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Thank you, Italy, for generously hosting FAO since 1951

Culture / -

José Graziano da Silva
Daniele Mascolo © Expo 2015

A great welcome to you, here today to commemorate with us the birth of the Food and Agriculture Organization of the United Nations – FAO. We were born in Quebec, on 16 October 1945.

Please join me in paying tribute to the vision of our founders in creating FAO: bringing nations together after the turmoil of World War II, to free humanity from hunger, and to coordinate the management of the global food system.
 
Over these 70 years, population has grown three times. Despite that, food availability per person has risen by forty per cent. Now there is enough to feed all.
 
Let us thank those who have made this amazing achievement possible.
 
We thank farmers, fishermen, foresters, and all those who work in the food system. They assure our survival and protect the fragile natural resources on which humanity depends.
 
My special gratitude goes to those who have devoted their lives to the work of FAO and its partners.
Thank you, the people and the government of Italy, for generously hosting FAO since 1951. Thanks for kindly inviting us to EXPO for our birthday celebration.
 
Thank you, President Mattarella, for your inspiring words, and for reminding us of the strong links between food security and peace.
 
I also thank the members of the Committee on World Food Security for joining us here today.  A special greeting to the outgoing Chairperson of the Committee, Ambassador Gerda Verburg, and my warm welcome to the new Chair, Ambassador Amira Gornass.
 
This year’s World Food Day theme – “Social Protection and Agriculture” - relates to the challenges at the core of the 2030 Agenda.
 
Chronic hunger and famine are the worst manifestations of malnutrition.
 
This is the greatest injustice of our time, as the Secretary-General of the U.N. just reminded us: that many, in our world of plenty, still cannot live with health and dignity, and die early because of their hunger.
 
It is also economic folly, as good nutrition is one of the best sources of economic growth.
 
Moreover, food security and nutrition contribute to peace and stability.
 
For years we have known that the main reason why people face the daily anguish of hunger is that they cannot afford the food they need.
 
Production and economic growth alone do not solve the problem, if the hungry remain excluded.
Many countries around the world show us that increasing the power of the very poor to buy food offers an affordable key to hunger eradication.
 
It also builds resilience to shocks, promotes better nutrition and health, better school attendance and performance, and higher labor force participation.
 
Industrialized countries did the same to end widespread hunger after World War ll. The food stamps programme in the US is one of many examples.
 
With social protection, the hungry are no longer a mere statistic. They become individuals, with registered names and addresses. They become empowered to escape hunger through their own efforts, and thus lead dignified and productive lives.
 
As the Secretary-General mentioned, last month countries committed to reach the 17 Sustainable Development Goals, including the time-bound goal of eradicating hunger and malnutrition by 2030.
We are on the right track, I would say: 73 countries out of the 129 monitored by FAO have achieved the Millennium Development Goal target of halving the proportion of hungry people.
 
However, as the number of the poor and hungry went down, we have seen a rise in obesity and other forms of malnutrition.
 
Success ultimately depends not only on Governments but on what each of us does.
 
I call on all commemorating World Food Day today to make your personal commitments, for instance to eat healthily, cut food waste and help others do it.
 
Together we can ensure that all people enjoy their right to adequate food, resulting in the universal “freedom from want” that our founders asked for 70 years ago.
 
This can be our legacy to the future, and we could then honestly call ourselves the first Zero Hunger Generation.
 

Orietta Varnelli. Per la parità di genere ci vuole un cambio culturale

Cultura / -

Orietta Varnelli

La Presidente di ActionAid Italia, Orietta Varnelli, ha partecipato alle Women’s Weeks per porre l’accento sull’empowerment femminile e sui diritti delle donne. Verso l’appuntamento di settembre a New York con l’adozione dei nuovi Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Nel 1995 si è tenuta a Pechino la prima Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne. A 20 anni di distanza, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile (il quinto) che verranno discussi a settembre a New York riguarda l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile. Quali sono stati i successi raggiunti finora?
Il 2015 è un anno eccezionale perché convergono diversi appuntamenti davvero importanti su scala internazionale. Per quanto riguarda i diritti delle donne, le cose sono cambiate molto a livello normativo dal 1995 a oggi. Il valore dell’uguaglianza di genere e delle pari opportunità è stato recepito in molti Paesi. Ma ci sono ancora stereotipi, resistenze culturali che impediscono l’applicazione del principio inserito nelle leggi. Il percorso, quindi, è ancora lungo e Expo Milano 2015 è un ponte fondamentale tra Pechino e New York per parlare delle sfide ancora aperte.
 
Cosa deve prevedere questo obiettivo per ritenersi pienamente soddisfatti di ciò che verrà raggiunto a settembre in tema di gender equality?
I temi dell’agricoltura e del diritto al cibo, i temi dell’Expo Milano 2015, sono fondamentali per ActionAid, ma sono anche strettamente legati all’empowerment femminile. Si tratta di un settore in cui le donne sono molte attive, ma i cui diritti sono spesso negati. L’impegno femminile, infatti, non corrisponde a un parallelo controllo della terra e delle sue risorse. L’agricoltura è un campo in cui la parità non è stato raggiunto e questo espone le donne alla povertà in misura maggiore. Il messaggio che viene lanciato qui grazie a WE-Women for Expo deve essere colto anche durante in negoziati di settembre.
 
Un’alleanza come WE-Women for Expo che cerca di investire, di puntare su una governance globale al femminile può essere utile?
Le alleanze sono sempre molto utili. Una al femminile, finora poco sperimentata, potrebbe aiutare a superare i problemi che ancora sussistono, non solo nel corso dei sei mesi dell’Esposizione Universale di Milano, ma anche in vista dell’Expo di Dubai del 2020 che – molto probabilmente – ci metterà di fronte a nuovi e diversi punti da risolvere. I diritti delle donne sono una necessità e la speranza è che si possa dare concretezza a tutti i risultati che spesso vengono raggiunti solo sulla carta. Bisogna evitare che rimangano buone intenzioni.
 
We-Women for Expo sembra avere tutte le carte in regola per concorrere a diventare tra le legacy, le eredità più importanti dell’Expo di Milano. Cosa ne pensa?
Il progetto è già una legacy, è già andato avanti e ha già raggiunto risultati concreti. Le donne che ricoprono un ruolo importante all’interno della società si sono incontrate creando un tavolo di lavoro permanente. A questo tavolo devono sedere anche gli uomini perché se si vuole davvero realizzare il cambio culturale necessario, che è lo scoglio più grande e più difficile da superare, il loro contributo è fondamentale. C’è bisogno di complementarietà fra generi.
 

Nina Luzzato Gardner. Le donne sono la chiave dell’agricoltura sostenibile

Cultura / -

Nina Luzzato Gardner, direttore di Strategy International, ha partecipato alle Women’s Weeks. “Per risolvere il problema della malnutrizione abbiamo bisogno di un’alleanza con le donne, perché sono loro che nutrono perché sono loro che danno da mangiare ai loro figli e alla comunità, e quindi possono aiutarci a evitare la malnutrizione dei giovani. Inoltre hanno un ruolo molto importante per l’agricoltura familiare, perché sono loro che stanno iniziando a usare tecniche agricole sostenibili. Proprio sul tema Feeding the Planet non si può fare a meno di consultare le donne, che sono l’80% dei piccoli produttori di questo Pianeta”.

Over a million people are already #FoodConscious. What about you?

The ExpoNet Manifesto