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Here comes peanut butter sauce from Gambia. Don’t take it for American peanut butter…

Taste / -

Amedeo Novelli © Expo 2015

Gambia Kanilai Project is a women’s association which produces Gambian food. And the Gambian national dish is enjoying great success at Expo Milano 2015, where all visitors are equal and Africa seems so close.

Maimuna Biteye Christensen and her husband run the catering in the Gambia Pavilion. “We come from a very small country, and I am very proud to be part of this event, to which we have brought all the specialties of the Gambia”.  Visitors love the food from the Gambia, a country which is closer to Europe than people think. “Africa is catching up with Europe and is a great source of innovation for the future”.
 
What is the Gambian national dish? 
Our national dish is called Domoda. It is a peanut butter sauce and the ingredients are peanut butter, ginger, salt, pepper and garlic, but then there’s a secret touch… that is, certain spices. The Gambia produces peanuts, which is why we invented peanut butter sauce. In the United States, peanut butter is just a spread you put on bread, but we cook it and make it into a sauce. It has a sweet taste which appeals to both Africans and Europeans.
 
Have you ever participated in Universal Exhibitions before? 
Actually, we are true aficionados of Expos. We have participated in both Universal and International Exhibitions. Our ten-year-old son came to Shanghai too, and to Korea. We have been to lots of Expos over the last 20 years. My husband went to Hanover, Portugal, Zaragoza and Japan.
 
What difference do you see between Expo Milano 2015 and the 2010 Expo that was in Shanghai? 
Above all, I would say in the population, because China is a very big country and there were more visitors. But the Italians’ reaction is important, because Italy is the center of Europe. A lot of people come through our Pavilion. The difference for me is that, having grown up in Europe, living in Switzerland and Germany, I know what Europeans want and like. In Asia, everything was completely new because I had never been there before.  
 
 
 
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Fettuccine Alfredo e biscotti Garibaldi. 10 piatti con nomi italiani che gli italiani non conoscono

Lifestyle / -

Alfredo di Lelio

Attribuire il nome di una persona a un piatto è un onore, un tributo, un omaggio al suo Paese natio, o perlomeno alla sua fama. Buffo però che questi piatti con nomi di italiani diffusi dalla Svezia a New York, dall’Ungheria all’Uruguay, siano pressoché ignoti, qui in patria.

Meringhe Rossini, piccioni alla Umberto I, sella d’agnello alla Paganini, torroncino Procope (in onore del siciliano Francesco Procopio de’ Coltelli, che introdusse le granite a Parigi nel 1686). Sono solo alcune delle ricette dall’evocativo nome italiano immaginate nel secolo scorso dallo chef Charles Ranhofer, del Delmonico di New York. Intanto a San Francisco si omaggiava con un “pollo Tetrazzini” la soprano Luisa Tetrazzini, in effetti soprannominata “l’usignolo fiorentino” (sempre di pennuti si tratta), la Larousse Gastronomique cita i “filetti di sogliola Marco Polo” con pesce, champagne, aragosta e pomodori, e in mezzo mondo si fa la “pizza Di Rosso” in nome del conte Enrico Di Rosso, il quale – si dice – scelse olive nere, melanzane e peperoni per emulare i colori dell’ordine cavalleresco di cui era a capo.
Che fame. E che fama. Noi italiani, in questo frangente, ne godiamo di riflesso, senz’altro merito che una tradizione gastronomica che tutto il mondo ci invidia. E, forse, un innato saper fare, universalmente riconosciuto. In alcuni casi queste ricette con nomi di battesimo italiani (e nulla di più) hanno avuto un tale successo da divenire celebri a livello internazionale. A nostra insaputa.
 
Fettuccine Alfredo
Fino alla metà del secolo scorso Alfredo Di Lelio serviva, nel suo ristorantino in via della Scrofa a Roma, delle ottime fettuccine al doppio burro e parmigiano. Alla sua fama contribuì la romanzesca storia d’amore tra Douglas Fairbanks e Mary Pickford, che lì fecero tappa nel 1920 e poi ne narrarono le delizie. Ristoranti Alfredo sono via via nati in tutti gli Stati Uniti, da New York (nel 1977) a Disney World in Florida, mentre le fettuccine Alfredo sono diventate una ricetta ubiquitaria, fatta anche con parmesan (la copia americana del Parmigiano Reggiano), panna, svariati addensanti e guarnita di pezzi di pollo o gamberoni, inconcepibili – per noi italiani – su un primo piatto!
 
Caesar Salad
La creazione di questo piatto è attribuita al ristoratore Cesare Cardini (1896-1956), che dal Lago Maggiore arrivò in California e poi a Tijuana, in Messico, per sfuggire al Proibizionismo. Sua figlia Rosa asseriva di ricordare il momento esatto in cui il padre inventò il piatto, il 4 luglio del 1924, quando la ressa di clienti fece fuori le scorte e lui si trovò a dover riempire ciotole e ciotole di cose rimaste dai tagli di cucina (lattuga, crostini di pane, pollo grigliato, parmigiano) guarnendo il tutto con limone, uova, aglio e salsa Worcester.
 
Caruso Sauce
È dedicato al tenore napoletano Enrico Caruso (1873-1921) questo sugo per pasta fatto con panna, cipolla, prosciutto, funghi ed estratto di carne, inventato negli Anni ’50 in Uruguay. Raymundo Monti, del ristorante Mario y Alberto di Montevideo, discendente di immigrati, voleva creare qualcosa ispirandosi alla tradizione italiana, e in quegli anni la fama del nostro cantante era ancora vivissima nel Paese sudamericano.
 
Frangipane
È una pasta dolce alle mandorle usata come ripieno in pasticceria e nelle torte, battezzata così sulla scorta del maresciallo Frangipane, nobile italiano vissuto nel XVII secolo a Parigi. A lui si attribuisce anche l’invenzione di un profumo, celebre all’epoca, basato sull’essenza di mandorle amare, molto amato da re Luigi XIII.
 
Lussekatter
Questi paninetti dolci svedesi sono chiamati così da Santa Lucia di Siracusa (283-304), la cui festività, il 13 dicembre, era una volta considerata la notte più lunga dell’anno e quindi la svolta verso la riconquista della luce. Il loro nome in svedese, “gatti di Lucia”, si riferisce alla sinuosa forma a S dei panini. Aromatizzati con zafferano e riempiti con uvette, sono un tipico dolce natalizio.
 
Garibaldi biscuits
Biscotti inglesi chiamati così in onore di Giuseppe Garibaldi (1807-1882), artefice dell’unità d’Italia, in seguito alla sua trionfale visita in Inghilterra nel 1864. Lì popolari da 150 anni, sono sandwich dolci composti da biscotti rettangolari con una farcitura di uvette schiacciate, consumati con il tè.
 
Uova alla Kapisztrán
Giovanni da Capestrano (1386-1456) fu un religioso italiano proclamato santo nel 1690. Figlio di un barone tedesco e di una dama abruzzese, stimato giurista, prese i voti e si dedicò a un’intensa attività evangelizzatrice in tutta Europa. Divenne un eroe nazionale ungherese a 70 anni, quando con la sua predicazione raccolse decine di migliaia di volontari per rompere l’assedio turco a Belgrado. Gli è stata intitolata una ricetta di uova in camicia, che però non si fa in Ungheria, ma nei “mozzarella bar” di Londra.
 
Macaroni Lucullus
Il generale romano Lucio Licinio Lucullo (ca. 106-57 a.C.) è stato forse il primo grande gastronomo del mondo occidentale. Dopo un vita di battaglie, si ritirò per adagiarsi in un’esistenza godereccia tra i suoi giardini e le cucine. Il suo nome è stato abbinato a molte opulente ricette di maccheroni, con tartufo nero, foie gras, asparagi, cuori di carciofo, animelle bovine, creste di gallo e Madeira, anche in timballo.
 
Pastilles
Sarebbe stato Giovanni Pastilla, confettiere di Maria de’ Medici (che, si dice, accompagnò a Parigi nel 1600 per sposare Enrico IV), l'inventore del pastigliaggio, procedimento per la creazione della pasta di zucchero. Creò delle tavolette zuccherine, antenate delle dolci pilloline colorate oggi chiamate “pastilles”.
 
Tortoni bisque
Nel 1804 l’italiano Giuseppe Tortoni rilevò a Parigi un locale aperto pochi anni prima sul Boulevard des Italiens, rinominandolo Café Tortoni. Fu un clamoroso successo, come ristorante e soprattutto come gelateria. Qui prese a riunirsi l’élite parigina: al mattino vi facevano colazione gli operatori di borsa, nel pomeriggio gli artisti sorseggiavano l’assenzio, la sera tutti gustavano i celebri gelati. Tra i clienti più famosi Offenbach, Alfred de Musset, Alexandre Dumas, Eugène Sue, i fratelli Goncourt e Barbey d’Aurevilly (autore del Du dandysme). Balzac citò il Tortoni nei suoi romanzi, il suo biliardo al secondo piano compare ne Il rosso e il nero di Stendhal, Proust vi fece riferimento più volte nella sua À la recherché du temps perdu, e Flaubert vi ambientò la scena dell’uccisione di Dussardier ne L’éducation sentimentale. I Tortoni bisque sono pirottini di crema pasticciera aromatizzata con amaretti, raffreddati fino alla consistenza di gelati e decorati con petali di mandorle.
 
Incroci culturali, prestiti e scambi culinari e letterari trovano in Expo Milano 2015 uno spazio straordinario di esibizione, confronto e ispirazione. La storia del nostro rapporto con il cibo e l'agricoltura si ripercorre a partire dal Padiglione Zero, introduttivo ai temi dell'Esposizione Universale.
 

10 cose che non sapevi sulle api

Sostenibilità / -

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L’alleanza tra il genere umano e l’ape risale alla notte dei tempi. L’ape fornisce all’uomo i preziosi doni dell’alveare e impollina le piante coltivate, mentre la nostra specie provvede alla sua casa e la cura quando si trova in difficoltà. La biologia dell’ape è molto complessa ed è per questo motivo che gli entomologi l’hanno soprannominata “insecto sapiens”. Vediamo alcune caratteristiche di questo piccolo animale provvisto di un cervello grande come un semino di sesamo, ma in grado di fare grandi cose.

False attribuzioni
Il noto fisico Albert Einstein  non si è mai interessato di api e non ha mai detto la famosa frase  “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”. Sembra che la frase sia stata inventata da un entomologo americano che ha sfruttato, illegittimamente,  la meritatissima fama dello scopritore della relatività. 
 
Non sono le uniche paladine della biodiversità
Le bugie legate alla famosa frase sono due: una relativa all’autore, l’altra al contenuto. L’ape pur essendo l’impollinatore più efficiente del mondo animale non è l’unico paladino della biodiversità. Quando Cristoforo Colombo sbarcò nelle Americhe si trovò di fronte una natura meravigliosa, ma neanche un’ape da miele. Anche il continente Oceania era provvisto di una biodiversità sorprendente pur non essendoci l’ape da miele. Questo insetto è originario dell’Europa, dell’Africa e di parte dell’Asia ed è stato importato nei “nuovi continenti” dagli europei. 
 
L'ape da miele difficilmente potrà scomparire
L’ape da miele difficilmente potrà scomparire visto che ha un alleato fenomenale che la protegge: l’uomo.
 
Bevono acqua... sporca
Le api devono bere e preferiscono l’acqua marcia a quella di sorgente. Il loro metabolismo necessita di sali minerali abbondanti nell’acqua stagnante e scarsi in quella pura. 
 
Le migliori sono quelle italiane
La migliore ape del mondo è quella italiana, peccato che sia diventata rarissima a causa delle continue ibridazioni. Alcuni ricercatori sono andati in giro per il mondo per cercare la vera e pura ape italiana e, dopo anni di ricerche, l’hanno trovata agli antipodi del nostro paese: la Nuova Zelanda. Gli immigrati italiani l’avevano portata con sé e, non esistendo altre api, non l’hanno ibridata.
 
Quelle italiane sono le più diffuse al mondo
Anche gli ibridi dell’ape italiana mostrano delle performance eccezionali nella produzione di miele e, inoltre, sono piuttosto docili.  Sono questi i motivi che rendono la nostra ape nazionale l’ape più diffusa al mondo.
 
La regina si accoppia una volta sola nella vita... con 12 fuchi
La regina si accoppia una sola volta nella vita e lo fa con circa 12 fortunati fuchi durante il volo nuziale. L’attività sessuale dei fuchi ha una controindicazione: appena si approcciamo alla regina, i maschi dell’ape rimangono evirati e muoiono.
 
Rubano
Le api sono in grado di rubare: quando le risorse scarseggiano, tendono a entrare negli alveari deboli per sottrarre il miele.
 
Fanno tre giri e mezzo intorno al mondo per un chilogrammo di miele
Per produrre un chilogrammo di miele le api devono volare per circa 144.000 chilometri, l’equivalente di tre giri e mezzo del mondo.
 
Hanno inventato... le mummie
Le api hanno inventato le mummie molto prima degli egiziani. Ogni tanto un topolino riesce ad entrare nell’alveare e viene, spesso e volentieri, ucciso a colpi di pungiglione. Le api non riescono però a trasportare all’esterno il topolino sia per le sue dimensioni e sia per il suo peso. Onde evitare pericolosi fenomeni di decomposizione all’interno dell’alveare, le api lo ricoprono di propoli. Essendo un potente antibiotico, questa sostanza preserva il corpo del topolino e di fatto lo trasforma in una mummia. Questo fenomeno era stato osservato dagli antichi Egizi e quindi copiato per trasformare i loro faraoni in mummie. La propoli infatti viene rilevata in tutte le mummie dell’antico Egitto.
 
 

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