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Concluse le Women's Weeks, due settimane intense ed emozionanti. Cosa è successo e cosa lasciano in eredità

11 lug

riepilogo WW dettaglio

“Primo: abbattere quelle barriere che ancora impediscono alle donne - che sono oltre il 40% della forza lavoro agricola nel mondo - di produrre di più e meglio. Questo primo messaggio - lanciato da WE-Women for Expo a Milano - è molto semplice: la battaglia per i diritti delle donne che lavorano in agricoltura coincide con la battaglia contro la fame. Assai più difficile è metterlo in atto perché è evidente che le barriere esistenti sono culturali e sociali, ancora prima che politiche. L'alleanza nata a Milano è anche, forse anzitutto, un tentativo condiviso di aumentare la consapevolezza dei costi dell'esclusione delle donne”. Così Emma Bonino e Marta Dassù avevano inaugurato le Women’s Weeks, due settimane intense, emozionanti, importanti per i messaggi che hanno veicolato, per la caratura delle ospiti, per la significativa eredità che lasciano nelle mani e nelle menti delle prossime Esposizioni Universali. A  cominciare da Dubai 2020.
 
L’altra metà della Terra a Expo Milano 2015
 
Le "Women's Weeks" hanno riscosso un enorme successo di pubblico e di partecipazione coinvolgendo "l'altra metà della Terra", il mondo femminile, in una serie di eventi, spettacoli, incontri di forte stimolo. L'esperienza di queste due settimane, dal 29 giugno al 10 luglio, nata da un'idea di WE-Women for Expo (il progetto di Expo Milano 2015 in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori) si è chiusa con una grande simbolica tavola collettiva a cui si sono sedute 400 donne provenienti da quaranta Paesi offrendo alle commensali il piatto della propria tradizione. Al successo dell'iniziativa hanno contribuito i visitatori che hanno riempito le platee dei convegni, donne e uomini che con la loro presenza hanno testimoniato un momento decisivo per Expo Milano 2015. Fondamentale alla riuscita dell'evento il supporto dei Partner che hanno realizzato, insieme, un percorso ben definito che ha scandagliato i temi rilevanti dell’empowerment femminile nella lotta alla malnutrizione e allo spreco di cibo.
 
Il circolo virtuoso (e rosa) della collaborazione
 
Il Women's Forum ha aperto le danze con una due giorni di confronto e dialogo "sulle soluzioni praticabili nelle quali le donne possono fare e stanno facendo la differenza", per dirla con le parole del CEO Jacqueline Franjou. "Se vogliamo vincere la fame e la malnutrizione dobbiamo porre fine a tutte le pratiche che negano alle donne i loro diritti umani fondamentali e dobbiamo abbattere le barriere che impediscono alle donne di realizzare il loro pieno potenziale." Lasciare un segno, lasciare un mondo migliore ai nostri figli. Iniziando con la creazione di nuovi modelli di economia, come ha affermato Claudia Parzani (Valore D), "aiutando le donne ad accedere a istruzione, finanziamenti e mezzi per aiutarle a nutrire il mondo e se stesse in modo umano, sostenibile e giusto". E proseguendo con la condivisione virtuosa di idee su sicurezza alimentare, nutrizione, progresso scientifico e aumento della produzione alimentare, innovazione tecnologica. Importante in questo senso il contributo dell'Aspen Forum presieduto da Marta Dassù che ha curato un palinsesto di incontri su questi temi che hanno visto la partecipazione, tra gli altri, di Lidia Bastianich, Walter Isaacson, Danielle Nieremberg, Selene Biffi.
 
L’empowerment femminile può cambiare le cose
 
E ancora Oxfam, ActionAid, Human Foundation, Save the Children hanno collaborato alla costruzione di un palinsesto che giorno dopo giorno ha restituito valore e centralità alle donne. Per Maurizia Iachino (Oxfam) "nutrire il Pianeta significa in primo luogo sfidare la fame e puntare sulle donne. Sono le donne infatti che, a livello globale, producono il cibo e lo mettono in tavola, ma sono le prime a subire l’ingiustizia della povertà. L’empowerment femminile può cambiare le cose" e allora diventa anche una parola-chiave delle Women's Weeks ed entra nel titolo di uno degli ultimi appuntamenti, il convegno “2015: Empowering Women, La corsa per i diritti delle donne da Pechino a New York”, organizzato da ActionAid. Del coinvolgimento delle donne nell’accesso al cibo e alle risorse naturali e di responsabilizzazione ha parlato anche il Premio Nobel per la pace Muhammad Yunus che, nell'evento di Human Foundation, ha sottolineato che le donne "hanno lo stesso potenziale in creatività di ogni essere umano. Abbiamo constatato quanto è importante dare loro le giuste opportunità. Abbiamo visto che dandogliele, le loro performance e i loro risultati sono migliori di quelli degli uomini”. Insomma, come ha detto Claudio Tesauro (Save the Children): "Il cambiamento è nelle mani delle ragazze".
 
Il cambiamento è in mano alle ragazze
 
Nel corso di queste due settimane un’attenzione particolare è stata dedicata alle donne di domani, le ragazze di oggi: sono loro la vera risorsa del cambiamento nei Paesi in via di sviluppo e la strada per combattere la malnutrizione e la mortalità infantile è proprio investire sul loro empowerment. Con il progetto dedicato alle ragazze “Starting from girls" Save The Children ha raccontato attraverso la voce di alcune giovani donne esperienze e progetti a sostegno delle adolescenti. Rose Sakala, una ragazza di 21 anni del Malawi, ha testimoniato come istruzione e parità di diritti siano fondamentali per cambiare la vita alle adolescenti e alle loro comunità. Nata da una famiglia povera, Rose ha dovuto lasciare gli studi superiori dopo la morte della madre per Hiv, perché non era in grado di pagare le tasse. Alla voce di Rose si è aggiunta quella di Khalida Brohi, giovane pachistana di 26 anni che ha fondato un’impresa sociale non profit nel suo Paese per offrire opportunità alle donne, provenienti da aree tribali e rurali, di accrescere le proprie competenze e di acquisire capacità di leadership in una prospettiva di sviluppo.
 
L’intrattenimento: Dacia Maraini, Clara Sanchez, Serena Dandini, Lella Costa
 
Spettacoli, letture e concerti hanno arricchito e valorizzato il programma delle Women’s Weeks: dall’Ambassador di Expo Milano 2015 e portavoce di WE-Women for Expo Lella Costa che ha letto “Il pranzo di Babette”, alla scrittrice giapponese Banana Yoshimoto che ha letto il suo racconto scritto per il “Novel of the World”. Dallo spettacolo “Ferite a morte” condotto da Serena Dandini che ha coinvolto attrici, scrittrici e le protagonist del Women’s Forum in un reading collettivo sul femminicidio, alla maratona di lettura del “Novel of the World” che ha visto tra le altre Dacia Maraini, Cristiana Capotondi, Chiara Devoto e Anita Nair.
 
Il sipario si è chiuso. Ma Emma Bonino e Marta Dassù guardano al futuro, insieme alle donne di tutto il mondo. E' solo con il loro contributo che la fame si può sconfiggere: "Il mondo ha bisogno (anche) delle donne per vincere la sfida della fame. L'Alleanza di Women for Expo, lanciata da Milano, non finirà a Milano."
 
 

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