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Pietro Leemann. Vegetarian food will certainly be the nutrition of the future

Taste / -

Pietro Leemanc
© Andrea Mariani

Food is noble when it unites us. The Michelin-starred chef Pietro Leemann, Ambassador of Expo Milano 2015, put forth the idea that September 15 will become the Vegetarian Day of Sharing, since vegetarian food is the way to respond to the challenges of a sustainable and equitable way of "Feeding the Planet".

On  September 1, coinciding with the tenth day of the Custody of Creation, ExpoNet invited 11 representatives of the major world religions to sit at an inter-religious table to bless and taste the food and sign the Milan Charter.  The Event " il Cibo dello Spirito nella Carta di Milano” (Food for the Spirit in the Milan Charter) was also attended by Pietro Leemann, Ambassador of Expo Milano 2015 , the only vegetarian chef  in Italy and the first in Europe to be awarded a Michelin star for his exclusively vegetarian cuisine.


On September 1 at Expo Milano 2015, for the first time in the world, the leaders of the world's major religions gathered to bless the food according to their own rituals. What was the significance of this event in your opinion?
From my point of view, this event was the high point of
Expo Milano 2015, because the food has been considered in all its aspects: the right kind of food, healthy, environmentally-friendly and that feeds the hungry and becomes food for the soul. The perfect food takes into account all these aspects and is a vehicle of communion between peoples. Food is noble when it unites us. .

 

For the occasion, you  created a dish that was enjoyed by the religious representatives and the general public. How would you describe it?
It's called  L’ombelico del mondo (The
navel of the world)  which encompasses several meanings. The dish is comprised of basmati rice that represents the mix of cultures, there is saffron, which is a tribute to Milan, home of the Universal Exposition. There is celery and cabbage, which references Northern Europe and also  hot pepper sauce, typical of the Americas. Of course I could not forget my roots so I added some Swiss salt. This dish is uniting because it can be eaten by anyone, in fact, it is a vegan dish containing rice and vegetables, foods accepted by all religions, there is no garlic and onion, so it is suited to the Hindu religion. And the oil used to season it is kosher and halal.

 

Is vegetarian food the answer to the theme "Feeding the Planet, Energy for Life"?
Yes, because the vegetarian diet is the most sustainable and the one that respects people and the planet most of all: it will certainly be the food of the future.

 

Will there be other opportunities to increase public awareness on following a vegetarian diet?
On  September 14 and 15
at Identità Expo where I’ll be cooking with Mark Moriarty. He won the S.Pellegrino Young Chef 2015, with a vegetarian dish. Also on the morning of September 15  'Vegetarian food and spirituality ",  is taking place in the Slow Food space, while the afternoon, again at Identità Expo , the topic of the evolution of cuisine in the restaurants will be addressed: Some chefs will share their experiences, explaining how their kitchens are becoming more and more "green".

 

Can Expo Milano 2015  be in your opinion a "sounding board" for this message?
It's the best place. As an
Ambassador of Expo Milano 2015, I will send a short letter to the chefs of all the pavilions, as I would like September 15 to become the Vegetarian Day of Sharing. I would like more vegetarian dishes to be included on the menus, encouraging the public to eat in a healthier, more balanced and sustainable manner.

 

In addition to the pavilions of the countries and the nine Clusters who offer their own food, Expo Milano 2015 has identified partners and official concessionaires who manage the many restaurants available on the Exhibition Site: their details can be found on the 'Food and Drink' page the Expo Milano 2015 website.

 

Il futuro dell’umanità comincia a tavola

Cultura / -

Giuseppe Platone
Alessandro Cremasco © Expo 2015

Colmare la distanza che non permette ancora a tutti «l’equo accesso alle risorse naturali o il garantire una gestione sostenibile dei processi produttivi» è un compito che possiamo affrontare insieme a cominciare dal praticare stili di vita, all’interno delle nostre stesse realtà religiose, che siano in armonia con gli obiettivi di giustizia e condivisione.

Come chiese protestanti- che da decenni riflettono nell’ambito del processo conciliare denominato all’assemblea ecumenica di Vancouver (World Council of Churches/Cec) nel 1983 «Pace, giustizia, salvaguardia del creato»- oggi firmiamo volentieri la Carta di Milano frutto di un lavoro collettivo di 42 tavoli su temi diversi legati al cibo anche come specchio della nostra realtà planetaria.  L’agenda degli ultimi quarant’anni del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) con sede a Ginevra e quella della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (Fcei) raccontano di questo nostro impegno. Ricordo un importante pubblicazione a più voci edita dalla Fcei curata dalla sua commissione «Globalizzazione e ambiente» nel 2005 : «Il cibo tra eccesso e penuria». Testo al quale rinvio per chi volesse approfondire la nostra posizione di cristiani protestanti sulla materia.  Nell’occasione vorrei svolgere alcune brevi considerazioni.

Preliminarmente rilevo che questa occasione è preziosa anche per noi in quanto rappresentanti di diverse realtà religiose qui a Milano che si sono confrontate, prima di giungere a questa firma, in occasione di due precedenti convegni. Non firmiamo in modo formale ma consapevole.
Dall’analisi della situazione mondiale che la «Carta di Milano» propone emerge come quell’obiettivo che tutti perseguiamo del «potere riuscire a  garantire un equo accesso al cibo per tutti» sia ancora assai distante. Colmare questa distanza che non permette ancora «l’equo accesso alle risorse naturali o il garantire una gestione sostenibile dei processi produttivi» è un compito che possiamo e vogliamo affrontare insieme. A cominciare dal praticare stili di vita, all’interno delle nostre stesse realtà religiose, che siano in armonia con gli obiettivi di giustizia e condivisione che oggi sottoscriviamo.

L’altra questione riguarda l’intreccio tra fede e responsabilità sociale. La salvaguardia del creato in cui noi come esseri umani siamo parte vivente responsabile, la tutela della vita umana e l’equa condivisione delle risorse è questione che riguarda l’intero pianeta vivente e il genere umano. Quest’ultimo, in tanti luoghi del Pianeta, è in grandissima sofferenza ed è impedito, anche con la violenza, a realizzare la propria vita con dignità. Come compito primario derivante dalla nostra stessa fede evangelica vogliamo lottare contro ogni ingiustizia che giustifica e mantiene gli squilibri planetari connessi alle possibilità d’ accesso al cibo e all’acqua per ogni essere umano.

I doni di Dio ci sono affidati affinché tutti ne possiamo godere, senza trasformarli in proprietà esclusiva di cui non rendere conto a nessuno; diversamente la nostra impresa finisce in tragedia umanitaria. L’ingordigia svuota il rispetto dei limiti a cui Dio stesso c’invita sin dalla creazione del mondo. Nutrirsi è una questione anche spirituale sulla quale continuare a riflettere a partire dalla tensione, che innerva la nostra società, tra penuria ed accesso, tra egoismi e condivisione. Occorre anche ripensare il consumo di carne, l’eccesso di allevamenti animali a volte condotti in modo disumano dove il consumo ( acqua, aria, cereali) sottrae all’alimentazione umana risorse vitali.
 
Il futuro dell’umanità comincia a tavola, a quella mensa a cui per primo Dio stesso ci invita, nessuno escluso. L’accoglienza e la condivisione di ciò che abbiamo perché tutti abbiano almeno l’essenziale per vivere è la cifra concreta della nostra  fede in Gesù Cristo che ha dato la Sua vita per tutti noi. Non più il «mors tua et vita mea» ma piuttosto «mors mea et vita tua».
Questo è l’orizzonte di speranza e di solidarietà che ci anima. Il nostro impegno è lavorare, con credenti e non credenti, per l’unità dell’umanità nelle sue tante diversità dove ogni persona possa avere di che vivere e di che nutrirsi sia spiritualmente sia materialmente.
 
 

Fiona May. Che mondo è se siamo tutti uguali?

Lifestyle / -

DFAE, Presenza svizzera

I media propongono un’immagine di bellezza univoco, che spesso condiziona la vita delle adolescenti durante la crescita. Per questo l’educazione deve cambiare rotta, e promuovere un’alimentazione equilibrata, che renda sani e consapevoli della propria unicità.

“L’importante non è essere magre, ma essere in salute”. È molto chiara Fiona May, la campionessa del mondo di atletica leggera, a Expo Milano 2015 durante le Women’s weeks per parlare di sport e salute. E, da lì, della pressione che i media possono esercitare sulle adolescenti – sportive e non – in merito al proprio aspetto. “Le riviste promuovono un solo tipo di immagine femminile: bisogna invece comunicare che esistono tante immagini del corpo femminile”.
 
Che cosa le piacerebbe che Expo Milano 2015 trasmettesse ai giovani?
In questi giorni la parola chiave è educazione: dobbiamo fare in modo che le nuove generazioni crescano nel modo più sano possibile. Non sempre in passato c’è stata quest’attenzione alla nutrizione e alla salute: abbiamo sbagliato noi, dobbiamo prendere le nostre responsabilità per cambiare.
 
Sono preoccupazioni che la riguardano anche da vicino?
Certamente. Sono una mamma e ho una ragazza di 13 anni e una di 6 anni. Quando guardano la televisione, mi ricordo di quello che ho passato io, anche io ho avuto i miei problemi crescendo.
Bisogna far capire alle figlie che sei bella come sei, non devi per forza cambiare per essere uguale alle tue amiche, siamo individui tutti diversi. Che mondo è quello in cui siamo tutti uguali?
Oltre alle riviste, adesso il fenomeno che fa più paura è il bullismo sui social network: tutti a fare i selfie, tutti a essere più belli possibili, più sexy possibili… bisogna contrastare questo fenomeno, diminuire un po’ di pressione, per dire che siamo tutti umani, che tutti vanno rispettati.
 
Ha avuto difficoltà a seguire l’alimentazione da sportiva?
Io sono molto fortunata, ho il dna dei miei genitori, però ho anche seguito sempre le indicazioni per mangiare e stare sana. Io voglio vivere fino a 200 anni! E anche essere un buon esempio per le mie figlie.
 
Qual è l’indicazione che le è costata più fatica?
Bere l’acqua. Devo proprio impormelo, mi ricordo che il mio medico mi diceva sempre: “Bevi, bevi”. Per questo vado in giro sempre con una bottiglietta d’acqua.
 
Qual è il suo piatto preferito?
Il sushi. Nel 2001, quando ero incinta di Larissa, sono andata a Tokyo a fare una gara e il mio allenatore mi ha portato a mangiare il sushi sulla strada: da allora me ne sono innamorata alla follia.
 
Che consiglio darebbe ai giovani sportivi?
Ascolta il tuo corpo e mangia sano, se possibile. Non è importante se un giorno vuoi un gelato o una ciambella. L’importante è che sei costante nel lungo periodo e che ci sia varietà nell’alimentazione. Ti piace la pasta? Alterna un po’ con il riso e mangia un po’ meno pane. Vuoi mangiare tanto pane? Scegli quello integrale. Ognuno deve trovare il proprio equilibrio. Ma non è necessario essere troppo rigidi o escludere degli alimenti.
 
Ha già visitato Expo Milano 2015? Che cosa le è piaciuto di più?
È la terza volta che vengo, l’ho girata quasi tutta. Mi è piaciuta molto, soprattutto il Padiglione Italia, Kinder+ Sport - il primo che ho visto - e poi il Messico, il più particolare.
 

Over a million people are already #FoodConscious. What about you?

The ExpoNet Manifesto