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L’esperta NASA di esplorazioni spaziali Kathy Laurini al Padiglione USA di Expo Milano 2015

21 set

imm Pad USA NASA 21 settembre DETTAGLIO

“Nel 2021 porteremo l’uomo su Marte”, l’annuncio è di quelli da prendere sul serio perché viene da Kathy Laurini, esperta di esplorazioni spaziali alla NASA, ospite del Padiglione USA di Expo Milano 2015 per un incontro sulle missioni spaziali di lungo periodo. In particolare l’ingegnere Laurini ha spiegato ai visitatori dell’Esposizione Universale come il grande fermento nella ricerca generato dalla sfida di portare l’uomo su Marte stia già migliorando la vita sulla Terra e in particolare l’alimentazione, grazie al miglioramento delle conoscenze su fisiologia umana, nutrizione e produzione alimentare a ciclo chiuso.
 
Sopravvivere su Marte
 
“Per portare i robot su Marte abbiamo dovuto far trasportare 1 tonnellata di materiale tecnico, per portarci degli umani dovremo portarne 20 e oltre a questo il viaggio spaziale sarà molto lungo, perché solo l’andata sarà di circa 6 mesi, a cui va sommato il tempo sul suolo marziano e naturalmente il ritorno – spiega Laurini – per questo la ricerca si sta concentrando su come migliorare la nutrizione degli astronauti risparmiando sul peso del materiale, attraverso ad esempio integratori in pillole e soprattutto sistemi di produzione alimentare a ciclo chiuso basati sull’idroponica. Questa tecnologia è già stata sviluppata in missioni spaziali precedenti, ma ora la stiamo ottimizzando con l’idea di creare un processo completo in grado di nutrire adeguatamente gli astronauti, compreso il packaging e il riciclo dei rifiuti. E tutta questa conoscenza – aggiunge Laurini – potrà essere applicata anche sulla Terra”.
 
Studiare gli astronauti per capire i terrestri
 
Ma i benefici per la vita sulla Terra delle esplorazioni spaziali non si fermano all’alimentazione. L’ingegnere Laurini ha spiegato come la ricerca scientifica sull’impatto che i lunghi viaggi nel cosmo provocano sugli astronauti stia migliorando la conoscenza della fisiologia umana: “Sappiamo che il corpo umano invecchia molto rapidamente nello spazio per cui studiando i cambiamenti nel fisico degli astronauti otteniamo nuove informazioni sul metabolismo umano – spiega Laurini – uno degli obiettivi più ambiziosi è riuscire a curare gli astronauti direttamente dalla nave spaziale, il che sarebbe una necessità in caso di missioni lunghe come quelle verso il Pianeta Rosso”.
 
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