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Made in carcere: distributore automatico di sostenibilità in mostra allo Spazio ME and WE fino al 7 ottobre

3 ott

Made in Carcere dettaglio

Il progetto “Distributore automatico di sostenibilità” è uno dei vincitori dei “Progetti per le donne” ed è in mostra allo spazio ME and WE di Padiglione Italia fino al 7 ottobre.
 
Dispenser… di bellezza, qualità e opportunità 

In mostra vi sono manufatti tessili realizzati da detenute in istituti penitenziari con materiali di recupero e scarto a costo contenuto: un progetto sociale legato all’etica e all’estetica. Attraverso l’installazione di piccoli dispenser dislocati in luoghi ad alta affluenza di persone, come stazioni e aeroporti, il progetto vuole raggiungere il consumatore finale che, a un costo contenuto, può acquistare tali oggetti realizzati con materiali di recupero e disegnati da designer in collaborazione con accademie e scuole del settore.

L’offerta dei prodotti si focalizza su manufatti di uso comune, quali ad esempio portachiavi, braccialetti, borse, tutti rigorosamente realizzati con tessuti riciclati. Attraverso un gesto a costo contenuti si acquistano a qualsiasi ora manufatti colorati realizzati da donne detenute con materiali di recupero, alimentando così crescita e benessere sociale. Si mette in pratica un modello di sviluppo sostenibile valorizzando il riuso dei materiali e offendo un’altra chance a donne detenute, tessuti e oggetti.

Scopo principale del progetto è quello di promuovere l’inclusione sociale e il reinserimento lavorativo di donne detenute nella Casa Circondariale di Lecce e Trani, attraverso il lancio del marchio Made in Carcere. L’iniziativa Distributori automatici di sostenibilità vuole avviare la commercializzazione di manufatti di diversa tipologia realizzati dalle donne detenute in istituti penitenziari.

Dal PIL al BIL attraverso riuso e reinserimento: nuova dignità per l’uomo e l’economia

“Questi sono momenti importanti di riflessione e consapevolezza: si percepisce il consenso da parte del pubblico. Tutti vogliono emozionarsi. Questa opportunità è un’occasione per ricostruire la cassetta degli attrezzi e dimostrare che si può fare bene con poco, riutilizzando tutto quello che gli altri scartano” spiega Luciana Delle Donne, ideatrice Officina Creativa e del marchio Made in Carcere, che continua “l’idea è quella di condividere un percorso di vita che deve essere offerto a tutti: questi scenari disastrosi dell’economia mondiale dovrebbero passare attraverso un ripensamento dell’economia. Il nostro piccolo grande sforzo  è quello di dimostrare che con gli scarti dei tessuti e attraverso il reinserimento di persone che hanno commesso un reato si costruisce una dignità per l’essere umano e per l’economia. Non si parla più di prodotto interno lordo, ma di BIL, benessere interno lordo. Si generano modelli di cambiamento. Sono molte le carceri coinvolte nel progetto, che mette in rete una serie di laboratori sartoriali necessari per fare numero per posizionarsi sul mercato”.
 
 

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