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Le donne protagoniste dell’agricoltura biologica negli Stati Uniti d’America, un incontro a Expo Milano 2015

8 ott

Visita pad Stati Uniti

L’agricoltura americana ha tanti volti e quello del biologico è un viso femminile. Sono le donne la spina dorsale di un settore che negli Stati Uniti d’America è praticamente raddoppiato, grazie anche a specifiche politiche di sostegno da parte del Governo. Questo il tema dell’incontro che si è tenuto giovedì 8 ottobre al Padiglione USA di Expo Milano 2015, una sorta di stati generali dell’agricoltura biologica americana a cui sono intervenute: Anne Alonzo (United States Department of Agriculture), Laura Batcha (Organic Trade Association), Ariane Lotti (Tenuta San Carlo), Monique Marez (Organic Trade Association), Liz Neumark (Great Performances & Katchkie Farm).
 
Assecondare il cambiamento
 
Tutte le analisi concordano, il biologico è un mercato sano e robusto, che continua a conquistare nuovi consumatori in tutto il mondo. Una tendenza che si sta avverando anche negli Stati Uniti d’America, grazie a una rete di produttori medio piccoli affiancati da grandi compagnie, in particolare nella distribuzione. “Negli Stati Uniti l’agricoltura biologica ha cominciato a svilupparsi venticinque anni fa, ma la svolta è arrivata nel 2002 con l’introduzione di un sistema di certificazione ufficiale da parte del Governo – ha spiegato Anne Alonzo – da allora abbiamo raggiunto l’obiettivo di avere entro il 2015 ventimila aziende agricole passate ai metodi biologici, poiché oggi le realtà di questo tipo negli USA sono circa 19.400”. Alla domanda sul perché il settore veda una così forte presenza femminile, le risposte state concordi nell’individuare nelle donne una maggiore sensibilità ai mutamenti: “L’agricoltura è un ambiente tipicamente maschile, non facile per una imprenditrice donna – ha commentato Ariane Lotti, italo-newyorkese che gestisce una tenuta tra Roma e Firenze – ma nella scelta di passare a metodi più rispettosi dell’ambiente le donne sono spesso protagoniste, probabilmente perché più propense a farsi artefici dei cambiamenti, assumendosene i rischi”.
 
Il rapporto con la terra
 
Colpisce la forza e il radicamento dell’agricoltura biologica in un Paese come gli Stati Uniti, patria di un modello agroalimentare che ha come pilastri quantità, competitività economica e performance. Dall’incontro al Padiglione USA emerge una realtà inaspettata, fatta di orti urbani, mercati contadini, mense scolastiche convertite al biologico e vacanze in fattoria per i ragazzi delle metropoli. Al centro vi è un grande bisogno di recuperare un rapporto con la terra, fonte di cibo così come di significato. “Oggi sempre più persone vivono in grandi centri urbani e hanno perso ogni legame con i luoghi in cui viene prodotto il loro cibo, al punto che nemmeno si pongono questa domanda - ha spiegato Liz Neumark – una delle attività che svolgiamo nella nostra azienda nella valle dell’Hudson è proprio quella di ospitare gruppi di ragazzi di città desiderosi di vivere la campagna”. “Ai giovani che sognano di diventare agricoltori biologici consiglio di studiare, per capire a che tipo di coltura sono interessati, che prodotti intendono realizzare e in quale territorio – ha affermato Laura Batcha - ma anche di cominciare subito a fare esperienza concreta in una fattoria”.
 
 

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