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Reti di donne mediterranee. A Cascina Triulza si è discusso del ruolo della Cooperazione internazionale per rafforzare il ruolo di genere nelle aree rurali

8 ott

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“Oggi ho apprezzato la freschezza delle donne nel mettersi in gioco e nell’assumersi le responsabilità anche in un mondo che continua ad avere un atteggiamento distratto nei loro confronti”. Così Livia Pomodoro, Presidente del Milan Center for Food Law and Policy e Ambassador di Women for Expo ha voluto chiudere l’evento internazionale Reti di donne mediterranee per l’empowerment di genere nelle aree rurali. L’incontro, che si è tenuto giovedì 8 ottobre a Cascina Triulza, è stato organizzato dal Ministero italiano degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in collaborazione con il CIHEAM (Centro Internazionale di Alti Studi Agronomici Mediterranei) e la sua sede Italiana di Bari. L’evento, nato per stimolare il dialogo istituzionale per il rafforzamento di politiche di sviluppo “gender-oriented” nei paesi della sponda Nord e Sud del Mediterraneo, con la finalità di adottare un approccio multidimensionale per l'empowerment delle donne rurali basato sui principi dei diritti umani, è stato moderato dal direttore del TG3 Bianca Berlinguer. Dopo i saluti di Giampaolo Cantini (Direttore Generale Cooperazione allo Sviluppo), di Cosimo Lacirignola (Segretario Generale CIHEAM, Direttore Istituto Agronomico Mediterraneo di Bari) e di Paola Testori Coggi (membro dell’International Board di WOMEN FOR EXPO), la mattinata ha visto gli interventi di Bianca Maria Pomeranzi (Esperta Senior di questioni di genere della Direzione Generale Cooperazione allo Sviluppo, nonché esperta del Comitato per l’emancipazione di ogni forma di discriminazione contro le Donne -CEDAW); Szilvia Lehel (Gender Unit della FAO); Naela Gabr (1° vicepresidente, Commissione per l'eliminazione della discriminazione contro le donne); Wafaa Dikah Hamze (Esperta Senior di questioni di genere e già Ministro dei Rapporti con il Parlamento del Governo libanese); Gabriella Rossetti (Università di Ferrara); Cecilia Navarra (Università di Namur – Belgio); Soukeina Bouraoui (Direttrice CAWTAR); Maria Grazia Ruggerini (Esperta di questioni di genere); Sayed Khalifa (Progetto WEE- Woman Economic Empowerment, Egitto); Wessam Shehata (Ricercatrice presso il Centro di Ricerca in Agricoltura); Djamila Wadjinny (Imprenditrice agricola, Marocco); Livia Pomodoro (Presidente, Milan Center for Food Law and Policy e Ambassador di Women for Expo) e Mervat Tallawy (Presidente del Consiglio Nazionale per le Donne – NCW).
 
La via italiana al rafforzamento del ruolo di genere
 
Bianca Maria Pomeranzi ha ricordato l’approccio italiano all’empowerment delle donne, non solo economico, ma trasformativo, che privilegia il sostegno all’autonomia individuale e collettiva delle donne nei contesti locali, consentendo di valorizzare i saperi e le capacità delle donne anche in contesti in cui gli stereotipi culturali sono particolarmente radicati, come testimoniano le iniziative della cooperazione italiana in Afghanistan, Etiopia, Libano, Mozambico Senegal e Palestina. La Pomeranzi ha anche ricordato l’importanza del partenariato, sottolineata anche dai nuovi Obiettivi di Sviluppo sostenibile appena adottati dalle Nazioni Unite, che per essere realizzati vedono il superamento della divisione Nord-Sud, ma la collaborazione tra paesi per risolvere problemi che oggi sono di tutti.

Ai governi chiediamo di rispettare gli impegni per ridurre il gender gap

Szilvia Lehel ha illustrato le politiche che la FAO sta portando avanti nel Mediteraneo per ridurre il gap di gender e potenziare il ruolo delle donne che vivono in ambiente rurale e si dedicano all’agricoltura. Per ridurre le diseguaglianze in ambito agricolo, “le donne devono poter aver accesso all’acqua e alla terra, uscire dalla loro “invisibilità” e per far questo ci vogliono l’impegno dei governi e il reperimento e l’analisi di dati disaggregati per genere”, ha dichiarato la rappresentante della FAO. Sull’impegno dei governi a garantire pari diritti alle donne rurali è intervenuta anche Naela Gabr, attivista egiziana e dal 1998 membro del CEDAW, la Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne presso l’Alto Commissariato per i diritti umani dell’Onu, che contiene un articolo, il 14, dedicato alle donne rurali. Sottoscritta da 189 Paesi, la CEDAW continua a fornire raccomandazioni ai decisori politici perché rispettino gli impegni presi. Responsabilità e consapevolezza sono state le parole chiave di un’altra rappresentante del mondo arabo, la libanese Wafaa Dikah Hamze, che ha richiamato l’attenzione sulla situazione delle donne rifugiate in Libano, oltre a ricordare la stretta collaborazione tra Libano e Italia per promuovere il ruolo della donna rurale.


Non ci può essere democrazia senza empowerment delle donne
 
L’antropologa Gabriella Rossetti e l’economista Cecilia Navarra hanno illustrato l’evoluzione delle questioni di genere dalla Piattaforma di azione di Pechino del 1995 a oggi evidenziando come la diseguaglianza oggi sia il grande freno allo sviluppo e come l’empowerment economico sia essenziale allo sviluppo della capacità d’azione delle donne.

Hanno portato la loro voce potente dalla sponda Sud del Mediterraneo Soukeina Bourani, giurista e militanate per i diritti delle donne tunisine, e Mervat Tallawy, prima donna egiziana a ricoprire il ruolo di Ambasciatore, Presidente del Consiglio Nazionale per la Donna-NCW e Direttore Generale dell’Organizzazione per le Donne Arabe- AWO. La prima ha spiegato il ruolo del CAWTAR, il Centro Internazionale per la Formazione e la Ricerca delle Donne Arabe, che dirige, e l’importanza che l’organismo riveste nell’implementazione di progetti di cooperazione internazionale, in particolare italiana. “Per applaudire ci vogliono due mani. Se si moltiplicano le buone pratiche di diversi paesi possiamo cambiare le cose”, ha dichiarato, evidenziando come la cooperazione nel Mediterraneo sia cruciale. Allo stesso Mediterraneo ha fatto appello al termine della mattinata Mervat Tallawy ricordando che “la democrazia non può prescindere dall’empowerment femminile”.
 
 

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