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Il tempo dell’azione contro i cambiamenti climatici è adesso. L’economista Nicholas Stern ce lo ricorda a quasi 10 anni dal suo rapporto chiave

18 ott

Clima UK dettaglio

Un incontro per parlare di riscaldamento globale e delle strategie necessarie per far fronte a una delle minacce più gravi per la sicurezza a livello internazionale, i cambiamenti climatici, in vista dell’importantissima conferenza delle Nazioni Unite che si terrà a Parigi dal 30 novembre all’11 dicembre. Il dibattito dal titolo “COP 21 Climate Summit: 100m sprint or starting gun for the marathon?” si è tenuto sabato 17 ottobre presso il Padiglione della KIP International School ed è stato organizzato dal Padiglione del Regno Unito.

Gli ospiti di questo incontro moderato dall’economista e autore di uno dei più famosi rapporti sui costi economici dei cambiamenti climatici, Lord Nicholas Stern, sono stati Caio Koch-Weser, Presidente della European Climate Foundation e Vice Presidente della Deutsche Bank, Janos Pasztor, assistente del Segretario Generale per i cambiamenti climatici alle Nazioni Unite, e Francesco La Camera, Direttore Generale per lo sviluppo sostenibile, il clima e l'energia presso il Ministero dell’Ambiente italiano.

A quasi dieci anni dal “Rapporto Stern” sul clima

Stern, che ha di recente pubblicato un libro dal titolo “Why we are waiting? – The logic, urgency, and promise of tackling climate change”, a quasi dieci anni dal Rapporto Stern, ha affermato che è giunta l’ora di “spezzare il legame tra crescita economica e questione ambientale”. Per farlo bisogna agire subito perché a causa dell’inquinamento da combustibili fossili, già oggi “tre milioni di persone muoiono ogni anno. Vivere nelle città cinesi è come fumare 40 sigarette al giorno, ma non va bene nemmeno in India o a Londra”. Per questo è importante cambiare per avere vantaggi sul clima e sulla salute fin da subito.

“Rispetto alla conferenza sul clima di Copenaghen del 2009, ora i punti critici (tipping point) sono ben visibili e per questo è più facile accelerare la transizione verso un’economia a basse emissioni”, ha detto durante il suo intervento Koch-Weser. “I rischi sono chiari a tutti, anche al sistema assicurativo e finanziario”. Ecco perché, rispetto alla COP 15, oggi c’è maggiore disponibilità all’azione da parte di tutti i soggetti coinvolti nella lotta al riscaldamento globale.
 
La comunità internazionale, oggi, è attiva

Gli fa eco Pasztor il quale ha annunciato che sono già 151 i Paesi ad aver inviato i loro INDCs (Intended Nationally Determined Contributions), ovvero le loro proposte di riduzione dei gas serra da sottoporre ai negoziati che si terranno a Parigi. Persino la Cina è diventata parte proattiva, e non più passiva, dopo la lezione di Copenaghen e grazie all’attenzione e all’aumento della consapevolezza dei suoi cittadini sugli effetti negativi dello sfruttamento dei combustibili fossili, in particolare del carbone.

Per La Camera, le debolezze del futuro accordo globale sul clima che verrà sottoscritto alla COP 21 sono grossomodo due. La prima è che “non tutti i Paesi sono disposti a vincolarsi al punto tale da riuscire a mantenere l’aumento medio della temperatura entro i 2°C”; la seconda è che gli INDCs tengono conto solo delle emissioni domestiche, quindi il futuro accordo “non citerà le emissioni internazionali, come ad esempio quelle dell’aviazione” che copre la maggior parte della CO2 prodotta dal settore dei trasporti.

Primo obiettivo: addio al carbone

Uno dei punti su cui tutti i relatori si sono trovati d’accordo è che bisogna porre fine all’era del carbone quanto prima, anche prima dei prossimi dieci anni perché, come ha sottolineato Stern, “il carbone uccide durante la fase di estrazione, uccide quando viene bruciato per produrre energia e ucciderà ancora in futuro”.

L’innovazione tecnologica ha fatto passi da gigante negli ultimi anni e la scienza è stata ancor più chiara riguardo ai rischi che la Terra sta correndo. Non c’è più alcun motivo per aspettare e farlo vuol dire costringere i Paesi a rischio, ma anche quelli apparentemente meno coinvolti, a sostenere costi maggiori per adattarsi e porre in atto misure più drastiche per mitigare i danni.
 
 

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