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L’Indice globale della fame, la presentazione del Cesvi/Alliance 2015

13 ott

Indice globale della fame news

Il rapporto annuale del Cesvi/Alliance 2015 sull’Indice globale della fame 2015, lanciato in collaborazione con la Commissione Europea, è stato presentato il 12 ottobre, presso il Conference Centre Orogel di Expo Milano 2015. Per l’occasione gli interventi dei relatori si sono focalizzati sulla relazione tra l’insicurezza alimentare e i conflitti armati, analizzando la situazione politico sociale di 117 Paesi in tutto il mondo. La giornata è stata introdotta da Daniela Bernacchi, Direttrice generale Cesvi, Bruno Antonio Pasquino, Commissario generale per Expo Milano 2015, Dominic Macsorley, Presidente Alliance2015 e CEO Concern Worldwide, mentre i relatori della tavola rotonda intitolata “European Leadership on hunger from 2015 to 2030” sono stati Alex de Waal, Direttore esecutivo del World Peace Foundation e ricercatore presso la University of Tutfs, Maximo Torero, Direttore della Divisione Mercati, Commercio e Isituzioni IFPRI, Monique Pariat, Direttore generale DG ECHO, Jean Pierre Halkin, Capo Unità Sviluppo Rurale, Sicurezza Alimentare e Nutrizione, Mathias Mogge, Direttore Programmi Welthungerhilfe, Pauline Riak, Direttore Esecutivo Sudd Institute, Sud Sudan.

Risolvere i conflitti significa risolvere il problema della fame

L’Indice globale della fame (Global Hunger Index, GHI) presentato dal Cesvi/Alliance 2015 ha attestato i progressi compiuti negli ultimi decenni per combattere il problema della povertà e della mancanza di cibo per le popolazioni del mondo. “La fame è un problema che l’umanità può risolvere” ha affermato Alex de Waal “anche perché abbiamo registrato dei significativi miglioramenti: il numero di persone che soffre la fame si è ridotto.” Per continuare nella lotta contro l’insicurezza alimentare è lo stesso Direttore della World Peace Foundation a ribadire che “in un mondo il cui l’incremento demografico è in continuo aumento è necessario sviluppare la democrazia, l’educazione e la comunicazione dei popoli, perché la vera leva dietro la riduzione delle carestie è la maggiore libertà politica” e richiamando il tema del convegno asserisce che “porre fine ai conflitti significa risolvere il problema della fame".

Sconfiggere la fame entro il 2030

Durante il convegno è stato evidenziato come dal 2000 a oggi il GHI mondiale sia diminuito del 27 per cento, mentre 17 Paesi nel mondo tra cui Azerbaijan, Perù, Venezuela e Brasile, hanno ridotto il proprio indice del 50. In questo enorme progresso il ruolo delle organizzazioni per la cooperazione e lo sviluppo hanno avuto un ruolo attivo, soprattutto "per diffondere la coscienza del fatto che investire un dollaro nella prevenzione delle calamità, naturali e dovute all’uomo, ne fa risparmiare sette per reagire alla crisi." Per questo, secondo Halkin “è necessario trovare dei meccanismi alternativi per riuscire a calcolare con più precisione e più uniformemente gli indicatori di povertà, al fine di progettare poi in modo più mirato ed efficiente le strategie e gli strumenti per lo sviluppo.” Contestualizzando il problema della fame alle realtà dei conflitti, l’approccio alla resilienza è il nuovo modello assunto dai governi per attualizzare le politiche d'intervento, i cui obiettivi di sviluppo sostenibile porranno fine alla fame entro il 2030. Il convegno è terminato coinvolgendo i relatori in un dialogo aperto con il pubblico, sollevando questioni come l’influenza, gli effetti e le potenziali soluzioni al fenomeno del land grabbing, quella del favorire il riconoscimento della parità di genere e del ruolo della produzione di armi nella lotta contro la fame nel mondo.
 
 

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