Repubblica Islamica dell’Iran

Un giardino rigoglioso accoglie i visitatori celebrando la maestosità dell’antica cultura persiana

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“Global Sofreh, Iranian Culture”. Un tappeto imbandito, traboccante di ogni delizia sia per gli occhi che per il palato. A questa immagine suggestiva si ispirava il concept del Padiglione dell’Iran che ha preso spunto dal tradizionale sofreh, il tessuto tradizionale su cui vengono disposte le portate nei banchetti importanti e sul quale venivano qui esposte ai visitatori, metaforicamente, tutte le ricchezze del Paese.

Un paradiso verde e freschissimo
L’entrata del Padiglione coincideva con l’ingresso sul grande giardino dove erano state sistemate le piante coltivate in Iran quali la vite, il crespino, il melograno, la palma da dattero, per poi salire arrivando alla zona dedicata alle piante officinali, come la valeriana,  a quelle aromatiche, come la salvia e il rosmarino. Mentre si proseguiva nella visita, si percepiva una piacevole frescura. Era l’aria che cominciava a raffreddarsi grazie a una grande struttura a spirale presente al centro della stanza e che, grazie a un particolare sistema, donava una piacevole sensazione di refrigerio, abbassando la temperatura circostante. Qua e là, tra le numerose piante disposte lungo le sette aree climatiche che caratterizzano il Paese, erano messi in mostra gli alimenti più celebri: il pistacchio (la cui produzione copre il 46% di quella mondiale), il caviale (il 47% della produzione globale è infatti iraniano),  il crespino (una bacca di sapore acidulo molto usata in cucina), lo zafferano (il 97% di quello raccolto nel mondo proviene dall’Iran), i datteri (il 2°esportatore al mondo è proprio l’Iran) e il melograno (il 30% del raccolto mondiale di questo frutto avviene in Iran), il riso basmati, le mandorle e le noci. Altri cibi caratteristici della cultura gastronomica iraniana sono lo zucchero in cristalli aromatizzato allo zafferano con cui si addolcisce il tè, le nocciole, i fichi  e i dolci tipici: deliziosi pasticcini a base di frutta secca, acqua di rose, miele e zafferano.

La spiritualità. Un aspetto fondamentale della cultura iraniana
Il pavimento del Padiglione era ricoperto da luminosi led di colore blu che rappresentavano l’acqua che scorre copiosa nei rinomati giardini persiani, mentre il soffitto della struttura era ricoperto da specchi grazie ai quali, soprattutto la sera, era possibile assistere a suggestivi giochi di luce. Su un tavolo, tra le teche, troneggiava una copia del Corano posizionato accanto a uno specchio finemente decorato con due candele ai lati. Quest’ultimo simboleggia la religione di Zoroastro, il quale sosteneva che la luce fosse un modo per connettersi con Dio. Non è un caso se, all’interno del Padiglione, siano stati esposti due importanti simboli religiosi. In questo modo si voleva sottolineare l’importanza che la dimensione spirituale ha per il popolo iraniano che, professa da millenni, oltre a quella musulmana, diverse confessioni religiose. Nel Paese vivono numerosi cristiani armeni, ebrei, zoroastristi, musulmani sciiti e una minoranza di sunniti.

Alla scoperta delle radici culturali dell’antica Persia
La parete destra del Padiglione era coperta da schermi che proiettavano una carrellata di paesaggi iraniani tipici per celebrarne la biodiversità. Sulla sinistra, spiccano i busti di antichi poeti, medici e filosofi persiani che si sono distinti nella storia per la loro sapienza o per la loro arte: Sadi ShiraziOmar Khayyam, il matematico Nasir al Bin al Tusi che inventò la trigonometria e infine Avicenna, il celeberrimo filosofo. Al piano terra, il Padiglione dell’Iran ospitava un ristorante che offriva ai visitatori la possibilità di assaggiare gustosi piatti tipici locali. Vicino al ristorante si trovava uno spazio con diversi stand dove era possibile acquistare prodotti del luogo. Lungo la parete erano appesi lavori concettuali realizzati da un gruppo di grafici iraniani che si erano distinti in un concorso incentrato sul Tema di Expo Milano 2015.

 

Scopri il Padiglione Repubblica Islamica dell’Iran nell’archivio di Expo Milano 2015