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Visita al Padiglione del Messico. Tante opere d’arte in una pannocchia di mais. Guarda il video e la gallery

30 lug

Padiglione Messico visita dettaglio

Si ispira a una pannocchia che nasce da un intreccio di foglie di granturco essiccate. Il Padiglione del Messico – progettato da Francisco López Guerra – è ben riconoscibile dall’esterno per la forma, che ricorda il simbolo della cultura gastronomica messicana. Il mais, infatti, è originario proprio di questo Paese e dal 2010 l’Unesco lo ha riconosciuto come Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità. Le pareti a forma di totomoxtle (la foglia essiccata di mais in lingua nahuátl), realizzate in tessuto trasparente, filtrano la luce naturale, illuminando gli spazi. All’ingresso c’è una grande magnolia da cui parte un canale d’acqua che, insieme al giardino adiacente, evoca le chinampas, le isole artificiali che i toltechi creavano nei laghi e che diedero un forte impulso allo sviluppo dell’agricoltura. Sui tavolini intorno alla magnolia, un bar serve da bere insieme agli antojitos, il tipico cibo di strada messicano.
 

 
Tante opere d’arte per un Padiglione che è un po’ un museo
 
Superata la rampa d’ingresso, nel cuore del Padiglione si trova “Lluvia”, una fontana con una cascata alimentata da un flusso circolare di acqua realizzata dall’artista visuale Maria José de la Macorra. È solo la prima delle numerose opere d’arte che il Messico ospita nel proprio Padiglione a Expo Milano 2015. L’acqua scorre innescando il movimento di collane che rappresentano i chicchi di mais, mentre il suono rimanda alla pioggia.
Al terzo piano si trova un racconto per immagini della biodiversità del Messico, attraverso un gioco virtuale di schermi e colori, al quale fa da contraltare Especies endémicas de México, l’opera di Alejandro Pintado che ha immortalato alcune specie endemiche di piante e animali.
Salendo di un piano, è di scena un dialogo tra un’opera caratteristica della cultura centroamericana (la statua di Macuilxochitl, il principe dei cinque fiori) e due sculture di ossidiana di artisti contemporanei, mentre sullo sfondo si alternano due video: uno racconta la nascita e la crescita del mais come fonte di vita e di energia spirituale, l’altro è il collage di immagini sul tema dell’identità alimentare messicana tratte da spezzoni di classici film.
 
Cucchiai di legno e visioni inquietanti nell’ultima sala
 
Al livello superiore, la sala è sovrastata da un’installazione di Alejandro Machorro: 4.700 cucchiai di legno che ricoprono il soffitto e fanno da cornice musicale ai due Alberi della Vita realizzati dai maestri artigiani di Metepec, e al quadro Árbol Nodriza. Segue una visione inquietante di Chichihuacuauhco, il mito nahuátl degli uomini che tornano bambini nutrendosi dei frutti di un albero sacro. Qui è previsto uno spazio in cui sei dei 32 Stati federali messicani espongono – un mese per uno – le mostre e installazioni temporanee dedicate alle specificità dei singoli territori.
Sul fondo della sala, nel set gastronomico virtuale e interattivo, gli chef del Paese guideranno il visitatore alla scoperta delle ricette e degli ingredienti che hanno reso la cucina messicana famosa nel mondo. Sulla penultima rampa, circondati da cactus e reguiletes, tipiche girandole colorate, porta sulla terrazza. Dopo un ampio giardino di piante native, si può gustare una cena al ristorante “Besame mucho”, che offre la cucina messicana rivisitata dai migliori cuochi del Paese.
 
 

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