Questo sito web utilizza cookie tecnici per assicurare una migliore esperienza di navigazione; oltre ai cookie di natura tecnica sono utilizzati anche cookie di terze parti. Per saperne di più e conoscere i cookie utilizzati accedi alla pagina Cookie.
Se prosegui nella navigazione di questo sito acconsenti all’utilizzo dei cookie.

Continua

20 settembre 1851. Henry Salt: i diritti animali e l’etica dell’essere vegetariani

Cultura / -

©Jon Wynne Tyson

Attivista politico e critico letterario britannico, ha dedicato la vita a favore del passaggio degli uomini a una dieta vegetariana. Per motivi morali: il dovere etico di non uccidere altre forme di vita animale.

Riformatore sociale e scrittore inglese, Henry Stephens Salt (1851–1939) è autore di una quarantina di opere, sia di critica letteraria sia di attivismo politico. Nel 1886, a 35 anni, pubblica il suo primo scritto sull'etica vegetariana, A Plea for Vegetarianism (Appello per il vegetarianismo), su cui baserà un'ininterrotta attività, sia come autore che come militante, in difesa dei diritti degli animali. Nel 1891 fonda la Humanitarian League per combattere la disuguaglianza e l'ingiustizia verso gli esseri umani (Salt fu attivista politico per l'abolizione della pena di morte e per la riforma del sistema carcerario), ma anche per combattere le crudeltà commesse ai danni delle altre specie. Tra le campagne più importanti, quella contro la pena di morte nonché quelle contro la caccia e la vivisezione.
 
I diritti animali
È Salt a coniare l'espressione Animal Rights, difendendo i diritti animali in numerose opere fra le quali “Animals' Rights: Considered in Relation to Social Progress” (I diritti animali considerati in relazione al progresso sociale). Pubblicata nel 1894, è considerata la prima trattazione sui diritti animali della filosofia contemporanea. Rivendica per gli animali una considerazione che vada oltre il semplice benessere, riconoscendone l’individualità e, conseguentemente, la titolarità di veri e propri diritti, analoghi nella natura a quelli umani e, semmai, differenti nella misura. Tra questi, ovviamente, il diritto a non essere uccisi per diventare cibo. Un’interessante perorazione della bontà della scelta di non nutrirsi degli animali è contenuta in un testo del 1914 scritto per la britannica Vegetarian Society dal titolo “The Humanities of Diet” (pubblicato recentemente in Italia da Castelvecchi col titolo “L’etica vegetariana”) nel quale costruisce una breve e veloce, ma densa, fondazione “filosofica” del vegetarianesimo.
 
Vegetarismo per etica
Perché diventare vegetariani? La scelta di non mangiare animali non è dovuta principalmente a ragioni di salute o economiche, sostiene Salt, ma si fonda su una chiara decisione etica. Il vegetarianismo, fin dai tempi dei pensatori buddisti e pitagorici, è stato una forma radicale e consapevole di umanismo, fondata sul rispetto incondizionato di tutte le forme di vita. Con argomentazioni lucide e prive di fanatismo, percorse da una logica ferrea e a tratti ironica, Salt ci esorta a liberare gli animali dalla condanna ad essere gli ospiti involontari della nostra tavola.
“Le vittime dei carnivori umani sono nutrite, allevate, predestinate sin dall'inizio alla macellazione finale, così che il loro intero modo di vita è programmato a tal fine, è alterato dal suo standard naturale ed esse non sono più nient'altro che carne animata. [...]
Occorre coltivare un ampio senso di universale giustizia (non di pietà) verso tutti gli esseri viventi. Non è una richiesta di pietà, ma di giustizia. Se si è appurato che i diritti esistono, e sentimenti e costumi indubbiamente provano che esistono, essi non possono coerentemente essere concessi all'uomo e negati agli animali, poiché lo stesso senso di giustizia si applica in entrambi i casi.”
 
Eredità culturale
Salt ha avuto una larga e progressiva influenza nel dibattito culturale sviluppatosi a cavallo dei due secoli nel mondo di lingua inglese e negli ambienti tardopositivistici internazionali intorno ai temi morali e umanitari. Alle emergenti istanze di emancipazione degli individui e delle classi subordinate egli saldava in maniera pressoché “naturale” i diritti degli animali. Attirò personalità dagli interessi molteplici e variegati, collegati proprio dal fil rouge dell’avanzamento e del progresso dei diritti: fu amico di Gandhi, Tolstoj (anch’egli vegetariano),  Rudyard Kipling e altre personalità celebri. Fu amico e "scopritore" di George Bernard Shaw (anch'egli vegetariano), facendo in modo di farlo assumere come recensore di testate con le quali collaborava. La sua influenza culturale su Mahatma Gandhi fu profonda, tanto da indurlo ad affermare nella sua autobiografia di essere stato sì allevato vegetariano, ma di esserlo diventato per scelta solo dopo aver letto i libri di Salt.
Non c’è dubbio: tutti coloro che oggi, in Italia e nel mondo, scelgono la dieta vegetariana per motivi etici sono, anche inconsapevolmente, un po’ “nipotini” di Salt.
 
 

Danielle Nierenberg. Possiamo votare con le nostre forchette

Sostenibilità / -

Danielle Nierenberg img rif

Presidente di Food Tank, l'organizzazione che si impegna per un’alimentazione più sana, sicura, bilanciata e completa in tutto il mondo, Danielle Nierenberg ci racconta perché mangiando compiamo quotidianamente delle scelte, anche di tipo politico.

Come arriva il cambiamento climatico sulle nostre tavole?
Il cambiamento climatico arriva sulle nostre tavole ogni giorno in molti modi. Tutto ciò che mangiamo ha un impatto sul clima, perciò possiamo fare molto per cambiare il mondo in cui il cambiamento climatico sta influenzando il nostro mondo proprio a partire dalle nostre tavole. Possiamo votare con le nostre forchette scegliendo pasti che si trovano in basso nella catena climatica, possiamo mangiare più cibo biologico, possiamo investire sul cibo locale che non è trasportato per migliaia di chilometri, possiamo coltivare il nostro cibo e fare un gran passo scegliendo di mangiare cibo del posto e meno carne di produzione industriale. La carne è uno dei prodotti che consuma più risorse sul pianeta e contribuisce in una percentuale che va dal 18 al 50 per cento alle emissioni di gas serra causa del cambiamento climatico. Così, mangiare alcuni pasti vegetariani alla settimana o diventare del tutto vegetariani potrebbe ridurre il cambiamento climatico.

Qual è il ruolo dell’agricoltura familiare nella lotta al cambiamento climatico?
Gli agricoltori familiari sono in prima linea nella lotta al cambiamento climatico e alla povertà nei campi: lo fanno ogni giorno nelle cucine e negli altri posti in cui lavorano. Tutelano il terreno scegliendo diverse pratiche agricole, investono davvero nella tutela della biodiversità, come le nostre foreste, che sono i polmoni del Pianeta. Fanno cose che sono molto semplici come far crescere alberi vicino ai raccolti, visto che gli alberi assorbono alcuni dei gas serra nell’atmosfera e forniscono fertilizzante naturale per i raccolti. I fertilizzanti sono un altro fattore che influisce molto sul clima, perciò meno vengono usati dagli agricoltori, meglio è per il clima.

Qual è l’impegno di Food Tank nell’Anno internazionale dell’Agricoltura familiare ONU?
Stiamo provando ad evidenziare tutto ciò che fanno gli agricoltori oltre ad occuparsi della produzione di cibo: sono donne d’affari, inventori, innovatori e sono custodi della terra che meritano di essere riconosciuti per i servizi che offrono all’ecosistema, come la mitigazione del cambiamento climatico. Fanno del bene per tutti noi. Food Tank è la mia organizzazione che quest’anno è impegnata nell’Anno internazionale dell’Agricoltura familiare dichiarato dalle Nazioni Unite e sta lavorando fianco a fianco con la FAO e altre organizzazioni come Oxfam, America Slow Food International.

Prima di iniziare l’esperienza di Food Tank ha viaggiato per anni in più di 35 Paesi attraverso l’Africa subsahariana, l’Africa e l’Asia. Cosa le hanno lasciato questi viaggi e l’incontro con gli agricoltori locali?
Ho avuto la grande opportunità di viaggiare in tutto il mondo, in più di cinquanta paesi, nell’Africa subsahariana, in Asia e in America e di parlare con gli agricoltori, con organizzazioni di donne, gruppi di giovani e ho capito che gli agricoltori sono in prima linea. Sono le persone più intelligenti del pianeta, sanno che cosa fanno e dobbiamo incoraggiare i paesi industrializzati a cercare più informazioni al Sud. Non tutte le informazioni devono andare da nord a sud, possiamo anche imparare da ciò che gli agricoltori stanno facendo in altre parti del mondo: proteggono i raccolti locali, riducono il cambiamento climatico, tutelano le riserve idriche. I viaggi che ho fatto e le storie che ho ascoltato hanno cambiato la mia prospettiva sull’agricoltura e ho capito che gli agricoltori hanno molto più da condividere di quello che sappiamo.

La mission di Food Tank è “costruire una comunità globale di persone sicure, sane e nutrite”. Come è possibile farlo?
La comunità globale per persone sicure, sane e nutrite inizia nelle nostre case, inizia da noi, inizia informandosi più su quello che mangiamo, inizia interagendo con le organizzazioni che stanno lavorando su questi problemi, inizia sapendo più su quello che mangiamo. Abbiamo tutti l’opportunità, tutti mangiamo, tutti noi, sette miliardi, mangiamo ogni giorno e abbiamo una responsabilità e l’opportunità di investire nel sistema alimentare. Dobbiamo fare molto, ma possiamo farlo e dobbiamo farlo adesso.

Expo Milano 2015 avrà come tema la nutrizione, l’agricoltura e il cibo. Qual è il su cibo preferito?
Il mio cibo preferito sono i burritos con i fagioli neri: riempiono e danno felicità. Mi piace il Messico e tutto ciò che è piccante. Sono vegetariana da quando avevo 13 anni e lo sono diventata per motivi ambientali.
 

I mille volti del carciofo

Gusto / -

© Debby Lewis-Harrison/Cultura/Corbis

Il carciofo è un prodotto conosciuto sin dall'antichità ma diffusosi nella cucina europea solo verso la fine del Medioevo. Ne esistono molte varietà, molte delle quali sono italiane. É un alimento ricco di sali e vitamine, con proprietà curative e che si presta a numerose preparazioni culinarie e non solo: utilizzato anche dall'industria liquoristica, medicinale e persino la bioedilizia.

Breve storia del carciofo
Il carciofo appartiene come il cardo alla famiglia delle Asteraceae, infatti sono lontani parenti: studi recenti hanno individuato nel cardo selvatico (Cynara cardunculus var. sylvestris) il progenitore del carciofo e del cardo coltivato. È probabile che l’addomesticamento del cardo selvatico sia avvenuto nel Mediterraneo occidentale, dove è ampiamente diffuso; un processo di pratiche colturali ha condotto al cardo coltivato, mentre il carciofo selvatico era conosciuto da Greci e Latini ma poi cadde nel dimenticatoio.
Fu la civiltà araba in Sicilia e Spagna a promuovere la selezione colturale e la diffusione del carciofo nella sua forma attuale nella cultura gastronomica medievale: infatti anche la parola carciofo deriva dall'arabo al-harsuf.
Così dopo 10 secoli di oblio nel Quattrocento spuntano le prime ricette con i carciofi, che si moltiplicano nell'Età moderna.
 
Un prodotto, mille varietà
Al giorno d'oggi la coltura del carciofo nel Mediterraneo è diffusa soprattutto in Italia, Francia, Spagna ed Egitto, seguiti da altri paesi mediterranei che stanno incrementando gli ettari destinati alle carciofaie.
L'Italia detiene il primato della produzione mondiale e ne ha molte varietà, una delle quali è Dop, il Carciofo spinoso di Sardegna, e tre IGP: il carciofo romanesco del Lazio, il carciofo brindisino, il carciofo di Paestum. Esistono inoltre molte varietà locali, alcune delle quali inserite da Slow Food nell'Arca del gusto, che contiene prodotti ritenuti a rischio di estinzione, perciò meritevoli di  attenzione, come il carciofo bianco di Pertosa e il carciofo violetto di Castellammare entrambi campani, il carciofo di Montelupone nelle Marche, il ligure carciofo di Perinaldo, il sardo carciofo Masedu, il carciofo spinoso di Menfi in Sicilia e infine il veneto carciofo violetto di Sant'Erasmo.
Il carciofo si trova sui mercati ormai da ottobre a primavera inoltrata e in cucina si presta ad innumerevoli combinazioni, mentre risulta più difficile l'abbinamento con i vini, a causa della relativa amarezza del vegetale.
 
Tanti i modi di mangiarlo
Del carciofo si consuma il capolino non ancora fiorito, crudo, con olio e sale, o fritto, come alla Giudia,  tipico piatto di Roma, o ancora bollito, o con salsa di pomodoro, o in casseruola con carne di agnello, o in connubio con le patate, o come nella Torta pasqualina ligure, in abbinamento con le uova incorporate intere e buon formaggio, versione moderna delle famose gattafure medievali, preparata in occasione di Pasqua appunto.
Il carciofo è ricco di ferro ed altri sali minerali, di fibre, di vitamine del gruppo B e C, ha buone proprietà antiossidanti, depurative, diuretiche e regolatrici dell'appetito.
 
Non solo cibo
Notevole è il sottoprodotto di foglie della carciofaia, utilizzato come cibo per gli animali. Il carciofo ha mille utilizzi: ad esempio l'imprenditrice sarda Daniela Ducato, recentemente nominata Cavaliere dal presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, sostenitrice della green economy, utilizza gli scarti del carciofo nei suoi prodotti di bioedilizia. Inoltre le proprietà medicinali del carciofo ed il sapore degli estratti ne fanno una pianta ricercata dall'industria liquoristica e medicinale. In genere, per uso industriale, si utilizzano le piante a fine ciclo di produzione, in fase di essiccazione naturale.
 
Expo Milano 2015 è un'occasione per scoprire tutte le sfaccettature della cucina firmata made in Italy. Nel Padiglione Italia si potranno scoprire gli ingredienti, tradizioni e curiosità delle eccellenze Italiane. 

Oltre un milione di persone sono già #CiboConsapevoli. E tu?

Leggi il manifesto e partecipa