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World Humanitarian Day, al Padiglione della Svizzera un incontro con i protagonisti degli aiuti umanitari

19 ago

world humanitarian day Pad Svizzera dettaglio

Quando scoppia un disastro sono i primi ad arrivare e gli ultimi ad andarsene, rischiando la vita per portare soccorso a civili inermi. Sono gli operatori umanitari, professionisti e volontari dell’aiuto a popolazioni colpite da carestie, conflitti e calamità naturali. A loro è dedicato il World Humanitarian Day, fissato dalle Nazioni Unite per il 19 agosto e quest’anno celebrato a Expo Milano 2015. All’interno del programma della giornata, il Padiglione della Svizzera ha ospitato l’incontro “Ispirare l’Umanità del Mondo – Se la fame è un’arma, il cibo è strumento di pace”, una tavola rotonda di alto livello e al tempo stesso aperta e informale con i protagonisti dell’aiuto umanitario. L’evento ha visto l’intervento di Rashid Khalikov (Direttore dell’Office for the Coordination of Humanitarian Affairs di Ginevra), Manuel Bessler (Ambasciatore Delegato del governo svizzero per l’aiuto umanitario e Capo dell’aiuto umanitario svizzero), Barbara Noseworthy (Vicedirettore Esecutivo del World Food Programme), Toby Lanzer (Assistente del Segretario Generale dell’ONU e Coordinatore umanitario per la Crisi del Sahel), Marcus Prior (World Food Programme), Cornelis Wittebrood (Capo Unità per l’Africa Orientale, Occidentale e Australe della Direzione generale per gli Aiuti Umanitari della Commissione Europea). Altri preziosi contributi sono venuti dai rappresentanti di Save The Children, Casa Don Bosco/VIS, del Lions Clubs International e di Archivio Disarmo.
 
Le parole chiave dell’aiuto
 
Dignità, Ispirazione, Impegno, Resilienza, Istruzione. Queste alcune delle parole chiave utilizzate dagli ospiti nei loro interventi. Parole scelte dagli stessi relatori tra le tante che hanno sfilato nella parata lungo il Decumano che si è conclusa proprio al Padiglione svizzero, portate dai rappresentanti dei vari Padiglioni che hanno partecipato alla parata stessa. Concetti che racchiudono professionalità e passione, realismo e speranza di chi ha scelto di dedicare la propria vita all’aiuto umanitario. 
 
La vocazione umanitaria

“Essere un operatore umanitario non è solo un lavoro – ha precisato l’Ambasciatore Manuel Bessler - È più una vocazione, una professione che ti mette alla prova, ma ti gratifica. Sono circa 450mila le persone che nel mondo lavorano come operatori umanitari. E oggi, in occasione della Giornata Mondiale Umanitaria, vorrei ricordare ancora una volta che proteggere gli operatori umanitari nei luoghi di conflitto armato è un obbligo riconosciuto dalla legge umanitaria internazionale”
 
Il lavoro sul campo

“Il ruolo di chi opera direttamente sul campo è fondamentale per la riuscita dei programmi di aiuto - ha spiegato Toby Lanzer – per questo le agenzie dell’ONU hanno del personale dislocato nelle aree critiche e collaborano con organizzazioni locali. Solo settimana scorsa ero nel nord della Nigeria, dove ho incontrato personalmente i sopravvissuti al terrore e alle violenze di Boko Haram – ha continuato Lanzer – è guardando negli occhi quelle persone, in gran parte donne e bambini, che troviamo l’ispirazione per il nostro lavoro”.
 

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