Monaco

Concretezza, solidarietà e gusto

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Nel Padiglione del Principato di Monaco a Expo Milano 2015 niente è stato lasciato al caso, ma tutto è stato concepito per smontare stereotipi, accendere consapevolezza e soprattutto proporre soluzioni. Realizzato al 70 % in materiali riciclabili e coperto al 50 % da verde, lo spazio accostava elementi disomogenei per generare punti di vista inediti sulla sfida dello sviluppo sostenibile. La prima sorpresa che incontrava il visitatore era una parete di 19 veri container marittimi, impilati gli uni sugli altri. Elementi che esprimevano alla perfezione il legame vitale di Monaco con il mare, nonché l’importanza delle relazioni commerciali per lo sviluppo economico. Le loro sagome squadrate erano addolcite dalla copertura inclinata, tappezzata di vegetazione spontanea, che riprendeva la flora mediterranea e quella dei molti Paesi con cui Monaco coopera a livello internazionale.
La seconda vita del Padiglione
A riprova della sensibilità del Principato per la cooperazione internazionale, va ricordato che, secondo il progetto originario, al termine dell’Esposizione Universale il Padiglione del Principato di Monaco dovrebbe essere smontato e ricostruito in Burkina Faso, per ospitare la sede operativa della Croce Rossa locale. La struttura dovrebbe essere collocata all’interno di un’area di circa sei ettari in prossimità della capitale Ouagadougou, contenente molteplici servizi, in particolare un centro di formazione professionale.
Soluzioni tecnologiche
Lo stupore continuava all’interno del Padiglione, dove il visitatore poteva seguire un’esposizione dedicata allo sviluppo sostenibile. Scandita in dieci tappe e arricchita da tecnologie museali interattive, la mostra trattava temi chiave come la tutela delle risorse marine, la gestione delle foreste e lo sviluppo umano. Il pragmatismo monegasco emergeva nella volontà di proporre sempre una soluzione a ogni problema, ricorrendo a scienza e tecnologia. Particolare attenzione veniva dedicata al mare, da sempre al centro della storia monegasca: basti ricordare l’Istituto e Museo Oceanografico di Monaco, fondato all’inizio del secolo dall’allora sovrano Principe Alberto I di Monaco, che vide come direttore il famoso oceanografo Jacques Cousteau.
Il bistrò dello chef
Se la concretezza è stato il pilastro del Padiglione monegasco, essa è stata interpretata con grande gusto e raffinatezza. Tutto lo spazio era avvolto da un profumo studiato appositamente, che racchiudeva le essenze tipiche del Mediterraneo. Mentre al piano superiore il visitatore si poteva accomodare in un bistrò con terrazza sul Decumano, la cui cucina era curata dallo chef Philippe Joannès.