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68 Paesi, undici religioni, un solo messaggio di pace: grazie per questo cibo

Cultura / -

 
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Andrea Mariani © Expo 2015
Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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Cibo dello spirito, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
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'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015
'Cibo dello spirito' a Expo 2015, 1 settembre 2015
Alessandro Cremasco © Expo 2015

La benedizione del cibo da parte di undici rappresentanti delle maggiori religioni che si sono ritrovati insieme è stato il momento culminante di una giornata di pace, di condivisione, di confronto. Dai piatti tipici portati in dono da 68 Paesi, tra cui Palestina e Israele, al momento della firma della Carta di Milano fino al momento conviviale conclusivo con un piatto di riso "a prova di religione", ecco il racconto per immagini del giorno del “Cibo dello spirito” a Expo Milano 2015.

Di fronte ai piatti tipici portati da 68 Paesi partecipanti a Expo Milano 2015, i rappresentanti di diverse religioni hanno svolto, a turno, la loro formula di ringraziamento, di preghiera, di espressione di riconoscenza per ciò che ci si apprestava a mangiare. Poi, dopo aver firmato ognuno la Carta di Milano, tutti hanno potuto gustare il cibo benedetto.
 
È la prima volta che così tante religioni sono disposte a svolgere una benedizione
Sono 68 i Paesi che hanno partecipato attivamente all'appuntamento, vestendo abiti tradizionali e portando un loro piatto tipico, e cinque le organizzazioni della Società Civile. Tra i Paesi hanno confermato la loro presenza sia Israele sia la Palestina. L'evento è stato aperto dai saluti di benvenuto dal Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali Maurizio Martina e del Commissario Unico Delegato del Governo per Expo Milano 2015 Giuseppe Sala.
 
I rappresentanti delle religioni e il riso “a prova di religione”
L’incontro è stato ideato e moderato dal direttore editoriale di ExpoNet e Direttore scientifico di LifeGate Simone Molteni. Sono intervenuti il Vice Presidente dell'Unione Induista Italiana Sanatana Dharma Svamini Hamsananda Ghiri, il Rabbino della Comunità Ebraica di Milano Elia Richetti, l'Abate del Monastero Zen "Il cerchio" Carlo Tetsugen Serra, il Lama del Centro Studi Tibetani "Mandala" Paljin Tulku Rinpoche, la Pastora della Chiesa Evangelica Metodista Dorothée Mack, il Vicario Episcopale della Diocesi di Milano - Chiesa Cattolica - Luca Bressan, l' Archimandrita della Chiesa Ortodossa Romena Traian Valdman, il Pastore della Chiesa Evangelica Valdese Giuseppe Platone, il Presidente del Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano Piergiorgio Acquaviva, Vice Presidente della Coreis - Comunità Religiosa Islamica - Yahya Pallavicini e il Presidente della Casa della Cultura Musulmana di Milano Mahmoud Asfa.
 
Lo Chef Ambassador di Expo Milano 2015 Pietro Leemann ha cucinato un piatto con ingredienti vegetariani, kosher e halal, in modo da poter essere in armonia con i dettami di ogni religione rappresentata: un fragrante riso basmati con zafferano, verze e una salsa vegana al peperone, lievemente piccante.
 
Per la massima apertura e per coinvolgere anche i non credenti è stata letta in tre lingue diverse (italiano, inglese e francese) da tre bambini - un bambino ucraino, una bimba italo-croata, uno egiziano - anche una preghiera laica, condivisa dai Partecipanti della Società Civile di Expo, da Cascina Triulza e da LabE Fondazione Feltrinelli, che mette in luce tutti gli aspetti cari al Tema dell'Esposizione Universale di Milano: sostenibilità, lotta allo spreco alimentare e rispetto per il cibo e tutti gli esseri viventi. Al termine, tutti i visitatori hanno potuto gustare il cibo benedetto.
 

Tutti si fermano un momento in preghiera, per il cibo

Cultura / -

Preghiera per il cibo
© Lindsay Hebberd/Corbis

Ogni cultura del mondo, ogni tradizione religiosa prevede formule e momenti di ringraziamento per il pasto in tavola, in segno di unione con i commensali. L’evento ‘Il cibo dello spirito’ a Expo Milano 2015 ha rimarcato, nel rispetto delle differenze, un messaggio di fratellanza e riappacificazione

Viaggiando per il mondo è possibile incontrare popoli molto diversi per tradizioni e modi di vivere. Alcuni non hanno ancora scoperto la scrittura, altri vivono iperconnessi e costantemente immersi nella tecnologia. Alcuni sono ricchissimi e altri poverissimi. Ma tutti hanno avuto (almeno in un momento della loro storia) l’usanza di fermarsi un momento prima di mangiare per benedire il cibo a disposizione, recitare una preghiera o anche solo restare in silenzio qualche secondo.
 
La gratitudine per il cibo, un sentimento interreligioso
Una pausa piccola che però incarna un significato profondo: la gratitudine per il cibo che ci è necessario per vivere.
A volte è un gesto proposto dalla propria religione, in altri casi è un gesto laico di semplice attenzione.  Anche persone dichiaratamente atee hanno un loro rituale (ad esempio si fermano per qualche secondo prima di impugnare forchetta e coltello).
In ogni caso, a prescindere dalle parole pronunciate (o non pronunciate) si tratta di un momento necessario a riportare consapevolezza su quello che stiamo facendo, a non banalizzare un atto quotidiano che non andrebbe mai dato per scontato.
E infatti sono proprio i popoli più ricchi ad avere perso questa usanza: quando il cibo appare direttamente in tavola dopo esser stato coltivato, allevato, preparato e trasportato da qualcun altro viene molto più facile dimenticarne il valore.
 
‘Il cibo dello spirito’ nella Carta di Milano
Nell’incontro interreligioso del 21 maggio, in occasione della Giornata Onu della diversità culturale, abbiamo vissuto un momento simbolico molto emozionante: ogni rappresentante ha benedetto il cibo con una preghiera scelta della propria tradizione religiosa. E poi questo “superfood” è stato mangiato da tutti i partecipanti. Il rabbino ebreo ha così potuto mangiare un cibo benedetto anche dall’imam islamico e dal monaco buddista, il prete cattolico ha potuto mangiare un cibo benedetto anche secondo la tradizione induista e protestante… e così tutti i presenti, compreso un Ministro non credente ma ugualmente emozionato, il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina.
 

La biodiversità delle tradizioni religiose, una risorsa pregiata

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Cibo dello spirito nella Carta di Milano
Barbara Francoli © Expo2015

Il 13esimo anniversario della Giornata Mondiale della Diversità Culturale è stato celebrato in Expo Milano 2015 invitando le religioni a un dibattito sul tema dell’alimentazione. Ogni relatore ha illustrato, nell'incontro organizzato all’interno del Teatro della Terra del Biodiversity Park, il proprio pensiero sul tema della produzione, del consumo di cibo e della tutela del Pianeta. Poi, ha benedetto il pasto, ognuno con la sua formula.

La scienza ha già dimostrato ampiamente che la biodiversità è una delle risorse più preziose che abbiamo a disposizione per garantire la qualità del nostro futuro e la resilienza del nostro sistema alimentare.
 
Con l’evento di oggi abbiamo voluto dimostrare che anche la biodiversità culturale (in questo caso specifico delle diverse tradizioni religiose), è una risorsa pregiata che dovremmo valorizzare.
In questi ultimi anni la scienza ci ha portato a scoprire nuove tecnologie e nuova conoscenza con un ritmo frenetico che rende difficile una comprensione profonda.
 
È proprio nel momento in cui la conoscenza scientifica ci consente una libertà di scelta così ampia che le tradizioni culturali e religiose possono aiutarci. Proprio ora, di fronte a grandi scelte e tante possibilità, diventa necessario aver ben chiaro la nostra identità: solo conoscendo bene chi siamo e i nostri valori potremo fare le scelte giuste per disegnare il mondo che vorremmo.
 
Il confronto fa emergere alcuni principi di base
Il confronto tra diverse tradizioni religiose ci mostra subito che alcuni principi di base sono comuni a tutti e non sono per niente scontati.
 
Riguardo alle modalità con cui dovremmo produrre il cibo che sfamerà noi e i nostri figli, ad esempio, tutte le religioni concordano sul fatto che la terra ci è stata affidata per essere custodita e conservata, non sfruttata e depredata. Quindi l’agricoltura e i processi produttivi dovrebbero sempre rispettarne i cicli rigenerativi e minimizzare agenti chimici e sostanze che sul lungo termine portano all’impoverimento della terra stessa.
 
Le idee sono molto chiare anche per il modo in cui alleviamo gli animali: l’obiettivo deve essere quello della ricerca della non violenza, del rispetto e della gratitudine. Se questi concetti  venissero applicati nella realtà assisteremmo ad una rivoluzione in tutte le filiere.
 
L’approccio non è ideologico, le soluzioni sono concrete
Il regalo inaspettato che viene da un confronto interreligioso di qualità è che l’approccio non è mai ideologico e le indicazioni sono molto concrete: il concetto islamico di cibo “integro” che non deve diffondere “corruzione” della terra e degli uomini si rispecchia immediatamente nelle indicazioni pratiche dell’ebraismo (per i quali è vietato piantare la vite e il grano in adiacenza, pratica che guardacaso impoverisce la terra) e di tutte le altre tradizioni.
 
Quando poi si parla di spreco alimentare, il gioco diventa facile. Se fossero le religioni a scrivere le leggi, sarebbe molto più facile recuperare il cibo invenduto di supermercati e negozi e che altrimenti andrebbe sprecato (e che faticosamente realtà come il Banco Alimentare cercano di valorizzare).
 
 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

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