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Stefano Polato. Staying young with the right foods, a challenge in space

Innovation / -

Six-month missions in space are, for the body, like ten years on Earth. For this reason, it is important that the crew is equipped with the right food containing strong antioxidants. This food has been made thanks to technology and could soon arrive on our own earthly plates.

Those who think that the only thing to eat in space is power bars, should think again. After the K-ration mentality, where survival was the first requirement, now taste is destined to play an increasingly important role also in the diet of astronauts, with special attention paid to individual preferences. The news comes from Stefano Polato, chef official of the Futura Mission, who as a consultant for the Argotech aerospace agency, prepared meals for Italian astronaut Samantha Cristoforetti. We met at the "Expand your vision" event, organized by ABB at Expo Milano 2015, the Expo Milano 2015 official Automation and Robotics sponsor.
 
How has your work developed?
The idea came just over five years ago, when Luca Parmitano expressed a desire to put into orbit the typical food from his country. Today, all astronauts can have some bonus food items, or may express a desire to have a kind of food beyond what is required by Protocol and that we must make transportable in space, as you can see in the video.
 
What is your role?
I coordinate a team of nutritionists, food technologists and engineers. I feel a bit more of a scientist than a chef. In addition to Samantha Cristoforetti, we have prepared food for German astronaut Alexander Gerst and we are working for Danish astronaut Andeas Mogensen.
 
What are an astronaut’s dietary needs?
The space missions allow us to observe the human body under a sort of magnifying glass. Not all take into account that an astronaut, in six months, ages as much as ten years on Earth. His body is subjected to a remarkable amount of oxidative stress and cellular aging. It is therefore important that his diet is rich in antioxidants.
 
What technologies that you experimented with for space food also have an application for terrestrial food?
All that is brought into the space is designed to have a terrestrial application. The main goal is to find a system of industrial production which allows us to keep the nutritional properties intact without the product degrading quickly. A line of research covers all technologies that avoid refrigerated transport, because in space there is no room for refrigerators. The technologies in use today are lyophilization (freeze drying), which is already widely known, but which still has areas of application not yet explored. Then there is hydrostatic high pressure, a technology which allows us to stabilize the food and lower its temperature. It is curious to think that this technology has been used for a long time to produce Mexican guacamole. Finally, there is a treatment with supercritical CO2, which puts food into a fluid state, neither solid nor liquid, and maintains its taste, while reducing the microbial load.
 
 
 

 
 
 
 

Sergio Daniel. Il palio di San Giorgio è la nostra piccola Esposizione Universale che unisce paesi, culture e… cibi

Cultura / -

Sergio Daniel
Andrea Mariani © Expo 2015

L’ex sindaco di Varedo è uno dei fondatori del Palio di San Giorgio, una manifestazione folcloristico-sportiva che si tiene alla Valera di Varedo ogni anno durante l'ultima settimana di maggio. Ci racconta l’ispirazione della manifestazione che vuole unire paesi, culture e... cucine.

Come è nata l’iniziativa del Palio di San Giorgio?
La vita sociale del quartiere è animata dal comitato del palio, che ogni anno nasce a gennaio: le quattro contrade nofminano i loro rappresentanti e questi organizzano i giochi dell’evento e l’attività sociale del nostro quartiere che è molto vivace. Quello che ci interessa è stare insieme: uscire per strada, salutarsi e conoscersi è molto importante. In questo modo siamo riusciti a ridare vita a un quartiere che anni fa era un dormitorio.

Ci può fare degli esempi di condivisione di culture gastronomiche nel palio?
Abbiamo creato una cucina eccezionale portando i piatti tipici di regioni italiane e Paesi del mondo. Ci sono moltissimi esempi, ve ne cito solo alcuni. Per il falò della Befana, il 6 di gennaio, riportiamo un cibo antico veneto, perché siamo un quartiere di immigrati che vengono in gran parte da questa regione: si tratta della pinza, un dolce che viene preparato e condiviso con tutti. Nella festa della mia contrada dell’anno scorso abbiamo servito piatti cinesi. Questo è un modo di incontrarsi e di conoscersi. Cerchiamo di far sì che chiunque venga, che a prescindere da razza, religione, colore della pelle, si trovi a casa sua e si senta coinvolto.

Lei ha partecipato all’evento “Il cibo dello spirito” organizzato e promosso da ExpoNet il 1° settembre a Expo Milano 2015. Che cosa le ha lasciato?
Sicuramente l’incontro interreligioso mi ha ispirato molto e mi ha ricordato esperienze passate. Ad esempio la festa dei popoli era stata organizzata dal comune con esponenti di tutte le comunità straniere: mi sembrava un bellissimo modo per far incontrare le culture e i cibi di tutto il mondo. Mahmoud Asfa, il Presidente della Casa della Cultura Musulmana di Milano, che ha partecipato all’incontro interreligioso qui a Expo Milano 2015 è un mio concittadino e anche Don Bressan veniva ad aiutare la parrocchia di Varedo. Questo evento mi ha fatto ricordare ciò che è avvenuto nel nostro paese: quando il palio è iniziato non c’era una chiesa, è stata costruita da muratori musulmani e finanziata da tutta la comunità, tutti insieme, uniti in uno scopo.

Ci sono anche eventi culturali d’intrattenimento che legano le varie culture?
Certo, il palio inizia e finisce con uno spettacolo folcloristico di ogni contrada. Per esempio quest’anno la contrada dei grifoni dei gialli ha portato lo spettacolo “Priscilla”, che racconta una storia di omosessualità. Si tratta di un’apertura molto forte, che si è concretizzata senza alcun contrasto. La mia contrada l’anno scorso ha messo in scena “Mulan” come spettacolo e siamo riusciti a farci dare per le scenografie il drago usato al capodanno cinese di Milano. Il nostro palio è una piccola Esposizione Universale: uniamo paesi, culture, cibi, saperi. In un piccolo paese, con il massimo entusiasmo.
 
 

Cibo: basta sprechi e aiuti alle donne che lo producono. Le iniziative di Women for Expo per la lotta alla fame

Economia / -

Emma Bonino e Marta Dassù

La battaglia per i diritti delle donne coincide con la battaglia contro la fame e contro lo spreco di cibo. Il mondo ha bisogno (anche) delle donne per vincere la sfida della fame. Questi sono i contenuti delle due settimane di Women for Expo a Expo Milano 2015.

Ridurre la fame non è solo un imperativo etico, in un mondo in cui continuano a soffrire di malnutrizione quasi 800 milioni di persone in buona parte bambini (di denutrizione muoiono sei bambini al minuto sotto i cinque anni). Ridurre la fame è possibile. Dal 1990 ad oggi - essenzialmente come risultato della crescita economica di Cina e India - le persone che soffrono di fame sono diminuite di 200 milioni. È indispensabile compiere progressi ulteriori. Come? L'alleanza delle donne nata nell'ambito di Expo Milano 2015 propone due linee di azione.
 
La battaglia per i diritti delle donne coincide con la battaglia contro la fame
Primo: abbattere quelle barriere che ancora impediscono alle donne - che sono oltre il 40% della forza lavoro agricola nel mondo - di produrre di più e meglio. Secondo stime internazionali, se le donne avessero accesso sufficiente al credito agricolo, se potessero avere un'istruzione adeguata, se fossero in grado di possedere le terre che coltivano, la produzione agricola aumenterebbe sensibilmente portando fuori dalla fame altrl 150 milioni di persone.
Questo primo messaggio - lanciato da Women for Expo a Milano - è molto semplice: la battaglia per i diritti delle donne che lavorano in agricoltura coincide con la battaglia contro la fame. Assai più difficile è metterlo in atto perché è evidente che le barriere esistenti sono culturali e sociali, ancora prima che politiche. L'alleanza nata a Milano è anche, forse anzitutto, un tentativo condiviso di aumentare la consapevolezza dei costi dell'esclusione delle donne. Quando la giovane Commissioner inglese ha sottolineato questo punto assieme alla sua giovane collega afghana, l'Alleanza di Milano ha cominciato a funzionare.
 
Ridurre lo spreco di cibo
Seconda linea di azione: ridurre lo spreco di cibo. Ancora oggi, circa un terzo del cibo prodotto (più di un miliardo di tonnellate all'anno) viene sprecato nella fase del consumo o perso nella lavorazione industriale. Come scriviamo nel testo della "Women's Alliance" nei paesi avanzati vengono sprecate ogni anno circa 220 milioni di tonnellate di cibo. È una cifra più o meno equivalente alla produzione agricola dell'Africa Sub-sahariana dove continua a concentrarsi, insieme a regioni dell'Asia occidentale, il problema fame. Questo secondo messaggio è chiaro ed i rimedi sono possibili, a patto che ciascuno si assuma la sua quota di responsabilità: proponiamo uno sforzo congiunto dei governi, del settore privato e dei singoli cittadini.
La questione dello spreco alimentare è tanto più grave se si tiene conto di un dato ulteriore: fino ad oggi, il mondo produce cibo sufficiente per soddisfare - in teoria - la domanda di una popolazione globale che assomma a 7 miliardi di persone. La fame deriva dalla povertà, non dalla mancanza di risorse alimentari o idriche. Questo scenario - dicono tuttavia le tesi pessimistiche - si modificherà: tendenze demografiche (9 miliardi di persone nel 2050), cambiamento del clima, nuove abitudini alimentari in paesi come Cina, Brasile e India, riduzione delle superfici agricole, faranno entrare il mondo nella fase della scarsità. La scarsità assoluta di cibo e acqua. Come il petrolio nei decenni scorsi, le terre saranno oggetto - lo sono già, in effetti - di contese geopolitiche. Per cibo e acqua si combatteranno le guerre, in un ritorno postmoderno dell'antichità.
 
Due settimane di Women for Expo a Expo Milano 2015, i contenuti
Noi crediamo, in realtà, che non ci sia nulla di ineluttabile nei trend globali: produrre di più, con meno spreco di risorse è necessario e possibile. Possibile se l'approccio al problema della produzione agricola troverà il giusto equilibrio fra difesa della tradizione e innovazione tecnologica. Per questo, nelle due settimane di Women for Expo che si terranno dal 29 giugno al 10 luglio verrà dato un peso molto rilevante anche al cibo del futuro, alla discussione sugli Ogm, al rapporto fra energia e agricoltura, al problema dell'agrobusiness nei negoziati commerciali. Piccola produzione locale e nuove tecnologie, da una parte; accesso all'istruzione e diritti di proprietà, dall'altra. La battaglia per gli strumenti e per i diritti delle donne in agricoltura, è la battaglia per l'agricoltura tout court. Il mondo ha bisogno (anche) delle donne per vincere la sfida della fame. L'Alleanza di Women for Expo, lanciata da Milano, non finirà a Milano.
 
 

Over a million people are already #FoodConscious. What about you?

The ExpoNet Manifesto