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Come salvare vite umane con un semplice fornello, pulito e sicuro. La soluzione raccontata al Padiglione degli Stati Uniti

5 ago

Fornelli puliti dettaglio

Ogni anno quattro milioni di persone muoiono prematuramente mentre compiono una delle attività più comuni e naturali che si possano fare: cucinare, per sé e per la propria famiglia. Questo perché più del 40 per cento della popolazione mondiale cucina il cibo che ha a disposizione accendendo fuochi non controllati, usando combustibili solidi quali legna, carbone, letame o altri tipi di fornelli improvvisati in ambienti chiusi e senza areazione. Un problema che secondo le stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) rappresenta la quarta causa di morte prematura al mondo.
 
Fornelli puliti per tutti
 
Di tutto questo e delle possibili soluzioni si è parlato presso la terrazza del Padiglione degli Stati Uniti in occasione del Terrace Talk: Clean cookstoves save lives (fornelli puliti possono salvare vite umane) tenuto da Sharon Ketchum, Public Affairs Officer e Rappresentante Permanente degli Stati Uniti presso le agenzie delle Nazioni Unite. La maggior parte dei disagi fisici di queste persone è dovuta all’inalazione di polveri sottili tossiche per l’organismo umano che causano molti disturbi respiratori. Di queste quattro milioni di persone stimate dall’OMS, il 95 per cento vive in Paesi dell’Africa subsahariana o nei Paesi in via di sviluppo del continente asiatico.
 
Grazie all’impegno della Global Alliance for Clean Cookstoves
 
Le soluzioni a basso costo esistono e sono disponibili, come ad esempio fornelli più efficienti ma allo stesso tempo facili da usare alimentati con carburanti quali il gas naturale o che sfruttano fonti rinnovabili come la luce solare grazie a dei piccoli pannelli. Soluzioni che riducono i rischi di incendio ed evitano il verificarsi di malattie. Ketchum ha anche citato l’impegno dell’ex Segretario di Stato americano Hillary Clinton che nel 2010 ha lanciato la Global Alliance for Clean Cookstoves per dare sostegno a 100 milioni di famiglie entro il 2020 insieme alla collaborazione di agenzie e organizzazioni quali il World Food Programme o l’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale.
 
 

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