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Brunei. Da regno delle spezie a laboratorio agricolo

Cultura / -

© Jacob Maentz-Corbis

Una monarchia antica di 600 anni che un tempo dominava il Borneo, sulla via delle spezie. E che oggi è impegnata a investire le proprie ricchezze nella ricerca tecnologica per migliorare l’efficienza alimentare, preservando al contempo l’ambiente.

Tutti lo ricordano solo come Brunei, ma il suo nome completo è Negara Brunei Darussalam, ovvero “Stato del Brunei, Dimora della Pace”. E in effetti oggi le etnie malese, cinese, indiana, europea e indigena convivono pacificamente su questo lembo di Borneo affacciato sul Mar Cinese Meridionale, dove un tempo incrociavano quei pirati che a fine Ottocento stimolarono la fantasia del romanziere Emilio Salgari, regalandoci personaggi come Sandokan, Yanez de Gomera , Tremal-Naik e James Brooke, il “rajah bianco”, questo sì realmente esistito. Nel 1841 il sultano del Brunei, riconoscente per l’aiuto da lui ricevuto nel domare una ribellione, gli fece dono della regione del Sarawak, che lui e i suoi discendenti governarono per oltre un secolo. Mari turchesi e foreste lussureggianti costituiscono ancora oggi il biglietto da visita del Borneo, una delle poche zone del pianeta caratterizzate dalla cosiddetta mega-diversità. La primordiale giungla, vecchia di 130 milioni di anni e ricca di quasi 15.000 specie di piante, offre rifugio a una straordinaria varietà di animali: 210 specie di mammiferi, 600 di uccelli, 150 di rane, 80 di lucertole e migliaia di insetti di ogni genere.
 
Crocevia di sapori
Secoli di commerci, colonizzazioni e ondate migratorie hanno lasciato il segno anche nella cucina del Brunei. Dalla commistione delle tradizioni culinarie cinese, indiana e malese è derivato un grande assortimento di specialità gastronomiche. Come in tutto il Borneo, anche in Brunei sono diffusissimi i vari nasi lemak, nasi goreng, nasi katok ecc.: piatti speziati a base di riso (fritto o cotto nel latte di cocco) con verdure e - a seconda dei casi - uova, pesce, manzo o pollo. Tipicamente bruneiano è invece l’ambuyat, un impasto ricavato dal midollo di palma che si intinge a piacere in una varietà di salse. La passione degli abitanti del sultanato per il mare è ben incarnato da condimenti come il belacan, una pasta di gamberetti secchi, il tahai, una farina di acciughe affumicate ed essiccate al sole, e il cencalu, krill mescolato con sale e zucchero e poi lasciato fermentare. Molto usato è anche il peperoncino, per esempio come base del bumbu, un impasto di aglio, scalogno e spezie varie usato nella preparazione di zuppe e stufati.
 
Tecnologia per conciliare agricoltura e ambiente
Sapori forti, speziati, che a Expo Milano 2015 ben giustificano la presenza del Brunei Darussalam all’interno del Cluster delle Spezie, anche se oggi la ricchezza del sultanato non è più merito degli antichi porti commerciali lungo la rotta delle spezie. Dal 1929 sono i giacimenti di petrolio e gas naturale a garantire alla popolazione un benessere diffuso. L’aspettativa di vita è di 77 anni, non esistono tasse sul reddito, a tutti sono assicurati gratuitamente scuola, sanità e pensione. Quel che ancora manca al Paese è l’autosufficienza alimentare. Ma negli ultimi anni il governo sta puntando fortemente sulla ricerca scientifica e tecnologica per migliorare la resa dei campi ed evitare di abbattere le foreste per guadagnare altra terra coltivabile. È proprio questo il tema scelto dal Brunei per Expo Milano 2015: “Scienza e tecnologia per garantire cibo sano, sicuro e di qualità”. Nell’area espositiva grandi monitor e proiezioni video illustrano i metodi e le soluzioni trovate dal Paese per sviluppare l’agricoltura senza danneggiare l’ambiente.
 

Gruppo Acquisto Terreni, la finanza con i piedi per terra

Economia / -

Il Progetto GAT non ha uguali in altre parti del mondo
Courtesy of GAT Scansano

Due professionisti di Mantova hanno sviluppato un modello finanziario etico che permette a un centinaio di piccoli investitori di acquistare un podere per darlo in gestione a giovani agricoltori che utilizzano metodi biologici. Perché l’agricoltura torni a essere un investimento di valore.

Investimento etico, valorizzazione del territorio, condivisione e co-produzione, incentivo alle coltivazione biologica e alla filiera corta. È difficile trovare un’innovazione che metta insieme così tanti aspetti positivi in una volta sola. Eppure il modello del GAT (gruppo d’acquisto terreni) sembra averli centrati tutti. La formula è molto semplice: un pool di piccoli investitori si uniscono per acquistare una tenuta agricola e farla condurre con metodi moderni e sostenibili.
L’idea è venuta nel 2008 a Rosanna Montecchi (avvocata) e a Gianluca Marocci (commercialista) riflettendo su quale potesse essere, in tempi di incerti finanziari, un bene-rifugio in grado di garantire la solidità dell’investimento. Questo modello di gestione di una Srl agricola è innovativo perché offre la possibilità di investire nella terra anche al piccolo risparmiatore che ne sarebbe normalmente escluso. Una volta individuato l’appezzamento da acquistare, si articola un business plan e si divide la somma necessaria in parti uguali (in genere sono un centinaio da 10.000 euro ognuna). Gli investitori interessati possono sottoscrivere un massimo di quattro quote. L’azienda deve svilupparsi esclusivamente con risorse finanziarie proprie, con una regola esplicita che esclude il ricorso al credito bancario.

Le ragioni di una scelta
“Il costo dei terreni in Italia è molto più alto che in altri Paesi, come la Francia – spiega Marocci –. Questa forma di proprietà condivisa, che per alcuni versi può ricordare la cooperativa, è uno strumento di supporto alla piccola tenuta agricola, tradizionalmente fulcro del nostro sistema produttivo”.
Al momento, i GAT attivi in Italia sono tre: GAT Argine Secchia di Quistello (MN), Podere Pradarolo (un’azienda vitivinicola a Varano de’ Melegari-PR) e Podere Le Piane di Scansano (GR), e diversi altri rpogetti sono in preparazione. La gestione è affidata ad agricoltori di professione, che sono generalmente anche soci.
Tutte le lavorazioni seguono criteri di produzione biologica o biodinamica.
“Siamo presenti nei Cda di ogni società – spiega Marocci – perché vogliamo garantire unità di intenti, comunicazione e azione e il rispetto di criteri etici ed ecologici. L’obiettivo è avere un livello di integrazione elevato per creare una sorta di brand”.
E una volta raggiunto il break even, gli investitori dovrebbero ottenere ritorni nell’ordine del 3 per cento. Inaugurando un modello finanziario con i piedi ben saldi a terra.

La permacultura è un modo di coltivare. E di pensare

Sostenibilità / -

permacultura
© Jim Wark/AgStock Images/Corbis

Nata più di un secolo fa, la permacultura si è diffusa negli anni Settanta e in forme diverse è oggi presente in tutto il mondo, dall’Africa all’Europa. Scopriamo cos’è e come può arrivare a riguardare la vita quotidiana di ognuno.

La permacultura ha origine dal concetto di permanent agricolture, coniato nell’ormai lontano 1911 e si può definire come la progettazione e la gestione ecosostenibile e integrata di insediamenti umani e produttivi nel territorio agro-ambientale. 
 
Dal secolo scorso a oggi, la permacultura si è evoluta e trasformata grazie soprattutto agli studi di Bill Mollison: per primo osservò il territorio accorgendosi di come stesse cambiando, della sparizione di alcune specie animali e vegetali imputando questa trasformazione ai sistemi industriali che si stavano diffondendo e talvolta ai regimi politici dominanti, specie in alcuni paesi. 
 
Il suo scopo fu quindi quello di arrivare a individuare un sistema che avrebbe permesso a tutti di vivere senza arrivare al collasso totale dei sistemi biologici. Ci riuscì negli anni Settanta con il supporto di David Holmgren e mise a punto un sistema di agricoltura sostenibile, basata sulla coltivazione consociata di alberi perenni, arbusti, erbacee, funghi e tuberi.
 
La permacultura come modo di pensare
Oggi però la permacultura non si limita al mondo agricolo, ma coinvolge tutti gli aspetti della vita dell’uomo in coesione con l’ambiente: negli anni più recenti infatti la sua azione si è estesa ad esempio alle strategie legali, finanziarie e di autofinanziamento nel rispetto dell’ambiente e dell’etica, trasformandosi in un vero e proprio movimento, con un’identità ben distinta e riconoscibile alla quale molti seguaci fanno riferimento con trasporto e partecipazione.
 
La permacultura è quindi un modo di pensare in maniera sempre nuova e flessibile, come lo è il Pianeta, è una sintesi di ecologia, geografia, antropologia, sociologia e progettazione che si può applicare a un balcone, a un piccolo orto, a un grande appezzamento o a zone naturali, così come ad abitazioni isolate, villaggi rurali e insediamenti urbani.
 
Alcune delle cose comuni che ci circondano oggi hanno origine dalla permacultura: i pannelli solari termici e il riscaldamento a pavimento tramite acqua riscaldata o, nel nostro orto o giardino, la cisterna che raccoglie e sfrutta l’acqua piovana, ma anche, in campo economico, la banca del tempo, il microcredito, i prestiti sociali e in generale tutta la finanza etica.
 
La diffusione della permacultura oggi
Secondo le diverse necessità e urgenze la permacultura ha oggi una diffusione globale: in Austria l’azienda agricola Krameterhof, è considerata uno dei più importanti esempi europei di permacultura applicata in climi temperati: grazie ai suoi principi, dei ripidi pendii montani a 1.500 metri sul livello del mare si sono trasformati in una produttiva fattoria. In Senegal, Burkina Faso e Benin, viene garantito l’accesso ai terreni a tutti coloro che vogliono coltivarla, assicurando così un accesso non più esclusivo alle terre che conduce all’affrancamento da una condizione di immobilità sociale. L’idea è quella di costruire degli ecovillaggi basati su sistemi di riciclo delle risorse territoriali, dove vengano posti in primo piano i principi di utilizzo di energie rinnovabili, la difesa dell’ambiente e dell’economia locale, sistemi di irrigazione correlati alla morfologia dei terreni e uno spirito di cooperazione che costituisce la base per il rispetto della vita presente, ma anche di quella delle generazioni future.
 
Tutti principi che hanno saputo dare una risposta e una possibile soluzione alla crisi che ha messo in serio pericolo il benessere e la stessa sopravvivenza della popolazione mondiale, in costante aumento: temi diventati ancor più attuali oggi e fulcro di Expo Milano 2015 - Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita.
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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