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Nel cibo ritroviamo la nostra storia, Libby O’Connell al Padiglione USA di Expo Milano 2015

12 ago

Pad USA Libby OConnell DETTAGLIO

Libby O’Connell è in grado di viaggiare nel tempo. Vent’anni di esperienza a History Channel, dove dal 2005 ricopre la carica di Capo Storico e Vice Presidente, le hanno insegnato a ricreare con le parole le atmosfere di epoche lontane e a immergervi completamente il pubblico che la ascolta. Star della divulgazione storica negli Stati Uniti D’America, mercoledì 12 agosto è stata ospite del Padiglione USA ad Expo Milano 2015 per l’incontro American Foodways—Heritage and Innovation, una sintesi di 400 anni di storia americana raccontata attraverso l’evoluzione dell’alimentazione.
 
La storia raccontata in cucina

“La torta di mele è un simbolo degli Stati Uniti d’America, eppure nessun ingrediente al suo interno è autoctono – ha spiegato Libby O’Connell – perché la farina è ottenuta dal grano, che è originario dell’Asia Minore, il burro viene dai bovini, che sono stati introdotti nel continente americano dagli spagnoli, le mele arrivano dall’Europa e le spezie dall’Oriente, solo la vaniglia è nativa del Nuovo Mondo, ma viene dal Messico”. Questo uno dei tanti esempi con cui Libby O’Connell ha raccontato come le nostre abitudini e identità più consolidate siano il frutto effimero del turbine della Storia. Nel suo libro The American Plate, a culinary history in 100 bites – Il piatto americano, una storia culinaria in 100 bocconi, ne ha raccolti un centinaio. Ricette ormai dimenticate o tuttora presenti nella quotidianità degli americani, ognuna in grado di rievocare un’epoca storica, nella sua lontananza e nei suoi legami con l’attualità.
 
Nativi, pionieri, schiavi e immigrati

“La cultura americana si è formata dall’incontro di diversi popoli, già presenti nel continente, come i nativi, o arrivati in epoche successive, come i pionieri, gli schiavi africani e le varie ondate di immigrati da ogni angolo del mondo, in particolare dall’Europa – ha spiegato O’Connell – ognuno di loro ha portato con se la propria cultura alimentare, i propri ingredienti, il modo di prepararli e di stare a tavola”. La storica ha raccontato come il riso sia arrivato negli Stati Uniti grazie agli schiavi della Sierra Leone, gli unici che sapessero coltivarlo, mentre i primi pionieri, cacciatori di pellicce, amavano la coda di castoro arrosto, molto ricca di grassi, preziosi nei rigidi inverni dell’Est. Il caffè si è diffuso a fine Settecento come simbolo dell’Indipendenza dall’Inghilterra, che aveva posto una tassa sul te, mentre il whiskey è arrivato nell’Ottocento con gli irlandesi, sostituendo il rum. Quanto all’influsso degli italiani, basta ricordare la passione degli americani per la pizza, sbarcata dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie ai reduci della Campagna d’Italia, che se ne erano innamorati a Napoli. Mentre un grande amante della pasta fu il Presidente Thomas Jefferson, che inventò un piatto di maccheroni alle melanzane.
 
La cucina americana diventa Slow

“Il cibo americano ha subito una grande evoluzione in questi ultimi anni – ha concluso Libby O’Connell – se prima facevamo più attenzione a praticità, prezzo e velocità di consumo, oggi siamo molto più attenti alla qualità di ciò che mangiamo e a concederci almeno ogni tanto una cena tranquilla in un’atmosfera conviviale, io stessa sono socia e sostenitrice di Slow Food e penso che negli Stati Uniti ci sia molto spazio per questo modo di concepire il cibo”.
 
 

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