inadeguatezza del reddito è di gran lunga la causa principale della malnutrizione. L'Ambassador di Expo Milano 2015 è uno dei firmatari della Carta di Milano. E chiama tutti all'azione.

La fame non è un fatto naturale e nemmeno una conseguenza di carenze tecnologiche, ma un fenomeno economico. Se oggi quest’assunto è ampiamente accettato, il merito va principalmente ad Amartya Sen. Il Premio Nobel per l’Economia - che con le sue teorie ha allargato i confini della tradizionale definizione di benessere - è riuscito a provare che le carestie che si sono abbattute in Asia e Africa nel Novecento non erano dovute a mancanza di cibo, ma a diseguaglianze di reddito. Mentre milioni di persone morivano di fame in Etiopia e in Bangladesh, infatti, i loro Paesi continuavano a esportare alimenti. È quindi contro le disparità, sociali ed economiche, che anche oggi è richiesto un impegno colletivo per favorire l'accesso al cibo.
 
Lei ha firmato la Carta di Milano, che cerca di affrontare problemi globali come la fame nel mondo e gli sprechi alimentari rivolgendosi a tutti: dalle singole persone fino alle multinazionali e ai governi. Chi tra questi interlocutori dovrebbe avere un ruolo prioritario?
Tutti devono considerarsi attori protagonisti di questa battaglia. Tutti dobbiamo attivarci in prima persona: tu, io, le ONG, le organizzazioni internazionali, i partiti politici, i movimenti per le donne, i governi, le organizzazioni che si occupano di diritti umani.
Io sono stato presidente di OXFAM in un certo momento della mia vita e ho capito che anche organizzazioni di questo tipo possono giocare un ruolo importante.
 
E le religioni?
Certamente, anche le comunità religiose di tutte le tradizioni del mondo dovrebbero prendere parte a questa battaglia.
Anche nel passato spesso le religioni hanno giocato un ruolo cruciale e molto costruttivo nella risoluzione dei grandi problemi della società.
Non sempre le religioni riescono ad avere un ruolo costruttivo, ma quando questo avviene, allora possono portare un grande contributo alla causa.
 
Spesso, però, nell’affrontare questi problemi globali si avverte la mancanza di una guida, di qualcuno che passi dalle dichiarazioni d’intenti alla pratica. Chi avrà un ruolo di guida nella risoluzione della fame del mondo: i Paesi sviluppati o quelli in via di sviluppo?
Sicuramente entrambi. Non credo che dobbiamo vedere la questione in termini di contrapposizione o conflitto tra parti diverse: tutti quelli che possono avere un ruolo attivo hanno il dovere di impegnarsi e trovare il modo di contribuire.
Nessuno dovrebbe porsi la domanda: “Quali doveri hanno gli altri?”. La vera domanda è: “Cosa posso fare io?”. Se puoi fare la differenza, allora è tuo dovere farlo.
 

Rose Sakala. Ogni ragazza sa essere mamma, anche della comunità

Cultura / -

È cresciuta nel remoto villaggio rurale di Karonga, nel nord del Malawi. Ha due fratelli e vive con i suoi genitori adottivi. Ci racconta che se una ragazza ha la possibilità di essere istruita può vivere una vita dignitosa, assicurare alla sua famiglia e a tutta la comunità una vita migliore. Ogni ragazza ha un’abilità materna per prendersi cura della comunità, dell'ambiente, della Terra.

Rose Sakala è nata da una povera famiglia in una zona del Malawi carente persino dei servizi sanitari. Ha vissuto in povertà e con la costante minaccia dell’insicurezza alimentare. Sua madre è deceduta tre anni fa per via dell’ HIV e dell’AIDS, che hanno causato la morte anche di altri sette parenti di Rose. A causa della povertà e per la mancanza del supporto da parte dei genitori, Rose è stata costretta a lasciare gli studi per un anno mentre frequentava il College Delle Riserve Naturali, non essendo in grado di pagare le tasse scolastiche.

 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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