Repubblica di Corea

Nella tradizione, il cibo del futuro

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“Cosa dobbiamo mangiare, come dobbiamo mangiare e quando possiamo mangiare in modo sostenibile?”. Erano queste le principali domande che il Padiglione della Repubblica di Corea poneva sin dall’ingresso ai propri visitatori e che introducevano così al tema scelto per partecipare a Expo Milano 2015.
La struttura si caratterizzava per l’uniformità del colore bianco, e per la forma ispirata al “vaso luna” (moon jar), una ceramica tradizionale coreana. Il percorso iniziava con una scalinata che poneva l’interrogativo: “Quale piatto ti piace di più?”. Sulle pareti, molte scritte in corsivo richiamavano alle ricette internazionali più diffuse. In cima alla scala, si trovava la scultura di un piatto tradizionale coreano, all’interno del quale era ospitata un’iscrizione inglese che diceva: “Sei ciò che mangi”.
Uno sguardo sulla crisi alimentare
Nella prima sala, (“Ciò che ci dice il nostro Corpo”) i visitatori potevano trovare uno spazio dedicato alle abitudini alimentari dell’uomo moderno e alle conseguenze negative di un’alimentazione scorretta, come l’obesità o lo spreco di cibo. Questi concetti erano rappresentati da installazioni artistiche molto coinvolgenti.
Hansik, nella tradizione, il segreto del cibo sostenibile
La risposta della Corea a queste cattive abitudini si chiama Hansik: il modello della tradizione locale, infatti, è composto da piatti equilibrati che tengono in considerazione numerosi aspetti, come la stagionalità, l’alternarsi di colori diversi, ecc. La prima sala era dedicata al tema dell’equilibrio, condensato nello slogan “Sinfonia del cibo”. Un video alla parete e una performance di braccia meccaniche illustravano in che cosa consiste la fermentazione, concetto base della cucina coreana. Al centro della sala, si trovava anche un’enorme giara tradizionale (in coreano ‘onggi’) per la conservazione di condimenti a base di soia, come doenjang e gochujang, presente in ogni casa coreana come da noi il frigorifero, che permette la fermentazione degli alimenti grazie a una superficie porosa che lascia entrare aria e luce. Questo processo – illustrato da una sfera sospesa al centro della giara su cui era proiettato una simbolica fermentazione – viene definito Scienza del tempo, perché richiede almeno un mese, ma può protrarsi molto più a lungo, diventando così un metodo di conservazione in totale sicurezza. A quest’ultimo aspetto era dedicata l’ultima sala, composta da una distesa di onggi, sui quali erano proiettati tutti i numerosi cibi della tradizione Hansik.
Il segreto della longevità
Scendendo dalle scale mobili per dirigersi verso il ristorante e il negozio di souvenir, si attraversava un salone circolare circondato da mura verdi ricoperte di piante e 99 schermi che ritraevano successivamente volti, piatti dell’Hansik e numeri, per ricordare che il segreto di una lunga vita era un’alimentazione sana. Nel punto di ristoro era possibile degustare specialità delle cucina coreana in forma di rolls (involtini) o, più semplicemente, avvolti da una piadina, in un inedito stile fusion.