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Alan N. Shapiro, nella nuova fantascienza gli androidi hanno un cuore

Cultura / -

Alan N. Shapiro è un teorico dei media, docente e studioso di tecnologia, fantascienza e filosofia contemporanea. Le sue pubblicazioni hanno contribuito profondamente al cambiamento della percezione della fantascienza per la cultura del XXI secolo e dell’importanza delle teorie Jean Baudrillard nel campo della coreografia sociale.

Qual è la filosofia che sostiene il mondo della tecnologia e della fantascienza? Qual è la sua relazione e influenza nel mondo reale?
In passato gli scienziati erano scettici a riguardo della fantascienza, si chiedevano se potesse  rappresentare accuratamente la realtà della scienza e della tecnologia. Oggi, la fantascienza è uno spazio avanzato, un luogo da esplorare. La tecnologia immaginata in Star Trek ha influenzato l’avanzamento nel mondo reale, dove la tecnologia futuristica è spesso una metafora e gli androidi sono la metafora o la coscienza di un software, un’entità semi vivente che co-esiste insieme agli umani.
 
Nella fantascienza non esistono religioni, soldi o molte altre cose che caratterizzano la nostra società. Perché?
La fantascienza è un genere utopico e distopico della letteratura. Molte storie di fantascienza sono ambientate in un mondo alternativo colpito da un disastro o da una catastrofe, in cui però si colgono delle tendenze già esistenti. Per esempio, nel mondo reale il denaro sta scomparendo o viene trasformato in valute virtuali che sostituiscono le transazioni dirette tra le persone, grazie all’architettura di internet progettata per dare fiducia. La fantascienza è veramente il presente, questo perché l'autore ha una sensibilità sociologica con cui percepisce le tendenze della contemporaneità.
 
Nel 1986 Isaac Asimov ha scritto “Sogni di robot”. Parliamo delle emozioni delle intelligenze artificiali. Possiamo parlare di emozioni di un robot?
Sì, certo che possiamo parlarne. "Ex Machina", un film uscito quest'anno, dimostra che la definizione di intelligenza artificiale sta cambiando. In passato abbiamo avuto prova che l'intelligenza artificiale veniva identificata in una conversazione in cui l'umano non è in grado di distinguere se l'interlocutore è un suo simile o di un software. Oggi, questa definizione di intelligenza artificiale è obsoleta e nel film "Ex Machina" viene sottolineato. La lingua non è più al centro delle intelligenze artificiali, ora sono le emozioni, l’etica. In "Star Trek: The Next Generation" gli androidi sono dotati di emozioni. Non si tratta solo di pensare, ma di avere una coscienza emotiva e di essere in grado di dare giudizi etici, dai quali gli esseri umani possono imparare risolvendo i problemi emotivi di cui non sono padroni. In alcuni film poi, i robot sono inferiori agli umani, senza avere diritti; questo porta, come nel film "Io, robot" con Will Smith, a una rivoluzione, alla violenza nei robot.
 
Come è possibile educare la cultura umana a un nuovo sviluppo del mondo tecnologico?
Dobbiamo smettere di pensare alla tecnologia solo dal punto di vista ingegneristico e come uno strumento: la tecnologia è un ambiente che da la possibilità di migliorare il mondo reale. L’architettura di internet e l'idea della realtà virtuale si sono proposte come una fuga, quando siamo online viviamo una vita alternativa al mondo fisico e questo è un errore. Dovremmo creare ibridi, combinazioni tra reale e virtuale, online e offline. Non dovremmo essere né contro le nuove tecnologie né abbracciarle e promuoverle senza consapevolezza.
 
Qual è il rapporto tra l’uomo e la tecnologia?
Abbiamo bisogno di capire qual è il corretto uso delle nuove tecnologie, che sicuramente non è illimitato. Dobbiamo ancora iniziare a utilizzare i nuovi media e le nuove tecnologie in modo intelligente. I social media possono essere molto interessanti, ma credo che bisogna ancora lavorare sui sistemi che aiutano l’interazione sociale senza essere online.
 
Qual è il suo film preferito e qual è il film più importante della storia della cinematografia fantascientifica?
2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick è il più grande film di fantascienza e della storia della tecnologia. All'inizio del film le scimmie scoprono la tecnologia come strumento, nel 21 ° secolo dobbiamo pensarla come un ambiente, una sorta di esperienza psichedelica che si espande nella nostra mente, esattamente come è mostrato alla fine del film di Kubrick. "Blade runner" è un altro film molto importante, un classico che solleva la questione dell’amore tra gli esseri umani e gli androidi, del fatto che gli esseri umani potrebbero non essere soli nell'universo e che siamo in grado di andare oltre la domanda dell'esistenza di Dio. Una domanda che ci poniamo quando il nostro partner è un androide, un essere simile e diverso da noi, la nostra coscienza si allontana dall’identità e dalle differenze per pensare alle similitudini. "Ex Machina" riflette questo cambiamento. Trenta o quaranta anni fa, la filosofia è stata divisa dal dibattito tra la coscienza e il linguaggio, ora non sono più contrapposte ma dobbiamo considerare le emozioni, l’incarnazione e l'etica. "Ex Machina" mostra che lo sviluppo delle intelligenze artificiali non riguarda solo la razionalità, non si tratta della capacità di un software di tenere o simulare una conversazione, si tratta del corpo, di emozioni e di etica: questo è il terzo grado della fantascienza.
 

Caffè, quest'anno è ristretto

Economia / -

Caffè

I volumi produttivi di questa commodity sono in calo, secondo le previsioni del Foreign Agricultural Service del Dipartimento dell’agricoltura statunitense, aggiornate a dicembre 2014. L’annata 2014/2015 vedrà l’Arabica perdere posizioni a favore della Robusta, a causa di dissesti climatici nelle principali aree produttrici

Meno Arabica in tazzina. Gli eventi climatici non mancano di far sentire il proprio impatto sulla disponibilità di materie prime agricole. Secondo le ultime previsioni del Foreign Agricultural Service del Dipartimento dell’agricoltura statunitense, aggiornate a dicembre 2014, tra le commodity influenzate dalle condizioni atmosferiche figura il caffè. La prolungata siccità e le alte temperature che per il secondo anno consecutivo affliggono aree come Minas Gerais e San Paolo - zone dove si coltiva l’80% dell’Arabica mondiale - hanno infatti determinato un ulteriore calo della produzione, riportandola ai livelli di due anni fa. Allo stesso modo, la regione brasiliana del Paranà produrrà quest’anno 800mila sacchi in meno, ancora in conseguenza dei danni causati della gelata dell’anno scorso, che ha imposto il taglio di numerose piante. Nel complesso, la produzione brasiliana di Arabica dovrebbe attestarsi, per l’annata 2014/2015, sui 34,2 milioni di sacchi, un raccolto del 19% inferiore all’anno precedente. Erano oltre due decenni che non si susseguivano due raccolti negativi. Dal 1992/93, infatti, si erano sempre alternate una stagione “buona” e una meno produttiva, pur con annate eccezionali nell’uno o nell’altro senso.  
A livello globale, le previsioni indicano che la produzione complessiva di caffè 2014/2015 dovrebbe chiudersi a 149,8 milioni di sacchi, 2,7 milioni in meno che nell’annata 2013/2014, a causa di raccolti più scarsi - oltre che in Brasile - in Perù, Indonesia e Vietnam, pur compensati dal buon andamento in America Centrale e Colombia. La compensazione, peraltro, riguarda soprattutto la varietà Robusta, che negli ultimi due anni sta ‘recuperando terreno’ sull’Arabica: fino a quattro anni fa, l’Arabica rappresentava il 62% della produzione mondiale, oggi la sua quota si è abbassata al 55 per cento.
 
Il trend dei principali Paesi produttori
Tra i Paesi produttori, subito dopo il Brasile si colloca il Vietnam, la cui produzione in declino è in gran parte riequilibrata dall’aumento di terre riservate al caffè, con oltre il 20% in più di superfici agricole destinate a questa coltura negli ultimi cinque anni.
La Colombia è tornata ai livelli pre-crisi: nel 2011/2012, infatti, le piantagioni erano state colpite dal fungo della Ruggine (così chiamato per il colore che prendono le foglie) e da altri parassiti, che avevano messo in ginocchio la produzione. 
Lo stesso è avvenuto in America Centrale e Messico, che producono un quinto dell’Arabica mondiale. Sono in recupero, in particolare, Honduras, Guatemala, El Salvador. 
È invece ancora fortemente colpito dal fungo della Ruggine il Perù, dove i raccolti sono in continuo calo dopo il picco del 2011/2012, ed è ormai sui livelli del 2009/2010.
In Indonesia, la produzione è in picchiata per il secondo anno consecutivo, a causa delle piogge abbondanti nel periodo di sviluppo delle bacche. Questa coltura, inoltre, è stata sostituita negli ultimi anni da commodity ritenute più redditizie. Un terzo fenomeno che interessa il Paese è il crescente consumo interno di caffè (che inizialmente era stato introdotto solo per l’export) in forma di ready to drink.
 
Le attese degli importatori
E in effetti, in tutto il mondo, cala la disponibilità, ma non la richiesta: secondo i dati di Euromonitor International, il consumo medio annuo di tazze di caffè sta crescendo dalla fine degli anni Novanta del 2,6% l’anno e dovrebbe incrementare tra il 2015 e il 2017 di un ulteriore 9,2%, superando 1,1 milioni di tazze bevute ogni anno. Il rapporto del Fas stima pertanto un’ulteriore erosione delle scorte mondiali di caffè, lasciando solo intuire le conseguenze sui prezzi di scambio di questa commodity.
Per avere una visione prospettica di come potrà modificarsi nel prossimo futuro lo scenario globale di questa commodity, non è da sottovalutare - stando ai dati di Euromonitor International - la crescita del consumo in mercati tradizionalmente esportatori netti, come il Sud America, che sta rafforzando la sua posizione come secondo consumatore mondiale di questa bevanda.
Al momento, chi sono i grandi importatori di caffè? In cima alla lista c’è l’Unione Europa, alla quale è destinato quasi il 50% della produzione mondiale, con consumi in crescita. I principali Paesi fornitori del Vecchio Continente sono Brasile (29%), Vietnam (24%) e Indonesia (6%). 
Gli Stati Uniti sono il secondo Paese importatore, con 25 milioni di sacchi, provenienti prevalentemente da Brasile (25%), Vietnam(18%) e Colombia (13%).
 
Focus sull’Italia
Se questo è lo scenario mondiale, che cosa succede dal punto di vista del consumo entro i confini italiani, patria dell’espresso? In estrema sintesi, nel Paese della ‘tazzulella’ ormai gli acquirenti con maggiore disponibilità di spesa si rivolgono alle capsule, negli altri segmenti d’offerta è caccia allo sconto. 
A confermarlo sono le rilevazioni di Nielsen Market Track aggiornate a ottobre 2014. Nell’ultimo anno, nei supermercati e ipermercati del nostro Paese, sono state vendute 124.867 migliaia di kg di caffè tostato, con un esborso di 1,2 miliardi di euro. “Il mercato del caffè tostato presenta un trend a volume sostanzialmente stabile (-0,2%) – assicura Massimiliano Cessari di Nielsen -. Il prezzo di vendita, tuttavia, è in calo del 3,2%, perché ormai la metà del caffè è venduta in offerta speciale di taglio prezzo. Il caffè quindi, si conferma una delle categorie alimentari più promozionate in Italia. Questo fenomeno - insieme alla crescita di prodotti più “economici” da usare per la moka e alla discesa di alcuni prezzi a scaffale - determinano la perdita di valore del mercato. L’unico segmento in crescita è il cosiddetto porzionato, ovvero le capsule (+21,8%), che ormai vale il 2,7% a volume del caffè tostato e il 12,9% a valore, grazie a un prezzo medio al kg di 46,54 euro, quasi sei volte il prezzo medio del caffè macinato, di 8,26 euro/ kg”. 
 

Chi dice cibo dice donna. Le donne, nutrici del pianeta

Cultura / -

chi dice cibo dice donna
© Marc Dozier/Corbis

Sono le donne a nutrire e crescere i piccoli di homo sapiens sapiens in tutte le culture, a preparare i pasti a casa ogni giorno in tutto il pianeta. A loro, probabilmente, si deve la nascita dell'agricoltura.

Chi dice cibo dice donna. Questo perché, a dispetto del fatto che la maggior parte degli chef è di sesso maschile, sono le donne a far da mangiare tutti i giorni in tutto il pianeta. Immaginate più di un miliardo di donne che ogni giorno cucina per se stessa e la propria famiglia, in ogni angolo del mondo, praticamente ad ogni ora: avrete un'idea dell'importanza del ruolo familiare e domestico dell'altra metà del cielo.
E ancora sono loro ad occuparsi prevalentemente dell'orticoltura, dell'allevamento degli animali da cortile, della raccolta di erbe e frutti spontanei un po' in tutto il mondo. 
 
Il ruolo atavico delle donne
Sin dal Paleolitico il genere umano ha riconosciuto alle donne il ruolo indiscusso di datrici di vita, simboleggiato anche dalle cosiddette Veneri paleolitiche, opulenti statuine femminili che attraverso le loro forme generose rappresentavano la maternità e il loro ruolo di nutrici. 
 
Molti studiosi, tra cui alcuni archeologi, sostengono che siano state le donne, da sempre impegnate nella raccolta di erbe, fiori e frutti, a capire  i meccanismi della nascita e crescita delle piante, e che dunque si debba al loro sguardo profondo e materno la nascita dell'agricoltura e l'addomesticamento dei vegetali. 
 
Le donne hanno il ruolo pressoché esclusivo di nutrire i neonati e di svezzarli, accompagnando i bambini dall'assunzione del latte materno all'assunzione dei primi cibi solidi, e facendo sì che i piccoli acquisiscano preferenze alimentari proprie della loro cultura.  Si sa che i nostri gusti, le nostre idiosincrasie alimentari, le nostre preferenze si formano nei primi anni di vita, e tutto ciò dipende dalle donne della famiglia in cui siamo nati e cresciuti, in primis dalle mamme. 
 
L'agrobiodiversità e il lavoro nelle filiere alimentari
Sono soprattutto le donne in tutto il mondo, nei loro piccoli orti e frutteti familiari, a preservare le cultivar locali di ortaggi, legumi e frutta, preziose per mantenere le pratiche alimentari tradizionali, e la sovranità alimentare, ossia la possibilità di nutrirsi con derrate autoprodotte. 
 
Infine lavorano nelle principali filiere alimentari a livello mondiale, nei campi e nei pascoli, ma anche nelle aziende di trasformazione dei prodotti e nelle cucine delle strutture ristorative, dalle caffetterie ai ristoranti, sino ai self service e alle mense. Spesso sono addette alla vendita dei prodotti nei mercati rurali. Il lavoro di cura che le contraddistingue si concretizza anche nel dare forma, aroma e sapore al cibo, quotidianamente. Il 2014 è stato scelto dalle Nazioni Unite come International Year of Family Farming; Expo Milano 2015 dedica alle donne l'intero programma We; numerosi enti e associazioni non governative hanno varato programmi di sostegno alle donne rurali riconoscendo loro questo fondamentale ruolo di nutrici senza il quale oggi l'umanità non sarebbe giunta sin qui. 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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