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10 motivi per fare vino in Sicilia

Cultura / -

Gaetana Jacono
courtesy of Valle Dell'Acate / Gaetana Jacono

Un’isola, una terra continente, uno storico crocevia nel Mediterraneo: scopriamo quali sono i dieci motivi per fare vino in Sicilia insieme a Gaetana Jacono, imprenditrice siciliana del vino e Ambassador WE-Women for Expo.

1. Si fa impresa
Da una regione difficile, molto lontana si è potuto fare impresa attraverso il vino. Il buon vino siciliano deve essere un esempio per tutti coloro che hanno dubbi sulla possibilità di lavorare sull’agricoltura e di fare impresa.

2. Si fa sistema
I produttori siciliani e le donne del vino hanno fatto rete per aprire la regione al mondo. In vent’anni la Sicilia è completamente cambiata e il vino ha fatto da traino al cambiamento. All'inizio negli anni Novanta si è puntato su un unico vino, il Nero d'Avola. Si è lavorato tanto sulla qualità del vitigno, sul brand, sul marketing. Intanto la Regione si attrezzava anche sull'accoglienza: sono arrivati gli hotel di qualità, i ristoranti stellati.

3. Si difende l’ambiente
Un vino buono nasce da un terreno buono, curato e tutelato. Fare vino in Sicilia significa proteggere la sostenibilità del territorio e amarla, giorno dopo giorno. Le aziende del vino sanno che è dalla terra che si fa il vino buono e quindi occorre tenersela ben cara.

4. Si difende la diversità
La Sicilia è come un continente: si presenta davanti lo scenario della diversità di aree che hanno avuto tutte le dominazioni del mondo. Qui tutti hanno preso, ma tutti hanno anche lasciato. Vi si trovano insieme una grande unicità e diversità dei territori che si riflettono in una ricchezza enoica straordinaria. Dal Nero d’Avola si è cambiata la strategia, cominciando a comunicare la diversità dei territori siciliani.

5. Si scommette sulla legalità
È sempre più forte in Sicilia il nesso tra la viticoltura e l’impegno sociale: alcuni terreni in passato simbolo del potere mafioso oggi sono affidati alla produzione vitivinicola. E comunque  le imprese sane vinicole, sono ovviamente  gestite nella legalità.

6. Il meteo è perfetto
All’interno del bacino del Mediterraneo si sviluppano le condizioni climatiche ideali per la coltivazione del vino. Il clima varia in base all’altitudine e all’esposizione rispetto ai venti dominanti, restituendo una pluralità di condizioni che si riflettono nella produzione.

7. È un’isola che comunica col mondo
Una terra che si apre al mondo: i suoi vini, cresciuti letteralmente nella terra, varcano i confini e arrivano fin dall’altra parte dell’Oceano, riproponendosi in nuovi abbinamenti con cibi e culture differenti.

8. Si punta sulle donne
Le donne in Sicilia nel vino hanno trovato un’identità perfetta. A dispetto delle apparenze le donne si contagiano per energia, sono capaci di fare rete e sistema soprattutto nelle sfide più difficili: quanto più drammatiche e dure sono le situazioni, e sanno usare equilibrio e mediazione per arrivare all’obiettivo.

9. Si dà lavoro ai giovani
Quello del vino è uno dei settori più ambiti per fare un’esperienza lavorativa: i giovani hanno modo di conoscere la terra, approfondire i legami con le radici e guardare con più consapevolezza la propria storia. Lavorando nel settore possono confrontarsi con tradizione, innovazione, cultura.Un esempio virtuoso è l’Assovini che riunisce le più importanti e rinomate  aziende siciliane (rinomate in qualità dei vini ), una sorta di club a cui appartengono ( circa 70 aziende) e dove il 35 per cento  è under 30. Diamo già lavoro ai giovani e vogliamo continuare ad essere di esempio e richiamarne altri.

10. Ci si riappropria della propria identità
Storicamente il vino veniva spedito in Francia o in Nord Italia, ora siamo orgogliosi della nostra terra e della nostra italianità che si diffonde per il mondo con un’autenticità unica.
 
Con la gentile collaborazione di Gaetana Jacono
 

È la festa della birra. Tutte le birre più autentiche che potete assaggiare a Expo Milano 2015

Gusto / -

Festa della birra, Expo Milano 2015
Daniele Mascolo © Expo 2015

Dalla birra al cioccolato a quelle col miele, dalle torbide non filtrate a quelle col perlage dello champagne, dalle birre prodotte solo da donne a quelle nelle foreste tropicali e da agricoltura biologica, dalle artigianali a quelle che vantano sistemi produttivi ipertecnologici, sotto zero, senza CO2: questo è il mondo della birra, con le birre di tutto il mondo a Expo Milano 2015.

La birra affonda le sue radici nel Medio Oriente Antico. Là i Sumeri avevano già scoperto, nel 3000 a.C., che combinando in proporzione diversa gli stessi ingredienti del pane (acqua, cereali e lievito) si otteneva una bevanda gradevole e leggermente inebriante. Dalla Mesopotamia la birra passò ancora una volta in Egitto, come testimoniano le statuette in terracotta dipinta di donne intente a rimestarla negli otri. In effetti la birra degli antichi era molto più densa di quella che conosciamo oggi. E il suo sapore, prodotto dalla fermentazione degli zuccheri complessi dei cereali, tendeva all’agrodolce, non all’amaro. Una specie di pane liquido. Durante il Medioevo, qualcuno provò ad aggiungere alla birra in fermentazione delle infiorescenze di luppolo, ottenendo un duplice vantaggio. Da un lato il luppolo favoriva il depositarsi dei residui solidi, rendendo la birra più limpida e adatta ad accompagnare il pasto. Dall’altro le conferiva quel sapore amarognolo che, mescolato al dolce, incontrò subito grande favore.
 
La birra, passione planetaria
Oggi la birra è una bevanda che mantiene con forza le sue caratteristiche originarie, ma viene prodotta con una gamma di preparazioni che spaziano dall’alta tecnologia all’artigianalità. Sono pochi i Paesi espositori a Expo Milano 2015 che non offrono questa bevanda ai visitatori.
 
Le birre da non perdere a Expo Milano 2015
In Germania la birra Hofbräu, Munchner Weibe, Konig Pilsener. In Repubblica Ceca la birra Pilsner. In Irlanda Guinness, Harp, Kilkenny. In Belgio tutta la selezione di birre belghe: scure, bianche bionde fruttate invecchiate, pale, Ale. In Lituania la Svyturys, storica lager di Klaipėda. In Estonia sono tante e molto buone: Imperial Ale, Muddis Golden Ale, Lehe Beer. In Slovacchia tre tipi di Zlaty. In Svizzera la Feldschlosschen. In Messico la Corona. In Slovenia la Union e la Lasko. In Inghilterra: London Lager, Meantime Brewery. Nel Padiglione Usa (Food Truck e terrazza) c’è una birra gluten free, poi la Sol Mexican beer, Red Hook Esb, Kona longboard. In Israele la birra Kosher. Molti Paesi offrono le loro birre locali: Giappone, Russia (Baltika), Angola, Brasile, Corea del Sud, Monaco, Olanda (Heineken), Indonesia. Anche i grandi produttori offrono qui il loro meglio. Tra le birre Moretti il Baffo D’oro, doppio malto, le Regionali, le nuove e rinfrescanti Radler (al chinotto, alla gassosa, al imone). C’è anche la zero… Le birre del Birrificio Poretti ai quattro, cinque, sei, sette, otto, nove o dieci luppoli, Brown Ale e Pale Ale. Da segnalare anche allo stand Copagri - Love It la birra agricola di diversi produttori e la bionda e la doppio malto della Coop a un euro. 
 
Cluster Riso
Laos: Beerlao gold in lattina oppure in aggiunta a uno dei menù disponibili. La particolarità si trova nel suo ingrediente principale: il riso khao kai noy. Lager, 5% vol. (orzo, malto, riso, luppolo e acqua).
Cluster Bio-Mediterraneo
Libano: Almaza, birra pilsner bionda, di produzione libanese, 4.2% vol.
 
Cluster Cacao e Cioccolato
Stand Costruttori Di Dolcezze: Beerichina (birra al cioccolato), prodotta a Pontenuovo di Torgiano – Perugia. Gradazione alcolica: 5,3% vol.La Chocolate Porter è una birra dal colore scuro, i profumi ammalianti, con deliziosi richiami di cacao, il gusto pieno e profondo. Prodotta col metodo dell’alta fermentazione, è l’interpretazione di uno  stile britannico molto classico, esaltato dall’aggiunta di granella di cacao a fine fermentazione.
 
Cluster Zone Aride
Eritrea: Asmara Lager Beer (dal 1939) brevettata e imbottigliata da Asmara Brewery; prodotta con tradizionale orzo e acqua pura; si vende in lattina.
 
Birra Moretti
Nel Padiglione si trova il meglio dell’offerta di Birra Moretti: Ricetta Originale (Lager, 4,6% vol.), La Rossa (doppio malto, 7.2% vol. o ale, 7% vol.), la Baffo d’Oro (Lager, 4.8% vol., color oro vivo) e le eccellenti Le Regionali: La Friulana, in cui la mela renetta dona un gusto raffinato e leggermente aromatico; La Siciliana, il cui ingrediente segreto è la zagara, il fiore degli agrumi tipico della Sicilia; La Piemontese, caratterizzata dal mirtillo della Val Sangone e dal riso Sant’Andrea, leggermente acidula, equilibrata e complete; La Toscana, a cui viene aggiunto l’orzo tipico della Maremma per conferirle un gusto completo, caratterizzato da una nota piacevole di amaro e da un sentore di castagna, erbe aromatiche e ago di pino. Ci sono poi le Birra Moretti Radler classica al limone dall’unione di Birra Moretti (45%) e succo di pregiati limoni siciliani, Birra Moretti Radler Chinotto, un mix con il succo dei chinotti 100% di Savona, e la Birra Moretti Radler Gazzosa nata dal connubio fra Birra Moretti e gazzosa.
Come si brinda: "Salute! Alla vostra! Cin cin"
 
Birrificio Angelo Poretti
Questo posto ha il sistema di spillatura DraughtMaster grazie alla quale non viene aggiunta anidride carbonica al processo, e può quindi vantare caratteristiche di ecocompatibilità. Le birre 7 luppoli stagionali sono un’altra caratteristica del birrificio: qui è possibile degustarle tutte, tranne quella invernale.  Ci sono dunque: la 3 luppoli dal sapore fresco e dissetante perfetta per accompagnare i pasti quotidiani, 4.8% vol.;  la 4 luppoli originale, pregevole birra chiara, generosamente luppolata e dalla spiccata armonia, 5,5% vol.; la 5 luppoli Bock Chiara dal gusto deciso, dal corpo rotondo e caratterizzato da un aroma moderato, 6.5% vol.; la 6 luppoli Bock Rossa, corposa, dal gusto di malto tostato con venature di caramello e liquirizia; la 7 luppoli non filtrata “L’ambrata” dall’intensa luppolatura, con corpo strutturato e amaro accentuate;  la 7 luppoli non filtrata “La fiorita”, aromatizzata ai fiori di sambuco caratterizzata da una fragrante luppolatura. Una birra non filtrata dalla lieve opalescenza, dolcemente profumata ricca di aromi floreali, 5,3% vol.;  la 7 luppoli non filtrata “L’estiva”, morbida e arricchita con frumento lievemente ambrata, non filtrata, dai sentori delicatamente agrumati e speziati, 5.6% vol.; 7 luppoli non filtrata “La Mielizia” dai sentori speziati e aromatizzata al miele italiano di castagno di Conapi‐Mielizia, 6.3% vol.; 8 luppoli Saison Chiara, caratterizzata da note fruttate speziate conferite dal sapiente utilizzo di luppoli e lieviti, con un bouquet di aromi variegato e attraente, 6.0% vol.; 9 luppoli India pale ale ad alta fermentazione caratterizzata da un amaro, accentuate con uno speciale bouquet di luppoli che conferiscono un’aroma floreale e agrumato, 6.5% vol.; 9 luppoli Porter, scura e corposa dalla forte personalità, con meravigliose note tostate di malto, caffè e cacao per offrire un gusto deciso ma bilanciato con dolcezza armoniosa, 5.5% vol.; 9 luppoli Witbier, birra “bianca” di frumento ad alta fermentazione, 5.2% vol.; 10 luppoli birra Champagne, con dieci luppoli provenienti da ogni parte del mondo per dare vita ad una birra nata in occasione di Expo Milano 2015, una birra champagne dal bouquet variegato e dal perlage fino ed elegante, 6.0% vol.
Come si brinda: "Salute! Alla vostra! Cin cin"
 
Eataly
Caffè Bar Vino Libero: Birre Forst Menabrea (bionda leggera), Kronam (bionda doppio malto), Sixtus (ambrata doppio malto), gradazione intorno a 5% vol.; le ottime Birre Baladin artigianali nazionale (birra artigianale piemontese, simile a una weisse ma più fruttata, 6.3% vol.) e Duchessa del Borgo (laziale, ambrata e corposa, 6.4% vol.). Stand Ecce italia: i birrifici dei borghi storici italiani "Un Terzo" di Candelo, Biella e "Dei Perugini" di Montefalco, Perugia offrono entrambi una bionda (5% vol.) e una ambrata (8% vol.). Del birrificio "Un Terzo" la Margot Ale bionda ad alta fermentazione, dedicata alla regina Margot sorella di Enrico III re di Francia. 5.5% vol. e la Mater strong ale ambrata ad alta fermentazione, dedicata a Caterina de Medici madre di Enrico III re di Francia, 8  vol.
Come si brinda: "Salute! Alla vostra! Cin cin"
 
Copagri - Love It
Grande varietà di birre agricole. Le birre qui nascono con l'uso esclusivo di materie prime naturali: acqua, lieviti, luppolo e malto d'orzo (con la possibile l'aggiunta di malto di altri cereali, per alcuni tipi di birra). La birra è un prodotto agricolo quando almeno il 51% del malto impiegato per la sua produzione proviene da orzo coltivato nell’azienda agricola che la produce e ne garantisce la filiera. Il Piccolo birrificio SanGermano18 fa assaggiare vari tipi, Giana, Papòla (birra rossa), Bubò (birra scura, stout), Maratta (chiara, con infusi frutti di bosco e carcadè), Sprevengoli (ambrata), Gradina (India Pale Ale), Primizia, Upupa (birra al miele), la bianca Mezzavalle. Birrificio Birra Agricola: Ubriaca bionda, ubriaca dorata (ricorda le antiche birre dei monastery), Sobria (birra alla segale). Il Birrificio La Cotta (nella zona del Pesarese) offre una Bionda, una Rossa, un’Ambrata, la Nera, una strana Marinéra nata dall'armonico incontro tra Montefeltro e il mare, questa è una birra elegante, fragrante e piacevolmente amara, con un'intensa nota iodata che rilascia grande freschezza. Orzo, avena e luppolo miscelati con il sale marino di Cervia. Da provare le gelatine di birra da spalmare su formaggi e ricotta, su dolci e con le uova sode.
Come si brinda: "Salute! Alla vostra! Cin cin"
 
Angola
Cuca cerveja, birra tipica di origine angolana. Colore dorato, 4.5% vol. Venduta anche in bottiglia al bar.
Come si brinda: "A vossa!"
 
Argentina
Birra Quilmes bionda leggera, 4,8% vol. È poi presente in campioni solo per degustazione la "Buenos Ayres", un’artigianale da produttore argentino trasferito in Italia (Federico Patto), dark lager, 4,8% vol. Poi c’è una birra che nasce in terra argentina è portata in Italia dal birrificio Birra Colonne.
Come si brinda: "Salud!"
 
Austria
Birra Fohrenburger nr. 1, vol 5.5%: bock di elevata qualità,  colore ramato, dal gusto fresco e vivace, considerata dagli stessi produttori la loro birra migliore.
Come si brinda: "Prost!"
 
Belgio
Il padiglione offre una grande varietà di birre e la possibilità di scegliere tra il bar all’interno e lo stand all’esterno. Il bar all’interno offre una varietà che cambia in continuazione e si aggiorna con proposte particolari e speciali. La birra Kwak e Corne vantano boccali dagli elaborati manici in legno e a forma di corno, ma si possono scegliere birre trappiste, corsedonk, bianche, triple, speciali e fruttate. Lo stand all’aperto offre birra alla spina con una scelta tra alcune varietà che vengono cambiate a rotazione, da provare la Brugse Zot perché si miscela soltanto in estate.
Come si brinda: "Op uw gezondheid! A votre santé!"
 
Bielorussia
La Krynica è una birra chiara con chiaro sapore di malto, leggermente amara, 4,6% vol.
Come si brinda: ""Na zdo ro vie! Sto-lyat!"
 
Brasile
La Birra Brahma è una birra bionda leggera prodotta in Brasile, venduta in bottiglia al bar al piano terra.
Come si brinda: "Saude! Viva!"
 
Cile
Nello stand si segnala la birra Atrapaniebla ("acchiappanebbia"): scottish ale, birra artigianale ottenuta dall'acqua di nebbia condensata. 5% vol., prodotta nella riserva ecologica Cerro Grande della regione di Coquimbo, nel Nord del Paese. La regione è a prevalenza desertica e pertanto presenta una grande escursione termica tra notte e giorno che permette la formazione di abbondante nebbia: la raccolta di acqua tramite condensazione è una soluzione alla siccità e la birra è un tipo di produzione di bevande che sfrutta questo principio. C’è poi la Quebrada, prodotta a partire da acqua pura di falda filtrata naturalmente con il passaggio nel terreno nella valle Curacari, nella zona delle foreste tropicali, in versione brown e pale ale, 6.5% vol. La +56 è prodotta in una piccola azienda nei dintorni di Santiago del Cile gestita unicamente da donne. Il nome richiama il prefisso telefonico cileno e l’etichetta presenta frasi tipiche della lingua parlata, per rappresentare la nazione. Viene servita nelle versioni pale ale (5% vol., bionda ad alta fermentazione) e oatmeal stout, scura con tracce di cioccolato e caffè(7% vol.)
Come si brinda: "Salud y amor y tiempo para disfrutarlo!"
 
Cina
La Tsingtao (Qingdao) è la birra di produzione cinese, dalla omonima città adiacente a Tianjin. Bionda, 5% vol.
Come si brinda: “Yung sing! Gom bu! Gan bei! Kong chien!”
 
Colombia
La Club Colombia è una bionda dal gusto leggero, 5% vol. Si accompagna spesso a una cola tipica del Paese “Colombiana. La nuestra" insaporita con fave di cola.
Come si brinda: "Salud!"
 
Corea del Sud
La Birra Hite è una lager chiara tradizionale dal gusto morbido, fresco e pulito prodotta con malto d’orzo e riso ed ha un intenso aroma di luppolo, 4,3% vol. Il suo processo produttivo avviene con un innovativo sistema di filtraggio a freddo.
Come si brinda: "Kong gang ul wi-ha yo!"
 
Estonia
Decine le ottime birre proposte qui, dalla Muddis Golden Ale (5,2 %vol) alla Le Coq Premium Keg (4,7%), le A Le Coq (Imperial Ale, Imperial Gold, Marzen) alle Põhjala, Ollenaut, Poide.
Come si brinda: "Tervist! Teie terviseks!"
 
Francia
La 1664 Blanc è una birra bianca ed al gusto di agrumi. Il suo sapore è ottenuto grazie all'aggiunta di aromi come lo zenzero. Si fa notare per una caratteristica vista per la prima volta sul mercato, una bottiglia di colore blu. È la prima bottiglia di questo colore venduto in Francia. 5% vol. C’è anche una 1664 Blond. La marca 1664, lanciata nel 1952 in occasione dell'incoronazione della regina dell'Inghilterra, viene dall'anno in cui Jérome Hatt ha conseguito il suo diploma di fabbricante di birra principale e fondato l'industria della birra Canon, più tardi rinominata Kronenburg.
Come si brinda: "A votre santé!"
 
Germania
Molte le birre della casa Hofbrau di Monaco: Original (birra chiara a bassa fermentazione, gusto leggermente amaro. vol. 5.2%), Weisse (vol. 5.2%), una Weisse analcolica, la Alsterwasser (birra con gazzosa, dal gusto fruttato) e la Urbock, birra ambrata realizzata con malto scuro, vol. 7.2%.
Come si brinda: "Prost!"
 
Giappone
Kirin Ichiban è la terza birra più venduta in Giappone ed una delle birre giapponesi più apprezzate in tutto il mondo. Qui è proposta in bottiglia di vetro, lager premium, bassa fermentazione, chiara, 4,90% vol.
Come si brinda: "Kampai!"
 
Israele
La Maccabee è una lager israeliana di altissima qualità, 4,9% vol, gusto amarognolo, prodotta ancora con i metodi tradizionali. C’è anche la Goldstar, lager rossa, e la Tourtel analcolica.
Come si brinda: "Lechaim!"
 
Messico
La Corona è una birra bionda che presenta un colore oro, con una schiuma sottile ed evanescente. È proprio la mancanza della schiuma il motivo per cui va rigorosamente bevuta dalla bottiglia: l’assenza della schiuma darebbe luogo, nel bicchiere, a una più rapida ossigenazione del prodotto, con una lieve degrdazione del sapore. È una birra leggermente amarognola, dal lieve retrogusto luppolato.
Come si brinda: "Salud!"
 
Monaco
Si possono assaggiare qui le birre artigianali Wheat beer (4,8% vol., leggera a base di grano e orzo maltato, aroma leggermente speziato per l’aggiunta del coriandolo e arancia amara di Monaco) e Pils (5,2% vol.) finemente luppolata, a bassa fermentazione, molto tradizionale, con una ricetta che fonde le pratiche dei mastri birrai con quelle delle vecchie brasserie di Monaco.
Come si brinda: "A votre santé!"
 
Polonia
La Zywiec è la tipica birra pale lager polacca (5,6% vol.), chiara, intensa, persistente e di grana fine. La Kasztelan ha un gusto tradizionale, non pastorizzata (4,5% vol.). Si possono avere alla spina nello stand fuori dal Padiglione o in bottiglia nel ristorante interno.
Come si brinda: "Na zdrowie! Vivat na zdrowie!"
 
Paesi Bassi
La Heineken è la celeberrima lager olandese (5% vol.) a bassa fermentazione. Scorre a fiumi nell’accogliente padiglione olandese: niente code per entrare, una variegata e divertente offerta gastronomica, molti spazi in cui regalarsi qualche minuto di relax tra musica, street-food e birra. Un padiglione aperto, una specie di luna park con tanto di piccola ruota panoramica su cui si può anche mangiare e una grande piazza su cui si affacciano molti food truck.
D'estate tutta l'Olanda si riempie di situazioni simili, se ne trovano ovunque, dalle più imponenti alle più raccolte: gli olandesi amano vivere all'aria aperta e condividere momenti di convivialità.
Come si brinda: "Proost! Geluk! Gezondheid!"
 
Regno Unito
Vengono proposte alla spina mezza pinta o una pinta di Draft Meantime Indian Pale Ale, gusto leggero un po' amarognolo); Draft Meantime Yakima Red, ambrata doppio malto dal sapore intense;
New Castle Brown Ale (4,7% vol, ale rossa a bassa fermentazione); Celt Crafted Ale, birre chiare artigianali: Native Storm 4.4% (agli agrumi), Bleddyn 5.6% (al succo d'uva), Innis & Gunn, Ale chiara scozzese 6,6%, color miele con sentori di vaniglia, caramello e ghiande.
Come si brinda: "Cheers! Cheerio! Lets toast! Here's mud in your eye!"
 
Repubblica Ceca
Nei due ristoranti all’interno del Padiglione, al piano terra e al terzo piano, oltre allo stand apposito adiacente alla piscina, viene servita l’eccellenza della birra ceca. La birra Pilsner Urquell ha una gradazione di 4.4% vol., un colore chiaro e un gusto forte e distintivo.
Come si brinda: "Přípitek!"
 
Romania
C’è la Timisoreana (5% vol.) e la Ciuc, birra bionda pastorizzata (5% vol.), una pale lager europea prodotta con acqua purissima: la provincia Rumena chiamata Harghita dove si trova la cittadina di Miercurea Ciuc, ricca di sorgenti. Profuma di luppolo in fiore , con note di malto e mais. Va servita nel bicchiere da Pilsner a 5 gradi. La Ursus (5% vol.) è considerata la migliore birra romena, offerta durante gli aperitivi, solitamente il sabato; ma non è in vendita.
Come si brinda: "Noroc!"
 
Russia
La Baltika, la birra tradizionale russa venduta in bottiglia da mezzo litro, è offerta in diverse gradazioni dalla Baltika 3 Classic, 4,8% vol., alla Baltika 9 Extra, 8,0% vol.
Come si brinda: "Budem zdorovy! Chtob vse byli zdorovy!"
 
Slovenia
Birre tipiche alla spina nello stand all'ingresso del padiglione: la Laško, lager chiara (4,9%) e Union, chiara più leggera (4,5% vol.).
Come si brinda: "Na zdravje!"
 
Spagna
La Estrella Daura è una delle migliori birre senza glutine attualmente in commercio, dal sapore estremamente gustoso e dalla qualità eccezionale, venduta e apprezzata in tutto il mondo e vincitrice dei prestigiosi World Beer Awards come migliore birra senza glutine per due anni consecutivi (2008 e 2009). Si tratta di una birra bionda a bassa fermentazione lager, prodotta a Barcellona e con tutto il gusto tipico delle birre spagnole, leggere e accattivanti. L'aroma di luppolo e malto ha delle leggerissime note speziate e un delicato retrogusto amarognolo.
Come si brinda: "Arriba, abajo, al centro, pa’ dentro! Saúde! Chinchin! Salut! Txin txin!"
 
Thailandia
Chang significa elefante, un animale che compare anche nella riconoscibilissima etichetta verde perché ha una parte importante nella lunga storia della Thailandia. È infatti venerato nella religione e ha contribuito in maniera sostanziale nel coltivare i terreni agricoli. Nel mercato thailandese è la seconda più venduta. È una birra rustica, di tipo lager, con il 5,0% vol., e si presenta di un colore oro ambrato.
Come si brinda: "Choc-tee!"
 
Ungheria
La Alakor BIOsör è la birra tipica ungherese artigianale biologica 4,8% vol.; ha un’aroma di malto con un pizzico di miele; sapore leggermente dolce con caramello e malto; un po' sottile e acquoso. Il grano Einkorn (in ungherese "alakor", omonimo del birra) è un’antica varietà coltivata in modo biologico utilizzando un metodo unico nel centro di ricerca agricola di Accademia Ungherese delle Scienze di Martonvásár. Dopo diversi anni di ricerca è stata avviata la coltivazione nelle terre del Körös‐Maros Biofarm in Gyula. Tutti i componenti provengono esclusivamente da agricoltura biologica.
Come si brinda: "Kedves egeszsegere! Fenékig!"
 
Vietnam
La birreria della birra Saigon è stata fondata a metà Ottocento ed è oggi il maggior produttore del Vietnam. Questa è una lager dal colore giallo dorato, schiuma fine e persistente, aromi di cereali, luppolo, gradevolmente fresca.
Come si brinda: "Chia!"
 
(grazie a Alessandra De Lorenzo)
 

Breve storia del pane, che prima va lento, poi veloce

Cultura / -

 
1 di 1
 
1905, Scottsdale, Arizona, USA, cottura del pane in un forno a carbone
@Corbis
1908, Japan, donna che cuoce il pane
© Keystone View Co/National Geographic Society/Corbis
1921, Iran, un commerciante di alimentari siede accanto ai suoi prodotti
© Lt. Alfred Heinicke/National Geographic Society/Corbis
1935, Unione Sovietica, Mosca, una donna compra del pane
© Bettmann/CORBIS
1940, USA, carretti di venditori autorizzati
© Bettmann/Corbis
1942, Unione Sovietica, Terzo Reich, viveri al fronte orientale
© Berliner Verlag /Archiv/dpa/Corbis_
1945, Germania, Weimar, distribuzione di pane per i gli sfollati
© Bettmann/Corbis/
1950, Siria, Damasco, donna fa il pane
© Bettmann/Corbis
1960, panificio a Mashad, Iran
© Roger Wood/Corbis
1956, Francia, bimbo mangia del pane
© Bettmann/ Corbis

L'alimento che da sempre accompagna l'uomo ha una storia evolutiva curiosa. Rimane uguale per secoli, poi registra un'improvvisa innovazione, poi di nuovo secoli di stasi.

III millennio a.C.
Vi sono pappe di farina e piccoli pani d'orzo tra le offerte scoperte in una tomba di Saqqara risalente alla II dinastia (3.700 a.C.). Nell'antico Egitto, i chicchi venivano macinati dalle donne nelle case con macine del tipo a sella e la farina ottenuta era utilizzata per fare pane di vario tipo; il lievito allora non era conosciuto e molto probabilmente per far lievitare l'impasto si usava l’avanzo della pasta del giorno precedente. Il Codice di Hammurabi, il primo codice di leggi di cui siamo a conoscenza scritto intorno al 2.050 a.C. cita pane, birra e focacce di orzo germinato. Gli abitanti della Mesopotamia sapevano macinare il grano con macine primitive per farne pappine e gallette di farina, sale e acqua cotte sotto la cenere o su una pietra, antesignane del pane.
 
1.200 a.C.
L'impasto di farina non lievitata, schiacciata e cotta è il parente più vecchio dell'attuale pane. Esempi ne sono la pita del Medio Oriente, il naan indiano, le tortillas dell'America Centrale. Dalla fine dell'età del bronzo, con il grano si preparano gallette cotte al forno e fatte essiccare. La pasta del pane non subisce alcuna lievitazione. Un processo di fabbricazione che si protrarrà a lungo, perpetuandosi specie negli alimenti rituali, come testimonia l'uso di pane azzimo degli Ebrei. Anche le ostie dell'Eucarestia cristiana si riallacciano a questa tradizione. In Europa nell'epoca classica si diffonde un'usanza destinata a perpetuarsi in tutto il continente fino all'era moderna, quella di usare una galletta di pane schiacciato come piatto. 
 
800 a.C.
In Mesopotamia si usano mulini per macinare la farina molto più sofisticati di prima, con due ruote di pietra fatte girare da animali o da schiavi. Si può arguire che il pane fatto con queste farine fosse pesante e naturalmente integrale. 
 
300 a.C. 
Seppure il lievito fosse usato già precedentemente, addirittura forse dal 4.000 a.C. o forse addirittura contemporaneamente all'addomesticamento dei cereali, si ha in Egitto, adesso, la prova della sua commercializzazione, che quindi diventa un ingrediente comune e reperibile.
 
V secolo a.C.
I Greci cuocevano oltre sessanta varietà di pane, gli Etruschi coltivavano grano tenero di qualità tale da prestarsi benissimo alla panificazione, i Fenici consumavano grano sotto forma di pappine, pane e gallette.
 
I secolo a.C. - I secolo d.C.
Ai Romani si deve il termine "cereale", derivato da Cerere, dea dell'agricoltura. I cereali nell'antica Roma sono consumati sotto forma di pappe (mola salsa o puls) o preparazioni simili alla polenta. Il pane compare adesso, e per molto tempo sarà considerato un prodotto di lusso. L’arte della panificazione a Roma fa la sua comparsa intorno al 170 a.C. subito dopo la capitolazione della Macedonia. Probabilmente sono i prigionieri macedoni a diffonderla insegnando ai Romani le tecniche a loro volta apprese dai Greci: introducono il forno chiuso, l’uso del lievito, forse anche modifiche alle macine. Se cominciarono a lavorare nelle case patrizie in qualità di schiavi, dopo pochi anni i primi artigiani aprono i loro forni per le strade di Roma. Nel 147 a.C. è fondata la prima corporazione dei fornai con il nome di Collegium pistorum o Corpus pistorum. All’epoca di Augusto si contano 300 botteghe. Secondo Celso, nel De arte medica, "il pane contiene più materia nutritiva di qualsiasi altro alimento". Si cucinano pani conditi con latte, miele, formaggio, dall'artolaganus allo speusticus. C'è il pane per i contadini (panis testuarius, cotto in recipienti di terracotta), per la casa imperiale (panis palatinus), per gli spettatori dei giochi circensi (panis gradilis) distribuito gratuitamente. Il più raffinato dei pani è comunque l’ostearius che si mangiava con le ostriche. I Parti sono celebri fornai, famosi per le loro focaccine lievitate che i Romani considerano una prelibatezza, così leggere che galleggiavano in acqua. I Cartaginesi, chiamati dallo storico Ecateo "mangiatori di grano", preparavano una galletta chiamata dai Romani proprio "punica", ovvero "cartaginese".
 
Alto Medioevo
Si assiste a una involuzione della qualità del panificato e alla separazione di due figure professionali, fino ad allora pressoché coincidenti, il mugnaio e il fornaio, sottoposti come tutti gli artigiani a una serie di obblighi verso i feudatari e i clienti. Il mugnaio ladro è una tipica figura medievale, ben descritta nelle Canterbury Tales di Chaucer. Durante il regno dei Carolingi (VIII-X sec.) la panificazione viene disciplinata. I forni vengono censiti dai messi imperiali, che hanno anche il compito di diffonderne l’uso. Alla morte di Carlo Magno (814), ogni città francese ha il suo forno pubblico, dove si confeziona pane di frumento. Diverse, e tipiche del Medio Evo nord europeo, erano le usanze in Germania, dove uno stretto regime feudale impedì la formazione di un artigianato indipendente, e la farina di segale comunemente usata, non permetteva un grande sviluppo della tecnica di panificazione. Un discendente sopravvissuto alla modernità di quel pane di segale, scuro, massiccio, compatto, potrebbe essere Il pumpernickel, un pane bruno oggi fatto con farina integrale di segale tipico della cucina della Vestfalia. Oltre che in Germania questo pane bruno era diffuso in Olanda, nelle province baltiche, in Danimarca, in Scozia e in Norvegia: qui il pane di frumento è considerato come un lusso o una leccornia.
 
1202
Entra in vigore la prima legge che calmiera il prezzo del pane. In Inghilterra, dopo ricorrenti carestie, King John promulga una legge che ne regola il prezzo, e non solo: arriva a definire anche il guadagno massimo che i panettieri possono ricavarne.
 
XIII secolo
Si riscontra la divisione dei tipi di pane per classi sociali. Il pane del papa era bianco e raffinato e doveva essere il migliore; seguivano poi quello del cavaliere, del canonico e infine quello dello scudiero, che era scuro o d’orzo. In Inghilterra c'era il pane dei nobili, con impressa su ogni pagnotta la figura del Cristo; il pane wastel per i borghesi; di minor conto la tourte, una grossa treccia di farina non setacciata; per i poveri, il black di segale o di mistura d’orzo.
 
1680
Nella corte regia di Torino viene inventato il grissino.
 
1789
Durante la Rivoluzione Francese si inventa il famoso “pain d’égalité”, un pane unico per tutti, senza più distinzioni di classi sociali, fatto con farina di grano, segale e crusca.
 
1778
James Watt inventa il motore a vapore. Pochi anni dopo, nel 1800, la Boulton & Watt ha costruito 496 motori, 308 dei quali applicati a macine e mulini. È l'inizio della produzione industriale della farina.
 
1917
Il gioielliere Otto Rohwedder crea la prima macchina affettatrice per il pane in cassetta. L'invenzione non riscuote immediato successo, tanto che la prima fabbrica a operare con i suoi macchinari è di dieci anni dopo, nel 1928. È nato il pan carré.
 
XX secolo
Il consumo di pane cala progressivamente. Nei Paesi occidentali,  dal 1960 a oggi si è dimezzato il consumo pro capite. A inizio secolo i francesi mangiavano 500 grammi di pane al giorno, nel 1970 erano già scesi a 200 grammi, ora non arrivano a un etto. Il trend, secondo un rapporto della Commissione Europea, è calante, nell'ordine dell'1-2 per cento annuo in tutti i Paesi d'Europa.
 
 

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